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Le dieci cose che abbiamo imparato nel nostro primo anno da startupper

Giornalista e startupper. Dopo gli studi di semiotica all'università di Bologna volo negli Usa con una borsa di studio per il New Media Program della Berkeley Graduate School of Journalism. Ho lavorato per Rai, La Repubblica, Il Post e McSweeney’s. Insieme a Francesca Cavallo ho fondato Timbuktu, l'iPad magazine per bambini. Grazie a questo progetto abbiamo vinto il contest Mind the Bridge: andiamo a San Francisco per far decollare la nostra startup.

Un anno fa, di questi tempi, ci arrivò una mail nella quale si annunciava che eravamo tra i vincitori di Mind the Bridge: eravamo state ammesse alla Business Gym di San Francisco per un mese e da lì poi avremmo partecipato alla finale dell’Italian Innovation Day.

Ce la ricordiamo bene quella mattina: era da tempo che pensavamo di andare in California, ne avevamo parlato tanto e all’improvviso stava per succedere davvero.

Sono successe un sacco di cose da quel giorno. Ci siamo trasferite a San Francisco, abbiamo partecipato a 500startups, abbiamo raccolto il nostro primo seed round, abbiamo costruito un team vero e abbiamo lanciato la nuova Timbuktu (a proposito, mi raccomando scaricatela e lasciateci una bella review!).

Abbiamo fatto tantissimi errori e, per fortuna, continuiamo a farne, ma abbiamo anche imparato un sacco di cose. Quindi ci è venuta voglia di condividere con voi le più importanti, quelle che per noi hanno fatto la differenza.

1. Buttatevi.

È la cosa più difficile, soprattutto quando si soffre di perfezionismo: c’è sempre una slide che si potrebbe fare meglio, un dato che si potrebbe aggiungere, una feature che ancora manca.

Non aspettate di avere tutto chiaro e perfetto. Cominciate. Non c’è peggior cosa per una startup che rimandare il momento in cui si confronta con gli utenti e con gli investitori.

Se non lo fate, non avrete mai quei feedback preziosissimi che vi permetteranno di migliorare. E vi condannerete al fallimento prima ancora di avere iniziato.

2. Raccontate il vostro sogno.

A differenza di quello che si può pensare, fare fundraising vuol dire soprattutto raccontare una storia. La storia della vostra idea, la storia di come vi siete incontrati, la storia di perché pensate che il vostro prodotto cambierà il mondo.

Chi investe in fase super early non può investire quasi mai sulla base di risultati, che di solito ancora non ci sono, o ci sono in misura minima.

Chi investe all’inizio può farlo solo su di voi, sulla vostra passione, sul vostro sguardo.

Raccontare quella passione e quello sguardo deve essere al centro di tutto quello che fate, che si tratti di una semplice mail o del pitch più importante del secolo.

3. Costruite relazioni.

Con i vostri utenti, prima di tutto, ma anche con le altre startup. Rispondete subito a chi vi scrive. Siate aperti ai loro suggerimenti e richieste, anche quando sono faticose. Fateli sentire partecipi di quello che state costruendo. Diventeranno i vostri paladini.

Stessa cosa per gli investitori, attuali o potenziali. Rispondete subito, siate aperti ai feedback. Teneteli aggiornati sui vostri risultati. Ancora una volta, storytelling. Tutti amano sentirsi parte di una grande avventura.

4. Forzate i limiti

Non accontentatevi di stare dentro le regole: le regole dell’App Store, le regole del vostro mercato di riferimento, le regole del marketing. Vuol dire stare tutto il tempo a cercare di capire come migliorare quelle regole, e non abbattersi quando vi dicono di no. Perché se state cambiando veramente qualcosa, vi beccate un sacco di “no”.

5. Non pensate mai di avercela fatta.

È bello gioire di un articolo sul giornale, di un premio, di un investimento, ma per costruire qualcosa che cambi davvero il mondo, gli orizzonti devono essere più ampi.

Non potete sentirvi appagati per avere chiuso un seed round: a quel punto avete appena iniziato e prima di parlare di successo, c’è molto di più da fare.

Ci siamo accorte con meraviglia di essere considerate una startup “che ce l’ha fatta” in alcuni contesti.

Noi passiamo 14/15 ore al giorno a capire come farcela, pezzetto dopo pezzetto, a cambiare il volto dell’editoria digitale per bambini. E non ci accontenteremo di niente di meno di questo.

6. Mettetevi in discussione.

Vi accorgerete che è pericolosamente facile entrare nell’ottica da “aziendina”.

Appena avete un briciolo di successo iniziate a tirarvela, a rispondere meno alle email di quelli che non vi sembrano degni della vostra attenzione e a prendervi le vostre rivincite su chi è più indietro. Oppure a fare i guru.

Tutto questo blocca la vostra crescita, prima ancora che questa sia iniziata!

Mantenetevi aperti agli scambi e mettetevi sempre in discussione.

