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Antonio Incorvaia e Stefano Besana: Facebook High School: idee e progetti per una nuova didattica Social

CheFuturo! invita a bordo le persone che hanno grandi storie da raccontare. Qui trovate i contributi di uomini e donne che stanno cambiando il mondo con la forza delle idee.

USA, vietati sms e Facebook tra professori e studenti per evitare “relazioni incontrollate”».

«Savona, Facebook vietato tra alunni e professori perché si perderebbe autorevolezza nell’insegnamento».

«Facebook vietato ai prof: studenti contro il preside. I ragazzi: il social network ci serve per studiare, non per fare amicizia».

A giudicare dai sempre più numerosi ritagli di cronaca, sembrerebbe proprio che il più popolare dei Social Network sia in assoluto il principale deterrente allo studio, inviso e osteggiato dai Presidi – nonché dai Presidenti – non soltanto perché, si dice, toglierebbe ai giovani tempo e concentrazione da destinare alle “sudate carte”, ma anche perché innescherebbe connessioni viziose tra insegnanti e alunni, privando i primi di spessore culturale e incentivando i secondi a intrattenere con loro rapporti orizzontali e paritetici.

Il che, oltre che formalmente sbagliato (e figlio del consueto nichilismo proibizionista secondo cui il modo migliore per non bruciarsi è non accendere il fuoco), appare anche paradossale: come potrebbe mai sdoganarsi Facebook, al di fuori dell’ambito delle “relazioni controllate”, se qualsiasi altro utilizzo ne viene ostinatamente precluso?

Per provare a invertire la tendenza dominante delle istituzioni (quantomeno, secondo ciò che ne raccontano i Media), promuovendo Facebook come strumento perfettamente integrato alle attività di formazione scolastica, con IED Management Lab abbiamo ideato un workshop, intitolato “Facebook High School: idee e progetti per una nuova didattica Social”, ospitato all’interno della stimolante e prestigiosa cornice della Social Media Week.

Coerentemente con il tema principale dell’evento, ovvero Open & Connected: Principles for a Collaborative World, l’obiettivo programmatico del workshop era tanto semplice quanto ambizioso: definire un paradigma evoluto per l’introduzione del Social Network nel settore della didattica e, al contempo, (ri)attivare un processo relazionale virtuoso tra studenti ed educatori, co-creando un territorio di dialogo e di confronto reciproco.

In che modo? Invitando i partecipanti – la sala dell’Urban Center era gremita, nonostante la tematica non propriamente mainstream – a proporre spontaneamente idee e progetti focalizzati sull’utilizzo di Facebook come supporto al lavoro di educatori e studenti. Massima libertà creativa, a patto di rispettare però 3 requisiti fondamentali:

  • funzionalità: ogni proposta doveva avere una chiara e definita utilità didattica;
  • sostenibilità: ogni proposta doveva sfruttare esclusivamente risorse gratuite, interne o esterne al network;
  • replicabilità: ogni proposta doveva essere adottabile in modo trasversale a qualsiasi livello di istruzione, dalle Scuole Medie all’Università.

Quattro le categorie di lavoro, per ottimizzare la classificazione e l’indicizzazione delle proposte:

  • Produzione di contenuti
  • Attività di ricerca
  • Condivisione di sapere
  • Classroom Management

La risposta del pubblico è stata sorprendentemente proattiva, a riprova del fatto che la voglia di partecipazione e il bisogno di rinnovamento attraverso la Rete (sia quella online, sia quella offline) sono ben vivi e radicati nelle persone al di là di ogni muro di gomma politico e di ogni desolante canovaccio di folklore mediatico.

E il risultato si è tradotto in un white paper, una sorta di “Social Learning Manifesto” co-creato in tempo reale, che riporta e riassume tutte le idee e i progetti emersi nel corso del workshop e suggeriti – in un’ottica fortemente evolutiva e dall’elevato impatto sociale – da studenti, insegnanti e genitori.

Si va dallo scambio di documenti alle sinergie tra Scuola e Lavoro, dai gemellaggi multilinguistici alla rileborazione della Storia sotto forma di storytelling fake, dalla pianificazione di lezioni e gite scolastiche al ribaltamento delle metriche di valutazione, e dall’acquisizione di referenze territoriali alla costruzione di una Banca della Memoria.

Il white paper è scaricabile gratuitamente e fruibile con licenza Creative Commons, per permettere a quanti più operatori del settore di valutarne gli stimoli e, auspicabilmente, di iniziare a metterli in pratica nella propria esperienza quotidiana. (clicca qui per il download del manifesto).

Beninteso: non si pretende, con questo, di coprire o esaurire la vastità e l’importanza (e la delicatezza, sotto certi aspetti) dell’argomento, ma di favorire, attraverso un modello e un contributo concreto, l’avvicinamento delle istituzioni a un tema che vive quasi esclusivamente di iniziative personali di singoli insegnanti (come Catepol, Gianni MarconatoMaurizio Galluzzo e Pier Cesare Rivoltella) o gruppi privati (come Impara Digitale, Junior Achievement, Oil Project e Social Learning, all’interno del quale è possibile proseguire il confronto e la discussione in materia).

Milano, 28 febbraio 2013
ANTONIO INCORVAIA E STEFANO BESANA

 

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