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5 passi per accendere una web tv o testata digitale, trasformandola in impresa di comunicazione

Sono uno storyteller digitale, appassionato di nuove professioni e comunità in rete. Ho co-fondato l’osservatorio sull’enterprise generated content dell’Università Bocconi e la community Wwworkers.it. Scrivo per Repubblica, Nòva24, Metro, Millionaire. Ho lavorato prima in Vodafone e poi in Technogym. Per Sole24Ore ho pubblicato “TV fai-da-web” (2010), “Wwworkers” (2011), “Vendere con le community” (2012, 2014) e “Social TV” (2012).

Sonia Peronaci è l’anima di Giallozafferano.it, una community di  appassionati di cucina. Sonia dai fornelli di casa sua è uscita allo scoperto e ha costruito una impresa digitale che si sta consolidando, in rete e fuori la rete. Il progetto nasce dai bisogni di un pubblico ed è realizzato con un linguaggio semplice, immediato. Oggi conta migliaia di contatti anche sui social network, quasi 500 blog attivi aggiornati quotidianamente e dà lavoro ad uno staff che dialoga costantemente con la propria community.

Sonia è una delle tante storie che abbiamo raccontato nel tour on the road per l’Italia, un tour che ci sta facendo incontrare centinaia di micro editori digitali, creatori di piattaforme di informazione e comunicazione sul territorio.

Insieme al team del nostro osservatorio e network Altratv.tv abbiamo percorso nell’ultimo mese centinaia di chilometri e siamo al giro di boa. Dopo Milano, Pisa, Padova, Ancona, Roma, Torino e Lecce faremo tappa “on the road” nel sud-Italia (isole comprese) nei primi mesi del 2013.

Oltre ai facili entusiasmi è innegabile che la rete stia dimostrando di essere un volano di opportunità, di business.

Nonostante una crisi di sistema, nonostante ritardi infrastrutturali e culturali, nonostante tutto l’Italia in rete si accende grazie a micro-editori, che adottano i social network e sperimentano sui dispositivi mobili. Una filiera produttiva si sta riconvertendo grazie al digitale, filiera che è sì compressa ma che risulta anche più complessa rispetto al passato e che ha portato all’accensione di centinaia di web tv, piattaforme digitali, testate di comunicazione locali, community online: si moltiplicano gli attori, che cambiano spesso ruolo rispetto ai modelli analogici del passato.

Le Italie in rete crescono, complici l’abbattimento dei costi del digitale, una soglia di accesso ai sistemi di produzione più bassa e una maggiore alfabetizzazione verso le nuove tecnologie. Ad oggi dal nostro osservatorio Altratv.tv registriamo quasi millecinquecento piattaforme attive e circa diecimila operatori tra diretti e indotto (agenzie subfornitrici di servizi), con un fatturato complessivo stimabile non al di sotto dei dieci milioni di euro.

Si attesta al +11% la crescita  delle web tv, attori indipendenti che propongono contenuti multimediali territoriali o tematici: sono 642 le “antenne” presenti in Italia e oltre 800 i media digitali locali attivi.

In questi anni abbiamo visto moltiplicarsi queste imprese, e con loro la capacità di incidere nei processi di comunicazione e di business. Identità, sostenibilità, progetti multipiattaforma, social network e offerte per il mobile inserite nel ciclo produttivo: abbiamo provato a mettere nero su bianco cinque consigli per tutti coloro che stanno per accendere web tv o testate digitali.

Consiglio 1: Individuare un’idea “wow”, dando identità al progetto e schierando un piano editoriale

L’idea su cui concentrarsi è il primo consiglio, un passaggio essenziale, strategico. Si può scegliere di raccontare il territorio e quindi di puntare sull’hyperlocal, geolocalizzando la propria attenzione (lo fanno più della metà dei piccoli player presenti in Italia). Occorre in questo caso che la web tv o testata digitale diventi – come direbbe Francesco Soro, presidente di Corecom Lazio – “hub di comunità” e arrivi a raccontare quello che avviene sottocasa. I modelli esteri ci danno la possiblità di capire il potenziale, e il relativo successo. Tra le storie di eccellenza si segnalano Komonews di Seattle, Katu di Portland o ancora West tv di Orlando. Oppure si può scegliere di tematizzarsi, optando per un percorso verticale e intercettando l’interesse di comunità specifiche, come ha fatto Sonia con la sua Giallozafferano.it

In entrambi i casi è prioritario redigere un buon piano editoriale, raccontando sulla propria piattaforma storie avvincenti e credibili. La creazione di un piano va di pari passo con l’idea di “serializzare” l’offerta di produzione di contenuti, creando una logica di palinsesto.

