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Federico Feroldi: “Giovani cervelli, lasciate stare la retorica. E lasciate l’Italia in cerca di futuro”

CheFuturo! invita a bordo le persone che hanno grandi storie da raccontare. Qui trovate i contributi di uomini e donne che stanno cambiando il mondo con la forza delle idee.

In questi ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare di “fuga di cervelli”. Una terminologia dalla connotazione negativa, solitamente associata ai molti discorsi sulle “cose che non funzionano” e sui “motivi per cui sarebbe meglio andarsene”.

Questi fantomatici cervelli (termine puramente scientifico, come se non ci fossero sentimento e passione in queste persone) sono alternativamente stati additati come traditori della Patria o come parte di un ristretto gruppo di “fortunati” per aver avuto l’occasione di trovare un posto migliore dove realizzare i propri sogni (come se si trattasse di puro caso e non di merito).

“Ah! Come sei stato fortunato ad aver trovato lavoro all’estero, beato te!” – “Sai, lo farei anch’io se potessi ma «inserire una delle tante scuse», quindi mi tocca rimanere qua!”.

Alcuni politicanti hanno cercato di “arginare” questa “emorragia” (sempre questa terminologia medica, come se fosse un male da curare!) senza grossi risultati. D’altronde non è di certo con assurdi incentivi che chi ha lasciato il nostro Paese cambia idea, ma con modifiche e miglioramenti strutturali che probabilmente dovranno aspettare una nuova generazione di politici per essere realizzati.

Quindi cosa resta da fare? Non resta altro che lasciare, anzi stimolare i giovani a lasciare questo Paese che finora è stato un po’ come quelle mamme che non vorrebbero mai vedere i propri figli diventare adulti e badare a se stessi.

Dov’è finito il popolo di viaggiatori? All’età in cui Marco Polo aveva già scritto il Milione molti giovani di oggi non hanno nemmeno mai lasciato la propria città.

La mobilità lavorativa (il così detto precariato) è ancora vista come un problema da risolvere, come se si potesse tornare all’epoca del posto fisso per tutta la vita.
In realtà quella che ci attende sarà un epoca di mobilità non solo lavorativa ma anche di vita.

Mai nella storia umana è stato così facile (e necessario) viaggiare, vivere e lavorare nei luoghi del mondo.

Ce lo stanno insegnando Indiani e Cinesi che vedono con naturalezza lasciare il proprio Paese ed andare a studiare negli Stati Uniti, allo stesso modo in cui un giovane Italiano della loro età vede con naturalezza la necessità di limitare le proprie scelte di crescita per non lasciare il proprio luogo d’origine.

Quegli stessi giovani Indiani e Cinesi, dopo essersi laureati a Stanford ed aver lavorato per Google o Facebook tornano nel loro paese di origine ed aprono aziende che generano migliaia di posti di lavoro. I nostri giovani invece cercheranno di entrare a stento in un mondo del lavoro che gli chiederà molto e gli darà molto poco.

L’Italia sta arrancando nel panorama mondiale: quel Paese che un tempo era considerato uno dei principali produttori di design e di tecnologia sta diventando soltanto un consumatore di innovazioni che arrivano dall’estero (quanti di voi portano con sé tecnologia Italiana?).
Sta diventando sempre più difficile per i giovani di talento acquisire le conoscenze, l’esperienza e le risorse per realizzare i propri sogni.

Nel campo del web, per esempio, è praticamente impossibile crescere dal punto di vista professionale ai livelli possibili negli Stati Uniti. Non ci sono palestre perché l’ecosistema è arido. In Italia non esistono una Google o una Facebook in cui fare esperienza e mai esisteranno perché né Google né Facebook sono aziende nate da un unica cultura.

Google e Facebook sono nate negli Stati Uniti ma non sono statunitensi: sono aziende globali, create da giovani provenienti da tutto il mondo, emigrati negli Stati Uniti per studiare, imparare e crescere. Sono aziende nate da una varietà e ricchezza culturale che in Italia semplicemente non esiste e (forse) mai esisterà perché nessun giovane di talento viene in Italia per realizzare un sogno.

Quello che possono fare i nostri talenti oggi è far parte di questa ricchezza culturale e arricchirsene il più possibile.

