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Come abbiamo ordinato gli open data di Firenze con l’aiuto di una biblioteca

​Insegno al Politecnico di Milano. I dati del territorio, la sensoristica, le forme di visualizzazione, specialmente per la prevenzione dei disastri naturali, sono il mio lavoro da sempre. Mi sono occupato (e mi occupo) di alluvioni, frane e terremoti, ma non solo. Ho sviluppato le politiche di sostenibilità ambientale e innovazione del Comune di Firenze per tutto il mandato Renzi e ho collaborazioni aperte in molti.casi di innovazione nel nostro Paese. La mia visione è aperta, basata sulla condivisione dei dati, della ricerca e delle idee. Senza se e senza ma.

Una congiunzione astrale: ogni tanto succede. Due team, uno al Comune di Firenze ed uno alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF). La motivazione di entrambi, per quanto stravagante possa apparire: fare innovazione al servizio dei cittadini facendo colloquiare i propri open linked data.

L’arco voltaico. Da un lato c’è l’open datastore del Comune di Firenze, 230 dataset esposti in formati aperti e machine-readable. Dall’altro c’è il Thesaurus della BCNF, un lavoro immenso che ha portato alla creazione del Nuovo soggettario, uno strumento per l’indicizzazione per soggetto e la ricerca bibliografica e di un Authority File frutto di una collaborazione internazionale, il VIAF (Virtual International Authority File): tutto in formato RDF, e dunque linkabile.

L’Authority File è un sistema che coordina punti di accesso all’informazione bibliografica, prodotti in base a regole e fonti di riferimento condivise. Permette così di disambiguare testi rubricati sotto autori o titoli simili o addirittura identici. Così può essere usato per collegare risorse che appartengono logicamente allo stesso insieme, anche se si presentano in modo diverso. Oppure legare tra loro versioni di una stessa opera, anche quando si presentano con titoli diversi, pseudonimi, o varianti del nome del medesimo autore.

Il Viario del Comune di Firenze è, a suo modo, una cosa del genere, per quanto assolutamente rudimentale a confronto. In città, ad esempio, ci sono due Via Capponi peraltro nella medesima zona. Una dedicata a Gino, moderatissimo riformatore dello stato toscano preunitario, e l’altra intitolata invece a Pier, fiero capo della quattrocentesca Repubblica fiorentina. Insomma, personaggi non esattamente identici nella sostanza, per quanto lo siano nel cognome. Così abbiamo Borgo la Croce e Borgo Santa Croce, e poi c’è Piazza degli Alberighi che ha per cugino prossimo Vicolo degli Alberighi, Non ci mancano nemmeno tre San Giovanni (tra vie e piazze) e così via. Peraltro il nome di quella che tutti (nell’intero pianeta) credono chiamarsi Piazza Pitti, è in effetti Piazza dei Pitti.

 Dunque, da una parte il problema di disambiguare dove ci si può confondere, dall’altro quello di assicurare che “Piazza Pitti”, “Piazza de’ Pitti” e “Piazza dei Pitti, siano comunque, per tutti, lo stesso luogo.

La scintilla. Questa assonanza funzionale ha acceso il flash: partire da oggetti simili tra loro (Viario, VIAF e Nuovo soggettario) per crearne uno nuovo, lontano da entrambi, ma più forte. L’idea è stata insomma quella di costruire una “macchina” che mettesse in relazione dati provenienti da domini diversi. Anzi, per dirla meglio, dati pubblici prodotti ed esposti da due Pubbliche Amministrazioni lontane anni luce tra loro per struttura e missione. Così da offrire al cittadino un esperimento di informazione ad alto valore aggiunto, creata appunto dall’unione dei dati di una parte e dell’altra.

Il Viario, esposto in RDF attraverso un sistema open source, offre appunto i nomi “certificati” delle Vie del Comune. L’Authority File del VIAF, a cui anche la BCNF contribuisce, offre quelli degli Autori, anch’essi esposti in RDF tramite formati SKOS. Si parte, ad esempio, dall’open Viario del Comune, diciamo da “Piazza Pellegrino Artusi” per trovare, in mezzo ad altri link, quello magico ”see Also”. Il solito click e si atterra subito sulla piattaforma Open Data del VIAF. Lì troviamo ovviamente tutte le edizioni de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Ma, con un altro click, c’è pure “Science in the kitchen and the art of eating well” esposto nel catalogo online dalla biblioteca del Congresso Americano. E così via, senza confini.

Per ora è solo un esperimento, work in progress. Ma per essere partiti da una piccola piazza in un angolo della periferia sudorientale di Firenze, e avere attraversato il mare del Web, saltando in maniera rocambolesca da una piattaforma open (e pubblica) all’altra, non è poi così male.

P.S. non cercate la (recente) Piazza Artusi su Google Maps. Non c’è ancora.

Firenze, 3 luglio 2012
GIOVANNI MENDUNI

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