• Riccardo

    Articolo troppo lungo e sostanzialmente inutile.

    • http://www.facebook.com/alessandroventuri Alessandro Venturi

       Commento troppo corto e sostanzialmente inutile

  • http://gianlucatararbra.com/ gitano

    La sopravvivenza di Facebook non è legata alla sopravvivenza dei sistemi UGC. Internet di per se è un sistema di UGC. Auspico nel prossimo futuro una maggior diffusione di sistemi per gestire contenuti generati dagli utenti controllati dagli utenti. 

    • Arianna Bassoli

      Non è legata, ma il problema del modello di business penso sia condiviso. Dare una definizione di UGC è difficile per sè, ma non sono d’accordo che Internet è tutto UGC. Stanno nascendo sempre più startup basate sulla vendita di servizi specifici (con modelli di business relativamente più semplici) per esempio.
      Rispetto all’ultimo punto, auspicabile ma davvero difficile da eseguire (come dicevo nell’articolo). Conosci qualche esempio?

      • http://gianlucatararbra.com/ gitano

        Un esempio di lavoro nella direzione della generazione di contenuti con un maggior controllo da parte dell’utente lo si può trovare nel prezioso lavoro svolto da Dave Winer con il progetto River2

        • Arianna Bassoli

          Interessante grazie, ora me lo studio. Pensi abbia un modello di business sostenibile?

          • http://gianlucatararbra.com/ gitano

            Difficile domanda! Ma credo che se si spostasse il baricentro degli attuali modelli di business dal servizio in se all’applicazione che permette di costruire un determinato servizio, forse ci sarebbe spazio per un business sostenibile. La tecnologia attuale può permettere  di distribuire agli utenti la capacità di gestire i servizi. 

  • http://twitter.com/StefanoMainetti Stefano Mainetti

    Interessante e condivisibile. 
    Resterebbero da esprimere alcune considerazioni circa l’operato seguito per portarlo in quotazione. La valorizzazione proposta non mi pare abbia rispecchiato le incertezze circa il modello di business e la sua capacità di generare profitti.

    • Arianna Bassoli

      Ciao Stefano – vero, non penso di essere in grado di risolvere il modello di business di FB e dei siti UGC in generale. La mia startup è UGC e devo ammettere di avere enormi problemi a trovare un business model “giusti” – anche per questo sento molto il tema…

  • http://www.facebook.com/alessandroventuri Alessandro Venturi

    “i ricavi pubblciitari del Q1 del 2012 sono aumentati del 45% rispetto al Q1 del 2011″

    Se questa non è capacità di generare profitti…
    Incertezze sul modello di business? Ma se sullo stesso modello di business Google è diventato un’impero (del male?)
    La quotazione gonfiata è un errore finanziario di Morgan Stanley, ma lo sapevamo già che delle scimmie ubriache farebbero meglio dei board delle banche.
    Zuckerberg avrebbe fatto meglio ad affidarsi a Homer Simpson.
    Il vero problema è che tutte le comunità online seguono la stessa parabola, arrivate al punto di massimo comincia la discesa. Ma anche questo lo capirebbe pure Homer…

    • Arianna Bassoli

      Ciao Alessandro – beh le incertezze non sono mie, e non penso che la
      situazione sia così semplice come dici. Google ha creato un impero
      mettendo insieme una serie di prodotti complementari a search, e su come
      FB riuscirà a reinventarsi ci sono molti dubbi…

      • http://www.facebook.com/alessandroventuri Alessandro Venturi

        Ti sbagli, i ricavi di Google derivano quasi esclusivamente dalla  pubblicità. 

        Idem per Facebook, che è il principale network pubblicitario display del mondo (quasi alla pari con il network display di Google)
        Il problema NON è il modello di business, il problema è che molti investitori temono che prima o poi la gente abbandonerà Facebook per altri social network/community. E hanno ragione, perché TUTTE le community online prima o poi si spopolano. 

  • Pierluigi Santoro

    Complimenti interessante analisi.

  • Pingback: Tutto quello che può fare Facebook per non affondare » Kleis Communication Technologies

  • Stefdragon

    Articolo interessante ma condivido, un po’ troppo lungo. Ma quello che più mi infastidisce è l’abuso di parole anglofone in un articolo in lingua italiana, a questo punto scriviamolo direttamente in inglese!

