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La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più

Giornalista, sono stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired e promotore della candidatura di Internet al Nobel per la Pace. Sono appassionato di "storie idee e persone che cambiano il mondo" e in particolare l'Italia. Dal settembre 2011 scrivo di innovazione su La Repubblica. Ho rubriche anche su Wired, Vanity Fair e Traveller. Il mio blog è su Il Post. Dal gennaio 2012 sono presidente di wikitalia, associazione che si propone di diffondere trasparenza, open data e partecipazione nella politica italiana usando la rete. Sono coordinatore dell'Innovation Advisory Board di Expo2015 e membro del board di Oxfam e di Building Green Futures. Di CheFuturo! sono il direttore responsabile.

La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più.

Qualche minuto fa Samsung, che l’aveva premiata con 100mila dollari al Samsung Smart App Challenge 2012, ha prima disattivato il link e poi ha rimosso l’icona dalla homepage del concorso (immagino che anche il pagamento dei 100 mila dollari sia stato bloccato).

E sulla pagina Facebook dell’autore dell’app, lo studente siciliano Andrea Giarrizzo, è sparito il video celebrativo.

Mentre scrivo è rimasto solo lo screenshot del sito di Samsung il giorno della proclamazione dei vincitori.

Finisce così in 24 ore la storia di You Tube Downloader, che nei giorni scorsi non solo aveva vinto un grande concorso internazionale, ma aveva superato il milione di download diventando la prima app in diversi paesi.

“E’ illegale” è stato il commento di alcuni lettori di chefuturo!, quando ieri abbiamo pubblicato il post che ci aveva mandato Andrea Giarrizzo.

Una storia, una bella storia di uno studente di un piccolo paesino siciliano che assieme al suo professore e mentore riesce a fare una app che si impone al livello mondiale.

Ma la app era illegale. Scaricare i video da YouTube, anche se è una pratica piuttosto diffusa, non è permesso.

Possibile che una app illegale abbia potuto scalare la classifica di download degli Store di Samsung in molti paesi e vincere un contest internazionale per apps Android (il sistema operativo mobile di Google, com’è noto: e Google a sua volta controllo YouTube), senza che nessuno sollevasse un dito? Possibile, evidentemente. Nessuno nel mondo aveva detto nulla. Poi ne abbiamo parlato in Italia, noi per primi credo, e l’italico senso del dovere e dell’etica hanno avuto il sopravvento…

Ieri sera ho chiamato Andrea Giarrizzo: volevo sentire la sua voce, capire meglio chi fosse e chiedergli di rispondere alle accuse di illegalità della sua app che stavano circolando.

L’ho trovato un po’ agitato, mi ha detto che non aveva nessuna risposta da darmi se non quella che stava nelle condizioni di uso della sua app che dichiarava esplicitamente di voler rispettare le regole di YouTube (il testo completo lo trovate in un mio commento al post di Giarrizzo).

Ma il post su chefuturo! e soprattutto i tweet scandalizzati di alcuni di voi, hanno allertato Google Italia e Samsung Italia che oggi sono intervenuti e in poche ore You Tube Downloader è sparita. Non esiste più. (ho chiesto a Google Italia, Samsung Italia e ad Andrea Giarrizzo un commento ma non sono reperibili: nel caso si facessero vivi, aggiornerò questo post).

Con più calma faremo considerazioni più ragionate se ne varrà la pena. Adesso a caldo, più che il dispiacere per il sogno infranto di Andrea Giarrizzo, che in ogni caso ha dimostrato talento e grinta che spero in futuro gli consentiranno una rivincita, mi resta il sapore amaro, livoroso di certi messaggi che invece di vedere e incoraggiare il talento, magari anche consigliando opportune correzioni, hanno puntato l’indice su un ragazzo di 20 anni che, ingenuamente forse, ha fatto quello che in questi venti anni di web è successo altre migliaia di volte, da Napster in poi.

Ma noi non siamo l’America. Un anno dopo che Napster era stato chiuso per illegalità, nel 2002 il suo fondatore Shwan Fanning veniva scelto dal MIT tra i 100 top innovator under 35 del mondo.

Qui è stata una corsa a tirare la prima pietra.

