• http://www.facebook.com/claudio.erba Claudio Erba

    Standing ovation, grande articolo!

  • Alessandro Arrigo

    Mi spiace davvero moltissimo non poter essere a Roma venerdì, spero che l’evento serva davvero a far prendere consapevolezza dei problemi e di come affrontarli.

  • http://www.facebook.com/nicola.biffi Nicola Biffi

    Da startupper, sottoscrivo ogni singola parola

  • Aldilor

    il rapporto netto / costo azienda al 66% sarebbe un sogno, ma oggi come oggi forse farebbe collassare il sistema previdenziale. Sarebbe interessante poter accantonare gli utili in previsione di future perdite per 10 anni come succede in Svezia, cosi nono ci paghi le tasse. Ci sono molte idee che funzionano in giro per il mondo, basta guardare (e copiare quel che funziona)

  • Bteseo

     Bravo Marco, sono d’accordissimo con te e devo dire che è davvero squallido sapere che un CEO deve versare 4000€ di inps a prescindere, questo è solo uno dei motivi per cui è meglio tenersi le idee nel cassetto oppure fare prototipi e poi se è il caso venderli! chi pensa alle idee non può sprecare energie a fare finanza “creativa” per cercare di trovare i soldi per sopravvivere, è già dura la vita giornaliera e si arriva a stento a mangiare. Nella realtà dei fatti non ti aiuta nessuno altro che venture o cose simili, siamo soli e abbandonati.

  • Roberto Maurizzi

    Marco, stai parlando di lotta di classe, che però oggi è diventata tra la classe dei paraculati e quelle di coloro che vorrebbero lavorare onestamente/sensatamente e poter anche vivere delle loro fatiche.
    Detto questo mi aggrego alla “standing ovation”, fa piacere constatare che qualcuno ha presenti i veri problemi.

    Saluti dagli Emirati Arabi Uniti :-P

  • http://sigfrido.myopenid.com/ Federico

    Non sono molto d’accordo su alcune riflessioni sommitali
    (provocatorie?).

    1) Fare “azienda” è
    possibile tranquillamente anche con un soggetto senza autonomia
    patrimoniale perfetta almeno fintanto che le responsabilità in
    gioco non siano tali da motivare il passaggio ad una società di
    capitali. Storicamente è uno step molto più “lean”,
    tenendo conto dei costi di esercizio.

    Che poi sia una prassi erronea, è di riflesso dovuta alle
    condizioni burocratico-fiscali applicate ad altre forme di società.

    2) Il ritardo per le SRLS è
    indice di una politica non in grado di collaborare alle esigenze
    della classe imprenditoriale.

    Siamo ad oltre 4 mesi dal D.L. del
    24/01 e in ritardo di più di 15 giorni dai termini di legge
    previsti dalla L. del 24/03 per un semplice decreto attuativo che, a
    quanto pare, è ora sottoposto al parere del Consiglio di Stato.
    Si parla di circa 30.000 imprese in
    “attesa” per questa pagliacciata tipicamente italiana, per uno
    strumento peraltro ancora molto diverso dalle più flessibili LTD
    inglesi.

    3) Costituire una SRL non richiede
    10.000 Euro di capitale, in quanto il capitale da versare è pari a
    2,5 decimi (2.500 Euro) mentre per il resto del conferimento non c’è
    una scadenza specifica.

    Il problema sono i costi
    addizionali che, tra commercialista, notaio e altre figure non
    strettamente indispensabili ma consigliate per gli adempimenti cui
    l’impresa dovrà far fronte, fanno schizzare il costo di impresa (su
    Emilia Romagna Startup c’era un documento – che al momento non trovo
    - dove la media di costi annuali, al 2010, per una SRL si aggirava
    sugli 8.500 Euro annui).

    Oltre al conferimento c’è quindi da considerare
    l’immobilizzazione di capitale (quindi improduttivo): chi se lo può
    permettere? Ovviamente chi lo ha perchè chi non lo ha, nel periodo
    in cui siamo, non può fare “convertible debt” o chiedere
    prestiti al nostro sistema bancario che pretende garanzie pari o
    superiori al prestato con tassi di interesse quasi da usura.

