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Cari angel investor, i sei motivi per investire in startup

Papà, marito ed investitore. Dopo 5 anni in Silicon Valley, torno a vivere in Italia. A San Francisco, sono stato il primo impiegato in Betable, dove abbiamo raccolto $20 milioni. Poi ho fondato Kickpay, che ha raccolto capitali da Y Combinator, Index Ventures, e altri fondi americani. Investo in startup americane tramite Mission and Market, un fondo di venture capital creato con due amici a San Francisco. Nel frattempo ho fondato Italian Startup Scene, dove siamo in più di 20 mila.

Con questo articolo inizia una serie di post regolari sul tema dell’angel investing. Questa serie si rivolge ad imprenditori e manager dei settori più diversi, che hanno magari messo da parte un po’ di capitale (che investono in borsa o in fondi vari), con lo scopo di avvicinarli al mondo delle startup. Sarà sicuramente interessante anche per chi si trova già all’interno di questo fantastico ecosistema e vuole capire meglio come gli investitori valutano le società e quali sono le ragioni per cui investono o declinano. Inoltre, se conoscete persone che pensate possano essere dei buoni candidati come angel investor, girate loro questo articolo!

Sono stato da entrambi i lati della barricata: ho prima lavorato in un fondo di venture capital e poi aiutato a raccogliere diversi milioni di dollari in una startup. Inoltre i pochi risparmi che ho messo da parte li ho investiti come angel in piccole startup italiane. Scelta folle? Vedremo.

Tratterò diversi argomenti: come cominciare, quanto investire, dove trovare le startup su cui investire, come scegliere gli investimenti, gestire il rischio nel portafoglio, diversificare il portafoglio, come aggiungere valore nella società, valutazioni, termini, crowdfunding e molto altro ancora. Cominciamo con: perchè investire in startup.

Imparare. Investire in startup è una delle attività più formative che conosca. Stare a contatto con giovani innovatori ed imprenditori, nelle prime fasi di vita di una società, da l’opportunità di toccare con mano ogni aspetto di una startup: prodotto, tecnologia, marketing, vendite, risorse umane, finanza, brevetti, acquisizioni, etc. Tim Ferris, noto blogger americano ed autore del libro The 4-Hour Work Week, ha deciso di non frequentare un MBA a Stanford e, invece, sostituirlo con due anni di Angel Investing. Ha finito per acquisire quote di Twitter, Digg, Evernote, DailyBurn, Shopify, Posterous, etc. Il suo articolo è uno spunto molto interessante.

Excitement. L’eccitazione e la sensazione che si ottiene dall’investire in startup non è paragonabile a molto altro. Vedere giovani imprenditori inventare il futuro, avere la possibilità di aiutarli a farlo ed essere parte della giornata può dare veramente grandi soddisfazioni.

“Give back”. In America si usa molto il termine “Give Back“, ovvero “dare indietro/ restituire”.

Tutti gli studenti di un certo college, appena iniziano ad avere un reddito che glielo permette fanno donazioni alla propria Università, spesso arrivando a donare decine di milioni e interi edifici.

Si può Give Back, però, anche nel mondo delle startup, e dare la possibilità alla generazione futura di avere lo stesso successo, se non di più. Questo è probabilmente uno dei metodi migliori per aiutare concretamente i giovani, il paese e creare posti di lavoro.

Non è complicato. Fare l’angel investor non è estremamente complicato. Essere un top performer è chiaramente difficile come in ogni altra professione, ma con un po’ di networking, studio e buon senso si può costruire un portafoglio molto interessante.
Ritorno sull’investimento. L’aspetto finanziario non è da trascurare, ma è probabilmente uno dei minori. Il downside è perdere tutto quello che si è stanziato, ma dall’altra parte il potenziale è veramente altissimo. Gli angel investor che hanno investito nel momento giusto in Google o Facebook, hanno avuto ritorni straordinari. Peter Thiel ha trasformato 500 mila dollari in più di due miliardi di dollari: 4000%. Sono chiaramente eccezioni, e probabilmente la maggior parte degli angel investor non riesce a produrre ritorni interessanti, se non perde tutto il capitale investito, ma comunque possibili se si riesce ad avere il network giusto ed aggiungere valore alle società. Alcuni dati sembrano dimostrare che l’investitore medio riesca a portare a casa un ritorno del 2.5x.
Creare innovazione. Gli investimenti privati sono il cuore pulsante dell’innovazione, e non si può aspettare che sia il governo a finanziare tutto. Sapere di essere impegnati in prima linea per supportare imprenditori che cercano di cambiare il mondo ogni giorno, è quello di cui ha bisogno il nostro paese.
San Francisco, 22 ottobre 2012
Stefano Bernardi

