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Report | CNA NEXT | I mille motori dell’intelligenza collettiva

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Capitolo III, giorno I. Al Teatro Palladium della Garbatella (Roma), vestito ad hoc per l’occasione, si accendono i “Motori” col suono colto e complesso di Riccardo Veno, in un climax che parte dall’eco sussurrato della parola “future” per arrivare, con l’aggiungersi di strumenti e tracce in loop, al compiersi di una palpitante, armoniosa, potente musica di insieme.

Quale miglior semiotica del suono poteva inaugurare CNA NeXT MOTORI, il Festival dell’intelligenza collettiva, l’evento con cui ogni anno i Giovani Imprenditori di CNA vogliono raccontare un’idea diversa di Paese, rivoluzionaria nella struttura organizzativa e sociale, basata su leadership collettive, formazione continua, impresa diffusa. E condivisione: delle idee, delle risorse e delle intelligenze. La keyword 2012 è “Motori” perché ora il nostro Paese ha bisogno che vengano accesi tutti questi motori, di conoscenza, di innovazione, di cultura, di sviluppo.

E come riaccendere il motore dell’artigianato? Chi è l’uomo artigiano, chi sono i nuovi artigiani e come dovrà essere l’artigianato del futuro?

Su questi argomenti è stata condotta un’indagine dal Centro Studi Etnografia Digitale con il metodo netnografico: è stato scandagliato Twitter per circa 20 giorni, analizzando le circa 9mila discussioni tematiche prodotte da 3925 utenti. L’obiettivo era ricostruire la rete semantica: ossia, capire i significati che le persone comuni attribuiscono al settore, come lo giudicano, quali eventuali critiche muovono ad esso.

Nella rete regnano due idee opposte sull’artigianato.

Da una parte c’è chi tende ancora a ricollegare il termine con i settori più tradizionali, come l’alimentare (#birra artigianale o #gelato artigianale sono le parole più cercate) oppure il manifatturiero (soprattutto #scarpe), ma sono utenti che intervengono solo per dire la loro idea; dall’altra, invece, c’è una grande rete di persone, spesso interessate al settore, che parlano molto tra loro e, citando l’artigianato, lo legano soprattutto all’innovazione, sia in senso tecnologico che culturale.

L’artigianato del futuro: meno politica e mass media, più territorio e nuove tecnologie.

E’ stata anche studiata la correlazione tra l’artigianato e il concetto di impresa (16662 tweet) e di start up (7101). Pochi vedono un legame con l’impresa, d’altronde in Italia con il termine “impresa” si intende soprattutto l’industria, nonostante siano le piccole aziende il motore trainante dell’economia del Paese. L’unico punto di collegamento tra i due termini sono proprio le “start up”.

A differenza dell’impresa, inoltre, l’artigianato è meno legato a hashtag di mass media tradizionali e politica, e più legato a territori e nuovi media. Come se l’intelligenza collettiva, ovvero la nuvola creata dalla gente quando discute e si confronta, indicasse una via per lo sviluppo e l’evoluzione dell’artigianato stesso attraverso una parola d’ordine implicita: “puntare tutto sulle nuove tecnologie e sulle comunità locali, meno sul supporto con le istituzioni tradizionali (politica e mass-media)”.

Così introducono la due giorni romana Andrea Di Benedetto, presidente nazionale dei giovani CNA, visionario artigiano digitale e Alex Giordano, direttore scientifico del Festival.

Il primo intervento, di quelli che ti ridisegnano in due battute le mappe mentali, è stato quello di Bruce Sterling, grande interprete e predittore dei cambiamenti che Internet ha apportato al sistema mondo.Ci spiega come uscire dalla crisi scommettendo sulla nuova manifattura fra analogico e digitale in 3 passaggi chiave: 3d printing, nuove piattaforme di collaborazione in rete e nuove regole per la proprietà intellettuale.

Così come tutte le attività che partono da internet approdano al mondo reale, la logica di condivisione della rete arriva al mondo della produzione, degli oggetti fisici, dell’open hardware. Si creano nuovi prodotti, la cui estetica è plasmata da internet, e si realizzano in modo nuovo, in modo open. E cita il caso di Quirky , l’azienda di social production dove la community degli utenti contribuisce alla co-creazione di due prodotti la settimana da lanciare sul mercato e il business dell’azienda viene quindi influenzato dal proprio mercato in tempo reale.

In tal modo si può colmare il gap che c’è tra artigianato e industria, tra il pezzo d’eccellenza dell’artigianato e i grandi numeri dell’industria, sintonizzandosi col mercato e utilizzando i vari strumenti di crowdsourcing che la rete ci mette a disposizione.

