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Breve storia della mia candidatura all’Agcom (e del perché il Popolo della Rete non esiste)

Sono Stefano Quintarelli e sono un informatico e responsabile dell'area digital del Gruppo 24Ore. Nel 1989 sono stato co-fondatore di Miners, l'associazione che ha diffuso la Rete all'università di Milano. Nel 1994 sono tra i fondatori di I.NET, il primo Internet Service Provider d'Italia a carattere business. Sono tra i promotori di Aiip, Clusit e Aipsi. Io sono Francesco Sacco, managing director del centro di ricerca EntER della Bocconi. Mi occupo dell'impatto delle tecnologie e del software sulle strategie aziendali. Sono un advisor specializzato nel campo dell'eBusiness e mi interesso di sviluppo tecnologico ed economico.

Grazie. Come prima cosa, ringrazio ancora tutti per le incredibili manifestazioni di affetto che ho ricevuto. Ringrazio i parlamentari che hanno ritenuto di segnalare il mio nominativo durante il voto in Parlamento.

Ringrazio chi, nei vari partiti, mi ha sostenuto per fini politici, e chi lo ha fatto sapendo di fare cosa non allineata; ringrazio chi ha cercato di sostenermi nei limiti della propria possibilità di non allineamento (stante il lavoro che fa). Ringrazio chi tra loro mi ha sostenuto in pubblico e chi mi ha giudicato competente ‘ma inaffidabile’.

Ringrazio i giornalisti che si sono interessati alla vicenda e che ho conosciuto (al di fuori dei giornalisti di settore con cui ho rapporti di lunga data).

Ringrazio chi ha ritenuto spontaneamente di sostenere la mia candidatura su blog e social networks e ringrazio anche chi ha dato uno straordinario ed inconsapevole contributo a mantenerne alta l’attenzione.

Qualcosa è cambiato

Nel 2005 il voto dell’AGCOM precedente era stato a marzo. Questo l’unico articolo circa il voto in parlamento nell’archivio del Corriere della Sera. (Ce ne sono altri ma non sui candidati, bensì sul fatto che allora, essendovi commissioni diverse, c’era stato un errore di voto con una inversione di designazioni che hanno poi dovuto correggere).

Pressapoco nello stesso periodo c’erano anche le nomine di antitrust e privacy, più o meno come adesso. Anche allora i media erano densi di polemiche a matrice televisiva, ma l’attenzione per AGCOM era bassa. Anche allora i prescelti indicati dai partiti in vari casi non avevano competenze specifiche. (attenzione, non sto dicendo che i commissari poi non abbiano fatto un buon lavoro o che fossero indegne. semplicemente che per vari di essi mancavano competenze specifiche).

Cosa è cambiato? Perchè è cambiato enormemente il livello di attenzione dei cittadini? Osservo che nel 2005, praticamente, non c’erano i social network. La possibilità di interazione reale dei cittadini era minore di adesso; la comunicazione su internet si svolgeva perlopiù con schemi da editoria classica. Sempre nel 2005, il numero di persone coinvolte dalla rete era minore; ora è molto più presente nella società. Nel 2005 non era ancora così evidente che Internet (e l’ICT che la usa) fossero un fattore così rilevante di sviluppo economico e di prospettive di occupazione, soprattutto per i giovani.

Al contrario di oggi, Nel 2005 quello che si sapeva di AGCOM non era poi così tanto, al di fuori della cerchia ristretta degli addetti ai lavori. Il calvario del regolamento di enforcement sul copyright, che è apparso fortemente polarizzato, è lì a dimostrare che il contesto è radicalmente cambiato; anche l’alta diffusione e attenzione del movimento pluri-associativo vogliamotrasparenza.it era un segnale che le cose erano diverse dal passato.

Qualcosa cambierà

I passati 50 anni sono stati sostanzialmente uguali a loro stessi: la TV era la TV, la radio era la radio, i giornali erano i giornali ed i telefoni erano i telefoni. Ciascuni con i propri vincoli regolamentari.

