Menu
+
Chiudi

Elena Cadic: “Grazie crisi, perché mi hai costretta a inventare un nuovo lavoro”

A noi di CheFuturo! piacciono le storie. Ecco perché in questo spazio trovate i racconti di innovazione che ci sono arrivati direttamente dalla rete. Per raccontarci le vostre idee e progetti potete utilizzare la pagina "Raccontaci la tua Storia". Vi aspettiamo.

Italia, che futuro? È una domanda che ci poniamo tutti i giorni. Ora vorremmo sapere cosa ne pensate voi: scriveteci un post come questo. Gli autori che ci colpiranno di più saranno nostri ospiti alla BlogFest di Riva del Garda a fine settembre.

Sono Elena, anima e corpo di fashionforchetta.it. Ho 27 anni e una laurea in Lettere e Filosofia. Ho fatto da assistente per Alain Mességué, dietologo francese, assistente alla Galleria d’Arte Contini per poi passare in una web agency. In realtà il mio progetto FashionForchetta nasce inizialmente su piattaforma WordPress nel gennaio di quest’anno, e nasce come raccoglitore delle mie passioni: moda, cucina, fotografie, design, arte e sport. Pensieri e fiumi di parole, foto e il mio mondo in generale riempiono giornalmente le pagine del blog.

Me ne accorgo che inizio ad avere gente che mi segue: 50/70, fino ad arrivare a 200 al giorno. Da qui la decisione di prendermi un dominio tutto mio visto che WordPress mi limitava molto. Adesso FashionForchetta ha quasi 3 mesi, è la mia creatura, un mio bisogno che sta diventando il mio lavoro a tempo pieno. Do spazio ed intervisto designer e stilisti emergenti, fotografi e chef stellati – il tutto nel rispetto delle mie passioni. Ho provato tutto sulla mia pelle, le cose che hanno alla base delle grandi passioni con il tempo danno frutti. E visto che in Italia orma è un’impresa trovare lavoro ho deciso di crearmi io stessa il lavoro.

 Non c’è niente di più bello che trasformare le proprie passioni in lavoro, se ci si riesce si fa bingo con risultati enormi.

Tratto temi che mi appassionano, intervisto stilisti che mi piacciono, assaggio piatti di chef stellati e ne recensisco i prodotti. Detta così sembra una passeggiata, certo non sarà un lavoro da operaio in fabbrica ma, alla base di tutto c’è uno studio, un percorso di informazione prima di intervistare qualcuno. Il bello è che faccio le domande che interessano a me, che nascono dalla mia sfrenata curiosità e proprio da qui nasce la mia voglia di condividere con voi, il pubblico che mi legge, che sta crescendo numerosamente. Ho scoperto tra l’altro di essere tra le preferite di Alessia Marcuzzi che ne parla sul suo blog.

Son piccole soddisfazioni che mi fanno fare un passo al giorno e mi fanno credere sempre di più in quello che faccio. Amo scrivere e raccontare con un linguaggio semplice ed accessibile a tutti. Tra l’altro in italiano, una lingua non mia: io ho origini russe. Cresciuta a pane e libri, da piccola mi divertivo a correggere dizionari e trascrivere libri interi. Divoro libri alla velocità della luce, vivo di giornali e riviste, l’informazione in generale è il mio pasto quotidiano. Un’informazione che sta cambiando, i giornali tendono sempre di più a evaporare, il tutto si trasferisce sul Web.

Da qui cambia anche il modo di far giornalismo, nasce un modo nuovo di raccontare il mondo: il mio, il tuo, il nostro. Proprio per quello mi piace definirmi citizen journalist, faccio un giornalismo nuovo, fatto dal basso, senza tessera professionale ma con tanto amore e dedizione. Questa è una specie di rivoluzione nella quale ci stiamo trovando un pò tutti e questo succede grazie ad un potente strumento che è l’iPhone. Senza contare Twitter che è una specie di cassetta di attrezzi dove ci trovi di tutto: dai contatti alle notizie freschissime che fanno il giro del mondo in un secondo. Tutto questo per dire che se uno ha voglia di crearsi un lavoro gli strumenti necessari ci sono, basta prenderseli.

Ad oggi io mi sento di ringraziare la crisi, che mi ha messa nella condizione di creare un blog, un blog che sto per trasformare in in magazine. Il futuro è nel Web e c’è posto basta salire a bordo.

Padova, 6 settembre 2012
ELENA CADIC

18 risposte a “Elena Cadic: “Grazie crisi, perché mi hai costretta a inventare un nuovo lavoro””

  1. Marco Pulito scrive:

    Storia molto bella e interessante.
    Ma come campi? Da chi sei pagata? Parli di Magazine, ma cartaceo (chi è l’editore) o web? Sei una blogger che spera di farsi pagare dai marchi per influenzare tendenze e gusti, idea bellissima ma tiri su uno stipendio veramente? Il Futuro è nel web,  è vero, come e in che modo ancora però resta un mistero e un dilemma che ogni 6 mesi ci mette davanti a cambiamenti stravolgenti. Il 90% delle storie che si raccontano di blogger che sono diventati famosi e ricchi sono non vere o sono di persone che avevano già ampiamente il sederino coperto…

  2. Silvio Andreoli scrive:

    Ebbrava Elena, mi hai proprio incuriosito. Da stasera avrai un lettore in più (almeno per questa sera 😉 ).

