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I 10 tratti dei wwworkers e come diventare lavoratori della rete

Sono uno storyteller digitale, appassionato di nuove professioni e comunità in rete. Ho co-fondato l’osservatorio sull’enterprise generated content dell’Università Bocconi e la community Wwworkers.it. Scrivo per Repubblica, Nòva24, Metro, Millionaire. Ho lavorato prima in Vodafone e poi in Technogym. Per Sole24Ore ho pubblicato “TV fai-da-web” (2010), “Wwworkers” (2011), “Vendere con le community” (2012, 2014) e “Social TV” (2012).

Quella che abbiamo scritto la scorsa settimana a Bologna con il Wwworkers Camp, il primo meeting dei lavoratori della rete, è una storia tutta italiana fatta di tante storie tra loro connesse. Una storia nient’affatto singola ma plurale, perché è la storia di migliaia di italiani che lavorano grazie alle nuove tecnologie: in rete i wwworkers vendono, dialogano e aprono vetrine digitali. L’acronimo dal 2010 definisce i nuovi lavoratori della rete. Molti di loro hanno già fatto il passo verso questa digitalizzazione, altri lo faranno a breve. E chissà, magari anche grazie alla due-giorni bolognese del Wwworkers Camp appena passata.

La piattaforma wwworkers.it parla di coloro che abbracciano la rete per promuoversi, per vendere prodotti o servizi, per proporre un proprio brand, per conversare in rete e aggregare net-consumatori che si annidano e si confrontano in community molto specializzate e ad alto contenuto valoriale. Parliamo di imprenditori e professionisti che operano con le nuove tecnologie, artigiani e commercianti che approdano online per vendere anche all’estero.

Visionari, innovatori, connessi, spesso invisibili per la classe politica e per una parte ancora troppo numerosa della società civile. Li abbiamo raccontati proprio su Che Futuro! qualche mese fa in occasione del lancio delle 10 azioni da chiedere alla futura classe politica, perché prenda atto che c’è un’Italia che vive e lavora in rete.

I numeri dicono che in Italia i wwworkers sono già settecentomila: questo è il dato di coloro che lavorano con le nuove tecnologie. Sono costantemente connessi, ma spesso invisibili per la classe politica e per una parte ancora troppo numerosa della società civile. Sono coloro che aiutano il “made in Italy” a farsi conoscere nel mondo, ma talvolta sono costretti ad espatriare. Sono quelli che creano oltre il 2% del PIL, ma spesso vengono tacciati come espressione di un lavoro non chiaro e certamente difficile da spiegare e da comprendere. Così allora che ho pensato di tracciare un identikit di questi innovatori digitali, un profilo con dieci caratteristiche imprescindibili che ho trovato nel mio viaggio professionale e umano alla scoperta di questi wwworkers all’italiana. Dieci caratteri da wwworkers esplicitati, nella descrizione iniziale, in meno di centoquaranta caratteri di un tweet.

Creativi, con l’idea “wow” da mettere a frutto e da rendere sostenibile. Come ha fatto Paolo Ferraris che, insieme ai suoi due fratelli, ha deciso di dedicarsi all’impresa agricola di famiglia. L’appezzamento a Santia’, nelle campagne del vercellese, era dedicato da anni alla coltura del riso, poco remunerativa e che non rendeva più i risultati sperati. E così Paolo e i suoi fratelli hanno riovertito la coltura del riso ad orto generico. Poi si sono inventati Le Verdure Del Mio Orto, una piattaforma dove ciascuno può coltivare il proprio orto: chi si iscrive online coltiva virtualmente, ma riceve anche “realmente” quattro chili dei propri prodotti coltivati sul web una volta a settimana direttamente a casa con una spedizione.

Intraprendenti, con la voglia di conoscere le potenzialità della rete. Come Luca Mezzini, pavimentatore bolognese, esperto di pavimentazioni alla veneziana. La rete l’ha utilizzata come vetrina. E che vetrina. Grazie al suo sito personale è riuscito ad avere una commessa a Norimberga. Non basta accontentarsi, occorre alzare l’asticella un po’ più in alto, darsi da fare. “E pensare che ero in dubbio se con quell’investimento comprarci una macchina da levigare utile la mio lavoro o farci il sito web”, mi ha detto poi Luca.

Determinati, con la forza di non arrendersi di fronte alle difficoltà (e ai tanti no di una banca). Come Ester Brunini, artigiana del vetro. A Bolzano la banca non le ha finanziato l’apertura della sua bottega. Ma a quella porta in faccia ha fatto seguito qualcos’altro. Ester ha deciso di chiedere aiuto alla rete e gli utenti hanno deciso di darle quella fiducia che la banca le ha negato. Oggi la sua bottega è nel centro di Bolzano e tutto ciò è stato possibile grazie ad un’azione di crowdfunding, ovvero ad una formula di investimento partecipato da parte di utenti in rete. “Ho aperto un progetto di crowdfunding su Kapipal per aprire il mio studio di artigianato artistico in vetro. Ho raccolto in tutto settemila euro, la cifra che mi occorreva per aprire la bottega. Ora lavoro sodo, c’è tanto da fare, ma sono orgogliosa di quello che ho, e soprattutto ringrazio tutti coloro che grazie al web hanno creduto in me”, mi ha raccontato Ester.

