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Misura te stesso: 6 tool per conoscerci e farci vivere meglio

Sono social media strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter. Prima in Microsoft Italia e Digital PR. Su Vincos.it ospito i miei studi sui social network, il primo Osservatorio su Facebook in Italia, e le mie analisi dei fenomeni della rete. In libreria con "Social Media ROI" (Apogeo, 2012) e "La società dei dati" (40K, 2012).

Le organizzazioni, più o meno complesse, hanno imparato a misurare le proprie attività al fine di comprendere e migliorare i risultati economico-finanziari. Perché non dovremmo farlo anche noi? Quanto spesso ci siamo interrogati sulla frequenza di un mal di testa o delle notti passate in bianco a guardare il soffitto? O ancora sul perché a fine mese non ci restano abbastanza soldi per concederci un piccolo lusso? Io spesso, ma sempre con un certo senso di frustrazione per non aver preso appunti in grado di farmi comprendere qualcosa in più sull’origine di quei malesseri o sui percorsi del mio contante.

Oggi però la tecnologia ci viene in aiuto. Non c’è bisogno di ricordarsi di portare con sé un taccuino ed una penna per documentare quello che ci accade. Basta uno smartphone. Se siete degli sportivi vi starete già facendo un’idea di dove voglio andare a parare. Nike, dal 2006, offre ai suoi clienti il modo per tener traccia delle proprie performance sportive e confrontarle con quelle di amici o sconosciuti. Basta un piccolo sensore nelle scarpe ed un orologio – o un iPhone – per registrare i chilometri percorsi e le calorie consumate, e poi rivederle sotto forma di grafici su un sito Web. Fino a qualche anno prima non sarebbe stato possibile.

E per i refrattari allo sport? Nel 2008 l’azienda californiana FitBit ha lanciato un aggeggio che può essere indossato tutto il giorno, agganciato ai jeans o al polso. Tiene traccia dei passi, delle scale salite, ma anche della qualità del sonno (ore dormite, tempo impiegato per addormentarsi, numero di risvegli). Via WiFi i dati vengono trasferiti e conservati su un sito che funge da diario e che permette di annotare spontaneamente anche altre informazioni, alimentari o relative alla salute. Anche in questo caso, come su Nike+, è possibile costruire una rete sociale, lasciandosi motivare dai traguardi raggiunti dagli amici e dai badge conquistati in virtù dei propri progressi (“fitness gamification”).

fitbitMa c’è chi da qualche tempo ha preso sul serio quest’attitudine a “misurare se stessi”.Nel 2007 Gary Wolf, giornalista, e Kevin Kelly, mitico direttore di Wired, hanno dato vita a Quantified Self. Iniziato come un blog per raccogliere le informazioni su questi strumenti di misurazione personale, si è trasformato in un vero e proprio movimento di utenti curiosi e makers interessati ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé attraverso il “self-tracking”. Si va dalla misurazione delle attività fisiche e dell’umore al tracciamento delle abitudini personali e lavorative (luoghi visitati, email e telefonate in uscita ed entrata, gestione finanziaria e dei consumi energetici).

Sono 50 i gruppi spontanei sorti ad ogni angolo del pianeta. Anche a Milano due settimane fa ne è nato uno, per volontà di Giorgio Baresi (principal designer di Frog Design) e Matteo Lai (fondatore di Empatica). I due stanno cercando di organizzare il primo incontro pubblico tra gli aderenti per il 19 luglio. Il format è quello semplicissimo dello Show&Tell: ci sia alza in piedi, a turno, e si presenta qualcosa o si fanno e ricevono domande.

Sarà interessante esserci perché l’area del Quantified Self copre molteplici ambiti del vivere e ha molto a che fare con il nostro futuro. Finora in questi incontri sono stati presentati sistemi per il tracciamento delle espressioni del volto al fine di migliorare la felicità, il monitoraggio dei problemi di asma per cercare correlazione con umidità, polline, temperatura e la misurazione dei percorsi fatti in auto al fine di individuare lo stile di guida più economico e così via.

Ginger.io è una delle startup più promettenti in tale ambito. Fondata nel 2010 da due studenti del MIT, Anmol Madan e Karan Singh, ha appena ricevuto 1,7 milioni di dollari in venture capital. Si tratta di un’app che acquisisce dati in tempo reale sia passivamente da smartphone (numero e durata di telefonate, messaggi, luoghi visitati), che attivamente dall’utente (le risposte date a domande sul proprio stato psico-fisico). Una delle applicazioni pratiche potrebbe offrire aiuto ai diabetici che rischiano di cadere in depressione e interrompere l’assunzione dei medicinali prescritti. Ginger.io può essere impostato per mandare un alert a medici o familiari quando il paziente inizia a dare segnali di isolamento.

ginger.ioPuò sembrare inusuale, ma già oggi centinaia di migliaia di malati condividono informazioni personali su sintomi e cure attraverso siti come PatientsLikeMe e CureTogether. Dati inutili per il singolo, che messi a fattor comune, e nel rispetto della privacy, hanno, ad esempio, portato alla luce una controindicazione (le vertigini) in un certo farmaco per l’emicrania.

Mentre la popolazione mondiale invecchia e le spese per la sanità diventano insostenibili, le tecnologie, unite ad una nuova cultura, potrebbero dar vita ad un’inedita alleanza tra pazienti consapevoli e medici illuminati. Dati aggregati su scala non solo nazionale, ma mondiale potrebbero aiutarci a vivere meglio e magari contribuire a sconfiggere alcune malattie. Ecco allora una lista di strumenti per iniziare a misurare se stessi.

Roma, 1 giugno 2012
VINCENZO COSENZA

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