    I problemi citati non sono certo
    bloccanti la crescita dell’impresa ma sono OSTACOLANTI e quindi, come
    tali, vanno risolti se vogliamo parlare di ecosistema interessante:
    altrimenti l’impresa viene creata in Irlanda, Svizzera, Carinzia,
    Slovenia o nuovi mercati emergenti (Israele, Cile, Brasile, …).

    Peraltro ci si dovrebbe chiedere come si può sperare di innovare qualcosa di importante se non si riescono ad effettuare modifiche più semplici.

    Per il resto condivido molti aspetti affrontati, porrei però
    massima attenzione al costo del lavoro.Uno stipendio da 1.400
    Euro netto costa all’imprenditore circa 3.000 Euro: se per fare
    impresa ti servono 2 o 3 persone, significa che ogni anno devi
    mettere sul piatto circa 100k fra risorse umane e costi strutturali.
    Quindi, al giorno d’oggi, se vuoi
    fare impresa in Italia devi avere almeno quella liquidità
    investibile: le storie che ritraggono giovani di buone speranze che partono con le valigie di cartone e
    arrivano all’empireo sono molto “inspirational” ma vanno
    bene per i media mainstream e non per descrivere la realtà.

     

    • http://www.facebook.com/dnwelton David N. Welton

       Giusto quello che dice Federico, ma poi copio/modifico quello che ho scritto su Facebook:

      10000 Euro sono pochissimi per molte aziende, ma per altre sono anche troppo.  Perfino 2500, come nota giustamente Federico, potrebbero essere dei soldi superflui per una piccola azienda web-based che e` ancora sotto sviluppo.  E poi, non mi piace l’idea del “si`, dai, sono solo 10000″ come se fosse una cifra accessibile a tutti.  2500 Euro sono all’incirca due mensilita` del lavoratore medio italiano – cioe`, non poco!

      Comunque, in paesi come gli USA, UK, e perfino la Francia, l’imprenditore e` libero di scegliere quanti soldi mettere, non vincolato da un numero completamente inventato.

      Poi, noi
      di http://www.SrlFacile.org ci lavoriamo perche e` un problema che *dovrebbe*
      essere facile – no, facilissimo – da risolvere. Basta copiare, piu` o
      meno, le LLC o Ltd; non si tratta di fantascienza. Se “il vero
      problema e` ben altro!” ci importa poco: noi abbiamo scelto questo da
      risolvere, e non ci lamentiamo se qualcun altro ha voglia di attaccare
      altri problemi nel mondo delle startup italiane; anzi, hanno tutto il
      nostro sostegno.

  • http://www.facebook.com/claudioc0r.ti Claudio Corti

    La pagliuzza  sono le SSRL, le tariffe dei notai, le buste paga impossibili, il costo del lavoro troppo alto. Il vero tronco nel di dietro è l’arretratezza culturale che blocca qualsiasi rivoluzione nel solco del merito. 

    Si possono pensare tutti i modelli macro-economici possibili e varare le leggi migliori ispirandoci ad altre realtà,  ma se la società che dovrà recepire e applicare queste migliorie è quella italiana, quale sarà il risultato che otterremo? 

  • Mattiavall

    se uno stipendio di 1400 euro costa all’imprenditore 3000 euro (non so se sia vero) bisogna dire che in quei soldi non tutti sono tasse. 

    1) Trattenuta INPS (la pensione non è proprio una tassa)
    2) TFR 
    3) nel restante di tasse c’è anche “l’assicurazione sanitaria, malattia pagata, ferie pagate, scuola pubblica pagata. 

    Ora voglio dire: mi trovate d’accordo ad abbassare il cuneo fiscale ci mancherebbe, mi trovate d’accordo a dire che bisognerebbe aumentare il salario effettivo degli italiani però: 

    1) in America, ragazzi, è normale avere un contratto che non preveda la pensione
    2) in America non sanno nemmeno che cosa è il TFR da noi ci compri la casa ai figli!
    3) In America l’assicurazione sanitaria non è così scontata, eh e se stai male son casini
    4) In America non hai mica la tredicesima o un mese di ferie pagate 
    5) In America ha i giorni di malattia pagati? 
    6) In America la scuola per i tuoi figli, la paghi, e la paghi anche molto!

    ERGO: paghiamo davvero più tasse di altri? 