Il ritmo degli ospiti sul palco è scandito dagli intermezzi lussuosi di Veno, ed ecco, con la voce di Luca Argentero, il racconto della prima storia di Ritratti di Umane Imprese, il progetto di storytelling con il quale CNA ha affidato alla Scuola Holden la narrazione di alcune storie di giovani artigiani, come quella di Comuni-chiamo, piattaforma di intelligenza collettiva al servizio della città e quelle di: Giniski, il laboratorio di liuteria moderna; Casa Netural, la futuristica idea di co-working/co-leaving; Promojeans, il numero uno del jeans tecnico per motociclisti; uno dei più grandi restauratori di auto d’epoca, il Laboratorio Lopane; la Rubinetteria Elka, una ditta individuale che vende pezzi di design in tutto il mondo; e gli informatici di PubbliData.

Sono molti gli interventi di relatori di fama internazionale che il direttore scientifico ha infilzato uno dietro l’altro in un’overdose di stimoli e sollecitazioni.

Derrick De Kerchove, uno dei più autorevoli teorici della comunicazione, ha offerto uno spaccato sui 4 elementi della forma futura di internet che vanno dall’internet delle cose alla persona digitale e descrive come l’intelligenza collettiva sia oggi un’intelligenza connettiva. Da qui lancia un grido al paese: wifi libero per tutti, per fare dell’Italia un paese connesso; e un’Agenda Digitale veramente condivisa, creata dall’alto ma praticata dal basso.

E di come internet fuoriesca dalla rete per contaminare la realtà e le dinamiche sociali ne parlano ancora Alex Giordano, Giovanni Boccia Artieri e Ivana Pais, sottolineando la relazione tra collettivo e connettivo, e di come, in funzione di ciò, siano cambiate le forme di appartenenza, legate oggi alla collaborazione, e le forme della narrazione. Oggi il cittadino non si fa più costruire racconti esterni, ma ne scrive di propri, che diffonde e rende noti attraverso la rete.

E questo è un suggerimento prezioso per chi, come l’artigianato e la piccola impresa, fuori dagli onori delle cronache e schiacciati dal peso dei grandi brand, può trovare lo spazio per riappropriarsi della propria narrazione ed auto rappresentazione.

Questo è quello che farà CNA NeXT con un grande nuovo progetto di storytelling, che realizzerà in partnership con altre importanti realtà, che raccontano di “cose ben fatte”: come le storie di business sociale di Timu, di cui ci ha parlato il professor Vincenzo Moretti, i Pionieri lanciati da Francesco Galtieri segretario di R.E.N.A. o gli wwworkers di Giampaolo Colletti.

La rete trasforma anche un gesto quotidiano in un’azione di solidarietà, questo grazie ad 1caffe.org, la startup digitale co-fondata da Luca Argentero che ogni giorno aiuta a sostenere un progetto diverso. O, ancora, l’esperienza del viaggio e del carsharing, che oggi si arricchisce di nuove funzionalità social con blablacar.it.

Quindi, a chiudere il primo giorno di Festival, l’annuncio di una Task Force per l’artigianato, che sarà coordinata per CNA da Stefano Micelli , professore e autore di Futuro Artigiano, che interviene nel panel con Alessandro Fusacchia, consigliere del Ministro Corrado Passera, al quale chiede che siano attivate subito misure urgenti per le startup dei makers.

Micelli indica le linee secondo le quali l’artigiano deve essere imprenditore e l’imprenditore deve essere artigiano, questo significa valorizzare la propria produzione, aprirsi per essere più competitivi, innovarsi e digitalizzare, internazionalizzare in modo che il territorio sia un valore additivo e non sottrattivo.

La prima giornata del III capitolo del Festival dell’Intelligenza collettiva finisce, dopo 5 ore, con un confronto originale tra talento, individualismo e produzione collettiva: l’orchestra di Nicola Piovani e la squadra di Zdenek Zeman.

Due personaggi lontani, appartenenti a due mondi lontani, ma nei quali la sommatoria dei fattori è qualcosa di più, di meglio e di più importante dei singoli fattori che la compongono. Così si capisce come per il raggiungimento del bene comune e di risultati importanti sia necessario giocare di squadra, limitando l’individualismo ed esercitando la propria libertà solo all’interno delle regole.


Capitolo III, giorno II.

Apre con grande carica Adam Arvidsson, considerato uno dei massimi esperti mondiali di peer to peer economy e di open innovation. E’ molto chiaro, fin dai grafici che utilizza: bisogna cambiare il paradigma di produzione della ricchezza, sono finiti i mercati di massa, oggi i profitti della produzione calano e aumentano i profitti finanziari.


