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#StartupItalia | Il vademecum dello startupper: tutto quello che bisogna fare entro il 17 Febbraio (ma anche dopo)

David Casalini è Cofondatore e Amministratore Delegato di RnDlab, la società da cui sono nati CheFuturo!, StartupItalia! e decine di altri progetti che uniscono contenuti, social network e tecnologia ad un approccio agile e creativo. Prima di allora ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in Dada e Buongiorno, guidando i team responsabili dello sviluppo di community per il web e il mobile ed in Condé Nast, dov’è stato responsabile della progettazione e dello sviluppo per Internet e lo smartphone di prodotti editoriali come Vogue, Vanity Fair, Glamour personal shopper e Wired. Dal 2013 insegna al Master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano ed al corso di Mobile Marketing all'Accademia di Comunicazione di Milano. Fin dalla prima edizione cura il progetto digitale di Maker Faire Roma ed è uno dei fondatori dell’associazione Digital Champion Adora correre e viaggiare con la famiglia. A volte, spegnendo ogni device.

Update (fonte MISE): se entro il 17 febbraio possedete i requisiti potete presentare comunque la richiesta anche nei giorni successivi, in ogni caso non c’è tempo da perdere!

Per una volta in Italia qualcosa è chiaro: le startup innovative sono società di capitali, costituite anche in forma di cooperativa che rispondono a requisiti molto precisi:

La maggioranza delle quote del capitale sociale, nonché dei diritti di voto in assemblea ordinaria, deve appartenere a soci persone fisiche all’atto della costituzione e nei 24 mesi successivi (in altre parole non è possibile costituire il solito modello di scatole che contengono altre scatole);

L’oggetto sociale deve essere almeno prevalentemente orientato allo sviluppo, alla produzione e alla commercializzazione di prodotti o servizi innovativi;

– Il valore della produzione non deve superare i 5 milioni all’anno.

Più precisamente, a partire dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua, risultante dall’ultimo bilancio approvato entro 6 mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore ai 5 milioni di euro;

– La società non distribuisce e non ha distribuito utili;

– La società non deve essere stata costituita da oltre 4 anni, non deve essere il frutto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo d’azienda;

Inoltre è richiesto che siano posseduti almeno uno dei seguenti requisiti:

– Le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della startup (escludendo spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili) ma includendo le spese per lo sviluppo precompetitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, costi lordi del personale interno e consulenti esterni impiegati in ricerca e sviluppo, inclusi soci e amministratori, spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Per le startup con meno di un’anno di vita (e quindi senza un bilancio approvato) vale un’autocerticazione del legale rappresentante;

– Vi deve essere l’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca, o che sta svolgendo un dottorato in università italiana o straniera oppure in possesso di laurea che abbia svolto da almeno 3 anni attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati italiani o esteri (così anche Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Bill Gates possono fare la loro startup innovative anche se non sono laureati come il sottoscritto);

– Sia titolare o depositario o licenziatario di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologia, a una topografia di prodotto, a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa. Privativa è un termine medioevale (non scherzo! Sono dovuto andare a cercarla su wikipedia) che in Italia era sinonimo anche di tabaccheria, in pratica è il diritto al monopolio attraverso lo sfruttamento di una proprietà intellettuale quale ad esempio un marchio o un brevetto. E’ forse il punto più interessante e meno coperto dal 99% degli startupper.

Avete registrato il nome della vostra startup? Avete brevettato la vostra soluzione? Se almeno una risposta è no, smettete di leggere e correte a farlo. STI a parte non c’è un minuto da perdere.

Perché una startup deve esserci?Anche in questo caso le motivazioni sono concrete sia dal punto di vista fiscale sia dal punto di vista operativo, in particolar modo per la gestione e la creazione del vostro team.

L’esenzione per 4 anni del pagamento dei diritti di segreterie della CCIAA, dell’imposta di bollo e del diritto annuale, fanno circa 400 Euro minimo  (mica male) art.26 comma 8 I. n221/2012).

In caso di perdite sia superiori al terzo del capitale sociale che nell’ipotesi di riduzione dello stesso al di sotto del minimo legale, in deroga  al diritto societario “ordinario”, c’è un anno in più per prendere gli opportuni provvedimenti.

I contratti di lavoro a termine potranno durare fino a 4 anni in deroga a quanto previsto dal decreto legislativo 368/2001 (36 mesi+ 12 mesi con l’assistenza della direzione territoriale del lavoro) e prevedere una retribuzione composta da una parte fissa e una variabile. Tali contratti potranno anche essere sottoscritti senza soluzione di continuità.

