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Twitter, la tv e i voti reali: analisi del primo round delle social primarie

Siamo Emanuela (aka @Zatomas) e Max (aka @MaxTim): lavoriamo insieme dal 2011, e ci occupiamo di business intelligence e modelli di analisi. Emanuela ha conseguito un PhD con una tesi sul Social Media Marketing e di recente si è imbarcata nell'avventura di TOK.tv. Max è un ingegnere, ex fellow del Santa Fe Institute, con diversi anni di esperienza nella business Intelligence. Improbabili ma complementari, siamo un ibrido tra professionisti e ricercatori. Insieme cerchiamo di estrarre informazioni significative dai dati raccolti su Web e Social, per trasformarli in azioni concrete.

Questo articolo non è un resoconto, vuole essere un viaggio.

Per capire come sono state vissute online le primarie record (oltre 3 milioni di votanti) del PD, per ripercorrere il percorso che ha condotto ai risultati registrati e soprattutto – tema a noi molto caro – per verificare se vi sia una correlazione tra il buzz generato online e le preferenze di voto dell’elettorato.

Un mese fa, mossi dagli stessi interrogativi, abbiamo voluto capire  che rapporto vi fosse tra i risultati delle elezioni regionali siciliane, le conversazioni emerse su Twitter intorno all’evento e gli effettivi risultati delle urne.
Per questo, dopo lo studio condotta su #EleSicilia abbiamo voluto analizzare anche le primarie del PD.

Il percorso verso le Primarie

Abbiamo scelto di limitare la nostra analisi al periodo compreso tra l’11 ed il 26 novembre (ultima rilevazione alle 7 di questa mattina). In questi 15 giorni abbiamo raccolto 305.725 tweets, generati da 54.233 autori unici.

Questo l’andamento dei volumi di tweets nel periodo considerato:

Come emerge dal trend, il dibattito tra i candidati ospitato su Sky il 12 novembre, il raduno di Renzi alla Leopolda il 17 ed il giorno delle votazioni rappresentano i picchi massimi di tweets.

Come è ovvio, dal 14 in poi la curva – sebbene con qualche oscillazione – tende ad essere crescente rispetto ai valori registrati prima del dibattito.

A proposito del confronto televisivo, durante la serata dell’evento –a partire già da qualche ora prima del dibattito  – si sono registrati diversi picchi, riconducibili principalmente alle domande poste ai candidati (qui trovate tutte le relative clip) e dunque alla reazioni da queste generate su Twitter:

Il secondo grande picco rilevato tra l’11 e il 26 novembre corrisponde – come immaginabile – al 25 novembre, giorno delle votazioni. I volumi registrati nell’arco dell’intera giornata sono stati piuttosto significativi, ma è soprattutto dopo le 22 – in concomitanza con le dichiarazioni di Bersani e Renzi – che si registra un notevole aumento delle conversazioni:

Peraltro si noti che nella notte tra il 25 e il 26, più precisamente alle 2:25 – quando cioè sono stati aggiornati e diffusi i risultati dello spoglio sul sito Primarie Italia Bene Comune – si è evidenziato un lieve aumento delle conversazioni che interrompe il normale trend notturno visibile sopra.

E’ chiaro allora che le conversazioni su Twitter sono state fortemente trainate dagli “eventi televisivi”: infatti, i picchi dei tweets corrispondono come visto al dibattito e alle dichiarazioni rilasciate dopo il voto.

I trend e i volumi appena visti confermano dunque una partecipazione notevole degli utenti online alle conversazioni intorno all’evento, come testimoniato anche dal notevole numero di hashtag usati, oltre 15.000 (inclusi eventuali errori di digitazione da parte degli utenti).