    • http://twitter.com/viralavatar daniele montemale

      io me lo invio sul kindle e poi lo leggo.. Questi articoli non possono essere letti su un computer..

    • Arianna Bassoli

      Ciao – scusa sono stata 10 anni all’estero mi viene spontaneo parlare di certe cose in inglese, e secondo me ha senso in generale. Ma è il mio punto di vista :)

  • Michelangelo

    Innanzitutto complimenti per l’articolo. Sarebbero servite molte più pagine per trattare questo argomento e trovo che tu sia riuscita a sintetizzare quelle che sono le maggiori critiche ad un business model che a meno di una ristrutturazione globale è destinato ad una profonda crisi.
    Penso che la direzione presa da Facebook verso una sempre maggiore insistenza dell’advertising sia destinata a fallire. Trovo invece logico pensare che la naturale evoluzione delle mega piattaforme di UCG verso settori di nicchia (quali Pinterest e Instagram) possa rivelarsi la giusta strada di diversificazione per un modello di business sostenibile.
    D’altra parte bisogna ricordare che dal 2000 al 2010 la popolazione del Web è cresciuta del 444,8% e che l’Africa da sola ha visto un tasso di crescita del 2357,3%! Io sono dell’idea che questi debbano essere i numeri a sostegno dei futuri UGC: servizi complementari di crowdsourcing che traggano vantaggio dalla ricchezza di capitale umano e dalle sue diversità. Idee interessanti ce ne sono già (basti pensare a Innocentive.com) ma mancano ancora i veri collegamenti tra le piattaforme che forniscono tali servizi e quelle che hanno a disposizione le risorse per massimizzarne i risultati.

    • Arianna Bassoli

      Riflessione molto giusta…

  • Federico

    “Perchè invece dobbiamo sperare che
    Facebook fallisca, mentre invece la rete evolva”.

    Questo sarebbe stato il titolo di un
    articolo che avrei condiviso: non che l’attuale contenuto non
    fosse interessante, ma le mie personali conclusioni sono assai
    diverse.In primo luogo non trovo Facebook una venture da
    prendere a modello: al contrario dovrebbe esserlo LinkedIn (peraltro
    una delle poche ad aver effettivamente superato una IPO con un
    discreto successo).

    Non vedo dietro FB nè un solido
    business nè tantomeno un servizio utile bensì una moda sostenuta da
    ingenti capitali e da una copertura mediatica folle: senza questi
    probabilmente la newco non sarebbe neppure nata.

    Al contrario mi auspico che servizi più
    specializzati (gli interest-based network come Path, aNobii, …)
    cannibalizzino questi contenitori di contenuti generalisti ed
    invasivi (FB e G+) riportando la rete ad essere più “libera”.

    Libertà significa, ad esempio, non
    costringere l’utente ad utilizzare un servizio registrandosi con i
    plugin di FB o Twitter e permettere di mantenere dissociate le utenze
    per evitare profilazioni cross-platform.

    Se io voglio iscrivermi o partecipare
    ad un servizio, vorrei essere libero di poterlo fare senza che sia
    possibile collegarmi ad altre attività.

    Il bello è che siamo noi a decidere il
    confine di liceità di determinati strumenti; sarebbe il caso di
    svegliarsi, a partire da tutti quei blog che utilizzano il plugin di
    Fb Comments o quei gruppi di discussione interessanti che, anziché
    aprire un forum vBulletin, continuano a pompare di contenuti il
    network di Zuckerberg.

    Sia chiaro, non sono contrario alla
    profilazione purchè non si inverta il paradigma: se la tecnologia
    non è più al servizio dell’utente ma è questo ad asservire la
    piattaforma tecnologica c’è qualcosa che non va…ed oggi sta
    succedendo.

    • Arianna Bassoli

      Ciao Federico. Beh uno dei miei commenti è proprio che il futuro dello UGC potrebbe essere più “verticale” come dici tu e forse questo è auspicabile.

      Però non sono d’accordo su alcuni punti della tua argomentazione. Non penso che FB abbia avuto tutto questo successo grazie ad un marketing spinto come dici tu (che in parte probabilmente ha anche aiutato). Al tempo (qualche anno fa) FB ha creato un prodotto con un grandissimo potenziale virale (il primo così potente), sostenuto dall’API dei like, share, connect che sono stati incorporati da numerosi siti/servizi per la loro semplicità e hanno dato la possibilità a tanti (inclusi i vari Instagram e Pinterest) di avere tutto il successo che hanno avuto. 