Generosi, con la capacità di fare squadra, di fare rete. Come la famiglia Concas di Gergei. La crisi non risparmia alcun settore, figuriamoci la pastorizia. Ma Emilio e sua moglie Franca, che nella vita fanno i pastori, si sono fidati dell’intuizione dei loro figli e hanno acceso SardiniaFarm.com, una piattaforma con annesso videoblog dalla quale è possibile adottare a distanza una pecora e ricevere a casa prodotti della terra. Ora i Concas stanno aiutando le altre famiglie di pastori ad alfabetizzarsi al digitale. Perché in rete non c’è concorrenza pura, e la ricchezza di una comunità anche fisica può redistribuirsi. Si vince in gruppo, nella logica della condivisione.

Connessi, con la costanza di chi non si arrende al digital divide, cercando una soluzione. Come Cecilia Felici, che ha deciso di trasferire l’azienda da Bracciano a Formello, nella zona industriale, primissima periferia romana, per fare fronte a problemi di connettività. Cecilia è l’artefice di Personal Planner, impresa che si occupa di segreteria virtuale per le piccole e medie imprese e singoli professionisti. Cecilia ha deciso di fare l’imprenditrice non per ambizione ma per scelta familiare, partendo in un caldo agosto con un paio di cuffie, un pc e la vita da homeworkers. In poco tempo la sua azienda è cresciuta, Cecilia ha assunto sei persone, tutte donne, laureate e bilingue. Un patrimonio messo a disposizione delle aziende che operano in Italia e all’estero. Oggi sono in quindici.

Connessi con la propria gente, dialogando con la comunità locale. Come Emanuela Zavatti e i suoi colleghi commercianti, artefici del progetto Cavezzo 5.9, nel paese del modenese colpito dal sisma dello scorso maggio. Insieme hanno dato vita a questo innovativo progetto, ricostruendo letteralmente da zero i loro negozi, inserendoli in container e restando nel cuore del paese. Oltre ai negozi fisici, il progetto ha una piattaforma online che racconta la storia di Emanuela e degli altri esercenti emiliani che “tengono botta”, come si ama dire in Emilia.

Assennati e prudenti, con l’equilibrio di chi sa fare impresa. Perché il paracadute economico è fondamentale per fare il passo, per diventare imprenditori digitali. E la visione deve essere a medio-lungo termine. Così ha fatto la famiglia Bertolucci, che ha scelto di abbracciare la rete per commercializzare cuscini in pula di farro, tutti prodotti biologici. Sono ecoartigiani digitali. Dopo aver girato per decenni in tanti mercati, fiere ed eventi di borgata, hanno deciso di parcheggiare il furgoncino e di accendere il computer. Ora vivono a Tavernelle in Val di Pesa, sulle colline toscane, vendendo in tutto il mondo articoli artigianali eco-bio.

Innamorati del “made in Italy” e pronti a declinarlo in rete. A qualsiasi settore esso appartenga. Direi anche affamati ma della buona tavola, e di quello che produce. Come Adriano Vignudelli, oggi apicoltore digitale. Si è trasferito da Modena all’isola d’Elba, ha rilevato dei terreni e produce oggi miele e altri prodotti biologici, con una filiera corta, anzi cortissima. In rete vende, ma dialoga anche con una community affascinata dal suo lavoro e interessata a replicarlo in altre zone d’Italia.

Pronti ad imparare dagli errori e a convertire filiere improduttive grazie alle nuove tecnologie. Come ha fatto Alessandro Imoda di Mycrom, eccellenza italiana nel campo del design, detentrice dei diritti mondiali di firme autorevoli, da Diabolik a Topolino. Dopo una grave crisi – con un fatturato passato da tre milioni di euro a 67mila euro in un anno – Alessandro ha dismesso i vecchi macchinari, riconvertendosi al digitale e facendo una scelta di campo costosa e rischiosa. Oggi però vende in tutto il mondo. Alessandro ha una passione viscerale per la sua azienda e le sue persone. E dalla capacità di analizzare i suoi errori è riuscito a rinascere.

Legati alle tradizioni e convinti narratori grazie al digitale. Come ha fatto la misticheria romana Bordi. Claudio, il titolare, ha scelto di portare avanti la storica attività della sua famiglia, una bottega centenaria di materiale per belle arti dal “sapore rinascimentale” nel cuore di Roma. Attraverso il suo blog l’amore per l’arte trasmessogli da quattro generazioni di “mastri colorari” incontra l’innovazione. E oggi i social network gli permettono di aprire una finestra sulla sua attività.

Capaci di fare rete, oltre che di essere in rete, mettendo a fattore comune competenze e specificità del territorio. Come ha fatto Franco Zullo, creatore di Mypersonaldresser, una piattaforma dove è possibile prenotare online il proprio capo sartoriale realizzato su misura da un equipe di vari artigiani milanesi consorziati. Così il vecchio distretto industriale diventa una nuova filiera digitale nella quale si coopera in rete. La sua è una società che traduce le esigenze del cliente in ambito sartoriale (stile, unicità, qualità, innovazione, personalizzazione) in prodotti artigianali “pure made in Italy”.

Insomma un po’ matematici e un po’ poeti. In fondo la rete è tutto questo, e i wwworkers la vivono così. Wwworkers come specchio della società e delle sue contraddizioni. In un Paese imbalsamato da logiche di casta i wwworkers – connessi alla rete e alla capacità di innovare – sono anche la dimostrazione di come si può scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso. Se stessi.

Bologna, 15 maggio 2013

GIAMPAOLO COLLETTI

 

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