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Udite, udite: è partita l’Agenda per la Social Innovation in Italia!

Dopo un PhD per studiare public policy, acceleratori e startup di social innovation, nel 2008 il virus di The Hub mi contagia: trasformare un valore, un prinicipio in impresa mi porta ad essere co-fondatore di The Hub Milano e di The Hub Roma. Da Febbraio 2012, membro del think tank per le politiche sull'innovazione del Miur, area social innovation. Presidente di I-Sin, Italian Social Innovation Network. Sono stato allenatore della squadra di calcio Liberi Nantes, costituita interamente da migranti forzati e patrocinata dall’Agenzia ONU per i rifugiati UNHCR. Spero di ritornare presto sul campo

(Questo post è stato scritto con la collaborazione di Damien Lanfrey, Donatella Solda e Lorenzo Benussi)

E’ partita!

Con la partecipazione preziosa di 85 contributi e dopo aver raccolto oltre 250 feedback, è nata la prima traccia di un documento importante che vuole indirizzare il futuro della Social Innovation in Italia.

La Social Innovation Agenda, nella sua prima elaborazione, è stata presentata ieri al Miur, in Viale Trastevere, alla presenza di più di 100 persone e con l’intervento introduttivo del Ministro Francesco Profumo che ne ha evidenziato le aree di forza e le grandi sfide da affrontare: come cambia (e forse sta già cambiando) l’interpretazione delle politiche pubbliche a supporto del fenomeno, come favorire azioni di innovazione sociale e come misurarne il successo (l’impatto), quali strumenti finanziari innovativi (di impact investing) sono praticabili in Italia e quali sono i modelli di supporto e accellerazione all’imprenditorialità sociale.

In particolare, quello che emerge con forza, è il metodo ed il relativo processo: il co-design dei contenuti, delle proposte da parte dei protagonisti della Social Innovation, il coinvolgimento di attori istituzionali, la volontà di dare continuità a quanto capitalizzato. E’questo che fa la differenza.

Filippo Addarii di Euclid Network e Marco Zappalorto di Nesta UK hanno offerto un respiro internazionale agli interventi.

Addarii, con un gancio all’Europa (con news arrivata in diretta relativa al lancio da parte del Consiglio Europeo della proposta di “New Label for European venture capital funds, – PECONS 73/12 – and European social entrepreneurship funds  – PE-CONS 74/12”) e tre indicazioni per le istituzioni: sperimentare, sperimentare e sperimentare soluzioni innovative.

Zappalorto, con una presentazione dell’esperienza di Nesta , partita come agenzia interna al Governo, si presenta oggi come fondazione per la promozione della “unica innovazione ad oggi possibile” e con il deciso messaggio “non c’è innovazione senza impatto sociale”.

Come dare quindi continuità al processo? Come contribuire alla Social Innovation Agenda? Tra qualche ora sarà aperta una piattaforma wiki con cui contribuire per i prossimi 30 giorni, fino al 21 aprile. La versione finale del documento sarà presentato al nuovo esecutivo affinchè il capitale di contenuti e proposte possa avere continuità nel tempo e possa essere valorizzato con iniziative concrete.

Il momento politico “fluido” non ci permette certezze; ma un’Agenda per la Social Innovation costruita insieme a tutti i protagonisti e che detti le linee strategiche per il futuro di un movimento unico – che comprende pubblico e privato, cittadini e imprese – non potrà che essere presa in seria considerazione.

L’evento di ieri, e i tanti incisivi contributi che lo hanno reso possibile, dimostra la centralita’ di processi e obiettivi della social innovation che devono pervadere tutta l’azione amministrativa.

L’intervento di Fabrizio Cobis, dirigente del Miur, che tra l’altro ha presentato in questa occasione anche il “Bando Start-Up” (con le linee “Big Data”, “Cultura ad impatto aumentato”, “Social Innovation Cluster” e “Contamination Labs”), è andato proprio in questa direzione: bandi piu’ chiari e fruibili dai non addetti ai lavori, tempi di valutazione snelli e in linea con le esigenze dell’innovazione, aree di intervento rivolte al futuro e nuovi modi per aumentare l’impatto dei progetti finanziati, per una nuova narrativa sugli investimenti pubblici.

E’ la social innovation, e non si torna più indietro.

Roma, 22 marzo 2013

DARIO CARRERA

 

 

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