• Flavia Marzano

    Il tempo è adesso si, ricordo che all’Open Government Summit c’era anche l’Associazione Stati Generali dell’Innovazione che da tempo ha iniziato il cammino verso l’Openness e la trasparenza (anche propria).
    Sul sito http://www.statigeneralinnovazione.it ad esempio trovate lo statuto e le modalità di partecipazione e adesione all’associazione e a breve… sorpresa… seguiteci :)

    • http://profiles.google.com/alberto.cottica Alberto Cottica

      Grazie Flavia! Ho aggiunto SGI nell’articolo. Scusa della dimenticanza (e temo non sarà l’unica…)

  • Flavia Marzano

    Ecco la novità promessa. Proposta per Open Gov Parthnership: un manifesto per definire insieme le regole della trasparenza delle ONG http://www.statigeneralinnovazione.it/wiki/index.php?title=Iniziative&goback=.gde_62895_member_186365751 è un wiki, aggiungete la vs proposta!

  • http://twitter.com/Vi_Alghieri Vincenzo Alghieri

     Questo articolo riprende in maniera straordinariamente simile il contenuto della mia tesi che mi ha permesso di laurearmi da poco all’Università di Bologna (lo sottolineo semplicemente perché ne sono orgoglioso! :) )

    La mia tesi tratta dell’Open Data come “strumento” di Open Gov (…). Tra i vari spunti, realizzati grazie ad interviste ad esperti italiani in materia, si parla della possibilità di collaborazione dal basso solo dopo che le amministrazioni si sono attivate verso l’apertura e il cambiamento. Il cambiamento può essere incentivato dalla pressione dal basso, ma la pressione sembra essere l’unica attività possibile e se, anche a seguito di questa, le amministrazioni e i decisori non fanno “il primo passo” è difficile innescare altri processi.

    Ritiene corretta questa analisi? Se così fosse, come va letta la frase con cui si chiude l’articolo (“Dipenderà anche dalle scelte che faremo noi”)?

    • http://profiles.google.com/alberto.cottica Alberto Cottica

      In effetti, Vincenzo, il suo argomento mi pare tautologico. Certo, per collaborare ci vuole il “co”, cioè il consenso attivo di entrambe le parti. Il punto è che il consenso attivo delle pubbliche amministrazioni non è esogeno: dipende, appunto, dalle scelte che facciamo noi dal lato società civile. Se ti muovi in modo di abbassare i costi della collaborazione (per esempio con un buon lavoro di liaison tra associazioni e istituzioni, e un atteggiamento inclusivo); aumentarne i benefici (per esempio essendo generosi con gli apprezzamenti pubblici sui social media per le iniziative open delle istituzioni); e aumentare i costi della NON collaborazione (per esempio mobilitando l’opinione pubblica contro le operazioni di chiusura); se fai tutte queste cose, è più probabile che il consenso ci sia.

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