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8 idee per fare una startup che porti la scuola nel futuro

Imprenditrice sociale, ho lanciato la mia prima startup, Youth Action for Change, a 22 anni con soli 150 Euro. Passo poi a Forgotten Diaries, piattaforma di citizen journalism per notizie dai conflitti dimenticati. Dopo sei mesi in Afghanistan lancio Plain Ink e i suoi fumetti educativi. Già consulente ONU, sono anche Young Global Leader al World Economic Forum. Faccio parte del consiglio direttivo della Fondazione per l'Innovazione del Terzo Settore (Banca Prossima) e della Task Force sulle Startup Innovative del Ministro Passera.

La meraviglia di sfogliare un libro, un libro vero, con parole fisse sulla carta. Andare ogni giorno in edifici speciali, dove un insegnante umano impartisce lezioni a gruppi di bambini e ne valuta i progressi. Poter interagire – e imparare – dagli altri, tutti insieme.

Questa è la scuola del passato, una stranezza. Sì, perché nel 2157 le cose sono invece molto diverse: si studia a casa e individualmente, con insegnanti robot a cui consegnare i compiti. Non ci sono libri o quaderni, ma schermi dove le lettere sono in movimento, per imparare nozioni e comporre frasi e pensieri.

Così Asimov immaginava la scuola del futuro, con un sistema educativo funzionale, assolutamente tecnologico e altamente personalizzato, differente da quello in uso nei tempi antichi (il nostro, per intenderci). Se però il racconto “The fun they had” uscito nel 1951 cercava di rivalutare le qualità umane e l’insegnamento tradizionale rispetto alla corsa al progresso dell’epoca, non possiamo negare il fatto che Asimov aveva visto lungo. Il tablet è una realtà, gli ebook anche e forse a breve avremo pure gli insegnanti robot.

Al di là di tutto però rimane il fatto che, fantascienza o meno, parlare di scuola e innovazione dell’istruzione non è mai semplice, specialmente in un paese come l’Italia. Da una parte, si finisce quasi sempre a fare un elenco interminabile delle carenze del nostro sistema e di come questo risulti limitato rispetto agli altri, dall’altra si rischia invece di cadere nella banalità dell’analisi.

Ma se tagli alla scuola, classi affollate e riduzione degli orari sono sotto gli occhi di tutti, la cosa è un po’ meno vera per quanto riguarda idee, invenzioni e startup innovative che cercano di prospettare un futuro diverso per chi si trova oggi sui banchi di scuola.

 Non mi riferisco solo ad elearning, community online di studenti ed ereader in tutte le scuole, ma a opportunità, spesso gratuite, che potrebbero aiutare a creare la scuola che vorremmo.

Qualche esempio? In tema di lezioni accattivanti è necessario menzionare TED Education, l’ultima nata in casa TED, che offre video e animazioni per arricchire lezioni sugli argomenti più disparati, con la possibilità di creare materiale interattivo personalizzabile, compiti in classe, gruppi di discussione tra gli alunni e monitorare l’apprendimento individuale sull’argomento, il tutto gratuitamente. Oppure contare sul supporto di altri insegnanti per sviluppare curricula e piani di lezione migliori, grazie a Curriki o Better Lesson.

Per garantire invece i frutti dell’insegnamento, non si possono non menzionare due startup create da insegnanti: Drop the Chalk – software che valuta i risultati di ogni alunno circa gli obiettivi stabiliti dall’insegnante, suggerendo strategie e idee per colmare lacune e perfezionare l’apprendimento individuale – e Kickboard, una piattaforma che permette di organizzare i dati di tutti gli studenti e generare report settimanali condivisibili con docenti, amministratori e genitori. Per il taglio alle spese dei libri di testo ci pensano invece Inkling e Eleven Learning, oppure Chegg per i testi universitari.

Questo, quello che accade all’estero. E in Italia? Non possiamo magari definirle startup nel senso stretto del termine, ma iniziative eccellenti atte a creare una scuola adatta a formare i talenti del futuro in maniera attenta e nuova, quello sì. Come Book in Progress, idea dell’ITIS Majorana di Bari, dove i libri di testo costano 5 Euro e sono interamente prodotti dagli insegnanti della scuola stessa, che rinunciano ai propri diritti d’autore.

I libri sono contenuti in una pen drive da utilizzare con un PC portatile che l’Istituto metterà a disposizione delle famiglie al costo di circa 350 euro, e che permetterà di tenere lezioni tramite bluetooth e lavagna interattiva. Le stesse finiranno poi in rete, così anche chi è malato potrà seguirle. O l’esempio del Liceo Lussana di Bergamo, il primo in Italia a introdurre una sperimentazione di cloud learning. A poche settimane dalla maturità, vedremo se gli studenti armati di tablet faranno meglio degli altri.

Non dimentichiamoci poi di programmi più istituzionali come messaggi per comunicare voti e assenze ai genitori o il marketplace dei contenuti digitali pensato dal MIUR. La voglia di innovazione in Italia oggi certo non manca, le occasioni per creare startup – tra concorsi, startcup, bootcamp vari e pitch events – nemmeno. Facciamo quindi che chi ha idee e voglia di mettersi in gioco sul serio, possa accogliere una sfida di prim’ordine e avere il supporto necessario per lanciare startup che contribuiscano a creare un’istruzione sempre più inclusiva, di qualità e attrattiva. Riprendiamoci la scuola, riprendiamoci il futuro.