44 risposte a “La app made in Sicily più scaricata del mondo non c’è più”

  1. Simone Bussoni scrive:

    Non è mai stata sul Google Play! Cosa vi inventate????

    Era dentro lo store PRIVATO della Samsung, chiamato Samsung Apps!

    Non è legato in nessun modo a Google.
    https://account.samsung.com/membership/terms

    Fortuna Google comunque se ne è accorta.

  2. Isabella Pagano scrive:

    Siamo la nazione della forma prima della sostanza, zavorra della peggiore ipocrisia del cattolicesimo. Siamo il paese dove la burocrazia, per citare il Presidente napolitano, è un’incrostazione che blocca e frena. Siamo il paese dove il livore, l’invidia, la ricerca del tornaconto personale e la mancanza di una visione comune hanno guidato le politiche sindacali a solo danno dei lavoratori.

  3. Questo Paese è un paese di invidiosi, e merita la fine che sta facendo.

  4. Non ci vedo niente di strano. I TOS parlano chiaro. Ricardo Garcia Gonzales di youtube-dl ( http://rg3.github.com/youtube-dl/ ) ci lavora oramai da anni e sa benissimo i rischi che il reverse engineering comporta.

  5. napolux scrive:

    L’invidia è una brutta bestia, specialmente in Italia. 

    Ma se sei in torto (e un’app del genere è in torto, italiana o straniera che sia), l’app merita di essere rimossa dallo store e di perdere eventuali guadagni…

    I TOS (che nessuno legge mai, ma che tutti accettiamo) parlano chiaro. E tu puoi scrivere tutti i disclaimer che vuoi nella tua app, ma sei tu, sviluppatore, a dover adeguarti, non serve mettere le mani avanti con 2 righe di testo.

    • Marco Sbaffoni scrive:

       Non penso sia una questione di invidia, ma di correttezza: penso tutti possiamo augurare ad Andrea Giarrizzo un futuro pieno di successi e, come ha annunciato nel post dell’altro giorno, ha già alcuni progetti importanti in atto.
      Però, se al momento le due app di più grande successo che ha fatto sono una per scaricare dei video da Youtube (quindi contro i termini di servizio posti da Google) e l’altra per vedere film in streaming in maniera gratuita, è ovvio che tutto ciò non è propriamente una cosa da pubblicizzare in giro su testate giornalistiche e trasmissioni, come sta succedendo in questi giorni.

  6. capobecchino scrive:

    ed anche in questo post non mi trova daccordo, il punto non è che stiam smontando il ragazzo, per carità e che vorrei capire dove sta l’innovazione di una cosa del genere … tutto qui … poi che Samsung abbiam fatto una figurella da 4 soldi dando prima 100k e poi (forse) ritirarli è un altro discorso …

  7. Benissimo, hai fatto benissimo a scrivere questo post, e auguro anche io all the best ad Andrea

  8. thesp0nge scrive:

    Sono certo che non siamo di fronte ad un sogno infranto di Andrea che imparerà la prossima volta a leggere i TOS di Google e scrivere un’altra killer application.

    Sinceramente non vedo nulla di male nel comportamento di Big G. 

    Forza Andrea

  9. AlessandroPellizzari scrive:

    Non ho letto nel dettaglio la policy di Youtube, che comunque ha poca rilevanza.

    Lui che ha scritto l’applicazione non ha infranto nessuna legge. Nessuno vieta di parsare una pagina web, estrarne dei contenuti, e mostrare dei link diretti.

    La cosa che la policy di YT vieta esplicitamente è il download tramite mezzi diversi dalle app di Google. Quindi quelli che hanno infranto la legge sono i milioni che l’hanno scaricata (e i milioni che usano i plugin per Firefox e Chrome che fanno la stessa cosa).

    Altrimenti ci troviamo ancora nel 2012 a continuare a demonizzare lo strumento più che il crimine, e allora mettiamo in galera i produttori di coltelli, perché vengono usati per le rapine.

    • simone_disqus scrive:

      Quello che dici secondo me non ha senso: 
      uno strumento è legale se esiste un modo di utilizzarlo in modo legale, i coltelli possono essere utilizzati per scopi legali, anche software p2p come emule possono essere utilizzati per scaricare materiale non coperto da copyright. 
      Questo software invece non può essere utilizzato in modo legale, a quanto ho capito. 
      Inoltre pare che non fosse il suo primo software creato per fini illegali, questo serviva per vedere film in streaming:
      http://www.appbrain.com/app/streaming-movies/com.sisilsoft.streamingmovies

      Se vogliamo crescere dobbiamo anche avere buoni modelli, questo caso secondo me non è da prendere come esempio, chi fa informazione dovrebbe essere più attento a quello che pubblica.

