• http://twitter.com/dskutz Donatella Solda-Kutz

    in Italia il dibattito NON langue:

    - il 18 febbraio il Ministro Profumo ha espresso al Consiglio Europeo la ferma posizione dell’Italia in favore dell’OA
    http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/en/intm/135548.pdf
    - il documento Horizon2020 Italy ha un capitolo dedicato all’OA https://www.researchitaly.it/uploads/50/HIT2020.pdf

    il mondo universitario italiano si sta muovendo tanto, e in modo aggregato.

    Il MIUR sta lavorando, anche attraverso il portale research italy
    https://www.researchitaly.it/fare/ricerca-e-societa/comunicare/

    • http://www.facebook.com/pippokill Pierpaolo Basile

      Peccato che i criteri per l’abilitazione non facilitino di certo L’Open access, ma obbligano i ricercatori a pubblicare su riviste che non sono open.

      • http://twitter.com/adelfanti alessandro delfanti

        Non è esatto. Non ho dati precisi ma di certo molte riviste presenti negli elenchi Anvur sono open access… mi sembra anche inevitabile dato che rappresentano una fetta crescente dell’editoria scientifica globale

  • Tommaso

    “In Italia non solo non ci sono leggi così avanzate in materia di accesso alla conoscenza scientifica, ma anche il dibattito langue”
    Dai, davvero: non esageriamo con lo scrivere articoli “di critica” senza averne la preparazione, per favore. http://www.medoanet.eu/ è un progetto in corso su Open Access in cui Italia e Miur hanno un ruolo centrale. I componenti del gruppo di lavoro, tra cui Donatella, stessa, stanno lavorando a pieno regime. Le cose scritte da Donatella qui sotto sono tutte vere e recenti. Il fatto che tu non conosca o non abbia menzionato nessuna di queste iniziative mi dimostra che forse non sei cosi sul pezzo sul dibattito italiano. In ogni caso la menzione agli USA è corretta ed è giusto battere su questo tasto, ma non creare “false oppositions”, o almeno menziona iniziative in corso. :)

    • http://twitter.com/adelfanti alessandro delfanti

      Tommaso, il problema a mio parere è che quelle iniziative non sono paragonabili con il respiro di quella Usa. In ogni caso, e spero con questo di spiegare meglio il senso dell’articolo, io volevo sottolineare che in Usa il dibattito pubblico è stato diffuso e approfondito. Non negherete che ciò sia ben diverso da quello che accade all’interno dei gruppi di lavoro ministeriali, per esempio (di cui sia chiaro non nego l’importanza, anzi!). Nel dibattito pubblico italiano, anche in campagna elettorale, i temi della ricerca sono stati poco presenti. Figuriamoci quelli sull’accesso.
      Un saluto

  • http://twitter.com/adelfanti alessandro delfanti

    Grazie Donatella, il passo di Horizon2020 è importante, così mi sembra lo siano altri segnali a livello europeo. Anche in Italia potrebbe essere il momento di allargare finalmente il dibattito

  • http://twitter.com/mbrandizi Marco Brandizi

    Secondo me il prossimo dibattito da fare è su quale modello di accesso aperto. Si fa presto a dire open access, ma il sistema attualmente prevalente consiste nel far pagare agli autori fino a 1000 euro per pubblicare un articolo. In pratica questo vuol dire che devi essere affiliato ad un’istituto disponibile a finanziarti. C’è meno spazio per l’indipendenza, per i pionieri, per chi va contro i poteri consolidati, mentre i baroni e gli interessi delle organizzazioni potrebbero essere favoriti. Io promuoverei qualche modello alternativo, in cui la pubblicistica scientifica sia un’attività no-profit, i cui costi molto bassi potrebbero essere sostenuti direttamente da agenzie pubbliche. Guarderei anche al crowsfunding.