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La rivincita dei Don Chisciotte: perché l’innovazione alimenta il senso civico

Sono un giornalista curioso. Che dopo 30 anni in redazione (Il Gazzettino, Il Giorno, agenzia internazionale Reuters) ha deciso di lasciare il posto fisso inseguendo lo spirito d'impresa di italiani di ieri e di oggi, raccontandolo con un progetto multimediale, interamente ideato, realizzato e sviluppato da solo. Partito con sei mesi trascorsi con famiglia a Silicon Valley, oggi Italiani di Frontiera ha uno sviluppo online (sito, video YouTube, pagine di Social Network) ed uno dal vivo con conferenze e seminari che sono storytelling multimediali di forte impatto. Con in cantiere un libro, uno spettacolo teatrale e un programma tv.

La seconda era Obama stava per iniziare per me in modo drammatico: a Roma, la mattina dopo la nottata elettorale organizzata dall’ambasciata Usa, sono stato sfiorato da due autobus ATAC che hanno ignorato le strisce pedonali, mentre attraversavo davanti alla Stazione Termini. Si sa, gli autobus possono fare assai male ai pedoni, quelli poi erano bus doppi.

In quel momento, ho avuto un flashback, ai primi giorni del mio soggiorno in California con famiglia, nel 2008.
A Palo Alto vivevamo in una traversa del leggendario El Camino Real, storico percorso realizzato dagli spagnoli, che univa le missioni californiane, da quella di San Diego a quella di Sonoma a nord di San Francisco, oltre 900 chilometri.

Attraversare un passaggio pedonale di quello stradone trafficato, che percorre tutta Silicon Valley, era davvero un test d’ingresso in un altro mondo. Mister Bean ci si sarebbe sbizzarrito come solo lui sa fare, perchè bastava scendere con un solo piede sulle zebre, per vedere rallentare e fermarsi le auto dall’altra parte della strada! Un rispetto delle regole, e dunque della precedenza ai pedoni, incredibile per chiunque sia abituato a girare a piedi nel traffico delle città italiane. E non c’entrano videocamere o vigili col blocchetto pronto (ditemi che almeno una volta, una, avete visto multare uno dei tanti prepotenti al volante, che al passaggio pedonale accelerano per intimidire, invece di fermarsi..). C’entra una parola magica, che si chiama senso civico.

Lo so, sembro un maniaco d’America (giuro che è l’ultima) ma… dovessi raccontare il caso più straordinario di senso civico, tornerei al mio primo viaggio a New York, fine anni Settanta. Ad un incrocio trafficato, una grossa cabriolet, a quell’ epoca in Italia le vedevamo solo nei film, col semaforo rosso era rimasta bloccata a metà di un passaggio pedonale. Invece di retrocedere, il guidatore aveva pensato di potersi fare strada fra i pedoni che attraversavano col verde, procedendo a piccoli balzi. Un’anziana signora, capita al volo la situazione, si era piazzata davanti a lui, in mezzo alla strada, la gamba incollata al paraurti dell’auto, impedendogli così di procedere, consentendo a un fiume di passanti frettolosi di attraversare e contemporaneamente di capire cosa stava cercando di fare quel maleducato.

Già, perchè senso civico non è solo il rispetto degli altri attraverso l’adesione alle regole, la tutela dei beni comuni. E’ pure forza d’animo che in alcuni casi, specie in un Paese come l’Italia, ti trasforma in un inguaribile rompiscatole, pronto a discutere e, se è il caso, litigare con i tanti maleducati che di regole e beni comuni se ne infischiano allegramente. Perché i principi, diceva mio papà cronista, vanno difesi soprattutto per gli altri, per chi per età, cultura o temperamento è troppo debole per farsi rispettare dagli incivili.

Che c’entra tutto questo con innovazione e futuro? Semplice. La crisi sta accelerando i tempi di quella rivoluzione culturale di cui il nostro Paese ha un disperato bisogno e della quale il senso civico deve essere ingrediente fondamentale.

Chi si occupa di innovazione sa benissimo che nuove tecnologie, nuovi modi di conoscere, creare e produrre sono abbinati a un modo diverso di pensare, di condividere.

Etica, collaborazione, responsabilità individuale, sociale e ambientale sono sempre meno lodevoli principi astratti, sempre più pratiche quotidiane, autentici fattori competitivi nell’ economia più avanzata.

Per questo motivo, chi si muove sul fronte dell’innovazione ha in Italia un compito e un’opportunità in più: farsi alfiere di quei principi anche nella vita quotidiana. Doppia morale di democristiana memoria e “benaltrismo” (i piccoli gesti individuali non contano, è sempre ben altro il problema…) hanno fatto sin troppi danni.

E anche se sembra che Steve Jobs parcheggiasse sempre sugli spazi per handicappati, io sono convinto che non si esalta l’innovazione, al lavoro o nei convegni, e poi si esce gettando rifiuti per strada o parcheggiando selvaggiamente.
Qualche tempo fa, sembrava uno spot, in treno un ragazzo carino di bianco vestito, incrocia una ragazza carina di bianco vestita. Guardano un film su un Mac (bianco), parlano di finanza, Bocconi, di master all’estero.