    • I coltelli sono prodotti non certo per fare rapine…. chi fa rapine fa uso improprio dei coltelli!!

      un’app costruita SOLO(APPOSITAMENTE) per scaricare video da youtube non può che essere illegale! al massimo si può perseguitare ANCHE chi ne fa uso, ma questo è un altro discorso..

    • zime scrive:

      Quindi se io spaccio droga, non infrango nessuna legge ma é colpa di chi la compra, e se vendo cibo avariato non é colpa mia ma di chi lo mangia.
      Ragionamento ineccepibile!

    • Davide Moriello scrive:

      Si vede che non ti sei letto la policy di youtube 😉 Ah, lui non usava nessun parsing, usava le API ufficiali di youtube. Le api ti permettono di scaricare video ma non ti permettono di farlo in questo modo-

  10. Paolo Ciarrocchi scrive:

    Ma questa app non aveva nulla di innovativo: in passato sono state pubblicate altre app per fare il download dei video di YT. E ogni volta queste app sono state bloccate.

    Il successo di una app e’ quindi solo determinato dal suo numero di download?

  11. Giovanni Puntil scrive:

    Credo ci sia una grossa differenza tra Napster e You Tube Downloader. 
    Qua mi trovo in totale disaccordo su tutta la linea sopratutto di fronte ad un premio di 100.000$ per l’app che fa gola ad ogni bambino.Possiamo riconoscergli il merito di aver scalato la vetta ma credo che l’abbia fatto con una cabinovia, Napster ci è arrivata con piccozza e ramponi.Credo che 100K potrebbero essere  spesi meglio.Specialmente se ne devi un miliardo alla Apple.

  12. Un motivo per cui è stata pubblicata solo nello store di Samsung ci sarà pure… Il motivo è che i termini di utilizzo dei servizi google vietano di creare applicazioni di questo tipo. Non sono più presenti neanche le estensioni di google che avevano lo stesso scopo. Il ragazzo ne era a conoscenza secondo me. E’ che alla Samsung non sanno nemmeno dove stanno di casa.

  13. Simone Favarin scrive:

    a parte che non comprendo perchè fosse illegale detto ciò allora chiudiamo anche http://keepvid.com/ … possibile che non si riesca a capire che le informazioni online devo circolare ? basterebbe una bella creative commons, il concetto di possesso online è veramente dubbio. 

  14. Posso assicurarti che se produci una applicazione che fornisce cocaina gratuitamente scali ugualmente la classifica… Ma non è un gran che lecito 😉

  15. Domiziano Galia scrive:

    Secondo me è invece vero che si debba essere imperdonabilmente ingenui per pensare che uno che sviluppi un downloader da YouTube non possa non sapere di violare palesemente i termini di servizio. Specie considerando che i downloader da YouTube ci sono da anni.

    E vi spiego anche perché nessuno se ne sia accorto prima: perché dietro a quel premio, come dietro ad altri premi anche in questi giorni assegnati in Italia, il primo e preminente interesse non è l’innovazione, ma il marketing, il ritorno di immagine della grande azienda Perché non esiste davvero buon senso che possa supportare l’assegnazione di un premio da 100.000 euro ad un’app che fa qualcosa che viene fatto – illegalmente – da anni, il cui scopo è puramente ludico, senza alcun vero impatto innovativo, e realizzata in due settimane in croce.

    Se non, appunto, la pubblicità. E che questa – banale – considerazione, debba trovarsi nei commenti e non negli editoriali dei più importanti magazine di ICT non può non far sospettare che anch’essi siano schierati sempre e comunque a favore di un certo, facile, trionfalismo.

    Dimostrando di non aver imparato assolutamente nulla dallo scoppio della bolla della New Economy.