È giusto che vedano il mondo, acquisiscano conoscenze ed esperienza che un giorno riporteranno (forse) nella loro terra natale, quando il nostro Medioevo intellettuale sarà passato e ci sarà (speriamo) un nuovo Rinascimento.

New York, 19 dicembre 2012

Federico Feroldi

  • Ciao Federico, anch’io subito dopo le feste lascerò l’Italia! Non mi ritengo un cervello in fuga, in Italia non mi è stato possibile dimostrare nulla quindi non sò se sono un cervello o no, ma ho un cervello per questo me ne vado! 

  • morrizor

    Normalmente per fuga s’intende l’emigrazione verso paese industrializzati, come USA/Canada/UK ecc. 

    Io ho fatto una scelta diversa, sono “fuggito” verso un paese in via di sviluppo: il Messico. Ho sempre amato questo paese ed ho deciso di trasferirmici. Chiaramente il trattamento economico non è nemmeno comparabile a quello dei paesi industrializzati, ma il partecipare alla crescita di uno stato, è veramente eccitante.

    Mi piace vedere come qui, anno dopo anno, le cose cambiano in meglio, come la società si evolve per esempio con l’introduzione della raccolta differenziata o con la creazione di infrastrutture che permettono una vita migliore.

    Nonostante il campo limitato d’azione, sento di poter far qualcosa per il Messico, in particolare per la comunità nella quale vivo (un paese di 1.000 anime sull’oceano Pacifico). Per lo meno posso portare la mia esperienza, dicendo quali cose hanno funzionato da noi e quali sono state disastrose.

    È eccitante… e l’eccitazione è il sale della vita. Quella stessa vita che era diventata così noiosa in Italia, da perdere ogni fascino…

    Hasta pronto Federico, aqui te esperamos para las vacaciones! 😉

    Miguel

  • ciao Fede! ti aspettiamo al rientro. Importatore sano di kultura digitale 😉

  • Ciao Federico, il punto di vista di un promotore della campagna Voglio Restare: http://mistermazza.tumblr.com/post/38306955309/scegliere-non-significa-adeguarsi

  • Andate pure per il mondo ma ricordate che se non sarete qui anche voi per cambiare questo (…) di paese, questo non ha futuro, un paese di vecchi comandato da vecchi che succhieranno il possibile, fino a che il paese non verrà alla fine occupato da altri giovani. Dovete aiutarlo ad aprirsi agli ‘stranieri’ (per i quali oggi non si fanno differenze fra una badante e un genio del web), aprirlo al vero mercato e alla concorrenza – basta rendite di posizione -, obbligare gli investitori istituzionali a investire nelle startup (e non come fa il Fondo Strategico, che con i soldi del risparmio postale compra quote di Generali, e come fanno le Fondazioni bancarie che cercano di tenersi stretto il controllo delle Banche), obbligare lo Stato ad abbattere le pretese fiscali sulle imprese. E questo è solo l’inizio. Pippone elettorale ? Può darsi, ma è sincero. 

    Il Medioevo intellettuale (e politico) da solo non passa. 

  • piturlu2

    DATO CHE IL CERVELLO DI SOLITO NON INVECCHIA MA MIGLIORA CON LE ESPERIENZE E LE CONOSCENZE CHE SOLO GLI ANNI PERMETTONO MI LASCIA PERPLESSO CHE SI PARLI SEMPRE E SOLO DI “GIOVANI CERVELLI”
    PER ESIGENZE DI VITA HO INIZIATO A CREARE PROGETTI INNOVATIVI A 50 ANNI ED ORA CHE NE HO 65 SONO AL MASSIMO DELLA CREATIVITA’ CON PROGETTI CHE NON MI SAREI MAI IMMAGINATO DI FARE.
    ASPETTO SOLO DI “FUGGIRE” DOVE QUALCUNO FINANZI QUALCUNO DEGLI OLTRE 30 PROGETTI VISTO CHE IN ITALIA NON ESISTE NESSUNO CHE METTA 1 € PER GUADAGNARNE MILIONI MA PENSANO SOLO A FREGARTI LE IDEE. VISTO VHE SONO GIOVANE ED IN FORMA OLIMPICA ASPETTO L’OPPORTUNITà DI POTER LASCIARE ALL’UMANITà UN PATRIMONIO DI INNOVAZIONI. [email protected]

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