


Sono un cucciolo di micio, peso 100 grammi per sbaglio. Vi racconto la mia storia. Sono nato circa un mesetto fa, e sono ancora piccolo piccolo, mi divertivo con i miei fratellini a stare con la mia mamma a bere il latte. Finché i miei padroni hanno deciso che meritavo di essere abbandonato sul ciglio di una strada molto trafficata, senza latte e acqua, in questi giorni in cui in Sicilia ci sono 40 gradi.
Ho vagabondato piangendo disperato non ricordo per quanto tempo. Avevo tanta tanta fame e sete, faceva caldissimo sotto il sole sull’asfalto. È arrivata la sera e non mi davo pace. Alle 3 di notte ho deciso di attraversarla quella maledetta strada, ma pensavo di avere più forze. Passava una macchina e ho rischiato di finire sotto. Arrivato al lato opposto della strada non riuscivo a salire sul marciapiede, era troppo alto per me, ed ero sfiancato dal caldo e dalla fame.
Dalla macchina hanno frenato per non prendermi sotto e poi sono tornati indietro. Li ho sentiti dire: “non era un topo ad avere attraversato la strada, è un micetto minuscolo!”. Ero terrorizzato e soffiavo, ma poi mi sono lasciato prendere, non avevo nulla da perdere. Sono salito in quella macchina. Arrivato a casa mi hanno dato tanto latte, ma avevo paura, piangevo e non riuscivo a mangiare. Poi ho ceduto, era così buono. Ho pianto un po’, non capivo, avevo paura. Sono arrivate le 5. Dentro un vaso adibito al volo a cuccetta per mici, con un po’ di latte in pancia ho preso sonno, mentre i miei nuovi amici mi vegliavano.
Lottavo tra la vita e la morte. La mattina mi sono svegliato ed ecco la brutta scoperta. I miei amici erano in Sicilia solo in vacanza. Li sento dire: “Domani abbiamo il volo, come facciamo a portarlo con noi?”. Ricomincio a piangere. Li sento agitati, si corre di nuovo in macchina, dove mi portano? Arrivo in un posto dove ci sono sette cani e un gatto ad aspettare. Questo posto dicono si chiami veterinario. Ho paura, piango. Ma ci sono dei bambini che mi fanno giocare. Rido. Aspetto un po’, fa caldo e ho ancora fame, il latte cavolo, potevo mangiare più latte.
Oh, mi chiamano, tocca a me. I miei amici gli dicono che devono partire, e gli chiedono: “Si può far viaggiare in aereo un cucciolo così piccolo?” Il veterinario dice che in teoria si può, ma che stavo morendo disidratato e che altre 3 ore su quella strada e sarei morto. Inizia la corsa contro il tempo. Ho meno di 24 ore per riprendermi e riuscire a fare il viaggio della speranza. Il veterinario mi visita, mi cura, mi fa il libretto, fa tutte le certificazioni che Alitalia chiede per farmi partire, mi dice di tornare anche il pomeriggio. Si risale in macchina. Si corre veloci, il tempo è poco per fare tutto.
Arriviamo in un negozio per animali, mi comprano pappe, medicine, ho poche ore per rimettermi in forza, il momento del viaggio si avvicina. Non posso morire. Non ora. Ah, dimenticavo: non avendo un trasportino i miei amici mi trasportavano in una scatola per scarpe racchiuso dentro un asciugamano bagnato per tenermi idratato. Al negozio raccontiamo alla commessa la mia storia, che mi coccola nella mia scatolina e decide di regalarci il trasportino omologato Alitalia, per non rischiare che non mi facciano partire. Mi comprano medicine e della pappa buonissima. Sono diventato un gatto fortunato? Non posso di certo morire ora. No?
Comincio a mangiare, mangiare, mangiare, e bevo, bevo tantissimo. I miei amici rinunciano all’ultimo giorno di vacanza, niente sole e mare, ci sono un sacco di cose da sbrigare. Ho un po’ di forze, comincio a giocare, sono divertenti i miei nuovi amici. Torno dal veterinario. Sono passate delle ore. Raccontiamo la mia storia a tutta la gente in attesa. Ci fanno saltare la coda. Sto meglio. Il veterinario inizia a scrivere le carte, ma ops, ci chiedono come mi chiamo?