  16. TommasoC scrive:

    Mi piace come l’articolo dia implicitamente del traditore a tutti quelli che, italiani anche loro,  hanno fatto notare che l’app è arrivata dov’è solo perchè, sostanzialmente, truffava YouTube.
    Come se abitando nello stesso paese, fossimo tenuti ad una specie di omertà per proteggere il “sogno” di questo “genio” che ha fatto un’app del tipo di quelle che escono a fiumi dalla Cina.

    Al di là dell’ignoranza tecnica profonda che permette di spacciare una banalità del genere (“youtube downloader” dà 73 miliardi di match su google) come genio innovativo italiano, la cosa triste è il campanilismo e l’omertà che traspaiono da interventi come questi.

    Chissà, forse il giorno che impareremo a condannare chi prende scorciatoie “furbe” invece di applaudirlo perchè in fondo è italiano, usciremo da sto schifo.
    Bye.

  17. Antonio Patti scrive:

    Samsung ha usato la stessa strategia che ha adoperato contro Apple. Ha fatto qualcosa di palesemente illegale per dare visibilità a un suo prodotto/servizio. Qualche anno fa lo fece per uno smartphone, adesso per un’app palesemente contro qualsiasi TOS.

    A Samsung delle eventuali multe, dei 100k dati a Giarrizzo e della “brutta figura” non importa nulla. Loro hanno portato più di un milione di utenti sul loro store e hanno avuto una copertura media che forse solo un nuovo telefono avrebbe potuto ottenere, pur con costi molto più alti.

    Secondo me sono stati geniali.

  18. Anna Sargian scrive:

    l’hai scritto tu noi non siamo l’America…nel paese dei dinosauri prima viene la legalità la gerarchia la burocrazia (solo di facciata) etc… finchè non si cambia mentalità in questo paese non cambierà nulla…possiamo avere i cervelli più brillanti, le risorse più rare, la creatività e tutto quanto… ma come vedi si spazza via in pochi minuti…. 

  19. Simone Massi scrive:

    Se “dimostrate talento e grinta” vuol dire creare un prodotto illegale, siamo alla frutta. Più che la corsa a tirare la prima pietra, troppo spesso si corre a raccontare il fenomeno web del momento, esaltandolo senza un minimo di documentazione (una citazione per tutte, il flop Volunia). I casi sono due: o è stato ingenuo a non leggersi la policy oppure ha agito consapevolmente. In entrambi i casi non c’è difesa che tenga. Neanche per Samsung, ovviamente.

  20. Mi piacerebbe sapere chi di questi commentatori si sarebbe accanito così se si fosse trattato di Napster. 🙂

    • Simone Bussoni scrive:

      Ti mancano i fondamenti Francesca, lascia perdere come è meglio che lasci perdere Riccardo che a quanto pare resta quello che è, un giornalista che cavalca l’onda del Web non sapendo nemmeno cosa sia.

  21. Assolutamente d’accordo, Riccardo.

  22. ma cmq era ovvio a parte l’illegalità OVVIA (qui stupida samsung), ma poi di applicazioni come queste già ne esistevano 3 (di cui una solo audio) e ovviamente MAI messe sul market ma prese in modi piu traversi.. quindi niente novità, niente legalità, niente premio.

  23. Mario Bucolo scrive:

    va beh…allora riabilitiamo il Batman…in fondo o i soldi se li fregava lui o il partito stesso per noi italiani erano ormai belli e spariti comunque. Ma che discorsi sono…allora magari prendiamo qualche hacker per svuotare i conti bancari e poi gli facciamo i complimenti per l’intraprendenza…certo poi magari il sogno lo infrange a poggioreale…non ho parole…Riccardo stavolta più che sulla Luna mi sei sembrato su Marte! 

  24. evilripper scrive:

    come ha scritto TommasoC l’ idea non è che sia stata super innovativa…  diciamo che era l’unica che non era stata ancora rimossa.   🙂

    Mi pare che sia vietato pure da adsense pubblicare contenuti che spiegano come scaricare video da youtube, figurarsi se permettevano di farlo con un app sul market. 

