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Le 12 caratteristiche degli e-commerce di successo

PhD in Economia. Sono docente di Marketing presso la SDA Bocconi di Milano e fondatrice di Reinventami. Ho lavorato come Professore e Consulente a Parigi, New York e Houston. Sono consulente strategico di marketing digitale, Omnicanalità, CRM, Pricing e Nuove Tecnologie nel Retail e collaboro con grandi realtà aziendali nei settori dell’automotive, del food, del fashion, del banking, del b2b, del settore farmaceutico. Conduco eventi Business e Digital in tutta Europa. Faccio parte del comitato direttivo dei Digital Champion. Partecipo come speaker e moderatrice ad eventi, convention, seminari e congressi incentrati sui temi digital, della green e sharing economy, del e-commerce, di startup e dell’ e-business strategy.

I dati parlano chiaro: solo il 4% delle aziende italiane vende online,  contro un 15% della media europea. Chi vende online ha un fatturato estero significativamente più alto rispetto a chi vende offline. Infatti, le aziende italiane che investono in modo crescente sul Internet (le cosiddette imprese high web) risultano avere un fatturato estero più alto, al 14,7%. Al contrario, le imprese low web, che non utilizzano la rete come parte integrante del proprio core business, risultano perdere importanti opportunità, con un fatturato estero mediamente del 4%.

La scusa principale citata dalle aziende quando vien loro chiesto perché  non  vendono online è “In Italia non c’è mercato .”

Non è vero.  Se parliamo di e-commerce, non possiamo più ignorare certi numeri.

Dei 28 milioni di italiani che navigano online, il 60 % ha dichiarato di aver acquistato almeno una volta online, il 42,4% di acquistare su internet una volta ogni tre mesi e il 25,5% – pari a 7,2 milioni di individui (!) – è un acquirente che acquista abitualmente online.

Gli acquirenti online sono cresciuti nel 2012 del 20% rispetto al 2011; il doppio rispetto alla media degli ultimi anni.

Il mercato delle vendite online quest’anno è cresciuto in termini di fatturato del 18%. Quindi se avete chiuso il vostro e-commerce perché non siete andati a break-even non è necessariamente perché non c’è mercato, ma perché forse avete commesso alcuni degli errori che raccontavo qui.

Se volete aprire un negozio online è un momento favorevole: infatti, più crescerà la competizione online e più aumenteranno i costi di marketing per emergere rispetto alla concorrenza.
Cerchiamo allora di capire come costruire un e-commerce di successo dividendolo in tre macroaree. Marketing, persone, sviluppo. Cercando di capire quali siano i driver principali che li caratterizzano

MARKETING

Perché inizio con la voce Marketing e non con la voce sviluppo? Perché

anche se sviluppate il sito web che potrebbe concorrere al “best website awards” per il design innovativo e super accattivante, senza un buon piano strategico di marketing è meglio non partire proprio.

In fin dei conti quando le aziende lavorano ad un nuovo prodotto non è che aspettano che la produzione abbia completato la fabbricazione prima di pensare a come lanciarlo nel mercato, giusto?
Allo stesso modo mentre sviluppate il vostro nuovo canale di vendita va preventivato il lancio e il modo migliore per comunicare le novità al mercato. Seguiamo allora alcuni ste

Ricerche di Marketing per capire qual è il vostro mercato potenziale, la domanda primaria in quel mercato e la domanda secondaria che pensate di poter portare a casa con la vostra iniziativa. In altre parole?

Quante persone potrebbero essere interessate alla categoria di prodotti che vendete e non hanno particolari impedimenti all’acquisto di quei beni online (mercato potenziale)? In quanti effettivamente già comprano quella categoria merceologica online (domanda primaria)? Quanti di quelli che comprano quella categoria merceologica online dai vostri competitor sarebbero disposti a comprare da voi? (questa diventerebbe la vostra quota di mercato. Detta anche domanda secondaria).