11 risposte a “Cari angel investor, i sei motivi per investire in startup”

  1. Giovanni scrive:

    Concordo con quasi tutto ma: “Alcuni dati sembrano dimostrare che l’investitore medio riesca a portare a casa un ritorno del 2.5%”? Se così fosse non ne varrebbe la pena… Non si diventa investitori per caso, lo si diventa perché si hanno idee importanti per le quali si è disposti a rischiare tutto… quindi o si rischia perché si crede in un progetto al di là dei risultati, oppure si rischia perché si vuole un ritorno… ma il 2,5% non sono sicuro che valga un fegato…

  2. Umberto Lo Re scrive:

    Continuerò a leggere i tuoi articoli.
    La voglia di “intraprendere” difficilmente si estingue, soprattutto nelle condizioni peggiori. 
    Emerge la difficoltà a reperire risorse finanziarie con un’evidente crisi del sistema bancario nella sua forma primitiva di dar credito alle idee. Paradossalmente un passo indietro quando i finanziatori dei primi viaggi alle scoperte delle Americhe erano le famiglie più influenti d’Europa nelle cui mani era concentrata maggiormente la richezza.
    Nelle culture dove la creatività è il motore dell’economia questo diviene un danno strutturale se non si interviene.
    Ben venga, quindi, il tuo lavoro per reindirizzare fondi a realtà concrete e meritevoli a seguito di analisi e giudizio, piuttosto che investimenti di business angel in fondi anonimi dove le regole sono dettate da speculazioni ed informazioni di cui poco si può essere certi.
    Di fondo deve esserci la volontà e curiosità nei confronti di nuove iniziative.

    keep in touch

    Umberto

  3. Luca Ari scrive:

    Bellissimo articolo pseudomotivazionale, belli sopratutto gli esempi degli angel Investor di google o twitter, ma scendendo dalle nuvole e calandosi nella italia ti ricordo che qui siamo!! portami 1 o 0,1 esempio di start up decollata…magari quotata in borsa… Nella borsa italiana?? Analizzando la struttura del dl sviluppo x le start up e le incubatrici di start up non ti viene il sospetto che qualcuno possa essere interessato solo ad usufruire dello sgravio del 19% (25 se con finalità pubblica) che gli investimenti fatti da societa o privati potrebbero fare nei confronti delle start up??

    • Ciao Luca, anche in Italia qualcosina si può fare. Andate in borsa ci sono Vitaminic, Yoox, MutuiOnline etc.

      Altre invece acquisizioni sopra i 30m (quindi di solito un ritorno 10-50x per gli angel) includono JobRapido, GiocoDigitale, etc.

  4. Luca Ari scrive:

    Il mio punto di vista e’ molto piu semplice: ho delle societa’, ho dei capitali, se in giro ci sono giovani gegni con idee rivoluzionarie in grado di essere realizzate e’ sufficiente che me ne vengano a parlare e la strada per far decollare il progetto ( severamente valido) la troviamo. Come me penso ci siano 100naia di imprenditori in grado di fare la stessa cosa, ma la domanda rimane la stessa: dove sono queste idee geniali???

    • Patrizia scrive:

      Le idee geniali ci sono, strutturarle è un po più complesso, qualsiasi idea si abbia è complicato metterla su carta, tutti hanno bisogno di tornaconti ma un sogno, una visione è una visione non si hanno le capacità di vedere lontano è questo che ferma molti di noi a perseguire le idee geniali. Spesso le idee geniali sono un insieme di situazioi semplici che insieme possono trasformare la nostra società. Tutti pensano alle idee geniali come qualcosa di complesso che debba uscire da cervelloni universitari, bhè non è così. Credere in una visione è spendere il proprio tempo ad evitare chi ti dice che non può funzionare, è intraprendere altre vie ma ritornare sempre a quel chiodo fisso della tua visione ma la società ci attanaglia con le sue assurdità. Ritorno dopo tanto tempo a cercare gli angel investor, so che nel mio progetto c’è un grosso cambiamento da poter donare alla società e mi piacerebbe parlare con qualcuno che possa prenderlo in considerazione.

  5. bellissimo articolo!
    una complimento supplemente per l’autolink (mai visto prima) 😉

  6. Mirko scrive:

    Ciao, vorrei investire nelle startup, come posso fare?

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