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“Societing Reloaded”: Una nuova filosofia per uscire dal fallimento del presente

Fin da bambino gioco con tutte le tecnologie per la comunicazione (fax, fotocopiatrice, radio, modem). Sono co-fondatore di Ninjamarketing.it e digital marketing strategist consultant per diverse aziende italiane. Docente Marketing, Comunicazione e Pubblicità presso l’Università Federico Secondo di Napoli e Membro dello IADAS (Accademia di Arti e Scienze Digitali di New York). Esperto di di Netnografia e Brand Reputation Attualmente sono co-direttore del Centro Studi Etnografia digitale dove mi occupo di Societing e Social Innovation. Sono l’inventore del progetto di ricerca RuralHub dove lavoriamo al ripopolamento ed all’attivazione delle comunità locali attraverso l’innovazione, tecnologica e di processo, in agricoltura.

Mentre in TV e nelle sedi di potere continua il teatrino mediatico dei giochi di forza, risulta sempre più evidente che, per sopravvivere, il sistema deve cambiare radicalmente.

Non c’è nessuna ragione perché le ricche risorse di talento, capitale sociale, potere organizzativo di una società tecnologicamente avanzata come la nostra vengano unicamente impegnate, come ora, in una ricerca di profitto che va contro il sociale.

Tuttavia, fra le buone intenzioni e i risultati pratici c’è l’organizzazione.

Il nostro problema più grande non è una scarsità di idee (fra i miliardi di menti interconnesse nella Rete ce n’è in abbondanza) né di proposte concrete (nuovi sviluppi tecnologici come l’open manufacturing, l’open biotech e le energie alternative sono in fase di sviluppo rapidissimo) e neanche di persone disposte a impegnarsi per un cambiamento concreto (molte firme di questo blog sono una testimonianza che nella classe manageriale globale, e in particolare fra le leve più giovani, è in atto da qualche decennio un cambiamento valoriale che spinge sempre più persone verso un impegno nel settore sociale, nelle ONG o nel social business, anche a costo di dover rinunciare a uno standard economico elevato).

Quello che manca è un nuovo modello organizzativo: una nuova filosofia d’impresa che sia capace di capitalizzare queste risorse e di dar loro una nuove direzione.

Si staranno sicuramente facendo i primi, grandi, importanti passi con una prima agenda dedicata alla social innovation e con relativi bandi sicuramente interessanti per chi si occupa di innovazione sociale. Tuttavia,la preoccupazione è che mentalmente, soprattutto i decision maker (politici, giornalisti, amministratori, etc.. etc…) siano ancora dentro al ventesimo secolo.

Parole molte di moda come StartUp. SmartCity, Big Data, impatto aumentato aiutano molto a dare fascioni a post ed articoli di giornale ma sono dei contenitori inutili, anzi possono essere addirittura dannosi, se non vengono letti al’interno di una cornice concettuale diversa da quella con qui abbiamo governato il rapporto tra società ed economia sino ad oggi.

Tutto ciò implica la necessità di una nuova filosofia, non solo di mercato, ma degli attori sociali nella loro totalità: societing.

Termine inventato da Bernard Cova e reso famoso in Italia da Giampaolo Fabris che con Adam Arvidsson abbiamo voluto ricaricare (per questo reloaded) di nuovi significati nello scrivere e curare Societing Reloaded. Pubblici produttivi e innovazione sociale (Egea 2013, 288 pagg.,25 euro).

Una filosofia fondata sulla necessità di lavorare con i legami sociali, di «fare società» producendo nuove relazioni produttive che riescano sia a contribuire al bene comune, sia a generare quella legittimità e quell’entusiasmo necessari per il funzionamento e la competitività di un’impresa, sta già emergendo come un modo di aprire nuove fonti di valore e come un imperativo centrale per la sopravvivenza a lungo termine.

Un libro che cerca di voler trovare nel presente i semi di una crisi che non ha futuro, proprio mentre si diffonde la percezione che l’economia corporativa spesso agisca come un blocco all’innovazione, rafforzando il controllo sui saperi comuni con brevetti e altre forme di proprietà intellettuale; oppure che la direzione dell’innovazione promossa dalle grandi società non sia più quella giusta.

Abbiamo veramente bisogno di modelli di automobili ancora più raffinati, di hamburger al pecorino o di nuove collezioni autunno-inverno che solo minimamente si differenziano da quelle dell’anno scorso? Non sarebbe meglio investire di più sulle energie alternative o le automobili elettriche?

