Ci sono volte in cui sei davvero contento di fare quello che fai. Questa iniziativa di Shoot4Emilia ci sta facendo davvero scoprire giovani talenti, occhi attenti, mani attive, cuori che non tremano e che non mollano.
E penne intelligenti. Come quella di Francesca Rabitti che con il suo blog Ognuno ha il suo motivo racconta periodicamente storie positive della sua Emilia che non molla. Sono storie come quelle che piacciono a noi, positive, di resistenza umana. Le piccole realtà che ricostruiscono e che ispirano altri a fare altrettanto.
Ecco alcune delle storiEmiliane di Francesca. Sono le voci delle piccole realtà che ricordano col cuore. E con il blog di Francesca. Perché ognuno ha il suo motivo…
storiEmiliane
Ho aperto gli occhi, di scatto. Un rumore assordante, simile a quello di un aereo che sta per atterrare esattamente sopra alla tua testa. Poi tutto tremava, e mi sembrava di essere dentro a un frullatore. Il pavimento era mare in tempesta, i muri fogli di carta in balia del vento. Non si fermava più. Ho pensato ci fosse la fine del mondo, e solo chi l’ha vissuto davvero può capire.
Mi connetto faticosamente a Internet, e scopro che l’epicentro è a mezz’ora da casa mia. Arrivano le prime immagini, di morte e distruzione. Nove giorni dopo, di nuovo. E tutto ciò che ha resistito la prima volta, ora non ce l’ha fatta. Ci sono interi paesi semidistrutti. E no, le immagini al tg o le foto sui quotidiani non ti possono far capire fino in fondo la gravità della situazione. Io sono emiliana, nata e cresciuta qui.
Ho passato giorni a pensare a cosa avrei potuto fare per lei, la mia terra. Una mattina, decido di andare a trovare un piccolo agricoltore di Finale Emilia che gestisce un delizioso agriturismo, dove pranzai esattamente 7 giorni prima del terremoto. Non è facile esprimere a parole quello che ho provato nel percorrere quelle strade del dopo.
Strade che ti mostrano, di primo acchito, paura e impotenza di fronte alla forza della natura.

storiEmiliane nasce da una chiacchierata con Pompilio. Pompilio con gli occhi lucidi che mi mostra le crepe, i locali inagibili, gli animali ancora sotto shock. Però, quanto bello rimane in tutto questo. Rimane la poesia di quest’uomo che non abbandona i suoi animali e passa la notte di fianco a loro, in un gazebo.

Rimane la poesia dei suoi lavori nei campi, che continuano. Del suo trattore, che ha resistito. Della voglia di ricominciare quanto prima. Non si sa come, ma ricominciare. E allora, ecco che Pompilio è il primo anello di una catena di racconti che vogliono mostrare solo il bello. Alla sua storia seguono quella di Franco, che vive in un piccolo paradiso dove costruisce giocattoli in legno per bambini. Franco e le sue api, che producono un miele delizioso. Franco, che la prossima estate vuole essere pronto per accogliere nuovamente i suoi bambini, fra fate e gnomi.
Poi c’è Alberto, che produce vino nella terra del terremoto. Alberto che non si è mai fermato e continua l’attività iniziata dal nonno Achille. Questa è la storia un po’ magica di un posto che ha sentito la terra urlare e nonostante tutto è rimasto in piedi, stoico. Storia di un amore viscerale per la propria terra che non tradisce, comunque.
Il vigile Arturo, che con la sua associazione di volontariato mi ha accolta ospitando tutti i prodotti raccolti grazie ad una iniziativa benefica organizzata da mammeacrobate. Ora circa 200 bimbi del terremoto trascorreranno giornate meno difficili, nei campi d’accoglienza. Giornate quasi normali. Ecco che questi incontri ti fanno tornare a casa col sorriso sulle labbra e il cuore felice, comunque. storiEmiliane è un piccolo progetto che vuole raccontare con immagini e parole storie di rinascita. Il bello che vince, comunque. I terremotati che sorridono e sono felici. Non hanno una casa ma sono felici perché vivi, comunque.

Ti offrono il caffè, e ti invitano a un concerto jazz. Ti mostrano con orgoglio come si sono organizzati in una situazione d’emergenza. A me sembra di essere in guerra, con la protezione civile che ti ferma all’ingresso di uno dei campi per chiederti chi sei e dove stai andando. Loro ne hanno fatto la loro casa, nell’attesa di riaverne una tutta loro. È un brutto bellissimo, è un brutto fatto di amore e fratellanza, comunque.
L’altro giorno tornando a casa da Finale pensavo che sì, case e capannoni sono crollati come castelli di sabbia dopo una pallonata. Il numero di sfollati è altissimo. Molte persone hanno perso tutto. Ma la loro serenità è disarmante. La loro voglia di fare, pure.

Ho capito che non hanno, non abbiamo, bisogno di un microfono puntato davanti al volto, né di domande come tornerai a casa? Hai potuto prendere qualcosa di tuo? Ce la farai? Perché siamo davvero orgogliosi e la nostra risposta sarebbe un silenzio che manda giù le troppe lacrime che no, non scendono. Non così. Ho capito che si può andare oltre quel brutto che la prima volta mi aveva fatto male. Di colpo, tutto insieme e violentemente davanti ai miei occhi. Con uno spirito diverso mi rendo conto che ora il verde dei campi è, se possibile, ancora più verde. E il cielo ancora più azzurro.
E loro, gli emiliani del 20 maggio, sono sempre più belli. Quando gli chiedi di parlare del loro lavoro, di quello che faranno, ricostruiranno, organizzeranno. Da capo. storiEmiliane ci sarà sempre, per non dimenticare, per dare voce a tutte quelle piccole realtà che oggi più che mai ricordano col cuore, noi ci siamo.
FRANCESCA RABITTI