  25. Fabio Lalli scrive:

    Ciao Riccardo.Anche io ho pensato che l’app fosse illegale non appena ho letto i primi articoli, poi ho pensato che il ragazzo è stato un figo: la voleva fare, l’ha fatta, ci ha provato, si è fatto una bella esperienza e un bel nome e amen. Grandissimo, sicuramente (e immagino sapesse) che poteva succedere questo. Oggi ho commentato anche sul blog di Napolux segnalando anche un link nel quale era stata riportata una discussione ed i singoli paragrafi dei TOS di Youtube, nei quali si spiega perchè non è legale fare download. Comunque fa parte delle regole del gioco quando fai qualcosa borderline. Però bravo veramente. La cosa però che mi piacerebbe sollevare, è se adesso Google Italia che si è adoperata subito per farla rimuovere intervenisse anche su iTunes store, visto che di app come MeTube, Downloader vari ce ne sono svariate. In quel caso come si comporteranno? E’ possibile che nessuno se ne sia accorto, visto che escono anche se cerchi youtube sullo store?Infine una riflessione al volo su alcuni passaggi del post di Riccardo: non penso che il fatto che sia stata segnalata come illegale sia sbagliato, anzi. Quello che trovo di assurdo è l’italianità come al solito: tutti sono pronti a tirare sassate per affossarti, molto meno se fai una cosa che invece va aiutata. Della serie che per un prodotto fico, nessuno si spreca a scrivere post e commentare / spammare, mentre per un prodotto che fa numeri ed è però attaccabile, tutti spaccano i maroni da subito e si fanno paladini della giustizia e si prendono anche la briga di scriverne post, commenti e tweet. Ci è successo anche con la “morte di followgram”…Detto questo, se mi tolgono MeTube mi fanno un danno a bestia: ci gestisco tutti i video cartoon di mio figlio in quel modo!

  26. Parcobuoi.com scrive:

    Tutti sono santi quando si parla dei peccati degli altri! Se si facesse un controllo sui pc di coloro i quali con i loro commenti lo hanno fatto fuori troveremmo minimo 10/15 file pirata quindi illegali! Ti cosa stiamo parlando?  Sogna ragazzo sogna e non fermarti.

  27. Andrea Marco Borsetti scrive:

    Bello l’intervento di Alessandro Pellizzari, secondo me ha ragione. Non si può  accusare chi sviluppa un App da 1 million user che ha passato una selezione per un concorso Samsung cosi alla leggera. Forse avrà reso “amichevole” scaricare qualche video da YouTube ma i controlli andavano fatti prima di renderla disponibile sullo store .. e poi una cosa è seguire le leggi che la Costituzione dei padri fondatori della Republica ci hanno dato altra cosa è piegarsi ai voleri di una industria (quella dei contenuti) che non ha mostrato di sapersi innovare in 30 anni che esiste l’informatica dei pc. Dare giudizi di illegalità cosi duri sul download dei contenuti fà riflettere… io sono certo che il vostro Diabolik lo avete sicuramente prestato in classe e l’editore non era certo fuori da scuola a rincorrervi per reato di prestito abusivo :)- . Il mondo dell’editoria elettronica in genere ha bisogno di trovare altri meccanismi oltre che la censura che è pur sempre una sostanziale limitazione della liberta degli individui. Mi domando se anche condividere il PDF di un libro di fisica con uno studente del terzo mondo è reato e dove sta il confine. Questo episodio, Sicilia a parte  che mi sta simpatica dovrebbe farci riflettere, non mi pare sia tutto cosi nero o bianco … non trovate ? 

  28. Non faccio in tempo a scrivere un articolo…

    Ho appena letto di tutta questa storia dell'”app più scaricata del mondo”, e purtroppo è la conferma di tutto ciò che ho scritto: la solita italianata giornalistica contro cui mi ero scagliato nel mio articolo.

    Ricapitolando:

    un ragazzo giovane e talentuoso crea un’app per telefoni Samsung, partecipando ad un concorso indetto dalla stessa casa.

    Arriva al primo posto a parimerito con altre 3 app (?) e dietro la vincitrice (?).
    Vince comunque $100k. Complimentoni.

    In Italia succede il finimondo, abbiamo il prossimo Sean Parker, etc. La solita storia giornalistica su cui ho cercato di mettere in guardia.

    Nei commenti ai vari post che annunciano il grandissimo exploit, dicendo che è stata la più scaricata al mondo (ma come fa un giornalista a far passare una cosa del genere?), qualcuno si azzarda a dire che l’app è illegale ed è strano che vinca un concorso violando chiaramente i TOS di un servizio web operato dall’azienda creatrice del sistema operativo per il quale l’app è stata sviluppata.