Ma, soprattutto, vale ancora la pena pagare un conto sempre più salato in termini di distruzione ambientale e ineguaglianza sociale, a causa di una continua espansione dei piaceri consumistici, in sé sempre meno eccitanti?

Quanto allo Stato, almeno quello italiano pare palesemente incapace di risolvere o anche solo interessarsi ai problemi sociali del paese, che peraltro si fanno sempre più gravi: disoccupazione giovanile, precarietà economica ed esistenziale, mancanza di servizi, montagne di immondizia e degrado ambientale.

Per quanto riguarda l’innovazione, anche quella tecnologica e commerciale, l’Italia manca di un sistema di ricer- ca e sviluppo nazionale, e gli istituti dedicati che rimangono stanno per chiudere, anche quelli di eccellenza internazionale. L’unica innovazione sociale è promossa da piccole imprese che lavorano in modo individua- le, indipendenti dal sistema. Per questo, secondo i dati di WIPO (World Intellectual Property Organization) l’Italia produce tanti brevetti quanti la Svizzera, ma con una popolazione quasi nove volte più numerosa.

Questa situazione di stasi è però solo apparente. Dietro la passività delle strutture economiche e politiche del paese sembra emergere una nuova ondata di creatività ed energia, particolarmente fra le generazioni più giovani, quelle sotto i quarant’anni.

Molte di queste persone sono cresciute nel nuovo ambiente informatico in cui Internet e i social media diventano parte integrante della vita quotidiana e sono perciò abituate a nuovi modi di reperire informazioni, di mettersi in contatto con altri e collaborare.

Molti hanno vissuto a lungo all’estero, per scelta o necessità, e sono stati in contatto con quelle nuove forme di socialità che si sviluppano in centri creativi come Londra, New York o San Francisco: sono coloro i quali hanno attraversato la fine delle grandi ideologie, dei movimenti sociali e della politica di scontro; e hanno sviluppato un approccio più pragmatico all’azione politica, enfatizzando l’intervento concreto e contingente.

Molti hanno passato qualche anno nel mondo delle imprese, inseguendo una carriera manageriale, e si sono «rotti le palle» scoprendo la natura di quel mondo e le scarse possibilità che esso offre, non solo in termini di autorealizzazione, ma anche etici, e cioè riguardanti la possibilità di dare un contributo positivo al mondo che ci circonda. Queste generazioni concepiscono l’innovazione sociale come un nuovo modo di fare impresa nel senso classico/umanistico del termine, e cioè di intraprendere un progetto che fa la differenza.

E proprio per creare un ponte tra questi due mondi apparentemente molto separati che nasce Societing Reloaded, che intende trovare i caratteri di un nuovo patto generazionale facendo chiarezza sui termini e, ribadiamo, cercando di lavorare ad un nuovo approccio filosofico per governare alcune rivoluzioni in atto che poco hanno senso con i vecchi modelli basati esclusivamente su una matrice consumistica.

L’espressione innovazione sociale, per altro, può esprimere molti significati.

Può, infatti, semplicemente rimandare a un’innovazione socializzata, che crea nuovi saperi tecnici o organizzativi; ma anche a un’innovazione sociale, ossia un approccio pragmatico ai problemi sociali, che applica tecniche manageriali per risolvere problemi nel presente, senza badare molto all’orizzonte ideologico o alla correttezza politica.

Innovazione sociale implica inoltre l’impiego di nuove tecnologie e soprattutto di nuove forme organizzative, dove l’organizzazione dal basso convive con una «socialità di rete» e dove le stesse relazioni sociali diventano strumenti da mobilizzare nell’attività imprenditoriale; dove nel bene e nel male le differenze fra vita lavorativa, vita politica e vita privata ten- dono a scomparire.

In questo senso l’innovazione sociale comporta un nuovo modo di organizzare l’attività umana, nel lavoro come nell’impegno politico, vita activa, un modo dove – per usare la terminologia di Hannah Arendt – le potenzialità della vita vengono messe all’opera in un impegno di natura etica e non morale.

Quindi, e soprattutto, l’innovazione sociale si candida come fattore promettente per una necessaria riorganizzazione delle relazioni produttive e sociali.

