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Perché non si può fare una startup contro le cassanate, un bel blog di design e il morbo della scuola [Posta]

Giornalista, sono stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired e promotore della candidatura di Internet al Nobel per la Pace. Sono appassionato di "storie idee e persone che cambiano il mondo" e in particolare l'Italia. Dal settembre 2011 scrivo di innovazione su La Repubblica. Ho rubriche anche su Wired, Vanity Fair e Traveller. Il mio blog è su Il Post. Dal gennaio 2012 sono presidente di wikitalia, associazione che si propone di diffondere trasparenza, open data e partecipazione nella politica italiana usando la rete. Sono coordinatore dell'Innovation Advisory Board di Expo2015 e membro del board di Oxfam e di Building Green Futures. Di CheFuturo! sono il direttore responsabile.

Ieri Antonio Cassano l’ha sparata grossa: “Ci sono froci in squadra? Se penso a quello che dico chissà cosa viene fuori… Sono froci? Problemi loro. Me la sbrigo così se no mi attaccano da tutti le parti. Spero non ci siano davvero in Nazionale”. Quando le agenzie hanno battuto la notizia, su Twitter si è scatenata l’indignazione e nel giro di pochi minuti il nome del calciatore barese è diventato trending topic. In un secondo momento ha iniziato a circolare il video della conferenza stampa e qualcuno, una porzione rilevante di chi stava commentando la faccenda, ha dirottato la responsabilità verso i giornalisti, rei di aver creato un’atmosfera goliardica e di essersi sbellicati mentre il nostro attaccante snocciolava le sue perle. Poi che fai, a un ragazzo ignorante parli di omosessuali e metrosexual? È storia già scritta che ti risponda in quel modo. E in serata si è persino scusato, con una nota emessa (e scritta) dalla Figc. Insomma, facciamo che giovedì segna contro la Croazia ed è tutto sistemato. Episodio, l’ennesimo, in cui si rimane a mezz’aria. Una prima ondata di indignazione, il momento in cui si minimizza e si comprende e l’assoluzione finale. Si ristagna in una situazione in cui una porzione di popolazione deve rinunciare ai suoi diritti e, di fatto, la si accetta. Non perché Cassano è ignorante ed è caduto nella trappola dei furbi cronisti, ovviamente, ma anche perché ci si permette ancora di ironizzare in un modo tanto grossolano passandola, alla fine dei giochi, liscia. E perché, alla fine dei giochi, la reazione iniziale rimane tale e si ricomincia a vivere nell’indifferenza. Anche i nostri politici a sostegno della faccenda fanno gli equilibristi: parlano di unioni, non pronunciano la parola matrimoni e non si sognano di toccare il delicato argomento delle adozioni. Mentre chi è contrario, vedi Roberto Formigoni su Twitter, dichiara orgogliosamente che di famiglia ce n’è “una sola, fatta da un uomo, una donna e dei bambini”. Non c’è da stupirsi quindi se viviamo nel Paese del ‘sì, i gay sono persone normalissime, ma mio figlio è meglio di no’. Oppure, ‘sì, hanno diritto a regolarizzare la loro situazione di coppia, ma i figli no, quelli no’. Che poi sarebbe come dire che quelli sotto il metro e 50 non possono salire sull’alta velocità o che le donne bionde e vegetariane non possono usare la banda larga. Perché lo scrivo su CheFuturo? Perché qui parliamo tutti i giorni di innovazione, di opportunità, di speranze. Di cambiare marcia al Paese. Di diritti e del diritto di dare una forma alla propria idea e al proprio sogno. Del supporto delle istituzioni e del coraggio di fare da soli. Non è qualcosa, la situazione degli omosessuali, su cui si può fondare una startup o che possiamo risolvere con un’applicazione mobile, ma c’è una consapevolezza a cui chi parla di innovazione deve contribuire a dare una forma. Il 9 maggio 50mila persone hanno ritwittato l’esternazione di Obama a favore dei matrimoni gay. Due milioni e mezzo di persone, se ne è parlato al Personal Democracy Forum, hanno visto su Youtube il video del giovane dell’Iowa che si spendeva per i diritti delle sue due mamme. Non basta. L’urgenza di dare a tutti gli stessi diritti e non aspettare passivamente che i legislatori trovino il coraggio di farlo deve rimbalzare di continuo, dentro e fuori dalla Rete. E l’ignoranza va respinta e rigettata senza giustificazioni. Anche se giovedì segna con la Croazia.

