Menu
+
Chiudi

TEDxMilano | Come insegnare alle scuole (e ai tifosi) che le idee sono importanti

Avete partecipato da poco a un evento di innovazione e volete raccontarci come è andata? Se volete condividere con noi i vostri appunti, immagini ed esperienze inviate un'email con in oggetto il tag [Report] all'indirizzo di posta: [email protected]

Sabato si è tenuto il TEDxMilano, un incontro unico per parlare di ambiente, Internet e innovazione. Di seguito il report di Vincenzo Iozzo, direttore della vulnerability intelligence di Trail of Bits.

Di ritorno dagli Stati Uniti ho pensato che il miglior modo per attutire lo shock culturale che subisco dopo ogni rimpatrio fosse quello di andare al TEDxMilano. Sempre a causa del suddetto recente ritorno, il mio fisico non aveva ancora compreso a fondo il cambio di orario, tanto che non ho partecipato ai talk della mattina. Arrivo giusto in tempo per la ripresa dei lavori, quando è stato proiettato uno dei video per sponsorizzare una nuova iniziativa: TED-Ed, mini lezioni virtuali patrocinate da TED. L’idea è quella di permettere agli insegnanti di coinvolgere gli alunni attraverso le lezioni virtuali che, c’è da dirlo, sarebbero decisamente utili in un paese, come il nostro, in cui il coinvolgimento degli alunni tocca livelli di disinteresse storici.

A seguire una serie di talk, rigorosamente di 18 minuti in stile TED, su temi vari. Dal ritrito, a mio parere, spreco di cibo al ruolo dell’arte nel sociale passando per un modello matematico per social network, ottimismo digitale e un po’ di autocelebrazione all’italiana con Pif. Nel complesso gli interventi migliori sono stati quelli dell’economista Paolo De Castro e del futurologo Peter Diamandis. Entrambi hanno pienamente centrato, seppur in maniera radicalmente opposta a livello di contenuti, quello che ritengo l’obiettivo fondamentale di TED: sorprendere e informare.

Per quanto riguarda gli altri talk, sebbene avessero degli spunti molto interessanti e divertenti (nel caso di Pif), li ho trovati molto più consueti e decisamente poco sorprendenti. Ciò che è stato veramente  sorprendente invece, è stata l’applicazione del concetto di serendipity: abbracciare novità e informazioni provenienti da campi diversi dal proprio che fanno riflettere e aiutano a migliorare sia il proprio lavoro sia se stessi. Gli spunti di Nicola Greco sui modelli matematici per i social network mi hanno aiutato a riflettere sugli strumenti che uso tutti i giorni nel settore della sicurezza. Lavoriamo entrambi con dei grafi e cerchiamo i nodi più rilevanti al loro interno. Allo stesso modo, le riflessioni di Paolo De Castro e Peter Diamandis sono state uno spunto fondamentale per capire dove investire in futuro e in quali campi è assolutamente necessaria maggiore innovazione.

Chi immaginava che la Cina e l’Arabia Saudita stessero comprando grosse fette del continente africano per scopi agricoli? O quale modo migliore di impiegare il proprio intelletto se non quello di partecipare al concorso Tricorder X Prize della Qualcomm Foundation per trasformare gli smartphone in strumenti medico-diagnostici? Credo che chiunque, a prescindere dalla professione, dovrebbe partecipare a delle conferenze del genere per ampliare i propri orizzonti e permettere agli altri di fare altrettanto attraverso il proprio sapere.

Rimpiango di essere arrivato troppo tardi per il pranzo, il momento più sociale della giornata. Con mio grande stupore, l’audience comprendeva le persone più disparate, dai giovani studenti ai manager in carriera e un po’ attempati. Finalmente un evento trasversale dove le persone vengono per imparare e condividere piuttosto che posare o, semplicemente, esserci!

Per concludere, sebbene chi mi conosce sappia che non credo nella retorica dell’ottimismo all’italiana per cui noi popolo italico siamo innovatori, geni e scienziati – e se qualcosa non va è sempre colpa d’altri – il TEDxMilano e vari incontri che ho frequentato a New York mi fanno pensare che forse in Italia possiamo cambiare. Come? Modernizzandoci e innovando grazie agli spunti tratti dagli esempi d’Oltreoceano, emulandoli senza ostentarne la copia pedissequa e un po’ ridicola.

Spero che un giorno il TEDxMilano venga organizzato da ventenni (sì, il solito, presunto, motore del paese) intraprendenti. E che i talk siano rigorosamente in inglese e che le scuole italiane facciano vedere tassativamente ogni giorno un video di TED-Ed per far capire agli studenti quanto siano interessanti la scienza, l’arte e l’innovazione nelle loro accezioni più ampie. Forse augurarsi tutto ciò è un po’ come – parola di Pif – sperare che gli italiani rinuncino al campionato di calcio per quello del lancio della palla di pietra. Sport che, come ha tenuto a precisare, esiste davvero.

Milano, 28 maggio 2012
VINCENZO IOZZO

2 risposte a “TEDxMilano | Come insegnare alle scuole (e ai tifosi) che le idee sono importanti”

  1. Matteo Piselli scrive:

    Un TedX in inglese c’è stato l’anno passato al Maxxi di Roma, l’ha organizzato Nicoletta Iacobacci, quell’evento mi ha aperto la mente, anche se non ho capito tutto quello che è stato detto, per un giorno mi sono sentito parte di un’innovazione che da lì a poco sarebbe diventata il tema principale di tutti i dibattiti.
    Spero di vederti al prossimo TedX di Roma, sarà certamente in inglese, compresa la presentazione e gli intermezzi.

  2. Vincenzo Iozzo scrive:

    Ciao Matteo,
    hai ragione! Mi ero totalmente dimenticato dell’evento di Roma l’anno scorso. Spero di riuscire a partecipare al prossimo!
    E sono d’accordo, il clima di TED/TEDx ti fa decisamente sentire parte di qualcosa di nuovo e importante. L’augurio vero dovrebbe essere quello di sperare che non serva un TED per sentire il clima di novità!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli di: Report

Report
Tutto su Report

Potrebbero interessarti anche

in by Report
+
+
Impostazioni Articolo
Dimensione dei caratteri
aA
aA
aA
Sfondo:
Giorno
Notte
Testo:
Moderno
Classico
Alta leggibilità
ok