Va  svolta un’attenta analisi dei competitor per capire chi sono, cosa fanno, cosa vendono, con quali servizi, a che prezzo e con che risultati. Il metodo più semplice? Comprate da loro almeno una volta, questo esercizio vi porterà una serie di dati interessanti.

Annotate tutti i PRO e tutti i CONTRO della vostra esperienza con loro: vi aiuterà a non commettere gli stessi errori e contestualmente a capire i punti di forza.

Va compreso poi come intendete differenziarvi da loro. Capito questo dopo un’attenta analisi delle ricerche di mercato, andrà sviluppato un piano strategico con un corretto approccio di segmentazione, targeting e posizionamento.

Marketing per attrarre il giusto target. Allocato il budget per rispondere alle domande precedenti, bisogna comprendere la quota parte da allocare invece alla generazione di traffico dalle varie fonti (mobile app, browser, social media, seo, sem…) per veicolarli nel nostro sito.
Non esiste una regola generale. Semplicemente dopo aver fatto “advertising, seeding e buzzing” sui vari canali e un’accurata indicizzazione sui motori di ricerca bisogna comprendere quale fonte genera traffico di qualità.
Magari non alla prima visita nel sito però, quindi attenzione a come leggete le metriche.

Marketing per  convertire i visitatori in clienti. Non basta avere visite al sito, è necessario convertire gli utenti in clienti per legittimare l’esistenza del sito. La motivazione… “Teniamo il sito come vetrina perché è un modo tale per cui poi comprano in negozio fisico”, beh spesso nel board delle aziende è abbastanza difficile da supportare (benché si stimi che le persone che guardano online e comprano offline siano 31 Milioni in Italia!).

Per convertire, bisogna lavorare molto su tutto quello che riguarda le rassicurazioni ai clienti, quindi certificazioni per la sicurezza del sito, fornire molte opzioni diversificate come metodi di pagamento, supporto telefonico per il buon fine della vendita, supporto via email real time, costruzione di un processo d’acquisto con step semplificati per capire esattamente come acquistare, e così via. Fornisce tutte e solo le informazioni di cui il cliente ha bisogno? E’ pratico, accessibile e funzionale?

E-Commerce

Marketing per fidelizzare i clienti. Ci costa molto acquisire sempre nuovi clienti, è preferibile averne di fidelizzati che comprano e ricomprano, che sono già abituati a navigare sul nostro sito.
Vi siete chiesti quali sono gli incentivi che hanno gli utenti per riacquistare nel vostro sito? Come li fate sentire speciali perché riacquistano? Avete creato dei programmi preferenziali ad esempio con  fidelity-card, virtuali o meno? Li premiate con offerte speciali riservate solo a chi acquista online? Offrite loro delle condizioni particolarmente interessanti anche su prodotti accessori o estensioni di prodotti e garanzie?
Gli date motivo di ritornare spesso nel vostro sito con news utili o con accurate strategie di e-mail marketing, ad esempio quando non portano a buon fine la transazione? Avete un servizio di assistenza (Customer Care)?

PERSONE

Competenze. Il vostro team digital è costituito da persone esperte di digital? Vi serviranno competenze sia dal punto di vista dello sviluppo, sia dal punto di vista grafico, che nel marketing&sales.

Avete delle figure professionali esperte di digital adv che siano in grado di creare campagne mirate con Google Adwords, su Facebook nelle sue svariate modalità, su LinkedIn, su YouTube e così via?

Avete nel team chi si occuperà delle varie partnership con altre aziende anche nell’ offline per portare le persone ad acquistare nel vostro e-commerce, M-commerce o Social-Commerce? Sono moltissime le competenze infatti richieste di cui avvalersi per vendere con successo online. Siete sicuri di avere un team sufficientemente preparato.

Attitudini. Perché Attitudini? Perché nel team andrebbero assunte persone con le quali avreste comunque piacere di bervi una birra la sera. L’e-commerce richiede fatica. Soprattutto all’ inizio passerete moltissime ore di lavoro e l’affinità è fondamentale.

