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I 3 servizi di news che battono i filtri di Facebook, Google e Twitter

Sono social media strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter. Prima in Microsoft Italia e Digital PR. Su Vincos.it ospito i miei studi sui social network, il primo Osservatorio su Facebook in Italia, e le mie analisi dei fenomeni della rete. In libreria con "Social Media ROI" (Apogeo, 2012) e "La società dei dati" (40K, 2012).

Con il termine “bolla dei filtri”, introdotto nel libro “Il Filtro” da Eli Pariser, sI intende quella situazione invisibile di intrappolamento in percorsi predefiniti, tipica di molti servizi Web. Il caso più immediato in cui ci si imbatte è la consultazione di Google. Il motore di ricerca difficilmente tende a restituire gli stessi risultati a due persone che hanno digitato la stessa parola chiave. Questo perché l’algoritmo li personalizza rispetto a quello che sa di noi: età, sesso, precedenti percorsi di navigazione.

All’interno di un social network l’effetto è ancora più forte. Le notizie che Twitter ci mostra, cliccando sul menù #Scopri, non sono le più importanti della giornata, ma solo quelle più condivise dalla cerchia sociale che ci siamo costruiti (quella che i sociologi indicano con il concetto di “omofilia”). Un gruppo di persone che, solitamente, la pensa come noi. Dunque il rischio è che le briciole di bit che lasciamo online e le reti che costruiamo a nostra immagine e somiglianza, ci rendano pigri, negandoci le gioie dell’inatteso, dell’imprevisto.

Chiarendo che un certo livello di “rischio bolla” è insito nel concetto stesso di personalizzazione automatica, mi sembra utile condividere alcuni servizi Web, o social news discovery services che mi aiutano ogni giorno a scoprire percorsi nuovi della rete.

Zite

Zite (iPhone/iPad/Android/WP7), definita da Apple “News App numero uno del 2011” e acquistata da CNN l’anno scorso, a prima vista potrebbe sembrare un classico lettore di feed pensato per dispositivi mobili. Una volta scaricato ci chiede di connettere i nostri account Twitter, Facebook e Google reader. Ma non lo fa per restituirci un magazine fatto semplicemente delle notizie pescate da queste fonti, come fa Flipboard, ma solo per iniziare a conoscere i nostri gusti.

Infatti a questo punto Zite ci chiede di inserire gli argomenti d’interesse dei quali vogliamo sia composto il nostro giornale personalizzato. Un algoritmo scoverà e restituirà gli articoli più pertinenti e più popolari in rete. La pertinenza è assicurata dal lavoro di un motore di ricerca semantico, mentre la popolarità viene stabilita sulla base del numero di condivisioni e citazioni ottenute. Il sistema è anche progettato per migliorare la selezione dei pezzi sulla base della nostra interazione quotidiana con essi: aperture, condivisioni, pollice alto o verso per indicare il nostro gradimento.

Prismatic

Prismatic è un servizio Web, da qualche giorno anche un app per iPhone, che aspira a divenire il quotidiano dell’era digitale. Il suo fondatore ha un background in data analysis e machine learning che lo ha portato a sviluppare un particolare discovery engine, come ama definirlo, che ha già ottenuto 1,5 milioni di dollari in venture capital.

Per iniziare ad usarlo basta connettersi con un account Twitter, Facebook o Google. A questo punto il sistema analizza le informazioni di login, i propri contatti e gli argomenti condivisi, per proporre una lista di interessi. Quelli selezionati diventeranno le sezioni del nostro giornale, insieme agli argomenti che decideremo di aggiungere in seguito. Il motore di ricerca andrà a caccia degli articoli più condivisi in rete, al di fuori della nostra rete sociale, che hanno più attinenza con gli argomenti indicati.

Per ogni pezzo proposto sono riportati il numero di letture, di condivisioni globali, di articoli con lo stesso tema e anche alcuni tweet di lancio. Tutto può essere velocemente condiviso via email o social network. Inoltre, per favorire la serendipity, il software ci propone anche altre fonti e temi di possibile interesse correlati ai principali.

Trapit è un servizio nato per il Web, che da poco ha messo a disposizione anche un’applicazione per iPad. Per funzionare ha bisogno che l’utente digiti dei “traps”, che possono essere argomenti, frasi o anche URL. Immediatamente, il sistema compone un mosaico dei migliori articoli attinenti in circolazione, provenienti da oltre 120mila fonti selezionate (il team opera una costante opera di pulizia delle fonti non conformi agli standard di qualità). Inoltre sulla destra dello schermo una colonna mostra le notizie correlate battute in tempo reale.