Negli ultimi 7 abbiamo assistito a qualche timido tentativo di “convergenza” che forse sarebbe meglio chiamare collisione o collasso (in senso gravitazionale) riguardante il video su Internet (e la regolamentazione europea per i servizi media audiovisivi, che a mio giudizio è buona, interprete dei tempi), e invece qualche collisione più incisiva ta telefonia fissa e telefonia wireless. Tutti questi fenomeni fanno intersecare reti del valore che sono rimaste simili a loro stesse a lungo.

 Tra 50 anni è chiaro che tutto sarà un unico ammasso globulare in cui i confini saranno totalmente sbiaditi.

Certo, per alcuni di noi ciò è già avvenuto, ma non per la massa. nel 2006 raccontavo come “guardano la TV” le mie figlie ed oggi è più diffuso; nel 2009 scrivevo della trasformazione dei contenuti in quelli che chiamavo mediagrammi (che impone revisione di sistemi e modalità distributive) e nell’ultimo anno ho cercato di costruirne le basi al Sole; cose che riguardano oggi qualche percento della popolazione. I prossimi 7 anni sono quelli in cui per tutti si realizzerà il futuro che è già qui per alcuni di noi (Gibson), in cui i confini spariranno e con essi le barriere che proteggono industrie e mercati.

Internet è il principale agente di trasformazione

Internet non è virtuale (cioè in potenza). E’ molto reale, anche se immateriale (i soldi sul nostro conto corrente sono reali, non virtuali, anche se immateriali)

Internet non è solo comunicazione, è il backbone della produzione, la base della commercializzazione, l’ambiente di relazioni personali e sociali. È una dimensione dell’esistenza ed è sempre di più l’interfaccia utente del mondo materiale (come compri oggi un volo, un albergo o un libro ?). E nei prossimi 7 anni il mondo sarà molto diverso da come è adesso.

I tablet, che sono nati solo 2 anni fa, sono in mano a qualche percento di popolazione. Tra 7 anni saranno ubiqui; e saranno molto diffusi anche dispositivi nuovi, che oggi non immaginiamo, che fanno funzioni che oggi non prevediamo e che interagiscono con oggetti che oggi non esistono. Come emergeremo dai prossimi 7 anni dipenderà molto dalla nostra capacità di immaginare il futuro e di regolamentare di conseguenza. Perché se pensiamo che il bicchiere dovrà per forza essere mezzo vuoto, potremmo invocare protezionismi digitali con tasse e gabelle e frontiere artificiali a tutela dell’esistente, del bel vecchio tempo andato.

Ma così facendo diminuiremo ulteriormente l’attrattività per quei giovani che, superate le barriere linguistiche e familiari come fattore di lockin, accetteranno l’offerta di residenza di altri paesi (tanto, con internet, ovunque tu sia, hai tutto, sempre (non come quando io stavo in sudamerica che i giornali dall’italia li ricevevi una volta ogni tanto, quando arrivava qualche raro viaggiatore, cibo, libri, abbigliamento, ecc. era tutto strettamente locale).

Oppure possiamo pensare che anche in Italia può nascere un ambiente che può attrarre capitali, stimolare l’inventiva e diventare fertile per nuove iniziative e suggerire come ridurre assimetrie regolamentari o stimoli per il nuovo. In ogni caso, i prossimi 7 anni saranno importantissimi.

Il ruolo di AGCOM

AGCOM non è un organo di governo, non è un parlamento che fa le leggi. Il Prof. Rossi ammoniva giustamente se una autorità diventa un “leviatano amministrativo dalla scarsa legittimazione democratica”. Una autorità come AGCOM deve decidere in modo rigorosamente aderente alle leggi.

Ma con i regolamenti che predispone laddove le leggi lo stabiliscano, con la sua facoltà di fare segnalazioni al Parlamento e con il suo strumento di consultazioni pubbliche, con gli studi che potrebbe fare e mettere a disposizione di cittadini ed imprese, a mio avviso, potrebbe essere in grado di trasmettere una visione del futuro. Ho avuto molte occasioni di interlocuzione con molti commissari precedenti e devo dire che non ho riscontrato diffusamente una analoga sensibilità.

