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Luca Corsolini

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Le 10 innovazioni da ricordare dei Giochi Olimpici

12 agosto
Luca Corsolini
Luca Corsolini
@youlympic

Non un podio ma una top ten per chiudere questi Giochi che sono stati Green, Social e persino Musical dall’inizio alla fine: basta pensare alla cerimonia di chiusura intitolata “A Symphony of British Music“. Una top ten di innovazione che riguarda lo sport e che presto coinvolgerà tutti sotto forma di prodotti e, soprattutto, di nuove tendenze.

1. Legacy: la parola magica di Sebastian Coe che adesso a Londra potrebbe forse chiedere di prendere il posto della Regina. Legacy vuol dire eredità, in particolare vuol dire pensare a un evento come i Giochi e a cosa lasceranno al paese una volta terminati. Una rivoluzione culturale nello sport, una rivoluzione chiesta al paese appunto per cambiare stile di vita.

2. Gli impianti: una derivazione del punto precedente. Non è una vergogna, anzi è una scelta intelligente puntare su impianti temporanei. Se i pop-up sono l’ultima moda nel commercio, le pop-up venues sono un insegnamento che Londra lascia al mondo. Oltretutto questa è una città che ha già fior di impianti che chiunque conosce e riconosce come luoghi iconici (e non solo dello sport): Wembley, Wimbledon, e adesso pure Hyde Park.

3. La comunicazione: con, perdonate la rima, una spiegazione. Sono stato rimproverato di aver accusato FB per mancanza di interazione. In realtà parlavo del Twitter live. Non ci sono stati solo i social network, ma anche un mosaico di SKY, le tecniche di ripresa e in particolare gli slow motion alla Matrix. Al solito, la comunicazione apre delle strade ma deve essere spiegata agli interpreti prima ancora che al pubblico. In genere gli atleti italiani dovrebbero andare a lezione, e non certo da Magnini che ha abbandonato Twitter per i commenti cattivi.

4. Green games: la rivoluzione annunciata in Sudafrica è esplosa qui. Quasi tutte le divise degli atleti erano realizzate con materiale riciclato. Adidas in particolare ha vestito in questo modo tutti i volontari. Peccato che il greenest player Neymar, con le scarpe realizzate a Montebelluna per Nike in materiale riciclato, abbia toppato la finale altrimenti sarebbe stata una festa. Un giocatore verde-oro è comunque il riassunto di un percorso che da qui sarà obbligato: si passa dal verde per arrivare all’oro.

5. I soldi: “proud to accept only Visa” dicono tutti i negozi ufficiali. Sarebbe abuso di posizione dominante, ma si fanno perdonare trasformando le Olimpiadi in un grande laboratorio del commercio che verrà. Carte di credito che funzionano come l’Oyster della metropolitana e si fanno scorrere semplicemente su un lettore. Carte di credito che presto saranno integrate direttamente nei telefonini: e allora il gioco di squadra viene subito facile se hai tra i partner, come accade al CIO, Visa e Samsung.

6. Digital games: si legge come personalizzazione di ogni esperienza. Da quella degli spettatori chiamati da Danny Boyle a utilizzare un led a quella di noi, sportivi di tutti i giorni, a cui Nike vuol far indossare il fuelband. Si tratta di un braccialetto che registra ed elabora i nostri movimenti per darci una pagella quotidiana e metterci in contatto e in competizione, via social network, con amici che stanno dall’altra parte del mondo.

7. Sport Technologies: Omega ha presentato la nuova Start Gun, la pistola per la partenza. Non più un oggetto da nascondere ai metal detector in aeroporto, ma un gioiello da esibire con orgoglio allo stadio per dimostrare che la tecnologia può evitare false partenze. Altra medaglia anche per le luci messe in piscina dall’italianissima Castiglione: l’ideale per far capire meglio la pallanuoto, specie nelle azioni sottoporta.

8. Le sponsorizzazioni: siamo tutti in crisi, noi occidentali in particolare. I prossimi grandi eventi saranno tutti organizzati in paesi emergenti, dal Brasile alla Russia, alla Corea. Vuol dire che noi dovremo lavorare di fantasia per trovare risorse. La sponsorizzazione della Procter & Gamble che si dichiara sponsor delle mamme è da medaglia d’oro. Andiamo verso la qualità e lasciamo indietro la quantità, questo è il messaggio. Stiano attenti gli atleti al top. Stia attento pure il calcio che sarà misurato, specie in Europa, e messo a confronto con lo sport olimpico. Uno sport che si è dimostrato portatore di valori. Migliori, ma soprattutto valori veri e propri.

9. I trasporti: Londra è una città verticale dove i diritti dei pendolari, qui commuters, sono sacri. Il villaggio olimpico da noi sarebbe in periferia, qui è il centro cittadino. In 6 minuti arrivi dallo stadio a una stazione centrale come King Cross con un treno che si chiama Javelin che va veloce come promette l’attrezzo. Anche questa è una derivazione della Legacy di Coe. Certo, da noi è più difficile perché siamo un Paese orizzontale, con tanti centri che rivendicano una certa importanza, basti pensare alla storia delle province da sacrificare alla spending review. Se vogliamo evitare tante cattedrali nel deserto dobbiamo attraversarlo e collegarlo al centro.

10. L’innovazione tecnologica più interessante è sempre l’uomo: non è retorica, ma qui dei dibattiti su Pistorius se ne sono fregati allegramente. Lo hanno applaudito a ogni esibizione, e dopo aver visto lui sono corsi a comprare i biglietti per le Paralimpiadi che cominceranno, sempre qui, il 29 agosto. Le Paralimpiadi sono il messaggio dell’estate. In primis perché Londra ha chiesto che per la prima volta fosse lo stesso comitato a organizzare Giochi e Paralimpiadi garantendo in questo pari dignità e pari attenzione a tutti gli atleti. Poi perché il 10 settembre sfilerà quello che hanno chiamato con orgoglio “Our greatest team”: olimpici e paralimpici insieme, a chiudere un’estate straordinaria, in compagnia di 60 milioni di persone che hanno dimostrato una cultura sportiva degna di ogni ammirazione.

Londra, 12 agosto 2012
LUCA CORSOLINI 

Canale: Social Innovation | Tag: olimpiadi, sport, tecnologia | Commenti (0)
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  • Luca Corsolini
  • Giornalista sportivo e appassionato di comunicazione. Sono un curioso, in particolare di quei meccanismi che rendono la partecipazione una forma di comunicazione. Per Sky curo Social Games, la trasmissione dedicata al sesto cerchio olimpico, ovvero i Giochi per come rappresentati in rete. Ho lavorato per aziende quali Adidas, organizzazioni sportive di ogni genere, e mi diverto a parlare di comunicazione. Credo che il bello dello sport non siano i risultati, ma il suo essere il migliore e il più collaudato dei social network.

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