    Per quanto riguarda la carta che se ne va (e tu sembri dirlo con un pizzico di malinconia) e lascia  il posto agli schermi: l’importante è il significato che quelle lettere hanno, la storia che quelle parole una accanto all’altra raccontano.

    Quindi se non l’hai ancora fatto comprati un Kindle. E’ una figata!

  3. Monica Remondina scrive:

    Ottima filosofia! Basta lamentarsi, ci vogliono creatività, visione e impegno e tu ce l’hai fatta. Brava! 🙂

  4. Vivingiro scrive:

    Come fai a pagare a fine mese?

    • Elena Cadic scrive:

      io ho sempre lavorato, quindi continuerò a fare l’interprete russo/italiano ed andare in giro a fare mercatini dove vendo i gioielli che faccio

  5. Stestexo scrive:

    ah si? e come fai a guadagnarci fammi capi……

  6. Domiziano Galia scrive:

    A parte la diffusa approssimatività nel raccontare l’apertura di un blog nel 2012 come fosse qualcosa di innovativo ed il dubbio che in soli tre messi possa veramente essere diventato un lavoro a tempo pieno che neanche Arianna Huffington o Chiara Ferragni, e con quale modello di business poi, ringraziare così lietamente la crisi quando c’è gente che per la crisi si è ammazzata è qualcosa che oscilla tra un’imperdonabile ingenuità, specie per una laureata in una facoltà umanistica, ed un privilegiato egoismo.

  7. Domiziano Galia scrive:

    Avere un blog da tre mesi vuol dire avercela fatta? Hai vissuto in un bel mondo.

  8. Roberto scrive:

    300 utenti al giorno? Ah beh, numeroni eh!

  9. Antonio_h2X scrive:

    Bello sentire tanto entusiasmo ed amore per il proprio lavoro ma attenzione un lavoro innanzituto dovrebbe garantire almeno un reddito per poter campare …e se così non è allora è una passione, quindi attenzione a dire saltate sul “carrozzone del web”…

  10. Marco De Nadai scrive:

    Sono d’accordo: la crisi costringe a cambiare e può essere una grande opportunità. 
    Devi sapere comunque che per campare grazie ad un solo blog, dovrai farne di strada e sarà comunque DIFFICILISSIMO. 
    (Inoltre se fosse facile, ben pochi avrebbero un altro/diverso lavoro)

  11. Alessandro M. scrive:

    In Bocca al lupo ma occhio ragazzi, ci vuole davvero tanta umiltà, pazienza e tenacia nel mondo del web.
    Purtroppo blog, siti e media dipingono internet e la rete come un luogo dove chiunque può sfondare, basta avere un’idea e uno spazio web, ma non è assolutamente cosi.
    Se è vero che il mercato è vasto lo sono anche i competitors…

    • Elena Cadic scrive:

      Crepi!!!! non penso che chiunque possa sfondare nel mondo del web, serve creatività umiltà, come dici tu e  passione per quello che si fa per scavalcare eventuali competitors appunto.
      Per me questo progetto non è un’avventura, ma un bisogno, bisogno di fare del bene in maniera diversa

  12. Ifoughtthelaw83 scrive:

     Sì Elena, ma la domanda era un’altra: ci campi col blog?

  13. Lioon1981 scrive:

    i guadagni da dove escono? fai pubblicità ai marchi e ti fai dare qualcosa?la pagina web tu la paghi e come funziona…..ciao

  14. Martina Merlo scrive:

    Grande!! Vorrei realmente seguire la tua strada.. mi sono laureata a febbraio in progettazione e gestione del turismo culturale (corso di lettere e filosofia) e domani ho un colloquio presso la galleria Contini a Venezia.. chissà che mi vada bene come è andata per te…incrocio le dita..in bocca al lupo per tutto.. ti stimo…al giorno d’oggi è importante essere innovative..essere imprenditrice di se stessi 😉

  15. A mio avviso il modo migliore per inventarsi un lavoro è quello di creare un attività basata sulle proprie passioni, cioè quello che realmente ci piace fare, a quel punto non si parla più di lavoro ma di un modo di guadagnare soldi lontano dagli schemi classici della società moderna, cioè le 8-10 ore al giorno, i weekend passati nei centri commerciali e i soldi spesi per cose inutili. In questo modo è possibile inventarsi un lavoro semplicemente ridefinendo il concetto di lavoro, che come oggi è impostato, è solo uno sfruttamento di massa delle persone da parte del sistema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli di: Storie

Storie
Tutto su Storie

Potrebbero interessarti anche

in by Storie
+
+
Impostazioni Articolo
Dimensione dei caratteri
aA
aA
aA
Sfondo:
Giorno
Notte
Testo:
Moderno
Classico
Alta leggibilità
ok