L’attitudine è importante perché vi serviranno persone in grado di rispondere con professionalità e competenza e di risolvere i problemi del cliente velocemente ed efficacemente.

Anche se vendete online non vanno dimenticate le regole di base del marketing, l’ empatia con il cliente e la velocità è tutto. I clienti impiegano poche frazioni di secondo ad uscire dal vostro sito ed entrare in un altro

Disponibilità. Il customer care è disponibile via email, al telefono e sui social network 24/7? Quante richieste riceve? In quanto tempo vengono evase? Vi siete tutelati dai rischi di oscillazione della domanda mettendo un maggior numero di persone nei periodi di elevata stagionalità?

Avete allocato personale per la gestione del CRM e del “carrello abbandonato”? Servono iniziative di Marketing per acquisire e fidelizzare i clienti, ma anche per riprenderli “per i capelli” quando per un contrattempo “si sono dimenticati” di chiudere l’acquisto. Serve altresì personale dedicato alla lettura e comprensione delle metriche di riferimento per creare iniziative ad hoc in modo tale da intraprendere azioni correttive per un continuo miglioramento.

SVILUPPO

Sito. Grafica, accessibilità, usabilità, indicizzazione: come per ognuno dei precedenti punti, potremmo scrivere interi libri su questo aspetto.

Nella parte di sviluppo tenete fin da subito in considerazione quali e quante saranno le referenze che andrete a vendere, in modo tale da individuare già delle classificazioni in modo da renderle facilmente identificabili nel sito.

Questo per semplificare la vita all’ utente che trova subito quello che cerca anche nel caso in cui il catalogo sia molto vasto. La parte di gestione del carrello è anch’essa molto delicata, perché contestualmente è come se il prodotto uscisse dagli scaffali ed è quindi necessario avere un sistema in grado di togliere la disponibilità dal magazzino e allo stesso tempo generare una fattura/bolla di accompagnamento per la consegna e collegarsi con il sistema bancario per il pagamento.
Per quanto riguarda la parte di sviluppo, infatti,ricordatevi che il sito è solo una delle parti da considerare, chiedetevi al più presto chi curerà la parte logistica, quella dei pagamenti e il magazzino. Non è sempre semplice scegliere il giusto fornitore per questi aspetti

Logistica. Chiunque sia il provider che scegliete, se volete fidelizzare il cliente sapete che questa è una parte cruciale del discorso. E’ di gran lunga preferibile far scegliere al cliente il giorno/l’ora di consegna della merce. Considerate anche che c’è una bella fetta di utenti che preferisce l’opzione in cui il cliente può scegliere un luogo a lui più comodo per ritirare la merce, evitando così spiacevoli inconvenienti. Non meno importanti la velocità di consegna ed i relativi costi.

Pagamenti. Fornite il maggior numero possibile di opzioni di pagamento, certificate il vostro sito e rassicurate gli utenti sulle transazioni. Non dimenticate quindi anche Paypal e contrassegno. Non tutti infatti sono ancora propensi ad inserire i dati della carta di credito.

Magazzino: qui dipende se comprate e rivendete, oppure se comprate solo nel momento in cui avete già venduto e quindi in tal caso il corriere prende la merce direttamente dal produttore e non è necessario creare un magazzino. Se producete quello che vendete probabilmente avrete già i magazzini che usi abitualmente a tua disposizione. Ricordatevi sempre che i negozi ed i magazzini hanno dei limiti fisici e dei costi molto alti.

In molti mercati l’interesse dei clienti eccede le disponibilità fisiche dei negozi. L’online offre dunque opportunità incredibili di aggregare l’offerta di molti produttori, utilizzando i loro stessi magazzini, per inserirsi in questa disponibilità all’ acquisto degli utenti che richiedono un menu di scelta più vasto.

Ognuno degli aspetti nominati in questo articolo è di rilevanza cruciale per il successo del vostro business. Non risparmiate su questi aspetti.  E non risparmiate sulla formazione vostra e dei vostri dipendenti. L’ignoranza potrebbe costarvi molto più cara.