In uno sgravio fiscale e contributivo per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni o di quote ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori paragonando le srl a delle SPA almeno sotto questo punto di vista. Queste quote non concorreranno alla formazione della base imponibile favorendo la partecipazione all’impresa (Basta startup nel Delaware!). Il privato che compra quote o azioni di una STI avrà una detrazione IRPEF del 19% per 3 anni sulla somma investita, se è invece una società potrà portare in deduzione il 20% dell’investimento, sempre che venga mantenuto per almeno 2 anni.

Come ci si iscrive? Questa volta è semplice come registrarsi su Twitter:

– Si presenta la domanda d’iscrizione in forma telematica con firma digitale tramite una Comunicazione Unica al registro delle imprese, all’Agenzia delle Entrate, all’INPS e all’INAIL tramite il software gratuito ComUnica ;

– Ci si registra su registroimprese.it (per cui è necessario avere un dispositivo (Smart Card o Token del costo il primo di circa 25 euro e di 70 il secondo) per la firma digitale rilasciato dalla camera di commercio o da qualsiasi certificatore accreditato (la registrazione è gratuita e l’identificazione avviene tramite CNS o user id e password);

Sarà però necessario munirsi prima di:

Autocertificazione che deve essere prodotta tramite PDF con firma digitale.

Casella di posta elettronica certificata PEC (su Register o Aruba costa 25 euro, su Infocert c’è anche una promozione dedicata alle startup, gratuita per i primi 6 mesi).

Potrà sembrare impossibile ma io non ho trovato una versione editabile del modulo ma solo una scansione per cui immagino la startup debba ricopiarlo a mano come un amanuense (esperto di privative) e poi compilarlo con i suoi dati e salvarlo via pdf.Tuttavia, come al solito in Italia non tutto è chiaro.

Per il momento la stessa guida ad uso interno delle Camere di Commercio definisce “disciplina transitoria” la procedura per l’iscrizione alla STI e non è ancora stato emanato il decreto ministeriale di approvazione del modello digitale di domanda da produrre per chiedere l’iscrizione alla STI in tale sezione speciale quindi per il momento.La società può essere iscritta nella sezione “speciale” solo se si tratta di una società “Attiva”.

Ci si può iscrivere includendo, oltre al modello S1 (il classico per una società ordinaria) il modello S5 e non è dovuto nessun onere, nemmeno il diritto camerale annuale. Se invece si tratta di una società “inattiva” occorrerà attendere la dichiarazione di inizio attività  ed iscriversi al momento solo tramite il modello S1 come società ordinaria. In questo caso si deve pagare il diritto di segreteria, dell’imposta di bollo e del diritto camerale annuale.

Non c’è tempo da perdere, qualche centinaio di euro da risparmiare di questi tempi fanno comodo e soprattutto se sei un ricercatore questo è il momento di provarci” commenta Daniele Santoro, commercialista di Firenze senza il quale non sarei stato così preciso.

Questa procedura è valida anche per aziende costituite negli ultimi 48 mesi, per 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 221/2012 e quindi entro il 17 febbraio 2012 tramite l’auto dichiarazione con firma digitale  e non sono ammesse firme manuali accompagnate da documento d’identità.

Milano, 13 gennaio 2013
DAVID CASALINI
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22 risposte a “#StartupItalia | Il vademecum dello startupper: tutto quello che bisogna fare entro il 17 Febbraio (ma anche dopo)”

  1. Marco Montanari scrive:

    non vedo motivo di entusiasmo… Siamo sempre nei soliti meccanismi di caste e strutture… se non ho nel team uno con dottorato e non ho un brevetto non posso pensare di fare qualcosa di innovativo. Mi sembra molto intelligente. Quindi escludiamo direttamente molti makers che vengono dai background più vari… Mossa molto futuribile e avanzata! Poi visto che bisogna avere un brevetto, escludiamo il software, che non è coperto da brevetti in europa. Aspetta… cosa resta? Il solito arido legalismo all’italiana fatto di parole vuote… e di articoli che lasciano l’amaro in bocca…

  2. Marco Montanari scrive:

    E comunque nessuno dei tre (jobs, gates e zuckerberg) avrebbe potuto sfruttare queste condizioni, visto che in nessuno dei team c’era un dottore alla fondazione e fra i primi dipendenti (forse proprio perchè nei primi anni è necessario _fare_ piuttosto che raccontarsi quanto è bello il paper)…

  3. Michele Forbicioni scrive:

    non ne vedi perchè non ce ne sono, l’ Italia è e continaua a voler essere un paese per vecchi. non mi riferisco all’età anagrafica ma a quella mentale e sociale

    • David Casalini scrive:

      ci sono sgravi fiscali per chi assume e per chi investe, c’è apertura al crowdfunding, ci sono risparmi concreti. Tutto può essere migliorato ma per cogliere le opportunità ci vuole un approccio positivo altrimenti è facile non essere mai soddisfatti.