Roma, 11 giugno 2012
SELENE BIFFI

6 risposte a “8 idee per fare una startup che porti la scuola nel futuro”

  1. Matteo Piselli scrive:

    Sono molto felice che tu abbia toccato questo tema, che mi sta molto a cuore, avendo un figlio di 8 anni. Purtroppo la carenza parte dalla scuola elementare,  dove maestre volenterose si trovano ad improvvisare lezioni d’informatica in laboratori popolati da pc di terza mano senza connessione a internet e spesso pieni di programmi crackati. Insieme ad altri genitori sono riuscito a procurarmi tre pc nuovi e li ho configurati con la distribuzione linux Edubuntu, poiché penso sia importantissimo chiarire fin da piccoli che OpenSource è diverso da gratis e soprattutto da cracckato. Fatto questo, facendo ricorso alla mia esperienza lavorativa, ho contattato una mamma bibliotecaria ed ho iniziato a riprogettare la biblioteca della scuola, facendo uso solamente di software Opensource. Il progetto prevede che siano i bambini a popolare il database dei libri, quello delle iscrizioni, a gestire il prestito, tutto con lo scopo di familiarizzarli con l’utilizzo degli strumenti, il tutto naturalmente viene seguito dalle maestre.
    La risposta è stata molto positiva e la fase di test è terminata, ora ci aspetta molto lavoro, ma la speranza è che i bambini se la cavino presto da soli.

  2. adriano scrive:

    Ricordo un altro racconto di Asimov, più visionario. L’istruzione veniva impartita in un giorno con le macchine che trasferivano le nozioni nel cervello in base alle proprie attitudini. Tranne che per i geni. Per essi, le strutture anomale, il sistema si bloccava e si interrompeva la procedura automatica. Nella meraviglia degli addetti veniva indicata la strada per chi era destinato a diventare un creativo. Non l’apprendimento automatico ma quello tradizionale. Chissà perché.

  3. Credo che l’argomento scuola e innovazione meriti di una profonda rivoluzione al di là delle tecnologie di apprendimento. Alle scuole medie già usavo la Treccani come il mio ipertesto. Ogni volta che incontravo un autore o un personaggio storico che mi interessava volevo vedere che faccia aveva e anche la foto di un busto di marmo mi rendeva meglio un’idea del personaggio. 

    Ma, come dicevo, a parte questo credo che il problema fondamentale della scuola sia che è appiattita sul minimo comune denominatore. Tutti devono sapere di algebra e geometria allo stesso livello, tutti devono sapere tradurre latino allo stesso modo o disegnare, etc… in questo modo si creano persone frustrate che non riescono a raggiungere il loro vero potenziale. Se invece a qualcuno che mostri un’inclinazione alla musica si potessero sottrarre due ore di matematica per approfondire la musica o a qualcuno con una predisposizione all’informatica si togliessero due ore di latino in questo modo si creerebbero persone che sull’onda della propria passione potrebbero diventare eccellenze nel loro campo. E una cosa comune a tutti quelli che sanno fare bene una cosa è una più alta inclinazione al rischio nel proprio campo. Questo può portare a un circolo virtuoso dove le persone con passioni e capacità diverse non sono fatte sentire come fallite perché non sanno quella o quell’altra cosa ma anzi vengono elevate nelle loro disciplina proiettandole come vincenti. Una società dove i giovani vincenti trainano con le loro energie tutti gli altri è quello di cui abbiamo bisogno. Non una società in cui le persone si danno per vinte perché a scuola sono state umiliate da professorini frustrati.

    Mi viene in mente una frase di Longanesi: “tutto quello che non so, l’ho imparato a scuola”; è stato così anche per me. Se oggi mi so esprimere non lo devo ai miei insegnanti, se oggi ho un lavoro non lo devo a quello che ho imparato a scuola ma a quello che ho avuto modo di imparare su Internet.

  4.  La scuola ha un compito altamente  formativo ed istruttivo all’ interno di una società tecnologica : deve assolutamente porsi come medium culturale ed il suo obiettivo non è quello di uccidere il libro che è da leggere , il testo che è da decodificare nella necessaria pausa per pensare, riflettere, collegare, enucleare.
         La scuola deve certamente utilizzare strumenti tecnologici, ma deve saperli usare per insegnarne l’ uso con equilibrio. I libri “scritti”  servono anche ai docenti come strumenti e punti di riferimento utili nei processi di apprendimento degli studenti, ma anche nel loro stesso “imparare ad imparare”. Non credo per nulla alla capacità di editare un testo da parte dei docenti che hanno le competenze per insegnare, ma non per costruire dei testi che risultano essere delle sintesi di sintesi, dei pseudobignami che travalicano già a priori l’ iter procedurale della mente dei ragazzi , non  rispettando il naturale apprendimento, il pensiero logico deduttivo, il pensiero rielaborativo e critico. Oltre che uccidere l’ editoria che è il male minore, si stanno uccidendo i processi mentali utili allo sviluppo. 

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