Beninteso, non è che sia obbligatoria e che avere una visione diversa sia sbagliato. Io resto della mia e loro restano della loro. E tutto sommato, nel mandato precedente, in cui, come dicevo, le cose sono state tutto sommato abbastanza simili a come lo sono state per decenni, forse farne a meno era anche non particolarmente negativo.

Credo che nei prossimi anni potrebbe essere stato utile integrare le competenze di AGCOM con una esperienza come la mia che ha riguardato molti ambiti, da free lance a startupper a manager, con il comun denominatore dell’innovazione tecnologica: software house, tlc, internet (inteso come fili), outsourcing, web, editoria, venture capital, finanza.

Sia beninteso, non sono certo l’unico con esperienze simili nè il più qualificato in nessuno di questi ambiti. Per riprendere una analogia che ho fatto nelle scorse settimane, non sono il miglior pilota, ma c’è una ambulanza da guidare, so farlo, potrei dare una mano.

La scelta dei commissari

In Italia la legge prevede che la scelta dei Commissari che compongono l’autorità delle comunicazioni sia parlamentare; è quindi giusto che la responsabilità delle scelte sia politica.

È ovvio che se c’è da fare una scelta, i partiti guardino al loro interno, selezionando tra le persone che conoscono e sulle quali fanno affidamento (è sul modo del processo di selezione che nutro forti riserve). Ed è altrettanto ovvio che essendo io un tecnico indipendente dai partiti, non sarei stato il candidato di nessuno di loro, pur avendo collaborato con tutti (e spero che il disegno di legge congiunto comunque proceda speditamente).

La mia candidatura

In questo periodo in Italia, però, una posizione dell’AGCOM non è nominata dalla politica ma da un tecnico. La posizione è quella di presidente AGCOM che è indicato dal Presidente Monti, sentito il Ministro Passera.

Per questo mi sono rivolto a loro con una lettera formale, indicando la mia disponibilità ed allegando il mio CV, proprio sulla base della attuale situazione (non certo conforme alla prassi), come ho sottolineato nella lettera stessa.

Avevo intenzione di informare di questa mia lettera e della candidatura sul blog ma sono stato anticipato sul Corriere della Sera da Massimo Sideri (che ho successivamente conosciuto all’audizione del Ministro Passera sulle startup tenutosi a Treviso) e su twitter la notizia è esplosa (anche la mia mailbox, per la verità). Fin qui, la mia candidatura a presidente.

Il 18 maggio poi è successo che un nutrito gruppo di parlamentari riferibili perlopiù al terzo polo (con esclusione dell’UDC, probabilmente determinata dal fatto che l’UDC aveva decretato la fine del terzo polo ed aveva corso da sola alle amministrative) ha proposto la mia candidatura a commissario inviando una lettera al Presidente della Camera ed allegando il Curriculum che avevo messo sul blog.

A questo punto la mia candidatura cessava di essere meramente tecnica e diventava una candidatura politica soggetta al vaglio parlamentare. Per arrivare in modo assolutamente sgombro da ogni possibile idea di conflitto di interessi, ho presentato subito le dimissioni dal Gruppo 24 Ore, dato mandato al commercialista che in caso di nomina procedesse a vendere le quote che assieme a mio fratello abbiamo in Mobile Solutions srl (skebby), raccolto la rinuncia alla prelazione degli altri soci e ottenuto da mio fratello le dimissioni dal CdA di Mobile Solutions. Naturalmente avrei fatto lo stesso qualora avessi avuto dal Presidente Monti una indicazione di selezione del mio nome.

I Presidenti di Camera e Senato hanno richiesto, in primis ai gruppi parlamentari prima e poi a tutti, di inoltrare i CV dei candidati, da distribuire a tutti i parlamentari chiamati al voto. Questa è certamente una discontinuità rispetto al passato. Mai il tema dei CV era entrato nel procedimento di nomina. Probabilmente questa facoltà, complice l’assenza di regole procedurali, è stata anche abusata, con molte persone la cui candidatura è stata avanzata ed il cui curriculum è stato inviato, a loro totale insaputa. Comunque sia, è stata una prima volta che il CV è stato richiesto e questo è un fatto di per sè positivo.