Al di là della presenza degli account ufficiali – sia dei candidati che delle campagne a supporto – è interessante notare come spesso i loro nomi vengano usati come hashtag, rientrando anche nella top 10 degli hashtag più utilizzati:

Il 50% degli hahstag è infatti riconducibile ai candidati o alle loro campagne, spesso supportate da hashtag ufficiali (#adesso, #pb2013), che prevalgono dunque sugli altri. Non rientra però nella top 10 l’hashtag ufficiale della campagna di Vendola #oppureVendola (usato solo in meno di 3.000 tweets).

Interessante il caso di Renzi, che durante la propria campagna ha lanciato vari hashtag – non ultimo #15minuti presente in circa 10.000 tweets – accanto al primo ed ufficiale #adesso.

Due hashtag della top 10, inoltre, fanno riferimento al dibattito televisivo del 12 novembre ed in effetti – insieme agli hashtag citati sopra – costituiscono dei nodi rilevanti all’interno del gruppo di conversazioni analizzato, come visibile in questa rete:

In generale, è interessante notare come l’abbondanza di hashtag generi a volte confusione (senza arrivare agli estremi visti per l’Internet Festival di Pisa vs. Internazionale Festival di Ferrara ) tra gli utenti, ma si trasformi anche in un’ulteriore occasione per mostrare come, al di là delle scelte ufficiali operate, gli utenti tendano comunque ad operare scelte autonome e ad adottarle.

E’ quanto accaduto per il dibattito televisivo ospitato su Sky: mentre l’hashtag (il lunghissimo hashtag) ufficiale scelto – #ilconfrontoskytg24 – è stato usato tra il 12 ed il 13 novembre in più di 33.000 tweets, il più popolare #csxfactor (gioco di parole tra centrosinistra ed Xfactor, nei cui studi era ospitato il confronto) ricorre, negli stessi giorni, in quasi 70.000 tweets, rientrando pure tra i trending topic mondiali e persistendo tra quelli italiani anche nella giornata successiva al dibattito stesso.

Segno di quella vivacità che caratterizza conversazioni ed interazioni su Twitter indipendentemente da hashtag ed indicazioni ufficiali.

Conversazioni, interesse online e risultati: c’è correlazione?

E’ evidente dunque che nel percorso che ha condotto alle votazioni e ai suoi risultati è stato generato un notevole numero di conversazioni su Twitter, ma si è registrato anche un più generale interesse per l’evento, così come emerge dall’analisi dei Google Trends – cioè dal volume di ricerche effettuate online dagli utenti per determinate parole chiave – e dai consueti sondaggi di opinione.

Esiste però una correlazione tra queste fonti?

Se riduciamo la comparazione ai voti effettivi e la compariamo al numero di mentions, retweets e replies ricevuti da ciascun candidato su Twitter, otteniamo i seguenti risultati:

Si noti che per Tabacci – che non ha un profilo personale – abbiamo tenuto conto, a fini comparativi, dell’account @TabacciPrimarie, sebbene questo rappresenti il “profilo ufficiale della campagna a sostegno di Bruno Tabacci

Questo l’andamento dello share di mentions, retweets e replies per ciascun candidato:

Come visibile, Renzi – pur non avendo ottenuto il maggior numero di voti – è stato senza dubbio il più menzionato, ma anche il più retwittato e quello che ha ricevuto maggiori replies ai tweets pubblicati.

Nelle ultime due settimane, inoltre, Renzi è stato quasi sempre in vantaggio rispetto a Bersani. Alle 7 di questa mattina, tuttavia, Bersani sembra in recupero rispetto al sindaco di Firenze, tendenza che – se analoga a quanto osservato in occasione delle elezioni siciliane – dovrebbe continuare a crescere nei prossimi giorni.

Questo invece il trend emergente da Google per la ricerca – negli ultimi 30 giorni – dei nomi dei primi tre candidati normalizzato rispetto alle variazioni di interesse nella categoria “politica”:

Non c’è correlazione neanche tra mention su Twitter e medie risultanti dai sondaggi (disponibili qui), come visibile nel seguente grafico:

A questo punto, ci è sembrato interessante tenere conto anche di un altro fattore: la social variety, ossia la frazione di persone che menzionano un candidato rispetto al totale dei tweets destinati al candidato stesso.
Questa di norma tende a scendere al crescere del numero di retweets, replies e mention al candidato.