      La mia argomentazione comunque era focalizzata soprattutto sugli aspetti di FB che lo rendono in qualche modo simile a molti altri servizi UGC, in particolare il modello basato sulla condivisione sociale di informazioni/media, e  il modello di business.

      Una nota finale: se la tecnologia FB non fosse più al servizio dell’utente come dici tu, sarebbe già stata abbandonata da tutti gli utenti.

      • Federico

        Like, share e connect sono stati rilasciati in tempi diversi e onestamente non trovo nello share un’innovazione: la condivisione sociale si fa dalla notte nei tempi  tramite IRC e le bbs.

        Nel mio intervento mi riferivo al primo FB (timespan 2004-2006 per capirci) che è stato sostenuto da diverse iniezioni di liquidità: il primo bilancio “utile” se non erro è arrivato nel 2008 o 2009.

        Riguardo alla tua ultima annotazione, Facebook ha bisogno degli utenti per sopravvivere, non il contrario: peraltro è uno dei rischi preminenti nel prospect per la SEC in relazione alla IPO.

    • Mattiavall

      Bel commento Federico

    • http://www.facebook.com/alessandroventuri Alessandro Venturi

      Facebook è tutto fuorché una moda, le mode durano una stagione.

      E non è neanche un servizio, perché è inutile. La TV è utile? No. Però è un business. Facebook è utile? No. Però è un business. Facebook è uno dei media più divertenti della storia, altrimenti non avrebbe un miliardo di iscritti. 
      Quanto durerà? Non si sa, probabilmente sta già imboccando la parabola discendente come tutte le community. E qui sta la differenza con la TV. Per questo c’è incertezza sul suo futuro. Qualcuno avrebbe dovuto spiegarlo ai fenomeni della Morgan Stanley. Ma non era nemmeno la prima cosa da spiegare loro.

      • Federico

        Una moda nel digitale non dura una stagione, è avvenuto anche per altre realtà che poi si sono spente; dura più a lungo di altre perchè essendo così diffuso, viene fatto un utilizzo molto vario della piattaforma.

        Questo porta gli utenti a continuare ad inserire contenuti nel “contenitore” blu prolungandone la longevità (ad es. se trovo una discussione interessante su ISS sarò portato a replicare e alimenterò a mia volta il network) o semplicemente usarlo come variante di una e-mail o di un sms.

        Per l’alta capacità di engagement è sicuramente un business che però non ha solidità e che è destinato ad essere largamente ridimensionato.

  • Yeridiani

    Sono un “anziano” internettaro..  e non solo perchè anziano di età ma anche di frequentazione della Rete. Per avere un’idea ho giocato con Agora e con quel suo affascinante e un po’ incomprensibile manualetto.. Dopo una pesante (e costosa con i modem a tempo..  ) presenza in IRC mi sono sparato tutte le invenzioni chattistiche, forumistiche e bloggistiche  che hanno seguito quei tempi eroici..   Ma non voglio entrare in FB per una questione di principio. Di tutto si è parlato in questo articolo e nei commenti meno del dato fondamentale: FB è un sito e non è la Rete. Io non posso firmare un contratto che mi è imposto e continuamente modificato – prendere o lasciare –  per accedere a informazioni globali tali che ormai sostituiscono la Rete stessa. E attenzione.. non è escluso che mi venga voglia di citare un ente pubblico se dovesse utilizzare FB e non la Rete.. per scopi di istituto..  E sopratutto io mi rifiuto di utilizzare un “ambiente” che è di proprietà di qualcuno.. e come se improvvisamente l’atmosfera dove viaggiano gli aeroplani venga ceduta ad un tizio che ti fa viaggiare apparentemente  gratis basta che i passeggeri firmino un contrattino…  E sono esterrefatto dall’evidenza che non sia cosi tanto “evidente” proprio dagli addetti ai lavori…   Yeridiani

    • Arianna Bassoli

      Beh è una visione un po’ “integralista” della rete a mio parere…è vero che la rete si è sviluppata con caratteristiche di “libertà” ma alla fine è diventata un mercato e purtroppo anche per la necessità di diventare profittevole per chi ci lavora. Rispetto ad altri “sistemi” come mass media è comunque molto più libera perchè se non altro gli utenti possono decidere tra una quantità di servizi molto più elevata e condividere contenuti. E FB non è certo l’unico sistema “proprietario” della rete!