    Nei giorni successivi l’app è stata rimossa da tutti gli stores ed è riscattato il finimondo dicendo che l’Italia è un paese di merda perché invece di incoraggiare il genio si sono tutti scagliati contro di lui perché era illegale e siamo un paese di invidiosi.
    Ora. Sono d’accordo che l’Italia ha un problema serio di invidia. Ma credo che il problema giornalistico lo sormonti a mani basse.

    Un giornalismo che tranquillamente paragona questo ragazzo a Parker e la sua app a Napster, è quello da cui ci dobbiamo difendere, non quello che ci salverà.

    Non dovrebbe esserci bisogno di spiegare i motivi, ma lo farò lo stesso.

    Napster ha rivoluzionato un’intera industria con un concetto di sharing totalmente nuovo ed incredibilmente innovativo. Ha preso gli emergenti concetti dei network P2P (introdotti da IRC, Usenet, etc.) focalizzandosi sulla musica e creando una tecnologia ed un’esperienza utente fuori da ogni immaginazione. Era perfetto.

    La nostra Youtube Downloader è un app che scarica file video uploadati su YouTube. Senza andare nei dettagli di perchè non abbiamo di fronte il nostro Parker italiano (yet, probabilmente invece il ragazzo è un fenomeno e gli auguro di diventarlo), ecco un po’ di differenze:

    – esistono app del genere da anni, fatte molto meglio.

    – esistono servizi web che fanno la stessa cosa da anni.

    – l’app è “stupidamente” illegale. Se fosse illegale e rendesse il mondo un posto migliore, come imho Napster (e Uber, Airbnb, etc.) gli darei tutto il support. Ma questa è illegale nel senso che viola i TOS di Youtube e degli store sulla quale pretende di pubblicarla. È ovvio che venga bloccata e bannata, e mi sembra folle avere la pretesa che non venga fatto. Napster violava le leggi di Copyright, ma non di servizi specifici, e quindi è “durata” di più per la lentezza del sistema giudiziario.

    Ora probabilmente mi prenderò del traditore, scaglia-pietre, invidioso e quant’altro. Ma è un piccolo prezzo da pagare per cercare di dare una svegliata al nostro giornalismo digitale.

    Bisogna smetterla con queste storie. 

    Bisogna smetterla di osannare qualcuno solo perchè è italiano. Se quest’app fosse stata fatta da un indiano nessuno avrebbe detto niente e sarebbe stato trattato a pesci in faccia da tutti noi.

    Bisogna iniziare a valutare le persone, i progetti e le società in maniera oggettiva e meritocratica. Che siano italiani o siberiani cambia poco.

    Finché continueremo ad osannare i nostri giovani 20enni per successi inesistenti, non andremo da nessuna parte e continueremo a rovinarli solamente dando loro l’idea che qualcosa gli sia dovuto e che non ci sia bisogno di fare qualcosa di veramente importante ed enorme.

    Sapete tutti quanto stimo Riccardo, ma questa volta sono completamente in disaccordo.

    • Riccardo Riccardo scrive:

