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La ricetta di Massimo Banzi per l’Italia

Sono un giornalista curioso. Che dopo 30 anni in redazione (Il Gazzettino, Il Giorno, agenzia internazionale Reuters) ha deciso di lasciare il posto fisso inseguendo lo spirito d'impresa di italiani di ieri e di oggi, raccontandolo con un progetto multimediale, interamente ideato, realizzato e sviluppato da solo. Partito con sei mesi trascorsi con famiglia a Silicon Valley, oggi Italiani di Frontiera ha uno sviluppo online (sito, video YouTube, pagine di Social Network) ed uno dal vivo con conferenze e seminari che sono storytelling multimediali di forte impatto. Con in cantiere un libro, uno spettacolo teatrale e un programma tv.

Lo striscione che ha accolto Banzi al Desio

Lo striscione che ha accolto Banzi all’ ITI di Desio

You say you haven’t been rocked in a long, long time…” Dici che è da tanto tanto tempo che non hai avuto una scossa: la voce ruggente di Susan Tedeschi mi era tornata in mente qualche giorno fa. Nell’aula magna piena di studenti ed ex studenti, professori, autorità e imprenditori, dopo saluti di rito, video, presentazioni e mia introduzione, la tensione nell’attesa dell’ex alunno, oggi vip dell’hi tech mondiale, era al culmine.

A quel punto ho attuato il mio insano piano. Una “americanata”, lo ammetto: dare il benvenuto al nostro ospite non con il tradizionale applauso ma con una ola, con una musica incalzante. Ero così concentrato che non so se l’ho fatta solo io. Ma forse no.

“Rock me Right” a tutto volume,  si apre la tenda e… Massimo Banzi fa il suo ingresso, il sorriso un po’ imbarazzato da tanta accoglienza. Cartella a tracolla e giacca sotto braccio. Come non fosse appena arrivato da Lugano, in procinto per partire per New York. Come se fosse sceso dal pullman scolastico. Come qualche anno fa, quando il cofondatore di Arduino era uno studente dell’ITI Fermi Desio. Che sabato scorso 6 aprile l’ha accolto come una star.

 “Mi è piaciuto molto questo aspetto dell’ITI, dove tu in realtà quello che studi poi lo fai praticamente subito per cui c’è sempre dopo questo parallelismo fra il pensare e il fare. E questa cosa è in realtà un meccanismo che viene riproposto ed è molto importante in questo mondo dei makers”.

E’ un patito della formazione tecnica, Massimo. Ed è convinto che lo snobismo con cui nel nostro Paese è sottovalutata, come fosse di serie B, rispetto alla formazione scientifica o umanistica, sia uno dei problemi dell’Italia. Da giornalista con alle spalle liceo classico e laurea (tardiva) in Lettere sottoscrivo in pieno. Ne ho visti troppi, di colleghi giornalisti supponenti, quasi vantarsi di non sapere cosa fosse una USB, usare il computer con una macchina da scrivere con dentro dizionario ed enciclopedia, poveri “impiegati di concetto” di un mondo che è cambiato troppo in fretta per loro. Che pure qualche secolo fa era patria di tipi che esaltavano alla perfezione con la tecnologia la cultura umanistica, come mi pare un certo Leonardo.

Conosciuto di fama, Massimo l’avevo incontrato finalmente di persona solo un anno fa, al World Wide Rome organizzato da Riccardo Luna. Ritrovandolo poi qualche mese dopo a Bologna, condividendo il prestigioso palco di Repubblica delle Idee, (Riccardo Luna again tanto per cambiare…); avevo scoperto che il “suo” ITIS era l’Enrico Fermi di Desio, dove insegna Scienze mia moglie Pola Amè, biologa ex ricercatrice. Di lì la proposta: perchè non organizzare un incontro con studenti e  insegnanti della tua vecchia scuola? Massimo ne è stato entusiasta.

Inseguirlo via mail in giro per il mondo non è stato facile, incastrarci nella sua micidiale agenda nemmeno. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, un sabato, perchè era importante che al “Fermi” ci fossero gli studenti delle serali, che proprio un progetto Arduino stanno sviluppando.

“Bentornato Massimo”. I ragazzi l’hanno preparato a tempo record, il grosso striscione dispiegato nell’atrio. Mentre i muri sono stati tappezzati di poster e fotocopie dei tanti articoli che la stampa ha dedicato all’evento sin dalla vigilia. Una vigilia con micidiale lavoro di squadra: lo streaming con CrossRadio; un gruppo di professionisti per video, foto e comunicazione online; e il personale della scuola che ha capito l’importanza di fare tutto al meglio. Le lavagne come scenografia, con parole chiave: “Condivisione, Creatività Open Source, Community…” Quando una bidella, elegante, mi ha fatto vedere con orgoglio le decorazioni con fiori di carta del palco mi sono commosso. Ecco come vanno fatte le cose. Con gusto, con passione.