Qui ad esempio è possibile vedere come si distribuisce il numero medio di autori diversi per tweet (con mention, retweet o reply al candidato); la grandezza delle bolle rappresenta il numero di autori unici:

Rispetto al trend di cui dicevamo sopra, è evidente che Vendola e Renzi tendono tutto sommato  a mantenersi su valori abbastanza alti.

I differenti trend – Twitter, Google e media dei sondaggi – appena visti mostrano diverse misure del livello di interesse nel tempo nei confronti dei vari candidati.

Perché lo share misurato da Twitter non riflette i sondaggi e i risultati elettorali?

Secondo noi almeno per due motivi: i dati sociodemografici dei Twitter users – che non rappresentano l’intera popolazione italiana – nonchè  il fatto che i candidati possono scegliere di condurre campagne più o meno attive sulla  piattaforma di microblogging.

Torna allora la domanda che ci eravamo posti all’inizio di questo nostro articolo: c’è correlazione tra il tasso di attività dei candidati (ed il relativo engagement generato), l’interesse emergente dai volumi di ricerca su Google, i sondaggi e i risultati elettorali?
No, ma ciò non significa che sia inutile esservi presenti e monitorare le conversazioni riguardanti ogni candidato. Anzi.

I social (e il monitoring) come opportunità

Molti dei dati e delle osservazioni emerse durante il monitoraggio e l’analisi dei dati raccolti da fonti Web e Social su Obama , hanno fornito al suo team indicazioni rilevanti su orientamenti, interessi e tendenze che possono essere (e in alcuni casi si sono) trasformate in azioni concrete, che hanno influito su scelte e attività all’interno della campagna presidenziale.

In altre parole, la misurazione delle conversazioni da parte dei politici e di chi cura le loro campagne non dovrebbe essere fine a se stessa né va letta come una conversione ovvia e necessaria in risultati elettorali.

Sarebbe ingenuo e riduttivo rispetto alle potenzialità offerte dai dati stessi.

Allora, perché essere presenti e attivi su Twitter – o più in generale sui social – potrebbe essere rilevante per un politico?

Da utenti della Rete potremmo rispondere che si tratta di un’opportunità: di dialogo, di confronto, di visibilità. Da analisti, crediamo che sia più rilevante identificare tendenze, bisogni emergenti e pattern comportamentali che diano indicazioni convertibili non (solo) in voti ma in azioni concrete.

Le primarie di ieri hanno comunque rappresentato solo un primo round: la battaglia finale si giocherà ai ballottaggi di domenica prossima.

Quella per l’attenzione al monitoraggio e all’analisi dei dati in politica (ma non solo), invece, è appena agli inizi.

Roma, 26 novembre 2012

Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani

  • http://twitter.com/silviogulizia Silvio Gulizia

    l’analisi è molto interessante, ma fino a che resta legata ai numeri e non integra della semantica o un frazionamento per età del pubblico lascia il tempo che trova. credo sia abbastanza ragionevole che gli elettori di renzi siano più giovani e digitali di quelli di bersani e questo non può che incidere sui risultati della rilevazione.

    • http://www.facebook.com/emanuela.zaccone Emanuela Zaccone

      Ciao Silvio e grazie!

      Il punto è proprio quello che evidenzi: Renzi è chiaramente più forte su Twitter – dove spinge certamente di più – ma dove, soprattutto, si trova davanti una user base decisamente più giovane.
      Come abbiamo scritto è nel sampling bias – quindi nella non (o prazale) corrispondenza sociodemografica tra la base utenti Twitter e gli effettivi elettori che si consuma uno dei punti critici che non rendono ancora Twitter uno strumento predittivo.