      • Yeridiani

        Con tutto il rispetto ma è difficile non immaginare che il sentimento di “integrazione” è di chi vede un business nella situazione attuale con uno spostamento massiccio verso un’unica piattaforma.  (basta leggere che scrive Santulin) . Un mercato? Certo se l’idea è quella di sostituire un monitor (TV) per ogni famiglia ad un monitor pesonale H24 per ogni utente è ovvio e scontato che si traduca nel più grande mercato della storia umana. Ma qui abbiamo un problemino .. una cosa è un mercato che si sviluppa per strada con negozi  ed un’altra che usa le strutture di un ipermercato che affitta spazi. Se vogliamo parlare di libertà direi che la seconda ipotesi .. e lo vediamo perfettamente con le merci reali .. è un sistema chiuso che esclude .. (per esempio chi non vuole dotarsi di una macchina..)  FB è ormai un immenso Auchan ed io in rete voglio rischiare in proprio e non  essere continuamente in pericolo di Ban come persona e come marchio perchè un giorno il signor Zuc decide di filtrare una qualsiasi cosa che non gli piace più.. E siete voi addetti ai lavori che dove lavorare semmai per limitarne i poteri.  Che il mondo intero sia praticamente governato da un unica rete di server mi pare una roba che nemmeno la fantascienza aveva previsto.. 

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=794148971 Michele Santulin

    il modello di business per un UGC deve essere qualcosa che permetta la revenue sharing diretta tra gli utenti; facebook deve rilasciare un semplice sdk che permetta agli utenti di generare app integrate con facebook stesso; app che permettano agli utenti di offrire servizi agli altri utenti per arrivare ad avere un UGR (user-generated revenue). Quando gli utenti potranno guadagnare facilmente con facebook, mark avra’ fatto bingo.
    my 2 cents
    mitch

    • Arianna Bassoli

      idea interessante! soprattutto se lo UGR permette di dividere i ricavi tra chi crea i servizi UGC e gli utenti stessi. Per alcuni servizi è più semplice implementarlo (stile Bandcamp o AirBnB), per FB/TW etc un po’ più complesso ma non impossibile.

  • http://www.facebook.com/Enfanterible Germano Milites

    Federico…io, l’unica cosa odiosamente modaiola che trovo, è proprio il tuo commento sprezzante su facebook. Insomma: oggi fa tanto figo atteggiarsi a snob antifacebookiani che utilizzano altri social “di nicchia” perché sono troppo esperti per mischiarsi con la plebaglia internettiana. Un po’ patetico come approccio e di sicuro molto superficiale e presuntuoso.

    1. Facebook, piaccia o no a chi darebbe un braccio per chiamarsi Mark Zuckerberg, ha lanciato una rivoluzione incredibile nel mondo web: l’anonimato e/o l’utilizzo di nickname ha smesso di essere la regola. La gente ha cominciato ad interagire mostrando la propria vera identità.

    2. Grazie a Facebook, sono nate e cresciute diverse aziende. La mia (www.you-ng.it) ne è un piccolo esempio. Siamo una start up nata da soli 5 mesi che, grazie a Facebook, ha potuto registrare numeri impensabili fino a qualche anno fa. 6 Milioni di pagine viste e 5 milioni di utenti non potevi realizzarli grazie a mister google ed avendo a dispozione un budget di qualche migliaia di euro. Con il social in blu, invece, chiunque avesse un po’ di talento nella comunicazione, poteva emergere.

    3. Facebook ha dato l’opportunità di accorciare ed annullare le distanze tra le persone e ha messo in contatto un numero enorme di professionisti che di sicuro non bazzicavano su IRC o chat antidiluviane dello stesso tipo. Io stesso, grazie a fb, ho incontrato e conosciuto colleghi blasonati ed interagisco tutt’ora con loro.

    4. Certo non è tutto oro ciò che luccica. La quotazione in borsa per me è stata un errore madornale, le nuove impostazioni per le pagine fan non mi convincono per niente e pare penalizzino chi non paga per diffondere i propri contenuti ma, ripeto, valutare facebook in maniera sterilmente snobistica è inutile.