Menu
+
Chiudi

La scuola e i nostri ragazzi: Quale futuro vogliamo?

Giornalista per passione, maestro per caso e con amore, scrittore. La mia università sono state le strade del mondo: i vicoli di Palermo, le vie polverose del Mozambico, del Senegal, della Siria, della Giordania; le baraccopoli di Nairobi; i grattacieli di Shanghai e le lezioni di resistenza degli zapatisti nella Selva Lacandona. Ho operato per dieci anni in carcere fondando il giornale “Uomini Liberi”. Scrivo per “Il Fatto Quotidiano” dove tengo anche un blog e “Altreconomia”. Curo inoltre la rubrica “L’Intervallo” su Radio Popolare. In classe cerco di far lezione con innovazione che è anche rivoluzione per la scuola italiana.

Questa, in un Paese normale, non dovrebbe essere una notizia. E invece nel nostro lo è: sabato 6 aprile trenta scuole hanno aperto le loro porte per discutere e confrontarsi sul futuro che vogliamo. Studenti, insegnati, genitori, storici, scrittori, giornalisti, filosofi, giuristi hanno fatto delle aule una sorta di agorà. C’eravamo anche noi: Riccardo Luna al liceo “Avogadro” a Torino e chi scrive al liceo “Ariosto” a Ferrara.

L’idea è stata della casa editrice Laterza, che ha invitato 150 relatori e coinvolto licei e scuole professionali di tutt’Italia: da Vicenza a Roma, a Napoli, a Ostuni, a Mirandola, Bologna, Crotone, Catanzaro e altre ancora.

A Ferrara alla stazione ad aspettarmi c’era Marcello, professore di religione. Dietro la cattedra a “dirigere” il dibattito una signora: “Io non sono una professoressa, sono solo una mamma”, mi ha detto per presentarsi la presidente del consiglio d’istituto. In “classe” seduti sulle sedie dei loro figli, mamme e papà, insegnanti che hanno ancora a cuore la scuola. Lo sanno, non sono in tanti. Ma non vogliono arrendersi. Abbiamo ragionato su una parola: partecipazione.

Non era tra quelle scelte da Laterza per la manifestazione (conoscenza, lavoro, accoglienza, immaginazione, bellezza, sogni, cambiamento, utopia, progresso, mediterraneo) ma forse è quella che le raggruppa tutte: come facciamo a far partecipare gli altri? Come facciamo a convincere certi insegnanti dell’importanza di partecipare?

L’iniziativa di Laterza è stata una risposta a questi interrogativi. Ed è stata una di quelle buone notizie che ha fatto parecchio rumore, vista l’attenzione data dai media. Mi ha ricordato, a proposito di scuole e partecipazione, una domanda che mi fece Alessandro Bergonzoni alla presentazione a Bologna del mio ultimo libro: “Ma siamo noi che dobbiamo venire da voi o voi che dovete venire da noi?”.

Laterza ha messo un seme. Ora tocca a noi, a chi insegna, a chi abita ogni giorno le scuole, uscire dalle aule e allo stesso tempo spalancarle. Non solo. Chi fa il nostro lavoro deve iniziare a passare veramente il testimone alle giovani generazioni, fin dalla scuola primaria. Deve educare all’essere protagonisti del cambiamento.

La scorsa settimana, proprio per continuare il lavoro iniziato da Laterza, nella mia piccola scuola di campagna, a Ricengo, abbiamo spalancato le porte “in notturna” per una lezione speciale con Rita Borsellino. I “miei” ragazzi di 10 anni l’hanno intervistata, hanno fatto i giornalisti. Ho passato loro realmente il testimone: il maestro ha fatto da spettatore, i ragazzi hanno gestito la serata. Una risposta a chi predica “voi siete il futuro”. Non bisogna fidarsi di questi profeti che non lasciano mai spazio ai giovani. Se vogliamo realmente renderli protagonisti, scansiamoci, diamo loro una mano, usiamo la congiunzione “con” per costruire insieme il futuro.

Cremona, 16 aprile 2013

ALEX CORLAZZOLI

Altri articoli di: Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli
Tutto su Alex Corlazzoli

Potrebbero interessarti anche

in by Alex Corlazzoli
+
+
Impostazioni Articolo
Dimensione dei caratteri
aA
aA
aA
Sfondo:
Giorno
Notte
Testo:
Moderno
Classico
Alta leggibilità
ok