Consiglio 2: specializzarsi o iperspecializzarsi stringendo un “patto dei forti”

C’era una volta il videomaker a tutto tondo, nell’immaginario collettivo colui che produce, monta e mette in rete il suo filmato. Oggi non è più così, o almeno non lo è per quelle esperienze che si sono professionalizzate e che sono diventate vera e propria impresa di comunicazione. Per riuscire a ragionare come un’azienda digitale occorre creare una squadra sostenibile e specializzata, stringendo alleanze con il territorio e presidiando gli ambiti sia manageriali che editoriali.

Consiglio 3: creare un team commerciale che dialoghi con PA, PMI, Terzo Settore

Per ogni testata digitale che nasce su un territorio è importante avviare un confronto con tutti gli stakeholders del territorio stesso, con i referenti della Pubblica Amministrazione, con le piccole e medie imprese che popolano il distretto industriale, con le associazioni di categoria e le diverse rappresentanze.

Molte “antenne” operano in sinergie anche commerciali con questi attori del territorio. Occorre diventare “business partner” delle piccole imprese della comunità, perchè le stesse aziende hanno necessità spesso di alfabetizzarsi sul fronte delle nuove tecnologie: per Eurisko in Italia tra le 4,5 milioni di aziende (di cui 4 milioni con meno di 10 dipendenti) solo il 25% ha un sito web. Quindi esiste un mercato da “aggredire” e presidiare.

Consiglio 4: operare in logica multipiattaforma, inserendo i social network nei cicli produttivi

Vivere i social network  in modo virale, come dialogo e non solo come vetrina, passando dagli “effetti speciali” che hanno contraddistinto le prime piattaforme online agli “affetti speciali”, ovvero il confronto costante anche uno-a-uno.

Per imporsi sul mercato anche digitale le antenne devono abbandonare i “warred garden”, i giardini chiusi delle proprie piattaforme e pensare transmediale: è importante non considerare i social media come un accessorio eventuale, ma integrarli nei cicli produttivi e assegnargli un budget adeguato. Anche tra i social è necessario sperimentare, ad esempio valorizzando non solo il noto Facebook ma anche Twitter, Foursquare, Pinterest e Instagram. Occorre diversificare l’offerta puntando anche sui devices mobili con apps specifiche, incentivando i download.

Consiglio 5: fare rete, oltre che essere in rete

Consiglio che sintetizza tutti gli altri consigli: è fondamentale attuare politiche di collaborazione, di scambio, di squadra, creando sinergia con altri player.

Gli indipendenti devono uscire dalle ristrette e poco lungimiranti logiche di parte. Due casi di successo tra tutti: la neonata creazione della piattaforma Lombardianews.it (aggrega tredici portali locali della Lombardia) e Rivieradelconero.it (nata dalla sinergia di più web tv marchigiane).

Bologna, 7 dicembre 2012

Giampaolo Colletti

9 risposte a “5 passi per accendere una web tv o testata digitale, trasformandola in impresa di comunicazione”

  1. Agronotizie scrive:

    Grazie a Giampaolo Colletti (e a CheFuturo!) di tutti questi spunti!

    • Grazie a te/voi Agronotizie. La filiera digitale sta mostrando in questi ultimi mesi tassi di crescita considerevoli, nonostante una crisi di sistema congiunturali e sproporzioni tra grandi e piccoli player. Il merito è vostro. Avanti tutta!

  2. Mi scusi, ma €10.000.000 (annui?) di fatturato ripartito su 10.000 fra imprenditori, addetti e indotto fa 1000€ (annui?) . Non mi sembrano dati così eclatanti. Direi che sono sufficenti a definire il settore, se non povero, vittima della sua stessa sovrabbondanza….
    I 500 blog da Lei riferiti a proposito di Giallozafferano (così cometutti i blog) sono alimentati da una massa di blogger che prestano la loro opera gratuitamente o quasi, colrisultato di contribuire al diosfacimento del mercato per chi si occupa professionalmente di contenuti.
    Non mi sembra siano queste le condizioni di base per parlare con leggerezza di “rete come volano per opportunità di business”.

    • Salve Mauro, come ho già risposto su FB non credo che questi
      dati siano eclatanti. La “torta” da spartire vive di forti contraddizioni, ma
      comunque questi numeri rappresentano il segno che c’è un mercato emergente
      (seppur con cifre ancora poco considerevoli). Sui blogger, in quel caso citavo
      l’ingaggio, la partecipazione attiva degli utenti. Innegabile.

  3. Mario Bucolo scrive:

    vi aspettiamo il 2 febbraio a Startupsottoilvulcano.it 

  4. “walled” garden. Comunque, post interessante

  5. Franco G. Ferrero scrive:

    warred gardens? forse volevi dire walled gardens (in latino si direbbe hortus conclusus)… per il resto sempre lucidissimo….

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