    • http://www.facebook.com/emanuela.zaccone Emanuela Zaccone

      Ciao Silvio e grazie!
      Il punto è proprio quello che evidenzi: Renzi è chiaramente più forte su Twitter – dove spinge certamente di più – ma dove, soprattutto, si trova davanti una user base decisamente più giovane.
      Come abbiamo scritto è nel sampling bias – quindi nella non (o prazale) corrispondenza sociodemografica tra la base utenti Twitter e gli effettivi elettori che si consuma uno dei punti critici che non rendono ancora Twitter uno strumento predittivo.

  • http://twitter.com/sspina Stefania Spina

    Analisi molto interessante; la mancanza di correlazione tra attività sui social media e risultati elettorali dipende anche dal fatto che gli utenti italiani attivi su Twitter sono ancora poco più di 2 milioni, troppo pochi per incidere. 

    • http://twitter.com/MGirometti Maurizio Girometti

      Più che troppi pochi, direi che non sono un campione rappresentativo. In effetti, come si diceva nel primo commento, gli elettori di Bersani sono molto meno digitali rispetto a quello di Renzi. Quindi non mi stupisco se pur essendoci più “messaggi” nel web relativamente a Renzi piuttosto che a Bersani, quest’ultimo abbia poi ottenuto più voti. Questa differenza di approccio al web, che è ancora fortemente diffusa non permette, secondo me, di considerare significativi i dati di twitter senza fare degli aggiustamenti di tipo statistico. Dalla correlazione tra gli effettivi risultati e i dati di twitter si potrebbero, infatti, trarre dei fattori correttivi tali da rendere più significativi i dati rilevabili preventivamente da twitter stesso.

      • http://www.facebook.com/emanuela.zaccone Emanuela Zaccone

        Maurizio è esattamente quello che sosteniamo noi e che avevamo già detto per le elezioni siciliane.

        Il vero potenziale non è certo nella raccolta dei dati quanto piuttosto nella loro trasformazione in strategie: mentre non è possibile fare una conversione automatica tweets/voti, è possibile – come scritto in chiusura post e sostenuto molte volte – è “più rilevante identificare tendenze, bisogni emergenti e pattern comportamentali che diano indicazioni convertibili non (solo) in voti ma in azioni concrete”.

  • http://twitter.com/lignusu dario dariups

    Davvero interessante. Siamo solo agli inizi ma la metodologia di analisi dati sui social network  è opportuno affinarla adesso. Siamo ancora lontanissimi da poter considerare gli utenti twitter come campione rappresentativo della società italiana. Ma il futuro è tracciato e ignorarlo sarebbe un grave errore. Bravi !!

  • Pingback: Twitter, la tv e i voti reali: analisi delle social primarie | piazzaduomo.it | Scoop.it

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=842528965 Anita Catladybiancalucerobbian

    Bella interpretazione dello spostamento dei dibattiti in real time sui social networks, anche se prende in considerazione in particolare solo twitter che, per il partecipante italiano digitale è una “riscoperta” recente pur esistendo da anni. Sarebbe interessante, come è stato possibile fare utilizzando gli ashtag come marcatori, vedere la ridondanza sugli altri social interconnessi e quanto pubblico ha poi approfondito argomenti visitando link proposti e dibattendo su blog o siti, come sto facendo io ora. L’età del pubblico, se si analizza per gradimento del candidato, è un dato interessante, non ha significato se invece si analizza per user tecnologicamente preparato o avvezzo ai nuovi sistemi partecipativi. Parlerò se non vi spiace, della vostra analisi in un prossimo convegno sul giornalismo partecipativo. Davvero bravi.

    • http://www.facebook.com/emanuela.zaccone Emanuela Zaccone

      Certo Anita, volentieri! :-)

      Scrivici pure se ti servono maggiori informazioni :-)

  • http://republicandqueen.com/ Andrea Carnevali

    Interessante, ma le primarie sono del centro sinistra e non solo del PD 😉

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