      Vorrei ringraziare Salvo ma anche Stefano per la stima che è ricambiata. Ma qui il cattivo giornalista Stefano sei tu. I fatti. Un giovane sviluppatore italiano che ha diverse app su Play Store, ne fa una per scaricare video dal web. La app la iscrive al Samsung Smart App Challenge 2012 e intanto scala le classifiche di quattro paesi. Nessuno dice nulla e la Samsung il 14 novembre lo premia con 100 mila dollari. L’agenzia Ansa ne da notizia e il giorno dopo Andrea manda a Chefuturo! un post con la sua storia dove racconta con numerosi link la vicenda e rivela il ruolo determinante del suo professore. Io pubblico la storia senza nessuna esaltazione, neanche una riga di commento, così come faccio tutti i giorni: Chefuturo!, Stefano lo sai bene, ha un pacchetto di autori DOC ai quali ogni giorno aggiungiamo almeno un post dove qualcuno racconta la sua storia. Non avrei dovuto pubblicare la storia di un italiano che vince una gara mondiale di Samsung? E perché ? Avrei dovuto censurare una storia che per Samsung meritava un premio? Certamente no. Fin qui non c’è stata alcuna esaltazione da parte di Chefuturo!, journalism as usual. Il post ha avuto molto successo al punto che Floris ha dedicato ad Andrea la puntata di Ballaro. Ma intanto in rete montava la protesta. Intendiamoci, io non difendo la illegalità ammesso che ci sia in questo caso (aspetto di capire meglio le considerazioni di Quintarelli e Prosperetti). Ma se un ragazzo fa una app che diventa un successo mondiale e io penso che sia illegale non lo addito come un delinquente. Mi offro di dargli una mano, gli do un consiglio, provo ad aiutarlo. Non è andata così. Purtroppo. A proposito di buon giornalismo ieri sera ho chiamato Andrea per farmi spiegare la storia della illegalità e lui mi ha rimandato alle sue FAQ. Mi è parso agitato. Oggi poi, a proposito di buon giornalismo, sono stato il primo a rendermi conto della decisione di Samsung di cancellare la sua app e ho chiesto a Google conferma e ne ho dato notizia. Giornalismo. Ne ho dato notizia con una considerazione sul livello di livore insopportabile di certi commenti. Non esalto Andrea, ma gli auguro di non scoraggiarsi. Agli indignati speciali invece auguro di imparare a guardare agli altri con comprensione, anche se sbagliano, perché solo chi non ci prova sbaglia veramente. E perché in fondo tutti ma proprio tutti commettiamo errori e se quando sbagliamo non finiamo lapidati magari ci riproviamo. È solo così che alla fine avremo qualcosa di buono Stefano.

    • Marco_Olivares scrive:

       Amen!

  29. midimarcus scrive:

    A mio modestissimo parere quando si parla di casi analoghi a questo caso specifico si fa un primo grave errore ad usare il termine “illegale” e la relativa denotazione negativa che ne consegue (a ragione).

    Violare le condizioni di Google o di qualunque altra azienda che eroga servizi non equivale né ad un reato né crimine. Al massimo è una violazione ad un contratto di servizio, che è una cosa molto diversa.

    Aggiungo che concordo un po’ con la mania di scagliare la prima pietra.
    Forse sarebbe molto più costruttivo per tutti dare un consiglio piuttosto che urlare e puntare il dito mentre ci si stracciano le vesti.
     

  30. stefanodiluca scrive:

    Ma con quale coraggio ci si lamenta se questa storia è andata a finire in questo modo? 
    Giornalisti inesperti del settore e tamtam mediatici raccapriccianti hanno portato alla ribalta una storiella di un normalissimo ragazzo che ha avuto solo la sventura di essere notato da una massa di incompetenti.
    Avrei preferito che si fosse parlato di un progetto emergente, interessante, davvero innovativo, anche se con numeri inferiori, non di una vicenda del genere finita malamente anche grazie all’ignoranza di chi l’ha portata alla luce.

    Milioni di download.. E’ facile farli sfruttando una piattaforma come Youtube e violando i termini del servizio, ragion per cui nessun altro evidentemente aveva sviluppato un applicazione simile prima.

    Riccardo Luna, perché non avete parlato di tutte quelle applicazioni che fino a poco tempo fa permettevano di vedere la tv in streaming su iPhone e affollavono l’App Store, ma che sono state rimosse dopo poco tempo da Apple? Anche quelle erano scaricatissime  e spesso sviluppate da ragazzi molto giovani sai? Peccato che fossero anche loro illegali..

    Vi riempite la bocca di parole come innovazione ma evidentemente non avete le conoscenze per riuscire a capire che state parlando di un applicazione che di innovativo non ha niente (ne esistono online da anni) e di innovazione non porta nulla, anzi..

    In Italia sono tanti i ragazzi che sviluppano app per Android e Apple facendosi in 4 per realizzare buoni prodotti.. Poi usare come paragone Napster che ha rivoluzionato il settore della musica al livello mondiale.. 

    Vabbè lasciamo perdere..

    Ciao

  31. Augusto Coppola scrive:

    In questa vicenda, a me sembra ci sono due aspetti: il
    primo, quello dell’italica invidia del successo altrui; il secondo, quello
    della scelta sbagliata degli esempi.