Il panorama politico, con la rottura del terzo polo, si presentava frammentato. Sul mio nome sono arrivate, in modo indipendente, indicazioni pubbliche di sostegno da parte di alcuni parlamentari del gruppo misto e dell’Italia dei Valori, più altre indicazioni di sostegno giuntemi privatamente. Il voto è stato fissato per il giorno 6 giugno. A questo punto gli scenari possibili diventavano tre: che

  1. non si formasse un accordo politico
  2. si formasse un accordo politico che riunificasse il terzo polo e mi sostenesse
  3. si formasse un  accordo politico che riunificasse il terzo polo e sostenesse un altro candidato

Nel primo caso sarei andato alla conta, con qualche probabilità di passare. Nel secondo caso la probabilità di passare sarebbe stata praticamente certezza. Nel terzo caso non avrei avuto speranze. Come è noto a tutti, il terzo caso è quello che si è verificato (la funzione d’onda…) e tuttavia alcuni parlamentari hanno ritenuto di indicare comunque il mio nome, pur non avendo più alcuna speranza.

Nei due giorni immediatamente precedenti il voto, come riportato dalle cronache, si è aperto forte il dibattito sulla possibilità di caduta del governo e di un voto anticipato; forse questo ha contribuito alla riunificazione del terzo polo ed all’accordo con il PD; il PD avrebbe potuto nominare infatti due propri commissari ma il 5 giugno nelle sue “primarie” ha detto che avrebbe sostenuto il candidato indicato dal terzo polo. (primarie oggetto di forti critiche sui media da parte anche di diretti interessati, tanto da portare l’On. Zaccaria a dimissioni da un suo incarico),

Se guardato in chiave politica, difficilmente l’UDC avrebbe potuto accettare come candidato comune quello indicato in precedenza dagli altri del terzo polo, cioè da API, FLI ed MPA e puntualmente è stato indicato il nome del Dr. Posteraro, un giurista  che ha dedicato la propria vita professionale al buon funzionamento della Camera.

Il voto parlamentare il giorno successivo ha ratificato le composizioni già indicate sui media circa i componenti, senza alcuna sorpresa. Sia ben inteso, non vi è alcuna critica da parte mia su nessuna delle persone designate, tra cui ne conosco bene una, ovvero Maurizio Decina per averlo avuto come socio e nel CdA in I.NET anni fa; è persona dalle conoscenze enciclopediche in materia di infrastrutture e reti (per usare il nome della commissione AGCOM).

Continuo a ritenere che una persona con esperienze analoghe alle mie avrebbe potuto dare un contributo positivo all’attività dell’Autorità, proprio in virtù delle trasformazioni in corso (che ho descritto sopra) che impattano quasi tutti i settori oggetto di regolamentazione da parte di AGCOM

La mia opinione del tutto personale è che le competenze tecniche e di mercato siano sottorappresentate rispetto a queste trasformazioni, stante che gli altri tre commissari sono di profilo più giuridico con specializzazioni non direttamente attinenti e che, da quanto letto sulla stampa, potrebbe esservi una carenza di requisiti (la legge prevede “alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore”; i “settori” per i quali AGCOM ha voce in capitolo sono estremamente ampi).

E adesso?

Mi giungono indicazioni da più parti che sarebbero in corso di preparazione dei ricorsi che potrebbero portare ad una riedizione del voto. Vedremo cosa accadrà. Una riedizione del voto potrebbe portare a nomine distanti dal metodo seguito in queste votazioni? Penso di no.

Siamo molto lontani dal britannico “Code of Practice” che stabilisce modalità regole e requisiti, procedure di divulgazione e trasparenza tra cui la richiesta di candidature spontanee che deve essere pubblicata su mezzi di comunicazione anche internazionali; un panel di esperti seleziona e produce una shortlist; gli interessati possono avere accesso ai rapporti di valutazione; la politica sceglie tra i nomi in shortlist.