Grazie ala partecipazione di molti tra i più brillanti pensatori economici contemporanei come Caterina Bandinelli, Michel Bauwens, Francesca Buttara, Anna Cossetta, Bernard Cova, John Grant, Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Jaromil, Riccardo Maiolini, Massimo Menichinelli, Vincenzo Moretti Bertram Niessen, Irenangela Smargiassi e Barret Stanboulin

Il volume farà chiarezza su molte parole alla moda come  Social Innovation, startUp, monete alternative, peer to peer economy, smart city,  stampanti 3d, storytelling, netnografia, dando loro un senso che vi mostrerà come già nel presente ci sono gli anticorpi per uscire da una crisi che non ha futuro.

Napoli, 26 marzo 2013

ALEX GIORDANO

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1603691227 Laura Rigo

    fantastico !! grazie Alex .. sto arrivando al giro di boa dei 50, ma lo spirito e il significato di questo momento sociale mi è chiarissimo e non vedo l’ora di vedere in azione gli anticorpi, di entrare in azione come anticorpo :-) ..

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=604668989 Lidia Pozzoli

    bello,bello,bello…
    Prof, la aspettiamo a lezione!
    io penso comunque che dovremmo imparare lavorare come le termiti, che si scelgono un albero,vi si installano e piano,piano lo rosicchiano dall’interno, privandolo non solo della sua massa, ma della sua essenza, lasciandone solo una parvenza esteriore…un tronco che sì, osservato dall’esterno, sembra solido,pieno e sano,ma il realtà è solo la rappresentazione di pochezza e di instabilità che alla fine si manifesterà in grosso e sonoro “tonfo”.

    Dovremmo cominciare anche noi a “rosicchiare” tutto ciò che sta alla base della nostro modello organizzativo, scardinarlo e privarlo di ogni sua essenza, mediante una tacita, ma inesorabile rivoluzione, fino a quando non crollerà….

  • http://www.facebook.com/massimomelica Massimo Melica

    Ho iniziato a leggere l’articolo con curiosità sino a quando ho letto la frase: “StartUp. SmartCity, Big Data, impatto aumentato aiutano molto a dare fascioni a post ed articoli di giornale ma sono dei contenitori inutili, anzi possono essere addirittura dannosi”; da questo momento la curiosità si è trasformata in immenso interesse.

    Condivido che occorre cambiare il metodo organizzativo, che occorre operare a 360 gradi per sviluppare una filosofia del cambiamento che riporti la centralità sull’Uomo e non sul mero prodotto.

    Se riusciremo a portare l’Uomo al centro del mercato avremo: non solo sviluppato un’economia più etica verso il pianeta, quanto migliorato il welfare garantendo alle nuove generazioni un futuro migliore.

    Adesso scappo, ho un libro da comprare e leggere durante le imminenti vacanze.

  • http://www.facebook.com/matteo.ducci Matteo Ducci

    Dopo le tue lezioni de-strutturative, mi rendo sempre più conto di quanto ci stiamo affacciando in una nuova epoca completamente diversa rispetto alla precedente.
    Adesso siamo tutti comunicativamente collegati, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona. L’unica cosa che ancora manca è una consapevolezza di come riuscire a sfruttare al massimo le nostre nuove potenzialità espressive!

    Ancora la tecnologia corre più veloce di noi, ma “noi” siamo subito dietro 😉

  • http://www.facebook.com/people/Tony-Gherardelli/586838024 Tony Gherardelli

    Ottimo Alex, sono ansioso di leggere questo ulteriore arricchimento del tuo percorso. Mi piace pensare, mentre Parigi gli dedica una mostra, che Guy Debord, ancora una volta, con la sua “costruzione di situazioni” e rivoluzionaria visione dei rapporti sociali intermediati dallo spettacolo, abbia in qualche modo anticipato molte sensibilità etiche (ed estetiche) della social Innovation.

  • http://www.gaffstrategy.it/ francesco margherita

    Questione di tempo.

    L’uomo con il computer è un individuo cognitivamente diverso rispetto all’uomo senza computer, così come l’uomo con la scrittura lo è da quello senza scrittura. Le tecnologie ci trasformano, e questo è chiaro. Una nuova generazione di esseri umani prenderà il posto di tutte quelle che hanno contribuito nei secoli a determinare lo stato attuale di cose. Lo so perché non serve un indovino per vedere quello che è già successo. :)