 “L’inventore dell’Atari un giorno ha scritto che chiunque si sia mai fatto una doccia ha avuto delle idee. La differenza fondamentale sta in quello che quando esce dalla doccia e si è asciugato va e  fa qualcosa. Internet…”

Ai ragazzi, Massimo ha sparato con il suo stile una mitragliata di idee e ottimismo, catturando esempi virtuosi in giro per il mondo. Certo il suo di esempio vale più di mille discorsi. Ma anche con le parole Massimo se la cava alla grande. Invitando tutti a cogliere le straordinarie opportunità che il web offre oggi a chi ha idee e inventiva.

Con tutte queste informazioni accessibili gratuitamente, queste tecnologie che io posso costruire e comprendere per conto mio, realmente non ho bisogno del permesso di nessuno per fare delle cose grandi. E chi ha un’idea in testa chiaramente ha il vantaggio che può utilizzare gli strumenti di Internet per capire chi altro lo fa nel mondo, se qualcuno è interessato a quel tipo di cose se la mia idea è migliore o peggiore degli altri e può imparare tutto quello che gli serve a realizzare l’idea direttamente su Internet se magari non ha avuto la possibilità di fare una scuola che gli ha insegnato gli strumenti per poi realizzarla”.

I ragazzi l’hanno ascoltato incantati. Ma le facce di insegnanti ed autorità non erano da meno.

“Una lezione fantastica!” ha detto alla fine entusiasta Daniela Perego, preside dell’ITI che ha fortemente voluto questo evento e che già progetta di inviare una delegazione di studenti al prossimo evento Makers in programma a Torino.

Sul palco salgono due studenti, alle prese con un compito che non capita tutti i giorni: spiegare al pubblico un’applicazione Arduino con a fianco il suo creatore! Se la cavano bene malgrado l’emozione. E quando Massimo pensa sia finita… dopo l”americanata”…la “carrambata!” In pochi secondi si trova circondato da ex compagni ed ex professori. Che lo ricordano come un ragazzo irrequieto. E svelano quanto sia stato utile, per il suo inglese, far la corte ad una ragazza americana che era di passaggio proprio all’ITIS.

Massimo sparisce per un’intervista in diretta a Radio24 (dal minuto 20), poi ricompare fra suoi vecchi compagni e studenti che l’aspettano per una foto sotto lo striscione.

“Con l’aiuto di Massimo vogliamo dare una scossa all’imprenditoria della Brianza, aprendo un laboratorio di  ricerca per giovani talentuosi, che possano proporre le loro idee alle aziende e costruire qualcosa insieme”, dice Maurizio Bocchi, presidente di Obiettivo Brianza, l’associazione di imprenditori che ha promosso  l’evento.

Questo ponte, fra giovani innovatori e aziende tradizionali di un territorio con vocazione imprenditoriale è il seme che questo incontro spera di far germogliare. Ma non sono molti gli imprenditori che hanno colto l’invito all’evento. Mentre i ragazzi che hanno seguito con passione Banzi non sembrano ancora abituati ad usare i social network per condividere e coltivare questi contenuti. C’è dunque molto da lavorare ma la strada  quella giusta.

Prima di andarsene, Massimo affida alcune riflessioni a Corriere.it.

Noi dobbiamo fornire ai giovani degli esempi positivi di persone che hanno fatto delle cose che noi consideriamo abbiano fatto un bene a questo mondo e molta gente che si occupa di tecnologia  ha risolto dei problemi grossi dell’umanità per cui chi vuole approcciare questo tema è una persona che può avere un impatto positivo sul mondo . Per cui dobbiamo incoraggiarli”.

Foto, saluti e abbracci, la promessa di tormare presto.

Sotto braccio, Massimo stavolta ha il poster artistico realizzato da Lino’s Type, laboratorio dell’agenzia veronese di Social Business Strategy Sharazad, ricordo con la dedica della sua scuola. Una frase dello scrittore Ralph Waldo Emerson: “Non andare dove sembra portare la strada. Va invece dove non c’è la strada. E traccia un sentiero”.

La scossa l’hai data eccome, Massimo!

Milano, 9 aprile 2013

ROBERTO BONZIO

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