MARTINA PENNISI 

Cara Martina, quoto tutto. Ma anche qui, le cose cambiano. A volte ci mettono tantissimo tempo, a volte all’improvviso. Qualche mese fa mi sono imbattuto in un piccolo libretto che è in realtà un testo teatrale: Alan Turing e la mela avvelenata. Lo ha scritto il giornalista di Repubblica Massimo Vincenzi. Quel libro mi ha fatto guardare alla storia personale di uno dei padri dell’informatica sotto una luce diversa: la sua fine drammatica, in un orrendo clima omofobico, avviene in Inghilterra a meno di dieci anni dall’avvento dei Beatles. Quell’uomo che viveva nel futuro è stato l’ultimo a restare impigliato in un nodo medievale. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato e la storia è andata avanti. 

Non so se la mia si possa definire una storia di “innovazione” nel senso stretto del termine, ma sicuramente qualcosa, nel suo piccolo, lo ha innovato. Sette anni fa, quando i blog e i blogger non erano una moda, quando la rete, i social network, i grandi giornali, i tablet, l’iTouch e la connessione continua ancora non esistevano, ho aperto un blog. Bloggokin. Certo non fu l’idea più originale, innovativa e sperimentale che ci si potesse immaginare nel 2005, ma sicuramente era un’idea.Bloggokin nacque con l’intento di raccogliere le mie storie, le mie curiosità, i miei lavori da grafico e tutto ciò che mi piaceva ed incuriosiva. Iniziai anche a pubblicare siti o grafiche che mi piacevano ed attraevano: prima era il sito del mese, poi venne la grafica della settimana, poi arrivò il sito del giorno. Alla fine, dopo pochissimo tempo, Bloggokin divenne quello che è ancora oggi. Un sito che raccoglie, illustra e riflette sulla creatività e su tutto quanto ruota intorno ad essa. Grafica, design, arte e nuove tecnologie, fotografia e tutto quanto ci accende la famosa lampadina. A distanza di sette lunghi anni e miriadi di post, siamo passati da avere quattro amici come lettori alle migliaia che oggi ci leggono da tutto il mondo che vogliono sapere cosa siamo riusciti a scovare di creativo ogni mattina. Questa è la mia e la nostra storia innovativa. Magari non avremo lanciato l’app della storia o non riceveremo un miliardo di dollari da Mark Zuckerberg, ma siamo sicuri che nel nostro piccolo facciamo il nostro, proviamo ad innovare quotidianamente il pensiero creativo della gente. Scusate se è poco.

Caro Paolo fare qualcosa di innovativo e utile ogni giorno “nel nostro piccolo” è la ricetta perfetta per vivere meglio e contribuire a far uscire questo paese dalla palude.

Insegnante, 47enne, scuola pubblica. Passano i governi ed i ministri ma il morbo che affligge la scuola italiana diventa sempre più ingombrante e dannoso. Una scuola dove gli organi collegiali non funzionano più perchè gli insegnanti si sono stancati di ripetere all’infinito l’autistico esercizio di parlar male dei propri alunni. Una scuola di malpagati e mal-assunti inattaccabili che vivono la professione con fare impiegatizio per cui tutto è pratica mentale quotidiana di burocratismo e di eterna depressione. Il Programma (residuo fascista) è ancora la bussola che dovrebbe portare a una salvezza garantita, mentre se parli di competenze e di progettualità ti guardano come uno pronto al servizio della neuro. Per accedere alla Lim devi firmare due volte in entrata ed uscita: pensa la gogna. Se parli di blog nella didattica sei un eversivo. Stessa cosa per l’uso di YouTube, Twitter, Skype e tutto il resto. I vari ordini di scuola sono come scatoloni ammassati alla rinfusa in un deposito del ministero: senza collegamenti tra loro e con tutti che guardano in cagnesco tutti, come se il ragazzo fosse diverso e diversamente abile solo appena varcata la soglia della nuova scuola.Programmi, programmi che si ripetono senza senso e senza prospettiva. Ed i ministri arrivano, stanno un po’ e passano.

MARIO BIANCO

Caro professore, da qualche mese collaboro ufficialmente con il ministro della Istruzione Francesco Profumo. Lo faccio perché la scuola è l’istituzione più importante di questo paese, perché credo fermamente che da lì dovremmo ripartire subito e perché ho fiducia nella capacità di innovare del ministro. Spero di poterle dare presto delle buone notizie al riguardo.

Milano, 13 giugno 2012
RICCARDO LUNA

  • http://www.ibridodigitale.com/ Matteo Piselli

    Mi fa molto felice sapere che stai collaborando con il ministro Profumo, la scuola ha un grande bisogno di vera innovazione, sono certo che come hai portato l’open data nella politica, puoi portare l’open source alle elementari.

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