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Dietro la cover di legno per iPhone, non c’è una fabbrica cinese ma due artigiani italiani. Di 20 anni

Giornalista, blogger, docente, imprenditore. Scrivo di tecnologia, cultura e società dal 1991. Sono autore di tre libri, compreso uno del 2006 su Web 2.0 e Social Media. Insegno alla scuola di Media Design in NABA. Sono co-fondatore di Blomming, tra le prime startup europee ad aprire il Social Commerce a tutti. Nel 2010 sono stato incluso tra i Top 1.000 Twitter Tech Influencers Worldwide da Edelman, e Wired.it mi ha considerato tra i 50 italiani da seguire su Twitter e Facebook nel 2011. Svolgo consulenza strategica su ambienti digitali e open innovation per grandi aziende. Credo fermamente nell'idea di una imprenditoria nuova e aperta. Ho un blog (in italiano) dalla fine del 2005, Infoservi.it. Recentemente ho aperto un blog in inglese su Forbes.com.

“Ognuno tenta di trovare la propria strada. Noi abbiamo sempre rifiutato l’idea di entrare nell’azienda di famiglia. Oggi, dopo anni di esperienze diverse, siamo tornati qui dove tutto è cominciato”. Andrea e Stefano Aschieri, poco più di vent’anni, hanno fondato un business a gennaio di quest’anno. Fanno cover per iPhone, dite? No, molto di più. Il loro progetto si chiama Wood’d e creano oggettistica di design in legno, “Un materiale che conosciamo”, dicono. Perché il “qui” è la falegnameria di famiglia, uno spazio in cui si lavora il legno da 50 anni e nel quale il nonno faceva stuzzicadenti. Ora raccontano la loro storia in un video-documentario.

Andrea si occupa di design, produzione e vendita; Stefano di comunicazione, web e Social Media. Hanno voglia di fare qualcosa di nuovo, anzi “qualcosa di concreto partendo dall’azienda di famiglia”. Così pensano alle cover per iPhone: disegnate da loro, ricavate dal legno “Che dà una sensazione tipica e unica” ma nello stesso tempo non troppo intrusive, perché vogliono porsi “In una posizione di rispetto nei confronti del designer dell’oggetto”.

Insomma nella loro storia (che raccontano anche in questo post) tradizione e contemporaneità sono talmente intrecciate che non si possono districare. Andrea dice

“Ci sono alcuni passaggi che teniamo fare a mano. Uno di questi è la carteggiatura, per creare un’impressione tattile diversa da un prodotto industriale”

e in questo è perfetto interprete sia della tradizione artigiana di famiglia sia della nuova personal fabrication. Anche perché le decorazioni, invece, sono fatte al laser.

Stefano, invece, racconta che “Fare noi le foto, pensare noi ai loghi, gestire noi il sito fa sì che l’immagine di Wood’d sia la più coerente possibile” e forse è per puro istinto che segue le più classiche regole del marketing, mentre le reinventa sul Web.

Ma Stefano è anche studente di Media Design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, così con tre colleghi – Antonio Zingaro, Mattia Cossi, Perla Sardella – producono un video-documentario. Questo.

Wood’d così si intreccia anche con un altro progetto giovane: Non ho l’età, “Una serie di documentari sui giovani che si inventano un lavoro”. Una prima puntata sui ragazzi di Wavez Skateboardz si trova qui.

Il team e il network, le idee, la familiarità con i media, la capacità di usare con disinvoltura gli strumenti di oggi compreso l’e-commerce che, lo dico con orgoglio, hanno fatto con noi di Blomming: ecco il loro Shop. Stefano ne sottolinea le potenzialità per il lavoro indipendente:

“Crediamo molto nel fatto di avere un e-commerce, riteniamo che in un futuro neanche troppo lontano questa potrà essere la miglior modalità e la più efficace di lavorare”.

E, certo, è vero, una famiglia, dei materiali, un capannone in cui lavorare, un bancone e un trapano da cui partire. Così chiudono il video: “Ora lavoriamo a dieci metri dai nostri genitori. Può sembrare un passaggio abbastanza brusco, però… a noi non interessa l’iPhone in sé ma la ricerca che ci sta dietro. Siamo sicuri che la passione che ci metteva nostro nonno nel produrre stuzzicadenti, i nostri genitori a produrre il loro catalogo è sicuramente la stessa che ci mettiamo noi per Wood’d”.

E in questo modo i trucioli e la polvere di legno del loro video e i disegni al laser dei loro oggetti sono anche una riconciliazione tra generazioni. E una prospettiva.

Milano, 13 dicembre 2012

Alberto D’Ottavi

  • jovenal

    Daniele G., Francesca N., provincia di AP, lei laureata in industrie artistiche, lui uno che ha sempre lavorato forte, sposati, 2 bambine, entrambi vengono da famiglie geniali, del genio artigiano che raramente si trova ancora. Sono stati miei fratelli fino a 10 anni fa. Le costruzioni che daniele e francesca hanno fatto per anni sono pezzi unici, di arte e di industria, un’ars-tecnica che non ha fatto scalpore sulle prime pagine né di carta né di iobyte: fa scalpore dentro quando le vedi, anzi quando hai visto il pezzo d’ebano da cui le hanno spolpate, quando te le regalavano, l’ospitalità che c’è dentro, come ti invitano a venirci a stare, senza preoccuparsi se c’è o non c’è sufficiente denaro. 
    Francesca e Daniele io li ho visti morir di fame, scegliere l’una e l’altro di smettere e andare a fabbricar scarpe per gli italiani che poi hanno delocalizzato in estonia; essere maltrattati in banca, parlare con direttori di marketing che hanno sentito quello scalpore ma poi l’hanno ricacciato dietro l’angolo degli occhiali da sole, perché quei pezzi sono troppo unici. Anzi, perché l’investimento da dietro a quegli occhiali azzurrati non lo hanno visto — dunque ci ho investito io.
    La maggior parte delle parole che dopo decenni di real-business leggi scrivere oggi, durante questo party dell’exponential-naught, provengono da business insider di riciclo. E molto del denaro che circola è di riciclaggio. Non del crimine, della derivazione. Che non  ancora alta finanza, è bassa, nei villaggi locali, come i lupi scendono quando cambia stagione, lupi augmented, con contratto.
    Intossicare giovani artigiani imprenditori lavoratori geni persone comuni, proiettandoli nello show del mercato pesante significa sradicarli dalla località delle proprie comunità, dalle reti di protezione di cui avranno bisogno quando il ciclo è terminato, dalla logica dell’effettività, dalla paura tangibile. Quattro anelli fusi che ingrossano e ingrossano e ingrossano sin da un primo articolo di giornale, reazione, fai notizia, gli racconti che per prima cosa, impara: Cambia tutto, sali.
    Non salite, plz. M. Obr. j

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