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Crowdfunding, il 19 marzo arriva il regolamento. Ma ci sono abbastanza startup?

Musicista, surfer e venture capital. Nel 1999 fondo Vitaminic, il primo distributore discografico digitale in Europa. Ho vissuto in prima persona l'evoluzione dell'industria della musica dall'analogico al digitale. Nel 2006 lancio dPixel, la società di venture capital per le internet startup. Oggi sono anche board member del progetto Sardex, il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna.

Mercoledì scorso si è tenuto l’incontro organizzato dalla Camera di Commercio di Milano sul tema del crowdfunding e delle novità introdotte dalle norme sulle startup innovative.

Oltre duecento persone hanno partecipato per ascoltare  le testimonianze dei principali attori coinvolti: da un canto  la Consob che sta scrivendo la regolamentazione dell’equity crowdfunding e dall’altro Jason Best che, collegato via skype da Washington, ha aggiornato sullo stato dell’arte della regolamentazione in fase di scrittura dalla Security Exchange Commission Americana.

Silvia Carbone, Responsabile Ufficio Analisi d’Impatto della Regolamentazione, CONSOB ha presentato i risultati del questionario al quale, tra gli altri, hanno partecipato tutti i venture capitalist Italiani.

La tempistica attuale prevede che la bozza di regolamento sarà già messa a punto entro fine mese per poterlo varare il 19 Marzo.  E’ una tempistica strettissima, mentre negli Stati Uniti la data attesa di varo della regolamentazione è stata ritardata e si prevede una partenza nell’ultimo quarto di quest’anno. Ma occorre anche ricordare che la normativa Italiana,  a differenza di quella USA prevede questa forma di raccolta dei capitali solo su un perimetro molto limitato di aziende.

Negli Stati Uniti, appena il regolamento sarà varato qualunque azienda potrà raccogliere capitali via Internet per finanziarsi fino ad 1 milione di dollari. E va altresì sottolineato che in alcuni Paesi (Australia,  ad esempio) il fenomeno esiste e funziona bene anche in assenza di regolamentazione.

In Italia solo le startup innovative (come da definizione di legge) accompagnate da un investitore specializzato potranno utilizzare il crowdfunding per raccogliere fino a 5 milioni di euro.

Anna Gervasoni, Direttore Generale dell’AIFI, ha informato che da un sondaggio fatto con gli angel investor e i venture capitalist, è emerso che solo un terzo delle startup investite hanno i requisiti di legge per essere ‘startup innovative’. E’ un dato che evidentemente segnala le problematiche intrinseche nell’attuale definizione. Questo dato è confermato anche dal fatto che la   Camera di Commercio di Milano ha annunciato che finora si sono registrate  solamente 30 startup.

Stiamo parlando quindi comunque di una base di accesso al crowdfunding comunque molto limitata. Al punto che durante il dibattito è emerso che questo aspetto potrebbe consentire alla Consob di partire con una regolamentazione ‘a maglia larga’ in modo da creare i binari regolamentari ma consentire lo sviluppo iniziale del mercato anche in queste difficili condizioni di partenza.

In ogni caso questo non sarà sufficiente se non verrà risolto il tema della exit che la legge non ha affrontato. Attualmente le startup innovative non possono distribuire dividendi ai propri soci per ben quattro anni e non è previsto un meccanismo per poter rendere liquidi i titoli sottoscritti.

La combinazione di questi due aspetti rende decisamente poco attrattivo l’investimento in crowdfunding e difficilmente si può immaginare che possa prendere piede in modo significativo.

Ma nonostante questo il crowdfunding è un tema fondamentale ed è assolutamente essenziale che possa partire e partire bene. Cercando di lavorare su quello che si ha.

Il JOBS Act è uno degli atti di punta per lo sviluppo degli USA e l’Amministrazione Obama prevede di creare almeno mezzo milione di posti di lavoro, facendo affluire a migliaia di aziende i capitali necessari per investire e crescere. Se l’equity crowdfunding funzionerà per le startup a maggior ragione potrà, al momento giusto,  essere esteso a qualunque azienda anche in Italia.

Milano, 22 febbraio 2013

GIANLUCA DETTORI

  • http://twitter.com/nicolacanonico Nicola Canonico

    Caro Gianluca,
    Emblematico il tuo passaggio… “Attualmente le startup innovative non possono distribuire dividendi ai propri soci per ben quattro anni e non è previsto un meccanismo per poter rendere liquidi i titoli sottoscritti”.Diciamo che – a parer mio – fino a quando non sarà “risolta” questa “problematica”, definire “poco attrattiva” la possibilità di investire capitali di rischio in queste Start Up mi sembra addirittura un eufemismo:-DUn abbraccio, grazie per i preziosi contributi come sempre, a presto e in bocca al lupo a noi tutti.Nicola

  • http://twitter.com/iavvocato Giovanni Mameli

    Ciao. Dove sta scritto nella definizione di legge che le startup per accedere al crowdfunding debbano essere accompagnate da un investitore specializzato? 

    Forse ti riferisci a quelli che la norma chiama “portale per la raccolta di capitali per le start-up innovative”? 

  • http://www.facebook.com/micheleficara Michele Ficara Manganelli

    Gianluca, premesso che quando ti parlai di Crowdfunding mi cadevi dalle nuvole ed ora sembra la tua missione nella vita:-) mi spieghi perchè una pratica libera di finanziamento pubblico deve essere garantita da un soggetto istituzionale? Capisco che i VC nostrani sarebbero tagliati fuori dal Giro ma il senso della normativa Best è ben altro? Non credi? Parliamone che rischiamo di fare il solito pastrocchio all’italiana. :-)

    • http://it-it.facebook.com/people/Gianluca-Dettori/566547800 Gianluca Dettori

      Michele, a me lo chiedi? Mica ho scritto io la legge. La logica è evidentemente quella di fare de-risking rispetto agli investitori privati (i risparmiatori). In qualche modo un investitore professionale dovrebbe ridurre il rischio complessivo che arrivino sul mercato aziende non idonee. Meccanismi analoghi esistono i altri mercati analoghi. Su AIM ad esempio deve esserci un Nomad a portare l’azienda sul mercato ed al Nomad è demandato diciamo così la ‘due diligence’. Negli USA il JOBS act non prevede l’accompagnamento. Ma è un contesto molto diverso dall’attuale implementazione Italiana del crowdfunding.

  • MatteoBignami

    Penso che il tema dell’exit dovrà essere affrontato a livello contrattuale mediante meccanismi di uscita di liquidation preferences (che dovranno adeguatamente compensare gli investitori anche della mancata dsitribuzione dei dividendi negli anni precedenti). Mi sembra che una soluzione del genere   si presti soprattutto laddove la startup innovativa venga realizzata medianta  Srl. Il Legislatore infatti ha puntualizzato che le srl “startup”  sono modello flessibile e possono derogare alla normativa codicistica e prevedere l’emissione di categorie di quote a cui attribuire particolari diritti amministrativi e patrimoniali.

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