  • http://www.facebook.com/davide.petrizza Davide Petrizza

    “Dietro la passività delle strutture economiche e politiche del paese sembra emergere una nuova ondata di creatività ed energia, particolarmente fra le generazioni più giovani, quelle sotto i quarant’anni. […] Queste generazioni concepiscono l’innovazione sociale come un nuovo modo di fare impresa.” Questo è il fulcro di tutto; in queste parole va ricercato il futuro. E’ questo quello che ancora la nostra Italia vecchia, e non vecchia Italia, ha capito. Quei “pochi” giovani che vivono nel nostro Paese hanno colto che il problema fondamentale è il SISTEMA: obsoleto, scarno, troppo concettuale. Ci vuole spirito di novità, innovazione. Se non ci si innova non si rinnova e non ci si accultura. Ma alla fine coloro che sono ai “piani alti” non sono attenti ad ascoltare il grido di chi vuole combattere la crisi, di questi giovani sempre più disoccupati e sempre più squattrinati. La crisi può essere annientata. Le risorse ci sono. Manca quello che io chiamo “capacità di adattamento”. La società sembra non rispondere ai cambiamenti evidenti. La giovane generazione, quella proattiva, ha colto che il futuro è la rete, il network. Ha capito che per uscirne vincitori da questa crisi bisogna parlare di e-commerce, e-business, e-marketing. Bisogna basare tutto sul web. Alla fine non siamo italiani 2.0? Allora facciamolo fino in fondo. Il futuro imprenditoria è online.

  • http://www.facebook.com/mario.vedetta Mario Vedetta

    È strano. Un’impresa che “fa societá”. Un’impresa che è attore sociale ALLA PARI degli altri attori sociali, di noi che continuano a definirci SOLO “consumatori”. Lo vogliamo capire che è l’unica via d’uscita da questo presente nel quale lo stato di emergenza è l’abitudine?? Vogliamo riconoscere agli utenti la potenza che hanno acquisito?? Utilizziamo libro del mio prof. Alex Giordano come la ricetta per una via d’uscita indolore da questa “crisi senza futuro”, antitetica rispetto a questo splendido blog sul quale scriviamo.

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1453126872 Fabiana Parisi

    La società consumistica ed edonista degli anni 90′ è una società non più sostenibile in un periodo storico come il nostro, in cui il cambiamento e l’evoluzione tecnologica, scientifica e spirituale trasformano l’ormai obsoleto cosiddetto consumatore in INDIVIDUO, PERSONA, UOMO, che è in grado di rispettare se stesso, gli altri e l’ambiente nel quale è immerso e in cui vive di RELAZIONI, le quali sempre più prendono il posto del mero prodotto all’interno del sistema produttivo e di scambio . E’ a partire da noi giovani che qualcosa si è mosso e si sta muovendo in una direzione nuova, fresca, che guarda al mondo come ad un sistema costituito da patrimoni naturali, puri, che definirei sacri, e che l’uomo con la sua smania di potere sta piano piano distruggendo. E’ rassicurante scoprire come la ricerca di Alex Giordano, Bernard Cova e altri illuminati e illuminanti studiosi contemporanei possano darci un aiuto concreto nella scoperta delle trasformazioni in atto, molto spesso così vicine ai nostri occhi da apparire incerte e confuse, impossibili da analizzare nel loro complesso e per questo non analizzabili come un processo lineare e ordinato.

    Ringrazio il professore Alex Giordano per il contributo che sta dando al nostro Paese e alla nostra cultura in un momento in cui lo Stato in primis si dimostra impotente nel fronteggiare problematiche sociali distruttive e che sempre più appaiano risolversi a partire “dal basso”, dalle persone, da noi tutti, uniti dalla stessa voglia di uscire da un sistema che ci tiene in gabbia, senza cibo nè acqua. Ed è proprio il mondo del web che ci ha aiutato e ci sta permettendo di dar voce ai nostri dubbi, alle nostre paure e alle esigenze di un universo che è arrivato al limite della sopportazione. Leggere Societing Reloaded mi sembra un ottimo passo per iniziare a scoprire più da vicino il modo con cui combattere il virus che ha infettato la nostra società e mi sembra un incentivo a rimboccarci tutti le maniche per riorganizzare un sistema vecchio e stantio che deve urgentemente essere trasformato in un luogo vivibile e prossimo alle esigenze dell’individuo contemporaneo.

