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I volontari delle pietre della Torre | Favole dal Terremoto

Giornalista, sono stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired e promotore della candidatura di Internet al Nobel per la Pace. Sono appassionato di "storie idee e persone che cambiano il mondo" e in particolare l'Italia. Dal settembre 2011 scrivo di innovazione su La Repubblica. Ho rubriche anche su Wired, Vanity Fair e Traveller. Il mio blog è su Il Post. Dal gennaio 2012 sono presidente di wikitalia, associazione che si propone di diffondere trasparenza, open data e partecipazione nella politica italiana usando la rete. Sono coordinatore dell'Innovation Advisory Board di Expo2015 e membro del board di Oxfam e di Building Green Futures. Di CheFuturo! sono il direttore responsabile.

C’era una volta una torre, che ne aveva viste tante. Era una torre con un grande orologio in cima. Per questo anche se si chiamava la Torre dei Modenesi, per tutti era la Torre dell’Orologio. “Ha quasi mille anni” dicevano ma in realtà era molto più giovane. Ne aveva ottocento, uno più uno meno, quando è crollata all’improvviso. Prima ne è crollata metà, ma non si è accorciata come potreste immaginare. Si è divisa in due come se una sega dall’alto l’avesse tagliata. È accaduto in un giorno di primavera che era quasi estate del 2012. Il 20 maggio, ma questo lo sapete già. Per un po’ è rimasta così, sfregiata ma fiera, come a dire al mondo: non sono caduta quando i nazisti assediavano Finale Emilia, figuratevi se posso darla vinta a un terremoto. Qualche ora dopo è venuta giù anche l’altra metà in una nube di polvere. Ma non chiamatele macerie. La mattina infatti, ogni mattina, arrivano qui a Finale decine di ragazzi. Alcuni si sono svegliati all’alba per prendere il treno e non perdere il loro appuntamento con la Storia. Hanno scelto di passare così le loro vacanze. Arrivano per raccogliere, pulire e catalogare le pietre, una per una, cosicché un giorno la Torre possa tornare lì dove è stata sempre. “Saranno mille anni”, dicevano tutti: è diventato un traguardo.

(Da oggi proveremo a pubblicare tutte le sere o quasi una piccola grande storia sulla ricostruzione dell’Emilia e delle province di Mantova e Rovigo. Sono storie vere, raccontate in poche righe come se fossero delle favole perché quello che lì sta accadendo è davvero indimenticabile. Sono storie di coraggio, di tenacia, di speranza. Sono le storie di un pezzo di paese che non si arrende alle macerie e che vuole ripartire. Proveremo a raccoglierle e raccontarle, anche con il vostro aiuto, perché non vogliamo che vadano perdute. E perché in fondo quel coraggio, quella tenacia e quella speranza sono quello di cui abbiamo bisogno tutti noi).

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