• http://www.facebook.com/pierotaglia Piero Tagliapietra

    Tutti punti estremamente condivisibili: attenzione però al punto 4. Usare delle policy  made in USA per disciplinare dei comportamenti lavorativi sul territorio italiano è molto rischioso (le norme sono completamente diverse). Si rischia di avere delle policy o che non tutelano l’azienda da un punto di vista legale o che espongono a rischi maggiori perché violano delle norme.

  • http://twitter.com/mauroferri Mauro Ferri

    Condivido anche le virgole e direi che le raccomandazioni sono totalmente applicabili anche nell’ambito pubblica ammnistrazione (sostituendo “business” con “mission”).

    • http://twitter.com/vincos Vincenzo Cosenza

      assolutamente, cum grano salis :)

  • http://twitter.com/vincos Vincenzo Cosenza

    Non ho capito: pensi che l’articolo faccia pena e quindi non conviene comprare il libro? Nel caso contrario, dovrebbe essere un incentivo in più :)

    • http://www.marketinginbocconi.com/ Dario Pagnoni

      No, ci mancherebbe! L’articolo è sicuramente ben scritto e credo che anche il libro sia molto interessante. Diciamo che, dal mio punto di vista, non credo valga la pena leggerlo: alcune cose sono generalmente valide e verissime, argomentazioni utili per trasmettere una giusta considerazione dei social media, ma già le conosco bene; altre sono troppo generiche e generaliste – per necessità di scrittura, ci mancherebbe altro -per cui non sono così vere in alcune realtà aziendali specifiche.

      In generale credo che consiglierei la lettura del libro ai miei clienti. Intendiamoci, se avessi una stanza dello spirito e del tempo potrei leggerlo anch’io. Dovendo ottimizzare le scelte di lettura in un tempo molto limitato, forse è meglio che mi dedichi ad altro!

      Ribadisco, con tono un po’ provocatorio ma con stima per il tuo lavoro, la tua professionalità ed il libro che hai prodotto ;-)

  • http://twitter.com/vincos Vincenzo Cosenza

    grazie Rosy e buona estate a te!

  • Alessandro M.

    Ciao Vincenzo,
    condivido tutto tranne il primo punto.
    Mi spiego meglio: a volte si intende chiamarli canali non perchè siano unidirezionali ma perchè, appunto, sono dei canali in cui la comunicazione deve essere per forza bidirezionale o (come accade sempre più spesso) multidirezionale.
    Se navighi su un canale vedrai diverse barche che vanno in almeno due direzioni, cosi come sui social.
    Quello che ti “contesto” è la tua ortodossia nei confronti del termine canale che invece può venire usato correttamente se (come hai spiegato tu) la comunicazione sui social media si intende come multidirezionale.
    Un saluto
    Alessandro