Trapit usa la stessa tecnologia d’intelligenza artificiale (sviluppata da DARPA e SRI) che è alla base di Siri, l’assistente intelligente degli iPhone. Ne deriva il fatto che il software è in grado di apprendere e raffinare i risultati sulla base degli input che riceve quotidianamente in termini di rilevanza o meno delle notizie proposte. Il servizio offre anche featured traps, una serie di news curate da una vera e propria redazione. Una peculiarità di Trapit è che ogni articolo può essere, oltre che condiviso, anche contrassegnato per una lettura successiva, che si potrà effettuare sia dall’applicazione che attraverso un browser (una sorta di Pocket integrato).

Fatemi sapere cosa ne pensate e se, magari, avete qualche altro servizio da consigliare.

Roma, 27 agosto 2012
VINCENZO COSENZA 

11 risposte a “I 3 servizi di news che battono i filtri di Facebook, Google e Twitter”

  1. markux scrive:

    in termini di “sorpresa” per me il migliore è stumbleupon.com , ma è uno di quei casi di webapp con una bell’idea e ben riuscita inizialmente, senza un altrettanto curata evoluzione negli anni

  2. F Y scrive:

    Se sono news e articoli riguardanti design e aviluppo web io direi Che meglio di Quora non ho trovato.

    Anche se non sono necessariamente articoli editoriali, ma contenuti co-creati da una community. Più un forum intelligente che editoria.

    Dopo 2 mesi e’ successo un miracolo, un giorno mi sveglio e mi vedo ogni singolo contenuto a me proposto dall’algoritmo di Quora al 100% rilevante.

    Ottimo servizio, ottimo algoritmo.

  3. Dario Russo scrive:

    Articolo interessante. Grazie per queste segnalazioni. Le proverò in giornata.

  4. in questo modo mi pare si vada non dal rischio di bolla al rischio di bolla scongiurato, ma dal rischio di bolla alla certezza di bolla.

    • vincos scrive:

      Non capisco, puoi spiegarmi meglio?

      • di solito chi dice non capisco capisce benissimo ma non è d’accordo. lecito, ovviamente. tuttavia, partendo dalle tue stesse premesse: il rischio di bolla è connesso a ogni personalizzazione dell’informazione, i servizi che hai citato costituiscono un’evoluzione degli strumenti attraverso cui possiamo raffinare la personalizzazione dell’informazione, i servizi che hai citato aumetano invece di diminuire il rischio di bolla. loicamente il migliore dei peggiori non è il men peggio ma il pessimo. solo questo. 

        • vincos scrive:

          Secondo me sono servizi che aiutano ad uscire dalla solita bolla, ma è chiaro che se li si usa esclusivamente il rischio di un ulteriore bolla è evidente, come dici tu. In realtà l’unico modo di provare a sfuggire è essere attivi e non pigri, non fermarsi di navigare anche nei meandri più nascosti della rete. Grazie Alessandro.

  5. Matteo Mucci scrive:

    Penso soltanto he la traduzione di “The filter bubble” in “filtri ” sia degna di un video di Maccio Capatonda. So dumb!

  6. ciao Vincenzo, complimenti per le due segnalazioni di Prismatic e Trapit che non conoscevo. Io utilizzo altri sistemi per avere informazioni molto settorializzate (primo fra tutti l’ovvio google aleter), ma devo dire che in particolare Trapit ha una ux che aiuta a leggere in un modo veloce gli articoli segnalati.

    Devo dire la verità che poi quando cerchi argomenti specifici questi sistemi alla fine ti fanno vedere sempre la stessa cosa (ovvero quella più popolare) e quindi per qualcuno che vuole essere veramente un passo avanti per la creazione di contenuti alla fine non sono molto utili, però devo dire che modi diversi dai soliti paper.li o altri aggregatori di tweet sono sempre bel accetti in questo campo.

    Il problema alla base è che ci sono alcune sorgenti di dati che non vengono proprio analizzate, sia perchè non sono “girate” sulle piattaforme social, sia perchè hanno dei percorsi veramente complessi, come i forum e alcuni archivi di articoli, penso in particolare a quelli scientifici. Ma penso che questo sia un problema meno sentito in questo momento, in cui a tutti interessa maggiormente fare content filtering e non content creation, che ne dici?

  7. Giovanni scrive:

    Su iPad c’è Flipboard, sono arrivato a questo articolo proprio grazie a quest’app

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