    Quando si analizza un problema si dovrebbe valutare perfettamente ogni singola variabile, sennò rischiamo di cadere nel populismo e di generare solo della gran confusione. 

    L’argomento è complesso, e anche io vorrei un mercato del lavoro più libero , senza lacciuoli o forti ingerenze sindacali. Ma che giovi sia ad imprenditori che dipendenti non solo ai primi e ai secondi spetta la trave di cui sopra. 

    Il problema, e poi finisco, è che il rischio di impresa lo si scarica tutto su i dipendenti, altroché 

    ps #boicottainotai : D !

    • http://sigfrido.myopenid.com/ Federico

      Il costo del lavoro è anche superiore, diciamo che 1.500 netti di un lavoratore a tempo indeterminato (considerando anche la tredicesima) sono prossimi ai 50k annui per il datore di lavoro.
      Calcola pure un moltiplicatore di 2,7 che, seppure spannometrico, è piuttosto indicativo.

      Detto ciò, a prescindere dai benefit (i contributi previdenziali sono obbligatori, ma cui prodest davvero?) e con un’imposizione fiscale fuori scala, risulterà che chi vuole fare impresa ha una reale barriera di entrata (il capitale richiesto) di almeno un centinaio di migliaia di euro l’anno.

      Questo ovviamente se si ha l’onestà intellettuale di riconoscere che il proprio tempo ha un costo, che vivere “mantenuti” o sovvenzionati da terzi non è uno standard, che avere la possibilità di … non è la regola e così via.

      Non è questione di “populismo” ma di matematica.

  • http://www.facebook.com/alfiero.santarelli Alfiero Santarelli

    Analisi eccellente.

  • Alessandro Condina

    gira e rigira, alla fine qual è l’esempio?
    quello del professore di educazione musicale che….. ecc. ecc.

    ma se parliamo del dirigente d’impresa che taglia i dipendenti, ottiene risultati d’oro come i propri emolumenti e poi fa crollare l’impresa?

    oppure il piccolo imprenditore che prende la Porsche come auto aziendale e ci va in corso Como?

    no, diamo addosso al prof delle medie.

    PS: sul cuneo fiscale, l’intervento di Mattiavall è estremamente appropriato. chr cosa vogliamo tagliare? l’Irpef, i contributi previdenziali o quelli sociali? cominciamo a dirlo…

  • http://www.facebook.com/people/Antonio-Conati-Barbaro/100000282825874 Antonio Conati Barbaro

    Qualche volta (trend in crescita) ho l’impressione che ‘i governanti’ (sia ‘politici’ che ‘tecnici’) parlino del problema startup quasi per distrarre dalle questioni chiave – che sono quelle che indichi – comuni al ‘fare impresa’ in Italia. Le startup hanno dei loro problemi specifici – legati alla crescita, agli skills, ai fondi, al credito – oltre ai problemi di qualsiasi impresa. Ma se supponiamo di risolvere i problemi specifici delle startup, non risolviamo i problemi dell’impresa. Esempio: la mia fully-fledged startup tecnologica ha iniziato a fatturare quest’anno. Bene, a prescindere dagli utili, so che avrò un imponibile IRAP nel  2012. Che per noi rappresenta un ostacolo alla crescita (perchè richiederà accantonamento di) e un freno all’assunzione di personale. Come me, l’IRAP colpisce, tutte le neoimprese, con gli stessi problemi e risultati (vincoli alla crescita, freni all’assunzione di personale)

  • Pingback: Bisogna diventare Startupper Obbiettivi!

  • http://sigfrido.myopenid.com/ Federico

    Giusto per continuare qui quanto scritto in precedenza, la moderazione mi scuserà di questa divagazione con link verso l’Ansa (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2012/06/13/Liberalizzazioni-Rinaldi-Idv-attuare-decreto-giovani_7030330.html).

    Rainforest? SV made in Italy?

    Certo, magari dopo che riusciamo a rendere operativo un D.L. di gennaio in tempi ragionevoli.

    Ah, per la cronaca, il decreto è passato al Consiglio di Stato il 7 giugno; ci si aspetta il parere che non è ovviamente ancora stato emanato.

    Dopo questo passaggio c’è la revisione da parte della Corte dei Conti e quindi la pubblicazione: può darsi che si vada a luglio.

    E parliamo di qualcosa che è stato già approvato 5 mesi fa.

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