  • http://www.facebook.com/federica.orlotti.5 Federica Orlotti

    Dal fondo non possiamo che risalire, è quello che noi giovani continuiamo a ripeterci nella speranza di un futuro migliore. In uno Stato sordo alle nostre richieste, incapace di capire le problematiche sociali, il mondo di internet sembra essere come una luce che si fa spazio nel buio. Un mondo del quale non riusciamo più a fare a meno, un mondo che non ci “chiude la bocca”, che riduce le distanze, che ci permette di imparare e di viaggiare stando comodamente seduti sulla poltrona di casa; un’innovazione sociale che parte dal basso e che non lascia ampio spazio alle differenze. Le giovani generazioni hanno la capacità e la voglia di cambiare; la nostra classe politica deve guardare avanti ed imparare ad utilizzare al meglio le risorse che abbiamo e che possono traghettare l’Italia fuori dalla crisi.

  • http://www.facebook.com/salvatore.cherillo Salvatore Cherillo

    Dalla lettura dell’articolo e dei punti di vista dei miei
    colleghi mi sembra evidente e palese che qualcosa,nel nostro modo di vivere,non
    va! Se ci pensate il potenziale in termini di risorse tecnologiche e di idee è
    immenso…tuttavia mi domando come mai,limitando il discorso alla realtà
    italiana,questo rimane inesploso e infruttifero?!! Il problema fondamentale a
    mio parere risiede in quell’insieme di archetipi,schemi e modi di pensare che
    siamo soliti definire banalmente:sistema. Spesso anche le idee più valide e
    percorribili vengono incanalate lungo un certo binario e incontrano un’
    infinita di barriere perchè interferiscono una serie di variabili come ad
    esempio la scuola,la famiglia e la società in genere che ci inducono a pensare
    in un determinato modo limitando così le
    nostre facoltà di pensiero e di espressione e la cosa peggiore è che noi
    neppure ce ne accorgiamo perchè si tratta di un processo inconscio di difficile
    comprensione. Non so se sono riuscito o meno a far comprendere la mia chiave di
    lettura ma non vorrei dilungarmi ed essere noioso…Per concludere secondo me
    la crisi può essere definita come un processo fisiologico nel senso
    che,trovandoci a vivere in un mondo che di per sé è finito è impensabile che
    tutte le economie dei vari paesi o solo
    le più forti crescano senza mai arrestarsi..è necessario quindi che si
    inneschino dei processi volti a riequilibrare la situazione,a spazzare via il
    vecchio e fare strada al nuovo forse anche per la stessa Italia è giunto il
    momento di lasciare spazio a nuove idee,nuovi pensieri…nuovi scenari.

  • http://www.facebook.com/lau.senatore LauRa Senatore

    Siamo una generazione fortunata, che ha avuto la possibilità di vivere nel pieno l’esplosione di condivisione di informazioni, la nostra voglia di conoscenza è completamente soddisfatta e stimolata allo stesso tempo. Guardandomi attorno posso confermare che i valori non mancano nella mia generazione, anzi! Il problema è la mancanza di una guida, sappiamo cosa è giusto ma ci sentiamo in una trappola dove pensiamo che “il sistema” sia interessato al beneficio di poche persone e non a tutti, e per questo fino ad ora non si è mai intrapresa l’iniziativa del cambiamento, di metterlo in atto, nonostante la consapevolezza della sua necessità! Fatto sta che “e pur si muove!”, grazie al societing si vede concretizzare il cambiamento, siamo ascoltati, presi in considerazione, ora che viene considerata la ”sostanza” di ognuno e non l’apparenza perché dopotutto internet e tutti i suoi “prodotti” danno forza anche ai più insicuri che vedono nell’omologazione l’unica salvezza, per dirla banalmente “l’unione fa la forza” il mondo non è più un mistero, possiamo conoscere ogni suo angolo con la tecnologia e questo ci ha portato a credere nel fare qualcosa di “buono” davvero, non bello e nocivo e fondamentalmente vuoto, la ricerca di un “di più” che ci può portare lontano, e magari perché no, diventare noi le guide delle generazioni future quando la crisi sarà un ricordo lontano.

  • http://www.facebook.com/olga.troiano Olga Troiano

    La nostra generazione e quelle future sono e saranno sempre più indirizzate verso un modello di società che non spreca bensì utilizza tutte le risorse e le fa fruttare,seppur molto stanco e obsoleto il nostro sistema sociale tenta di dare alcuni input purtroppo pochi che spesso non vengono recepiti a causa di un utilizzo distorto delle nuove tecnologie.”L’innovazione già presente nella società deve innestarsi ai suoi livelli più alti per poter decretare il vero e proprio cambiamento.Questa nuova “societing” fondata sui legami tra le persone credo sia il futuro di un mondo che cambia costantemente ,di due realtà parallele formate entrambe da relazioni tra persone.