23 risposte a “Le 12 caratteristiche degli e-commerce di successo”

  1. Grazie per l’articolo Silvia, effettivamente il primo passo per un e-commerce è proprio trovare l’attitudine ad un metodo che solo in parte ricalca le dinamiche offline. 

    Secondo me è un problema di velocità e di paura, molte aziende italiane hanno paura della velocità della rete e di rimanere un passo indietro, si trincerano dietro il luogo comune che gli italiani non acquistano online e di fatto fanno stagnare il mercato e-commerce italiano, che invece all’estero potrebbe fare faville.Noi avevamo individuato i primi passi mentali da fare per aprire un e-commerce qui: http://www.evermind.it/10-cose-da-sapere-sull-e-commerce/, ma il tuo articolo è proprio una boccata di aria fresca 😉

  2. Alberto Rossi scrive:

    ..è relativamente giovane questo mercato, si aggiunga il fatto che vi sono frodi quotidiane, poca sicurezza per chi fornisce dati e carte di credito e dunque la massa di ” naviganti” ancorchè definita tale non compra ON-LINE:

    • damien5 scrive:

       è assolutamente falso, il mercato dell’on line anche in italia ha più di 10 anni, non si deve solo pensare all’acquisto dei capi di moda, ma tutte le transazioni elettroniche (dal web baking al turistico). questi ecommerce popolano le classifiche e fanno parte delle statistiche di cui s legge.
      frodi on line sono una grande stupiddaggine: tuttii si fidano a dare la carta di credito al primo cameriere che passa al ristorante o scrivere qualunque cosa sui foglietti nel portafoglio (pin del bancomat) o in facebook ma pensano che sia meno sicuro mettere pochi dati su sistemi sicuri che non subiscono frodi da anni.
      se continuiamo con queste considerazioni e spaventiamo le persone con invenzioni, non si svilupperà mai nessun ecommerce. però nel mondo funziona e senza frodi…

  3. Hyphen-Italia scrive:

    Bell’articolo Silvia! Io concordo con Marco, molte persone/aziende si mettono paura. Pensano di non saper stare al passo con i tempi del web e/o non conoscono le nuove tecnologie che possono aiutarli.
    Poi concordo con te! Il Marketing è una parte essenziale nel mondo web. Bisogna curare la strategia in ogni singolo aspetto

  4. Pietro Meulli scrive:

    Ciao Silvia, grazie per l’articolo. L’ho trovato molto completo.
    Ti chiedo: per il settore e-commerce dei prodotti alimentari?  questo è un mercato a parte credo.. nemmeno eataly è ben sviluppato. A riguardo dove trovare dati affidabili su domanda primaria e mercato potenziale? soprattutto per quanto riguarda il commercio online di prodotti deperibili ci sono molte problematiche aggiuntive: catena del freddo, costi di spedizione, permessi, peso variabile… 

    Pietro

    • damien5 scrive:

       ci sono ampli studi di settore che speigano come grandi gruppi siano riusciti in un’impresa che non è così semplice in effetti, deperibilità, gestione delle partite, catena del freddo. ottimi esempi anche di semplici negozi (fauchon.com,  sito di una gastronomia francese di livello). carrefour, auchan, coop, spediscono rispettando tutti i criteri.
      studi ed altro si trovano anche con piccoli investimenti (ad esempio forrester, ovum, veridict, che spiegano trend, soluzioni, esempi

    • silvia vianello scrive:

      Grazie Pietro, scrivimi pure via email per approfondire questa parte molto delicata, ovvero la vendita dei prodotti alimentari online:
      silvia.vianello et reinventami.com
      A presto,
      Silvia

  5. Carlo Mazzocco scrive:

    Splendido articolo, soprattutto perché esemplifica il processo strategico per step semplici ma esaustivi.