Poi lui fa per scendere e trovando il portarifiuti pieno, lascia la bottiglietta vuota di plastica su un sedile mormorando: “Tanto li puliranno ‘sti treni, con quel che li paghiamo…”. “Guardi che più avanti c’è di sicuro un cestino vuoto”, gli dice un altro viaggiatore, intimandogli cortesemente di portare con sè il rifiuto. E pensando nel frattempo: “Ma testina… devi fare un master all’ estero per capire che il biglietto non è un contratto privato fra te e un fornitore ma del trasporto fruiscono pure altre persone con uguali diritti?”. Che rompiscatole eh? Indovinate chi era…

Da questo sono partito, la primavera scorsa, presentando il mio progetto Italiani di Frontiera in un bellissimo incontro con gli studenti di Economia dell’Università di Catania.

Ho iniziato raccogliendo delle cartacce nell’ aula gremita, ricordando di aver fatto altrettanto l’anno scorso a Milano, in un’aula della Bocconi rimasta imbrattata di fogli e bottigliette dopo un affollato incontro dedicato a Steve Jobs.

Si può parlare di innovazione, immaginare il futuro ecc. e contemporaneamente gettare a terra i propri rifiuti? No non si può, avevo detto. E l’applauso dei ragazzi catanesi era stato davvero incoraggiante.
Senso civico e rispetto, degli altri e dell’ambiente, devono dunque diventare parole forti, per gli innovatori. Che hanno pure a disposizione strumenti straordinari, per promuovere questi valori. Penso alla forza di video virali, come il fantastico Flash Mob su una bottiglietta da buttare in un centro commerciale realizzato per TVA , rete televisiva privata canadese in lingua francese, dagli animatori della trasmissione Testes sur des Humain
http://tva.canoe.ca/emissions/testesurdeshumains/collaborateurs/
Tecnologie e social media stanno dando nuova voce ai cittadini attivi. Come nella vetrina di denuncia di soprusi e disservizi Uribu, lanciata da un ragazzino di grande talento, Andrea Stroppa
Per non dire del gran bel lavoro di Emanuela Donetti, Micaela Terzi e le altre agguerrite ragazze del team di Urbano Creativo che studiano soluzioni sempre nuove per coinvolgere la cittadinanza nelle scelte che cambiano le aree urbane, pensando alle città di domani.
Un ruolo nuovo dei cittadini che sta cambiando a livello globale anche nel rapporto con le istituzioni di altri Paesi, come spiega nel suo bellissimo “Diplomazia digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo) Antonio Deruda, che ne parlerà al Parlamento Europeo il prossimo 13 novembre (qui la pagina dell’evento)

Per conto mio, mi piacerebbe poter promuovere questo senso civico “innovativo” con strumenti nuovi e creativi, nei piccoli comportamenti quotidiani.

Ad esempio: perché rassegnarsi a vivere in città imbrattate, a camminare sempre (persino in piazza Duomo a Milano) su marciapiedi e selciati coperti da gomme da masticare spiaccicate e mozziconi di sigaretta, che deturpano per anni pure tutti gli angoli più suggestivi del Paese, spiagge, scogli sentieri di montagna.? Basta! L’impatto zero nei piccoli rifiuti urbani costerebbe davvero zero, lanciamo un concorso di idee per propiziare questa piccola rivoluzione nei comportamenti individuali.

Lo proporrò anche al gruppo Facebook nato per valorizzare piazza Oldrini di Sesto San Giovanni, dove abito, e che finalmente sta per cambiar volto, dopo esser stata a lungo solo l’anonimo orrendo coperchio lastricato del parcheggio sottostante.

“Vedete questa brutta piazza? Noi la cambieremo”, aveva detto quindici anni fa un papà ai suoi bambini. Lanciandosi da Don Chisciotte in una campagna promettente di riqualificazione di quello spazio. Impresa infrantasi in modo surreale su uno scoglio “culturale”. L’associazione ambientalista nazionale che promuoveva l’iniziativa aveva un circolo locale che si era messo invece di traverso. Critiche al progetto? Macché .. solo che quella trasformazione, gradita agli abitanti, avrebbe giovato all’immagine di un sindaco con il quale il circolo era in polemica. Ripicche di piccolo cabotaggio, per frenare un cambiamento, in spregio all’interesse collettivo. La classica mazzata tafazziana sulle parti intime, no?

“Sei solo un cittadino che vuol cambiare la piazza dietro casa”, aveva sentenziato il capo baffuto del circolo. Solo?

Quindici anni dopo, quella piazza è finalmente cambiata e aspetta nuove idee. I “bambini” intanto sono all’Università, il papà ha in più molti capelli bianchi ma anche strumenti nuovi e creativi per fare e condividere con tanti altri, con rinnovato senso civico, le battaglie da Don Chisciotte.

Sesto San Giovanni, 10 novembre 2012

Roberto Bonzio

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