  • http://www.facebook.com/flavia.marotta Flavia Marotta

    La rete è tutto ciò che non viene detto ad alta voce, è tutto ciò che non dicono al telegiornale o nei programmi televisivi in genere, è tutto ciò che non viene scritto sui giornali… Vogliono farci conoscere solo quello che vogliono ma questa generazione, la nostra generazione può combattere questo “cattiva” informazione perchè abbiamo gli strumenti per farlo… I social network, i vari blog sugli svariati argomenti del presente, del passato e del futuro questo è il nostro punto di forza, ma credo che oltre il sistema a dover cambiare, siamo noi i primi a dover cambiare atteggiamento. Dobbiamo imparare ad usare fino in fondo gli strumenti che abbiamo a disposizione, ricavare da essi tutto ciò che c’è di buono e utile per migliorare il nostro futuro. Usare facebook come mezzo per scambiare opinioni, idee, accendere discussioni sugli argomenti sociali e non solo per “interessarsi dei fatti altrui”. Usare la rete per rimettere in moto l’economia Italiana, credo sia questo il messaggio di questo articolo e lo condivido in pieno. Ma oltre questo il futuro deve andare verso le energie sostenibili, verso la tutela dell’ambiente. Quelle righe dell’articolo che hanno parlato di questo mi hanno colpito molto e mi meraviglio che nessuno le ha citate nei commenti. Nessuno magari ha dato importanza a questo ma secondo me le parole chiave per superare questa crisi sono: sostenibilità e rete di comunicazione.

  • http://www.facebook.com/umberto.moscariello.3 Umberto Moscariello

    io credo che il nostro problema è uno : siamo abituati a voler cambiar le cose partendo da un qualcosa che già abbiamo, vogliamo far cambiar le cose partendo dal sistema in cui viviamo. Ecco, questo secondo me non è possibile. Viviamo in un sistema obsoleto, di tipo corporativo, che non lascia sbocchi, non da spazio ai giovani, e su questo ok credo siamo tutti d’accordo. Il problema è che il nostro sistema è un sistema immobile, basato sui poteri forti, e quindi per cambiare le cose non bisogna interagire con esso (perchè tutte le nuove idee seppur indubbiamente valide e apprezzabili saranno soffocate dalla nostra classe dirigente) ma bisogna rompere con esso. Per affermare questa nuova società, questo nuovo modo di relazionarsi, comunicare, fare impresa, non bisogna cercare un dialogo con i decision maker del sistema in cui viviamo, perchè saranno miopi verso le nostre idee ed esigenze, ed ecco la forza che noi giovani dobbiamo esprimere autonomamente per cambiare totalmente il sistema in cui viviamo, perchè come più volte sottolineato in questo articolo non ci mancano le idee, le risorse per uscire da questo tunnel senza fine, ma dobbiamo contare solo sulla forza creativa della nostra generazione, generazione che tanto deve alle nuove tecnologie, generazione che non può non imparare ad interagire con esse, generazione dotata di immenso potenziale messo a disposizione dalla rete, potenziale su cui costruire autonomamente un nuovo sistema, il nostro sistema, sistema che probabilmente sarà in grado di offrire un futuro dignitoso alle nuove generazione, futuro che difficilmente sarà in grado di offrirci il sistema attuale in cui viviamo. Non possiamo attendere che questo cambiamento venga dall’alto, perchè pure se ciò accadrà forse si verificherà tra 50, 60 anni, ma allora sarà troppo tardi e ci ritroveremo di nuovo, inevitabilmente indietro. Ecco quindi che il cambiamento deve partire dal basso e subito, dalla nostra generazione, e come sottolineato dall’articolo, attenzione, perchè dietro l’apparente immobilismo del Paese, già si stanno verificando forti spinte creative che stanno iniziando a far cambiar qualcosa.

  • http://twitter.com/Piac86 Claudio Piacentino

    Articolo interessante e purtroppo veritiero… In Italia siamo ancora molto indietro da questo punto di vista, vediamo i social con paura come fossero i peggiori nemici, invece è proprio dentro queste “scatole immateriali” che stanno i nostri amici/clienti… e in tutto questo abbiamo anche paura del nuovo, di cambiare, di lasciar tutto alle spalle… Dobbiamo ottimizzare quello che abbiamo, preservarlo, contemplarlo, elevarlo per noi, per chi ci sta attorno, per le generazioni future…

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