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Perché la rete wi-fi sulla linea tranviaria 1 di Firenze spalanca la porta a nuove app

​Insegno al Politecnico di Milano. I dati del territorio, la sensoristica, le forme di visualizzazione, specialmente per la prevenzione dei disastri naturali, sono il mio lavoro da sempre. Mi sono occupato (e mi occupo) di alluvioni, frane e terremoti, ma non solo. Ho sviluppato le politiche di sostenibilità ambientale e innovazione del Comune di Firenze per tutto il mandato Renzi e ho collaborazioni aperte in molti.casi di innovazione nel nostro Paese. La mia visione è aperta, basata sulla condivisione dei dati, della ricerca e delle idee. Senza se e senza ma.

Parliamo di wifi a Firenze. Non faremo tuttavia come si fa tra ragazzi, con le figurine Panini e l’album dei calciatori:

“Le tue quante sono?
“Trentadue!”
“Le mie invece trentasette”
“Già! Ma, se considero i doppioni, ne ho di più, anche più di quaranta”.
“Sarà… Ma con le due bustine che mi comprano domattina, vedrai…”

E così via.

Però due numeri, per onore di cronaca, lasciateceli dire lo stesso, ma solo per introdurre il discorso successivo, quello che davvero ci interessa.

Al sistema wireless di Firenze si aggiunge difatti, proprio in questi giorni, la copertura della linea tranviaria 1. Una “striscia” ininterrotta che copre quasi otto chilometri di lunghezza per 100 metri di larghezza, 28 ulteriori access point, che si aggiungono agli altri 500 circa  che coprono le circa 130 aree della città già connesse.

Sono numeri interessanti ma che tuttavia, in se stessi, significano relativamente poco. Abbiamo parlato tanto di accesso a internet come diritto universale. Abbiamo anche ritenuto che ogni piazza conquistata al wifi pubblico e gratuito fosse un passo avanti in questa direzione, roccaforte di un nemico stupido e ottuso che crolla, mentre già si pensa a quella successiva. In realtà le cose sono diventate e stanno vieppiù diventando complesse, difficili ma anche intriganti.

Siamo nel periodo, più o meno da adesso al 2016, nel quale il traffico internet globale, leggiamo, crescerà di quattro volte e si sposterà progressivamente da postazioni fisse verso quelle mobili. Oltre la metà di questo traffico passerà attraverso collegamenti wifi.

In realtà, più che un travaso, è proprio l’incremento tout court del mobile (mentre il fisso sta fermo o retrocede) a trascinare l’incremento globale, soprattutto attraverso i tablet. Il traffico mobile M2M (quello della sensoristica, della domotica, dei cicli “sensing and acting”) crescerà di dieci volte.

Si capisce drammaticamente che “smart city”, più che connotare un’opzione, uno sfizio genericamente innovatore, significa riuscire a raccapezzarsi e governare questa transizione nel contesto di una crisi economica epocale. E pure farne, al contrario, un driver di sviluppo economico, di politiche ambientali e di qualità della vita.

Noi pensiamo che, davanti a questo tsunami, la parte pubblica abbia un ruolo fondamentale e irrinunciabile. E che i comuni, che erogano più di ogni altro servizi di prossimità ai cittadini, abbiano una parte specifica alla quale non possono sottrarsi in alcun modo.

La nostra strategia è passata attraverso l’idea di “federazione”. Abbiamo condiviso un sistema con altri enti e istituzioni, come la Provincia e l’Università. Un indirizzo unico “FiWiFi” e una “pagina iniziale” senza loghi, stemmi o cappelli: come dire: “Siamo un gruppo, e pure aperto agli altri che vorranno stare con noi, anche i privati”.

La federazione riguarda l’hardware, ma soprattutto i sistemi delle identità e dei contenuti. Quindi si accede con l’SMS ma anche con le credenziali dei servizi on line per i cittadini, quelle dell’Università per studenti e professori, quelle dei sistemi wifi  interni agli enti per dipendenti e amministratori, e così via. A breve ci saranno quelle della Carta Sanitaria Nazionale e siamo pure dentro “Free Italia WiFi”. Quindi niente concorrenza, figurine mie e tue: tutto è di tutti, cioè di “FiWiFi”.

Però l’accesso internet, nella nostra visione, non è l’unico asset del sistema e nemmeno, sinceramente, quello fondamentale. La partita si gioca difatti, secondo noi, sui contenuti “liberi”, quelli cui si accede senza registrarsi.

Accettiamo serenamente il fatto che la connettività, come si è detto, non basta più. Una infrastruttura wifi pubblica deve essere riconoscibile, elemento di certezza e non generatore di entropia, Deve offrire contenuti, essere un canale di comunicazione con un proprio “slot” definito fuori da ogni casualità. Deve cioè intercettare e mettere a sistema quella quota di traffico internet mobile che è oggi un servizio fondamentale al pari di altri. Informazioni libere, aperte, certificate, affidabili, che nulla tolgono all’attore privato ma tanto danno ai cittadini e ai visitatori. Deve pure sfruttare l’opportunità della mobilità per selezionare i contenuti e proporli in maniera più efficiente. E poi, dopo tutto questo, consentire anche l’accesso a internet per guardare la propria posta, chattare sul social e tutto il resto.

La nostra “pagina iniziale”, già prossima alla versione 2.0, è suddivisa in tre aree. La prima consente l’accesso diretto (senza login) a contenuti “generalisti”, informazioni di base sulla città, eventi, orari, comunicazioni urgenti. Questa è accessibile in maniera identica da qualsiasi zona.

La seconda area, sempre “libera” offre le informazioni “locali” proprie di quella specifica area: i dati sono selezionati sulla base dell’hot spot cui si è collegati e sono diversi da zona a zona. La terza area, come si è detto è quella del “login”, per l’accesso a internet fuori dai “muri” del walled garden.

Non è ovviamente tutto rose e fiori e siamo solo all’inizio.

Ci sono problemi legati alla resilienza dell’infrastruttura ma la questione strategica resta quella proprio dei contenuti. Perché il sistema che abbiamo appena disegnato e che, faticosamente cerchiamo di rafforzare ogni giorno, ha bisogno di una alimentazione continua. Cosa che richiede risorse, personale, tecnologia. Anche perché questa visione “orizzontale” apre alla terza dimensione, altrettanto fondamentale, dei “profili”. I contenuti, perché il servizio sia ancora migliore, possono e devono essere filtrati sul profilo dell’utente, sia esso interessato al jogging, alla storia della città o agli eventi. E questo moltiplica le esigenze e chiede di rivedere completamente gli assetti organizzativi della comunicazione (e non solo).

Il wifi sull’intero tracciato del tram è parte strategica di questa visione e, apre ancora di più e anzi spalanca la porta, per dirne una, alla new wave delle applicazioni per la mobilità intermodale in tempo reale, sensibili alla posizione, al profilo, al traffico e pure al meteo. Facebook, in fin dei conti, viene dopo.

Firenze, 11 Novembre 2012

Giovanni Menduni

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