Alla fine, aperta la scatola, il gatto di Schroedinger ha perso una delle sue vite, ma non mi sento un perdente perchè comunque il dibattito sulle regole si è avviato e perchè io non mi sentivo in una gara. Come ho detto, nella mia vita ho fatto il dipendente di terzi per 14 mesi in 22-23 anni di lavoro. C’era una ambulanza da guidare, penso di saper guidare, mi sono proposto.

Il “Popolo della Rete” non esiste

Quello che è accaduto non dimostra che internet non conta, anzi. Sarebbe a mio avviso limitativo ritenere che se mi avessero nominato allora internet avrebbe contato mentre, dato che non mi hanno nominato, allora non conta. Il punto a mio avviso non riguarda una nomina e tantomeno del sottoscritto.

Secondo me la polemica che si è sviluppata a seguito di queste nomine è, come dicevo sopra, figlia dei tempi, di mancanza di comprensione da parte dei partiti di come internet stia cambiando il mondo. Quando incontrai le persone di Blue State Digital responsabili della campagna di Obama, tra le varie cose, dissero che usavano i “new media to generate old media”. La politica è abituata a parlare ed a gestire delle leve di comunicazione con una impostazione derivata dai mass media ma internet non è come la TV o i giornali. E’ un canale di comunicazione bidirezionale che poi viene preso e rilanciato dai media broadcast.

I segnali premonitori dell’esito pernicioso che queste nomine hanno avuto per i partiti erano tutti lì, bastava ascoltare. Credo che l’espressione “popolo della rete” sia sbagliata e fuorviante, come ho spesso scritto su questo blog. Il popolo parla usando la rete, dalla rete, ma è il popolo, le persone. La rete è il mezzo tecnico che propaga le loro parole a chi interessa, alla pari di quelle dei candidati.

Come in un comizio, l’oratore ha un microfono amplificato e si fa sentire più facilmente, ma anche il pubblico può fischiare o urlare. Non lo chiameremmo certo “il popolo dell’aria”, dato che il mezzo trasmissivo in questo caso è l’aria. E quando le voci del pubblico sovrastano per quantità quelle dell’oratore, se fai spallucce e pensi al comizio successivo in cui speri in maggior fortuna, forse fai un errore di valutazione e non ti puoi lamentare troppo poi se i new media generano conseguentemente old media.

Una differenza con l’aria, però, c’è. Ed è che verba volant (come quelle in un comizio) ma scripta manent (come quello in rete). A ben vedere nulla di nuovo sotto il sole, solo una ricombinazione di alcune caratteristiche di base.

Il mio futuro prossimo

A Roma, dopo il voto, qualcuno mi ha sollecitato a pensare al mio “percorso futuro”, “ora che ho una visibilità più estesa del ristretto circolo di addetti ai lavori”. Ho risposto sempre con l’analogia dell’ambulanza. Io questo so fare, mica altro, e AGCOM era un luogo in cui credo avrei potuto incidere positivamente. Nella mia vita sono stato molto fortunato, posso permettermi di non essere interessato a ruoli in cui sei chiamato a premere bottoni seguendo l’indicazione di una mano che ti indica come votare.

Ho concordato con l’azienda nei giorni scorsi che finirò (quasi tutto) il mio periodo di preavviso al Sole 24 ore dove resterò quindi fino a fine luglio per assicurare un adeguato passaggio di consegne alla persona che mi sostituirà. Poi, dopo l’estate, vedrò in cosa mi imbarcherò. Di certo non nella viticultura; i miei cugini produttori di vino in valpolicella sono i Salgari, dal lato di mia mamma, una piccola azienda. Il grande produttore Quintarelli, tra i più famosi produttori italiani di vino, purtroppo non è mio parente.

Se avete domande o osservazioni, sarò lieto di confrontarmi nei commenti qui. (Vi prego di non scrivermi altrove, non riesco a controllare troppi fronti, non uso facebook…)

Milano, 12 giugno 2012
STEFANO QUINTARELLI

Questo articolo è apparso sul blog di Stefano Quintarelli l’11 giugno 2012.

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