• Michele Franzese

    Terribile. Con due questioni: per me c’è da discutere anche sul brief, perché non credo le donne decidano di avvicinarsi o allontanarsi dalla ricerca perché è sexy. Semmai perché é un lavoro massacrante, che non ha orari, non ha diritti, non ha un percorso semplice e chiaro e, diciamocielo, spesso bisogno “abbassarsi” davanti a qualche prof per provare a entrare in questo mondo. È per questo che tante promettenti ricercatrici devono loro malgrado “ripiegare” sull’insegnamento, piu tutelato, piu conciliabile con la famiglia. Ma c’è una seconda questione, e riguarda proprio la “grammatica” di questa pubblicità. Flaconcini come profumi, polveri come cipria o borotalco, occhiali da laboratorio come una mise da passerella. Io, fossi una donna, sporgerei denuncia poiché qui mi sembra lesa la dignità della donna stessa, che viene resa pari a quel Ciuccio che per camminare ha bisogno della carota.
    Davvero una cosa indecorosa.

  • Giuseppe

    Classica pubblicità di stampo consumistico, tutta improntata sull’Io. Ne siamo così immersi che nemmeno ce ne rendiamo conto. Neanche persone “competenti” che devono essere “razionali” riescono ad essere realmente connesse. La soluzione?
    Ricominciare a pensare ed agire come Community per ogni cosa che facciamo (pensiero + azione). Allora il mondo sarà un pò più etico. La strada da percorrere è lunga e “noi”, ognuno ancora singolarmente con le proprie idee, stiamo camminando e non correndo.  Ma abbiamo anche un aiuto potente: la crisi. Il “Mercato” molto probabilmente è andato in overdose di prodotti finanziari tossici ed ormai l’accanimento terapeutico delle politiche di Austerity non servirà a nulla. Prima mattonella che cade nel west-world sarà l’Europa. Ma per le Communities questa crisi è anche un enorme dose di sano doping. Dobbiamo riorganizzarci in fretta e agire per il bene comune sempre. Così avremo una chiara e realizzabile opportunità di riconquistare una visibile prospettiva cioè un futuro fatto da noi. Questo sano doping di crisi è un ottimo aiuto per correre forte come se la nostra vita e futuro dipendesse da questo. 

  • Paolo Donati

    Sono d’accordo con tutto quanto scritto da Iabichino però amo la polemica. Vorrei dare un’occhiata alle possibili intenzioni… Negare il luogo comune della scienza come attività per noiosi secchioni e tizi genialmente border-line. Presentare la scienza come attività frizzante ed estremamente divertente… In quest’ottica e scontando l’inevitabile banalizzazione, il balletto sensuale delle tre belle funziona abbastanza. È vero che mettono in scena lo stereotipo della sensualità femminile come strumento di navigazione attraverso il mondo ma, almeno, vissuta dalla parte del volante. Aggiungo in conclusione che forse il nostro tipico provincialismo ha giocato un ruolo anche in questo caso… All’estero non hanno sofferto la bungabunghizzazione della cultura, può darsi che da loro questo balletto “sexy” non alluda e citi continuamente la deriva volgare che abbiamo subito negli ultimi anni. Insomma guardando il “tacco 12″ a loro magari viene in mente il poster di uno 007 (che so bene non essere un manifesto né femminista né per le pari opportunità) mentre noi sprofondiamo nell’imbarazzo delle papi girls. 

    • http://profiles.google.com/alberto.cottica Alberto Cottica

        Sono d’accordo con Paolo Donati su una cosa: bisogna stare attenti a
      leggere un messaggio europeo in modo troppo italiano. Ma il risultato
      finale non cambia molto: anche i non italiani hanno ridicolizzato lo
      spot. Io vivo in Francia, e la reazione non cambia molto… forse con un po’ di imbarazzo in meno per le ragioni che ricorda Paolo.

      • http://twitter.com/Iabicus Paolo Iabichino

        Siamo tutti d’accordo su tutto. Però lo spot è stato rimosso e il dissenso su contenuti e toni è stato unanime,  e le repliche più ostili non sono arrivate dall’Italia (che ha quasi snobbato l’evento), ma dagli altri paesi della Comunità Europea.

    • Michele Franzese

      Io sinceramente non ho pensato al Berlusca quando ho visto lo spot. Lo critico totalmente perché mostra ancora una volta un lato della donna, quello frivolo, che pure tutti noi esseri umani abbiamo, come se fosse l’unico. L’uomo è li serio sul microscopio ed a un certo punto arrivano le Charlie’s Angels a ballargli in faccia. Ma dai!
      Eppoi scusami ma anch’io adoro la polemica, e credo che la ricerca sia esattamente un lavoro per secchioni, che richiede pazienza, applicazione e abnegazione. Usare il rossetto, bene in evidenza nel logo della fantastica iniziativa europea, non aiuterà la ricerca ne avvicinerà le donne a questo mondo ( poco ) fatato e incipriato.