    Per la parte marketing purtroppo mi rendo conto che spesso alcuni imprenditori tendono a bypassare la determinazione corretta del target e del mercato potenziale per focalizzarsi subito sulle modalità di conversione da visitatori a clienti. Nemmeno l’attività di fidelizzazione è ancora considerata importante come dovrebbe. Spero che sia stato “sfortunato” io a trovare solo casi del genere 🙂
    Complimenti ancora e buon lavoro!
    Carlo

    • silvia vianello scrive:

      Grazie Carlo, troppo spesso il budget si esaurisce per la parte di sviluppo, ma se non consideriamo ampi budget per la parte di marketing si rischia di essere invisibili online. Non è come avere un negozio in centro, che tanto i clienti ci passano davanti 🙂
      A presto
      Sv

  6. labstore.it scrive:

    Ciao  Silvia,
    Concordo pienamente con le considerazioni dell’articolo.Complimenti e buon Lavoro.

  7. damien5 scrive:

    Non sono d’accordo sui punti letti sopra o forse non ho proprio capito nulla eppure faccio ecommerce da anni.

    Per prima cosa, non è possibile fare un articolo con tal titolo e non citare il modello
    che l’azienda deve scegliere e le sue compontenti. Forse è per questo
    che in Italia l’ecomm non funziona, chi dovrebbe avere il titolo
    accademico non ha mai visto un caso reale. La teoria da sola non serve a
    nulla.

    Non vedo ordine nei punti, il magazzino è parte della logista che fa parte delle OPERATION assieme ai pagamenti, all’antifrode, al customer service e ai sistemi IT. Alcune o tutte di queste cose si possono “comperare” fuori, con servizi esterni alla propria azienda in modello che passa dall’interno totale all’esterno totale o parzialmente esteralizzato. Va anche detto che si debbano scegliere quei servizi vicini al proprio mercato, inutile prendere un customer service delle telco se si vende abbigliamento tanto per fare un esempio.
    Fondamentale la reportistica, che non vedo citata, ma che è cross su tutti e 3 i livelli della piramide (quello delle operation appena citato, quello del digital marketing dopo e quello strategico ancora più sotto).

    Altra parte che vedo mancare è quella del DIGITAL MARKETING, che va dal merchandising (pura follia non inserirlo in un tema di ecommerce), passando dal risultato di buying allcation e planning (dovrò ben sapere quale prodotto metto nel mio sito, come me ne aprovvogiono, come ne gestisco il ciclo vita anche dopo), alla gestione dei contenuti (eventualmente in più lingue se uno vuol davvero fare ecommerce; invi inclusi immagini e testi emozionali per prodotti e categorie); manca la Comunicazione, pochi spunti su CRM, advertising assente come mobile e i social. Sono stpetatto nel non vedere citati i principi di base del web marketing, che si chiamano SEO SEM, ma nemmeno email campaign…
    Questa parte si deve arricchire di quei processi incrociati (per chi ha il canale off line) in modo da servire il proprio Cliente con lo stesso livello di servizio senza tener conto di dove egli comperi.

    Ancora più assente è la parte alta della piramide, la parte STRATEGICA, dove l’azienda deve definire strategie basate su obiettivi semplici, precisi, misurabili, raggiungibili in determinati lassi di tempo, con certi budget. Quali paesi eventualmente aggredire (o se è solo Ita è come usare la Ferrari in 1a con l’ecommerce che aiuta, soprattutto in Europa dove c’è libera circolazione delle merci, ad abbattere le frontiere).

    Vedo un titolo e un articolo disarticolato che non spiega nè come mai in italia l’ecomm non va nè quali sono i metodi per farlo andare, il fatto di citare statistiche di accesso ad internet e di vendita senza discernere che quei numeri considerano anche i servizi bancari e i servizi turistici

    Quello che ho letto nell’articolo e che secondo me (faccio ecommerce multimilionario a livello globale con risultati a 7 cifre) è assolutamente inutile, confuso, sbagliato: è come dire la pasta alla carbonara in italia non tutti la sanno fare perchè il miglior modo per fare la pasta alla carbonara è usare il sale, un piatto grande, servono le uova che sono fondamentali, i condimenti e molto importante sono le dosi delle uova.

    Allucinante che queste cose escano da Bocconi.