La finanziarizzazione dell’economia segna la fine di un’epoca e l’arrivo di un’altra. E’ sempre stato così, nel momento in cui arriva un nuovo paradigma tecnologico. L’esempio degli Hi-phone cinesi ci fa capire che c’è già un nuovo paradigma di rivoluzione dal basso, che si vede nei mercati sommersi.

La nuova sfida, secondo Arvidsson, è quindi capire quali politiche servano per potenziare una nuova economia, che viene dal basso e dal basso genera innovazione e nuovi mercati, che secondo lui sono: nuovi sistemi di trasporto, nuove forme di energia e nuovo ciclo alimentare.

Un panel ricchissimo di spunti quello su Open Makers e p2p economy.

Massimo Menichelli ci racconta dei FabLab urbani di Barcellona, dove l’innovazione tecnologica si trasforma in innovazione sociale e delle enormi potenzialità della manifattura digitale.

Alessandro Belfanti ci parla di open biotech e open science, citando Galaxyzoo.org, per la classificazione crowd delle galassie e di opengenius.org, la community di ricercatori che tentano di ovviare ai tagli alla ricerca praticati dai governi.

Affascinantissima l’esperienza di design e indagine sociale condotta da Denisa Kera in Indonesia, tra nomadic science e mobile food, sviluppando il rapporto con la comunità con dei prototipi che scardinano i sistemi sociali.

Infine un’altra bella scoperta, jenuinō, il facilitatore di filiera corta in campo alimentare, il social network multilocal made in Maremma. Jenuinō funge da ponte fra famiglie che producono e famiglie che consumano, senza intermediari, accorciando al minimo la filiera e garantendo qualità e totale trasparenza nei processi produttivi, nella comunicazione, nei trasporti.

Veniamo al Made in Italy: il panel è coordinato dal grande Giannino Malossi e aperto con uno speech di Ted Polhemus, antropologo di fama internazionale che ha inventato la parola street style e si è sempre occupato delle tendenze che governano il mondo della moda.

 Il suo intervento è stato drastico, sull’impellenza di recuperare e rilanciare il marchio Made in Italy nel mondo, attraverso i suoi simboli più importanti, ossia l’artigianato e il cinema. E il modo in cui è possibile rilanciare l’artigianato oggi è combinare sapientemente intelligenza, comunicazione e design.

Il panel a seguire approfondisce alcuni tentativi di rivitalizzare l’immagine del Made in Italy, cita i casi di Stefano Casciani e il suo magazine disegno:la nuova cultura industriale, mentre Marco Richetti fa onore a CNA citando a sorpresa il progetto toscano di Federmoda Artigiano Contemporaneo  quale ottimo tentativo di nuova immagine dell’artigianato.

Infine il futuro, quello tracciato da Betram Niessen che ci parla di Openwear, la piattaforma collaborativa open source di produzione e branding. Ci racconta che per i giovani thailandesi, quello che in Europa è la musica e trovarsi con gli amici a suonare, in Thailandia è produrre vestiti e autoprodurre capi di abbigliamento, poi venduti al mercato. Vengono prodotti 30 capi per modello e le collezioni cambiano ogni due settimane, con un tempo time to market che neanche Zara è in grado di sostenere! L’intera Bangkok è un gigantesco hub di produzione collettiva di abiti.

La condivisione, la collettivizzazione, l’open diventano uno stile di vita e una speranza di vita ne La Cura di Salvatore Iaconesi, che nella sua esperienza di artigiano estremo, ha hackerato la propria cartella clinica e messo il suo tumore al cervello in rete, a disposizione di tutti, a disposizione dell’intelligenza collettiva che la rete è in grado di sviluppare.

Nella pausa sigaretta, fuori dal Palladium, mi capita di scambiare due chiacchiere con Adam Arvidsson. Parlando di rivoluzioni viene fuori chissà perché Maria Antonietta e le sue famose brioche. Adam dice “dire ai ragazzi di fare impresa oggi, è come dire al popolo di mangiare brioche a quel tempo”. E’ vero, sono ancora molti gli ostacoli a fare impresa in Italia, ma le storie dei Giovani di CNA raccontano al mondo che è possibile farlo e Andrea Di Benedetto chiude il suo grande evento dicendo che il Paese ha bisogno di intelligenza, di cuore e di “cose ben fatte”.

 

Boston, 31 ottobre 2012

Francesca Mazzocchi

Responsabile Giovani Imprenditori CNA Toscana

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