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Il Fuelband al polso e lo sport che diventa sempre più sostenibile

Giornalista sportivo e appassionato di comunicazione. Sono un curioso, in particolare di quei meccanismi che rendono la partecipazione una forma di comunicazione. Per Sky curo Social Games, la trasmissione dedicata al sesto cerchio olimpico, ovvero i Giochi per come rappresentati in rete. Ho lavorato per aziende quali Adidas, organizzazioni sportive di ogni genere, e mi diverto a parlare di comunicazione. Credo che il bello dello sport non siano i risultati, ma il suo essere il migliore e il più collaudato dei social network.

Sono le 14:30 ora di Londra e il mio Fuelband dice che sono già a quota 3mila: dovrò aggiornare il target quotidiano, che adesso è di 4500. Il fatto è che ieri sera la cerimonia di apertura è finita tardi e c’è stata una defaillance non prevista del comitato organizzatore. Non c’erano abbastanza treni per portare la gente a casa, ma era uno spasso stare uno addosso all’altro a leggere i tweet degli spettatori di casa che comunicavano la loro indignazione in modo quasi compulsivo, come se la il difetto fosse una regola e non l’eccezione. Insomma, siamo arrivati a casa alle 4, camminando parecchio.

Cosa è insomma il Fuelband, un oggetto del desiderio che arriverà in Italia in autunno e che adesso già qualcuno di noi sfoggia con orgoglio? La risposta parte da lontano. In Nike Italia, perché il Fuelband é un prodotto loro, dicono che questo braccialetto nasce da un’esagerazione della natura, perché in effetti Stefan Olander è bello come un dio greco ed è pure un genio, altrimenti non sarebbe diventato Vice President Digital Sport di un’azienda che cha costruito il suo impero su articoli sportivi. Il Nike Fuelband è appunto un braccialetto, un prodotto digitale e sembra proprio di capire il primo della serie.

Lo carichi con i Tuoi dati, altezza e peso, età, che servono per il calcolo delle calorie, poi ti monitora tutto il giorno misurando i Fuel, una moneta corrente nel mondo digitale Nike, e i passi. Quando raggiungi il tuo target comincia a brillare come un gioiello: goal, goal, goal. Ma la sua natura digital la esprime grazie al cavetto con cui si collega al computer chi lo indossa: i dati, scaricati, diventano una tabella di marcia e, volendo, ogni utente puo’rendere i suoi dati disponibili su Facebook e Twitter, per avere complimenti (e rimproveri) dal resto del mondo.

Lo sport digitale – spiega Olander – è lo sport personalizzato. Da soli e con tutto il mondo. Non c’e’niente di piu’bello, nello sport, che lavorare per un risultato e raggiungere quel risultato. Il Fuelband e’gratificante, e non e’noioso come un allenatore. Ti incoraggia quando sei lontano dal traguardo quotidiano”.

Non solo, collegato ad altri device il braccialetto misura i tuoi salti e, con un iPhone ad esempio, diventa una telecamera che misura qualità e quantità dei tuoi passi su un campo da basket. Il collegamento a Facebook o a Twitter vale, ad esempio, per sfidare in una corsa un amico a Montevideo senza andare in Uruguay. È un prodotto originale ma molto Nike, evidentemente, perché avrà collegati a sé tanti prodotti e soprattutto una filosofia.

Così l’azienda nata sul claim “Just do it”, si aggiorna e dice “Just do it, better than ever”, muoviti e fallo meglio che mai. Così a Londra gli atleti Nike sono i testimonial di questa leggerezza che si traduce in prodotti sempre più funzionali e con un impatto sull’ambiente sempre più ridotto. Neymar, lo abbiamo già scritto, è il green est player dei Giochi, il giocatore più verde: divisa realizzata riciclando un po’ di bottiglie di plastica. Fin qui niente di particolarmente nuovo, maglie del genere erano già state realizzate per i Mondiali di calcio, qui a Londra l’aggiornamento recita che la divisa di LeBron James, lo sportivo più popolare secondo i conti dell’Olympic Athletes Hub del Cio, nasce da 22 bottiglie.

La novità è la scarpa, made in Italy, a Montebelluna per la precisione: realizzata con olio di ricino e materiali riciclati piu’una fibra che si chiama Penax Rebu a sua volta ricavata per il 97% da semi di ricino. Ho finito: il fuelband dice che sono a quota 3065. Scrivere di innovazioni non è una gran fatica.

Londra, 28 luglio 2012
LUCA CORSOLINI

  • Federico Fratta

    Il Fuelband non è una trovata “innovativa” nel mondo dell’allenamento tecnico: oscillometri/accelerometri e omologhi sono disponibili da tempo (mi viene in mente l’Armband di Bodymedia per citarne uno dei più “storici”).

    Il successo della periferica sarà dipeso dall’hype e dalla campagna di marketing di Nike: peraltro solo un’azienda sui generis poteva permetterselo.

    Di per se stesso il calcolo del dispendio calorico basato sui dati raccolti dal Fuelband è puramente predittivo e non tiene conto di parametri obbligatori che non sono così facilmente correlabili per un device di massa e che hanno già portato a scontrarsi con discrepanze rispetto ad altri dispositivi.

    Quindi a mio avviso non sarà uno strumento utile per raggiungere specifici obiettivi connessi all’allenamento ma molto probabilmente sarà un incentivo ad una vita più attiva (una sorta di activity gamification): e anche solo questo è comunque estremamente apprezzabile.

    • http://twitter.com/youlympic Luca Corsolini

       Ciao Federico,
      grazie per il commento
      Fosse stato uno strumento scientifico NON avrei potuto averlo al polso io. E’un communication tool, un oggetto la cui funzione e’appunto quella di muovere la gente e di metterla in rete
      Oggi mi sono fatto dare anche quella di Technogym, magari domani al check mi bloccano…
      Luca

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