    • silvia vianello scrive:

      Caro Damien5, singolare il fatto che tu ti permetta di citare altre entità per cui io lavoro senza avere neanche il decoro di firmare con nome e cognome il tuo post, altrettanto il fatto che tu ti senta in grado di giudicare dall’alto della tua millantata esperienza a sette zeri (dovrei crederti sulla parola?) come è infine singolare il fatto che tu ti rivolga ad una persona senza conoscere approfonditamente tutte le attività che questa svolge. Cominciamo dalla Base dell’educazione quindi, a casa mia ci si presenta.
      Tralasciando i modi, preferisco parlare di contenuti:

      -Tu dici: “faccio ecommerce da anni”—- …questo non significa farlo bene.

      -Poi dici: “Per prima cosa, non è possibile fare un articolo con tal titolo
      e non citare il modello che l’azienda deve scegliere e le sue compontenti”  —- partendo dal presupposto che gli articoli di che futuro sono di 3 pagine word, quello che diamo sono delle linee
      guida, ma poi, di quali modelli parli e relative “componenti”? (si scrive così e non compontenti come hai scritto tu, inesistente nel vocabolario italiano).

      -Poi dici: “Forse è per questo che in Italia l’ecomm non funziona, chi
      dovrebbe avere il titolo accademico non ha mai visto un caso reale. La teoria da sola non serve a nulla.”—- Anche in questo caso mi spiace deluderti ma ho fondato 3 società di consulenza nella mia vita, nell’ordine “GreenWeb3.0”, “Visionando” e “Reinventami”. Faccio un programma TV in cui ogni settimana parliamo delle
      difficoltà delle startup a creare e-commerce, ricevo migliaia di email a
      settimana in cui le aziende mi raccontano le loro difficoltà, i loro successi, i loro punti di forza e di debolezza. Sono tra le poche in Italia a vedere così tante case history e selezionare le migliori per venire in trasmissione
      (Smart&App, LA3, sul 134 del Digitale Terrestre e 143 Sky).

      -Poi parli di “logista”—- Deduco volessi dire logistica, ma sai prima di
      studiare come costruire un e-commerce si va alle elementari e si impara a parlare a scrivere e così via.

      -Qui invece “OPERATION assieme ai pagamenti, all’antifrode, al customer service e ai sistemi IT” … bel mix che fai tra cetrioli e pomodori. Il customer service è marketing. Le certificazione per rassicurare l’utente sono un’altra cosa. Ognuno degli aspetti che nomini fa storia a sé.

      -Qui “esteralizzato”, beh sai… deduco volessi dire che puoi esternalizzare
      certi servizi…non vedo incongruenza con l’articolo in quanto mi aspetto che il lettore evoluto di chefuturo non si aspetti che gli suggerisca di comprarsi UPS, DHL, Bartolini…

      -Parli di reportistica… ma hai il mouse? C’è un link dentro all’articolo in cui più e più volte nomino le metriche di riferimento http://www.chefuturo.it/2012/07/i-9-motivi-per-cui-il-vostro-sito-di-e-commerce-non-funziona/

      -Idem come sopra quando parli di Marketing Digitale….citato più volte in questo articolo, nell’articolo precedente, nella mia intervista rilasciata al Millionaire sull’e-commerce nel numero di Novembre 2012, nonché se guardi a lato sx del tuo schermo in homepage di chefuturo trovi tra i più letti attualmente un mio articolo di marketing digitale scritto addirittura a Maggio, curioso che tu che sei così esperto e attento non te ne sia accorto. Idem su tutto quello che dici di comunicazione, CRM, SEO, SEM, mettendoli tutti senza ordine in un unico calderone, sono cose ben diverse, permetti.

      -Sull’integrazione con l’offline, in un post di 3 pagine, non si riesce ad esaurire il tema dell’e-commerce, difficile avere lo spazio per parlare anche di customer journey, comportamento d’acquisto mixed-mode e così via.