  4. c’è un errore molto grave, i requisiti sono “alternativi” ovvero non bisogna possederli tutti. Stiamo più attenti quando si scrivono articoli così importanti

  5. Stefano Radaelli scrive:

    beh, in ogni caso non mi pare che sia un impianto che davvero favorisce start-up e maker innovative… al massimo offre condizioni privilegiate a quel che già si pratica in qualche laboratorio/aula universitaria… dove spesso la condivisione della conoscenza non avviene neppure con quello che arriva l’ora dopo… ma tutto sommato, chi se ne importa ? le leggi arrivano sempre a regolare fenomeni quando i processi naturali sono già avanti… quindi conviene andare avanti e poi lasciarsi rincorrere dalle norme… 

  6. Interessante..
    Per caso sei anche a conoscenza di come e dove reperire dei fondi? E’ il vero problema delle start-up oggi..grazie

  7. David Casalini scrive:

    I fondi ormai in Italia ci sono, almeno per partire e poi non è difficile essere visibili anche all’estero. Puoi trovarne di pubblici a Milano, in Toscana, in Piemonte ma anche privati come dpixel o h-farm. Serve una bella idea e un bel progetto però.

  8. David Casalini scrive:

    it’s ok, non ho mai pensato che fosse antipatico anzi grazie, senza non mi sarei accorto

  9. “Sia titolare o depositario o licenziatario di almeno una privativa industriale
    relativa a un’invenzione industriale, biotecnologia, a una topografia
    di prodotto, a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale
    direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.”

    Ragazzi, si ma i servizi innovativi, anche per la collettività, intendo dire… poi, giustamente, il software che fine ha fatto? Sembra fatta solo per Università e loro spin-off, professori e ricercatori scientifici… Siamo alle solite 🙁

  10. Rosario Izzo scrive:

    A seconda del tipo di PEC richiesta su http://www.legalmail.it costa anche meno e ha molte più funzionali utili per una start up!

  11. Io penso che chiedere il requisito della presenza nel team di un ricercatore o di un dottore di ricerca (nella misura di almeno 1/3) finisca per creare un filtro che per molti diventa un ostacolo insuperabile! Tra l’altro mi risulta poco comprensibile questo requisito: legato alla caratterizzazione di startup “innovativa”…ebbene, è questo un dei requisiti individuati allo scopo?! Esprimo perplessità.

    P.s.: ho interpretato correttamente? per usufruire delle agevolazioni occorre avere presente almeno una professionalità di questo tipo, giusto? E se non sono previsti dipendenti/collaboratori e la società è in forma unipersonale che succede?

  12. Germano Milite scrive:

    “Vi deve essere l’impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca, o che sta svolgendo un dottorato in università italiana o straniera oppure in possesso di laurea che abbia svolto da almeno 3 anni attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati italiani o esteri (così anche Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Bill Gates possono fare la loro startup innovative anche se non sono laureati come il sottoscritto)”

    VERGOGNOSO E TIPICAMENTE ITALIOTA. Ma come si fa, dico io, ad essere così provinciali e bigotti? Cioè in questo paese se non sei un “dottore” o un dottorando non puoi fare innovazione? Ha ragione chi dice che queste “riforme” sono l’ennesima manovretta pensata ESCLUSIVAMENTE per far rientrare nei requisiti gli amici e gli amici degli amici. Con la scusa del “si deve avere una laurea”, si escludono veri innovatori che non hanno bisogno di percorsi ordinario-accademici e di pezzi di carta. Ma in questo paese non contano I FATTI e i risultati; contano le amicizie e i titoli.

    Pretendere che chi faccia innovazione sia laureato, quando anche i criceti da laboratorio sanno che i principali geni innovatori al mondo NON HANNO LA LAUREA, significa essere degli imbecilli e agire in malafede. In ogni caso: ennesima occasione persa. 

  13. Davide Piazza scrive:

    “Le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20% del maggiore valore fra”Esiste una definizione formale per costi di ricerca e sviluppo? Oppure si dichiarano con autocertificazione i progetti che abbiamo realizzato?
    Sono una startup IT che nel 2012 ha prodotto diversi progetti di sviluppo software per i propri clienti. Se i costi (tra interni ed esterni) superano il 20% del valore prodotto, allora per la mia startup questo requisito è rispettato?
    Grazie (Ottimo articolo)

    • David Casalini scrive:

      I costi sostenuti per progetti venduti ai clienti non possono essere classificati come R&D, quelli sostenuti per progettare o realizzare software, servizi o prodotti (anche se poi saranno venduti si). Fa fede il bilancio.

  14. sigrillo scrive:

    Ma perchè c’è un limite temporale? Perchè fino al 17 Febbraio? Dopo che succede? Cessa l’innovazione?

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