    Per quanto riguarda il primo punto, sono in linea di principio
    con Riccardo (e con Stefano stesso, che lo dice apertamente): siamo un popolo
    di invidiosi. Il motivo, a me sembra, è legato all’atavico sospetto che il
    successo di qualcuno sia sempre legato a questioni che con il merito hanno poco
    a che fare. Purtroppo tale diffidenza non è spuntata dall’oggi al domani, ma è
    nata e cresciuta in un ambiente che l’ha coltivata in tutti i modi. Ci vorrà
    del tempo per cambiare questa mentalità. Ma soprattutto esempi.

     

    E allora arriviamo al secondo punto dove, a me sembra,
    Stefano ha ragione da vendere. Questa storia ha solo in parte a che vedere con
    gli aspetti legali della cosa. Il can can sollevato è ora concentrato su
    “giovane di 20 anni italiano fa l’app più scaricata al mondo e viene lapidato
    dai suoi connazionali”. Ora senza il bisogno di sviluppare l’app del secolo, ma
    anche semplicemente utilizzando in modo intelligente dei trend emergenti il
    giovane di 20 anni avesse fatto una cosa tipo Followgram di Fabio Lalli ,
    invidiosi e malelingue avrebbero potuto allegramente attaccarsi al tram (come
    recentemente accaduto, peraltro).

    In sostanza, io credo che sia giusto cercare ed evidenziare
    esempi italiani. Quello che francamente mi meraviglia è che tali esempi non
    solo sono spesso sconosciuti sino ad un momento prima della loro comparsa sotto
    i riflettori (mi rendo conto che questo è un aspetto che può dare adito a
    diverse intepretazioni, non tutte benevole, per cui chiedo in prima lettura di
    farmi passare questa semplificazione dandone un’accezione positiva), ma hanno
    sempre qualcosa di sensazionale (il nuovo Zuckerberg, quello che ha inventato
    Google, l’app più scaricata al mondo e così via).

    Magari mi sbaglio, ma se uscissimo una buona volta dalla
    retorica e dessimo enfasi a storie più “normali”, di gente che fa startup un
    poco alla volta (ad esempio, io non ho notato nessun particolare livore verso
    Giovanni Ciaffloni e la sua app per i ciechi che è stata presentata da Tim Cook
    oppure per le ragazze di Atooma che sono state indicate da TechCrunch o per
    altre decine di queste storie), forse riusciremmo a ridurre pian piano a
    cambiare le cose e ad essere pronti ad accogliere i successi degli altri come
    opportunità per tutti.

  32. maxciociola scrive:

    Questo blog celebra le tipiche cose assurde.

    La app infringe i copyright di Youtube, peraltro la sua interfaccia è di bassissimo livello e cmq è un modo per scaricare i video di Youtube che è illegale e mette Youtube in una posizione di infringement verso gli aventi diritto (i.e se la app ti fa scaricare un video dei Coldplay è Youtube a passare i guai).

    Detto ciò vi siete soffermate solo sull’aspetto del ragazzino di Enna che nel suo garage ha lanciato un app (illegale) .

    Baggianata quella che sia la app più scaricata al mondo perchè non è così.
    Ma questo blog non è nuovo a trovate di questo tipo.

    Si sa che tira più un CPM per chebanca che non una cronaca reale dell’accaduto.

    Detto ciò dobbiamo educare startupper e giovani a fare cose bellissime, legali, da interfacce stupende e che non infringano alcun copyrights.

      O ci ritroveremo ad avere crackers che verranno bannati e mai finanziati.

    Quanto ai 100,000€ di premio. Beh sui giornali internazionali stanno ridendo di noi : l’Italia premia un app che neanche può fare quello che deve.

    Ridicolo è il mio commento finale.

    Ridicola una falsa celebrazione.

    Ridicola la app.

    Ridicola la richiesta di Riccardo di riportare la app su e di aiutare il ragazzo.

    Max Ciociola

  33. Nadia Ceratto scrive:

    Si, infatti! Concordo con te Riccardo …che questo ragazzo, Andrea,  possa essere notato e aiutato a usare il talento e la creativita’ ! Spero che la sua storia diventi comunque una “success story’ che meriti l’esempio di altri ragazzi che vivono in luoghi che non permettono facilemente le risorse per esprimere veri e genuini talenti!
    Nadia 

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