Rispondono. “Mio”, e il veterinario chiede: “Perché Mio?”. Rispondono che è perché la notte prima quando mi hanno trovato gridavo “Mio, Mio, Mio” e perché quando le persone mi vedono tutti mi vogliono e loro rispondo: “No, è Mio”. Ci sta tutto sommato. Non era certo la fantasia il primo loro pensiero in quel momento. Il veterinario certifica che Mio può partire.
Gli chiediamo quanto gli dobbiamo e ci risponde che sarebbero 40 euro, ma ci stringe la mano (ops, la zampa) e ci dice: “Fate buon viaggio, ci vorrebbero molte più persone come voi”.
Non è finita. Avvisiamo subito Alitalia. Bisogna farmi il biglietto. Il prima possibile. Verificare che c’è posto in cabina. Sono troppo piccino per viaggiare in stiva al freddo e al buio. Dall’Alitalia sono gentilissimi. Dicono che viaggeremo con Airone e che saranno lieti di conoscermi. Arriva sera, sono stremato, ma ho da mangiare, una cuccia nuova e tanto affetto intorno. Mi fanno addormentare, cado in letargo per 9 ore e mezza, poi mi svegliano, è ora di partire. Non so ancora che mi aspettano 3 viaggi in un solo giorno e che sarò il gatto più piccino ad attraversare tutta l’Italia.
Si parte. Mi infilo in valigia, mi nascondo sotto i vestiti, con affetto mi spiegano che il mio posto non è quello. Si muore di caldo. Agrigento città più calda d’Italia oggi. Che fortuna… e noi in macchina, due ore e mezza di viaggio mi aspettano, bisogna arrivare a Palermo. Facciamo varie soste. Che sete, bevo in continuazione, e mangio all’occorrenza. Arriviamo in aeroporto. Tutti gentilissimi, si fermano a guardarmi, dicono sia troppo piccino per stare senza mamma, ma io ce l’ho una mamma che mi ha adottato, e ho anche tanti tanti nuovi amici.
Saltello un po’ in giro per l’aeroporto, gioco, sto meglio di ieri, medicine e pappe fanno effetto. I miei bisognini scelgo di farli giusto davanti al metal detector, sarà stata la persona in divisa a farmi spavento? Blocco un po’ il traffico, tra curiosi, amanti degli animali e nuovi amici. Pulito, riparto. Ci chiamano, è ora di salire in aereo. Al controllo biglietti, chiedono ai miei amici: “Ma c’è qualcosa dentro la gabbietta, sembra vuota, cosa state trasportando?”- Io sorrido, ma sono già nel mondo dei sogni. Mi vedono, si inteneriscono, mi fanno passare. Entro in autobus. Ho giocato troppo con tutti i miei nuovi amici in aeroporto, sembro in letargo. Chiedono loro: “Ma è vivo?“. Beh speriamo di sì!
Rombeggiano i motori… si parte! O mamma santa, come viaggia veloce. Mi agito un po’. Piango. Ma voglio vivere. Mangio. Bevo. Fischiano le orecchie. Cado in letargo. Mi risveglio che il comandante dice che sono sopra Roma. Ricado in letargo. Mi sveglio a destinazione. Manca l’ultimo pezzo in macchina. Stanco, sono 7 ore che viaggio, dispenso sorrisi a tutti mentre esco dall’aeroporto. Ho ancora forza, mi tirano fuori dalla gabbietta, saluto tutti passando, intenerisco i cuori.
E via in macchina. Arrivo a destinazione. Scopro che vivrò in una bella casa con giardino e che avrò compagnia, due nuovi compagni di gioco, Sushi e Maki, micio e micia precedentemente adottati dai miei nuovi amici. Non sapevo di aver vinto al superenalotto. Ora lo so. Per te che sei un bastardo che mi hai abbandonato, io ho già trovato almeno 100 persone che mi vogliono bene. Contro la fame, la sete, il caldo, ho vinto (M)io. E avrò una vita bellissima, alla faccia tua.
Non abbandonate gli animali. Non tutti sono così fortunati come Mio.
Milano, 12 agosto 2012
SILVIA VIANELLO
Si ringraziano nell’ordine: il dottore veterinario Alfonso Catania (che ha lo studio in viale Viareggio 8 ad Agrigento) per non aver richiesto nessun compenso nel prendersi cura del cucciolo; il negozio di animali posto sotto la clinica; Alitalia ed AirOne per avere concesso il volo in cabina ad un cucciolo così piccolo.