      -Anche per la parte di strategia e per la parte dove dici “come mai in italia l’ecomm non va” ti rimando all’articolo precedente, che non a caso si chiamava i 9 motivi per cui il vostro sito e-commerce non funziona http://www.chefuturo.it/2012/07/i-9-motivi-per-cui-il-vostro-sito-di-e-commerce-non-funziona/

      Però sai che me ne hai fatto venire in mente un altro? Anche il copy è importante, se scrivi le descrizioni dei prodotti come hai scritto questo commento, di certo potresti avere discreti problemi ad essere percepito come sito affidabile.

      Per i numeri presi singolarmente, ti rimando a NetComm http://www.consorzionetcomm.it/
      strano però che tu non lo conosca, o meglio “allucinante” come dici tu,
      “dall’alto della tua esperienza”.

      Ah comunque sono appassionata di cucina, posso insegnarti a fare la carbonara se vuoi. 

      Infine, giusto per precisare il mio titolo accademico è un PhD d’eccellenza in Economics conseguito a livello internazionale, mentre in riferimento al fatto che tu dici di “non ha mai visto un caso reale” ti ribadisco che oltre al lavoro da docente, svolgo da anni con successo per la soddisfazione di tutti i miei clienti, attività di consulenza 
      e conduco settimanalmente la trasmissione che mi porta a vedere un
      numero elevatissimo di nuovi modelli di business online a settimana. Dubito che chi lavora in una singola realtà possa avere tale fortuna. Passo e chiudo perchè dubito di avere il tempo e la voglia di continuare con te una discussione che potrebbe essere senza fine.

      • damien5 scrive:

         mi spiace se i toni sono risultati offensivi, non era mia intenzione.

        no, non ho il mouse, uso un tablet che talvolta mi fa tribolare con le parole. mi spiace se sono uscite parole senza senso, so di dover fare più attenzione.

        faccio docenze sda bocconi e sono speaker nelle principali conference internazioni, non l’ho mai incontrata peraltro, ma lavoro per un’azienda molto nota (dopo altre esperienze in US e EU), non serve il nome, servono i contenuti e l’esperienza, se uso il nome si confonde il mio pensiero con quello dell’azienda per quale lavoro

        ribadisco, quanto lei riporta è sbagliato, pregiudizioevole e fa passare l’ecommerce sotto una luce fin troppo semplicistica che è sbagliata

        accetti almeno questa come critica, bisogna imparare ad accettare le critiche, vedo che lei non lo sa fare. non replicherò ulteriormente anche perchè credo non giovi a nessuno.

      • jovenal scrive:

        Cosa è “un Ph.D. d’eccellenza, conseguito a livello internazionale”? In una Grand Ecole, alla francese? Le scuole d’eccellenza sono per definizione italiane, non esistono nel resto del mondo. Sono 9, le ha classificate il MIUR nel 198o. Ma forse era una circonlocuzione verbale. 
        Un’altra cosa: se uno fa l’elenco delle proprie pubblicazioni, in tutto il mondo — e per un PhD questo è determinante, dunque se dovessero esserci errori, il consiglio è di correggere — NON si indicano articoli, elzeviri, interviste, men che meno se rilasciate su testate generaliste online come NinjaMarketing, ilSole, etx. Né è ammissibile di autoattribuirsi l’autoralità di pubblicazioni altrui. Linkedin da cambiare al più presto?
        Saluts. j

  8. Doctor Brand scrive:

    “Competenze” si, decisamente. Tantissimi e-commerce, in particolare medio-piccoli, falliscono miseramente anche e soprattutto per beata ignoranza delle dinamiche comunicative digitali.

  9. Nicola Sodano scrive:

    Sono pressoché d’accordo con diversi aspetti illustrati nell’articolo e nel leggerlo ho fatto una riflessione..