Non è facile in Italia, perché qui spesso se uno non inizia a fare lo spaccone, viene preso meno sul serio. Correte questo rischio, è l’unico modo per diventare sempre più bravi e migliorare il contesto in cui lavorate!

7. Imparate a dire di no.

È una delle cose più difficili, perché una startup raramente è in una posizione di forza e nella maggior parte dei casi ha davanti a sé 6-8 mesi per dimostrare di poter continuare. Eppure è fondamentale.

Bisogna imparare a dire di no alle offerte che potrebbero portare cash subito ma che alla fine distraggono solo dal proprio core business.

Dire di no a proposte d’investimento smaccatamente sbilanciate a favore degli investitori. Dire di no a chi pensa di poter dettare sempre le regole.

Sembra incredibile, ma saper dire di no non solo aiuta a restare concentrati soltanto sugli obiettivi che contano, aiuta anche a essere trattati con molto più rispetto.

8. Datevi obiettivi a breve scadenza.

È vero, agli investitori piacciono le proiezioni di lungo periodo. E bisogna imparare a farle. Ma per una startup i risultati che contano sono soprattutto quelli che possono essere misurati nel brevissimo periodo.

Una startup non è tale se non cresce di settimana in settimana (c’è un bellissimo post di Paul Graham su questo punto).

Noi abbiamo fatto il salto quando abbiamo iniziato a darci degli obiettivi misurabili settimana dopo settimana. I soldi che riuscirete a raccogliere devono servire a questo: comprare il tempo necessario a dimostrare che sapete centrare i vostri obiettivi.

9. Costruite una squadra.

Pensate come una squadra e costruite un rapporto di scambio profondo con i vostri collaboratori.

Non stancatevi di spiegare le vostre scelte, non abbiate paura di sembrare vulnerabili, non abbiate paura di guidare lo sviluppo del progetto.

Circondatevi di persone talentuose e affidabili. Più di tutto non abbiate paura del talento degli altri.

Quando istintivamente mettete ai margini una persona molto brava, chiedetevi perché lo state facendo. Se la motivazione è la paura, trovate un modo di risolvere.

Il talento è raro e va custodito, è uno degli ingredienti più importanti per vincere la partita che state giocando. Il fatto che tutti i giocatori facciano al meglio il loro lavoro e si realizzino nel farlo, è una cosa importante della quale non potete non occuparvi.

10. Divertitevi.

La posta in gioco è alta, ma non fatevi schiacciare dal senso di responsabilità: se non affrontate questa sfida con la serietà e la leggerezza del gioco, vi incastrerete in un lavoro che non vi piace e per il quale non avrete neanche la possibilità di biasimare il vostro capo!

Milano, 26 novembre 2012

Elena Favilli

NdR: questo articolo scritto assieme a Francesca Cavallo, co-founder di Timbuktu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11 risposte a “Le dieci cose che abbiamo imparato nel nostro primo anno da startupper”

  1. Matteo Piselli scrive:

    Io ricordo chiaramente la prima uscita di Timbuktu e quanto mi piacque allora, ma ho visto cosa siete riusciti a fare in un anno di lavoro: largamente, la miglior applicazione per bambini, disponibile sul mercato. Evidentemente questo risultato l’avete ottenuto seguendo i 10 punti elencati, posto che le basi già c’erano. Se puoi, diffondi queste 10 regole, parla con i ragazzi in giro per l’Italia, fai vedere loro che è possibile! Complimenti anche dal mio piccolo lettore ottenne.

  2. Koller scrive:

    Grazie, ne farò buon uso

  3. pigi51 scrive:

    ho conosciuto la vostra storia su http://www.twoorty.com e mi complimento moltissimo con voi, perchè dimostra che le buone idee trovano sempre cittadinanza.Mi dispiace solo che come al solito l?italia si dimostra sempre più incapace di essere un incubatore di nuove imprese
    Pierluigi Crudele

  4. Complimenti per l’esposizione (non uso iPad quindi non conosco il prodotto) appassionata ma allo stesso ricca di logica e di spunti sicuramente riutilizzabili da tutti coloro che, come me, hanno preso il virus in età avanzata e lasciano un lavoro sicuro e ben remunerato per aprire una azienda.   Grazie!

  5. Numeri 1. Fantastico pezzo.

  6. Quando mi chiesero per la prima volta di parlare di startup a degli studenti, circa due anni fa, me la cavai mostrando la vostra presentazione stereo a Mind The Bridge. Oramai è diventato un classico per me, ed ogni volta mi diverto ad aggiungere un pezzettino del vostro percorso, eccone un altro!

  7. Giuseppe Covino scrive:

    complimenti e grazie ancora per il contributo a tedxbologna!
    Good luck !!!
    Giuseppe Covino 

  8. Mimmo Chionna scrive:

    Ho avuto modo di essere informato sulla evoluzione della vostra esperienza in America, vi esprimo le mie congratulazioni più vive!!! condivido a pieno i dieci punti, interessantissimi!! A presto. 

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