    Le piccole e medie imprese italiane che si affacciano al mondo dell’ e-commerce, spesso sono a digiuno di molti dei meccanismi coinvolti in questo settore, affidandosi spesso a consulenti esterni, poiché non possono sopperire alla mancanza di personale interno specializzato nel settore. Il problema, che spesso ho rilevato è che tuttavia non sono disposte a investire, aspettandosi che l’avere un sito di e-commerce sia la panacea ai loro problemi e desideri di vendita online.C’è il rovescio della medaglia, ovvero quando aziende che sono disposte ad investire, scelgono le persone sbagliate per portare avanti progetti, rimanendo immischiate in uno scenario complicato fatto di molto fumo e paroloni grossi, rischiando di fatto di avviare un progetto a lungo termine che non avrà mai fine. Sono dell’idea che, per avviare un progetto di e-commerce, non si debba perdere di vista la semplicità e l’efficacia del messaggio che si vuole lanciare e non per ultimo la vendita, obiettivo principale nel mettersi in gioco sul Web.

    Nicola

  10. franco scrive:

    sono d’accordo quasi su tutto, tranne su alcune cosette, intanto ho trovato un altro articolo interessante come il tuo che elenca alcuni aspetti importanti di un sito ecommerce, ecco qui il link http://preventivositoweb.name/2013/05/20/portare-al-successo-un-sito-web-ecommerce-consigli-per-lesperienza-di-acquisto/

  11. Sara Chieti scrive:

    l’articolo descrive accademicamente tutte le variabili per la gestione, lancio e promozione di un-ecommerce, ma credo che ci siano alcuni punti (sicuramente per mancanza di tempo) che non sono stati sviluppati a dovere.
    Chi come me si occupa della creazione e messa on-line di e-commerce, vi può dire che mettere in piedi un e-commerce di successo è molto più complesso, faticoso e costoso di quanto non si pensi.
    A tutti coloro che hanno per un attimo della loro vita pensato di mettere su una struttura e-commerce senza avere esperienza di vendita, logistica, spedizioni, marketing etc.. consiglio vivamente di aprire un negozio e-bay o amazon, riscuteranno sicuramente più successo che non investire in una struttura che per almeno 10/16 mesi non produrrà altro che perdite (nel 99% dei casi).
    Senso sempre più clienti, amici, professionisti ed altro parlare di e-commerce come un tempo si parlava della corsa all’oro nel vecchio west. Tutti parlano di un mercato in continua creascita ma di fatto nessuno ha dei numeri sugli e-commerce. Ad occhio, posso dirti che per esperienza la maggior parte dei miei clienti ad un anno dal lancio non riescono neanche a coprire i costi pubblicitari, questo perché il mercato di internet non è come il “negozio sotto casa”. Se si è fortunati e si sceglie una nicchia di mercato, o prodotti con una distribuzione esclusiva (supportati da una forte campagna sociale) si ha qualche chance di sopravvivere e sviluppare la struttura. Se si fà l’errore di entrare in mercati saturi, dove la concorrenza è “seria” e non si ha un piano di investimenti commisurato, il risultato rischia di non essere dei migliori.
    In sintesi sconsiglio a tutti coloro che pensano di dare “una svolta” alla propria vita di investire in un e-commerce, consiglio invece alla aziende, già strutturate e che hanno le risorse (non solo economiche ma anche umane) di affidarsi a dei professionisti e farsi fare un piano di sviluppo, senza il quale dovrebbe essere vietato per legge investire in un e-commerce.

  12. nicolas masat scrive:

    Qualcuno sa le statistiche sui diversi modalita di pagamento per l’E-Commerce in Italia? (Paypal, contrassegno, carta di creditio …). Grazie mille!

  13. Teresa Bongioni scrive:

    Secondo me gli aspetti legati al marketing sono importantissimi, ma allo stesso tempo ce ne sono altri che non possono essere sottovalutati. Ad esempio, come fanno notare importanti hosting provider come register.it, ovh.it o flamenetworks.com, è assurdo investire migliaia di euro nello sviluppo di una piattaforma e poi caricare tutto su di un server che costa 30 euro l’anno. A queste condizioni, i tempi di caricamento sono troppo lunghi e gli utenti semplicemente vanno via pensando che il sito sia amatoriale. Per un acino di sale…

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