• http://www.angelamorelli.com Angela Morelli

    Stefano grazie. Sono felice di leggere articoli come questo perchè ci ricordano che le nostre storie non iniziano quando i media si accorgono di noi, iniziano proprio nella parte grigia e buia, nelle porte in faccia, nei no, nella tenacia, nel non arrendersi. Quando si scrive al passato anche gli insuccessi suonano bene, ma quando ci si è dentro sono dei macigni. Tentare di non arrendersi e spostare i macigni è la prima regola, provarci, chiedere aiuto e persistere devono essere un allenamento. Grazie.

  • DarkMat

    Ho letto la storia con davvero molto interesse. Sono uno studente liceale, dunque ancora all’inizio della mia “carriera”, ma ovviamente si cominciano a fare i primi pensieri sul futuro. Da appassionato di informatica ho trovato l’avventura di Andrea avvincente ed emozionante sotto certi aspetti. Mi ha colpito la sua determinatezza nell’affrontare le difficoltà e la determinazione verso ciò in cui credeva. Ritengo che questa storia sarà per me un motivo e un esempio per proseguire sulla mia strada ed impegnarmi negli studi, fino a raggiungere anch’io un traguardo personale che mi permetta di ritenermi soddisfatto per il mio lavoro. Gentile Stefano, la ringrazio per aver scritto questo articolo.
    Un saluto, Matteo.

  • Alfiero Santarelli

    Stefano, anche se in questo momento tutti i complimenti sono per Andrea e i suoi, vorrei dirti: “bravo”.

  • http://it.startupbusiness.it/news donatella

    bella storia vera

  • Marco

    Due anni non sono overnight, ma è un periodo abbastanza breve per passare da zero a qualche milione. E chissà cosa sarebbe successo se non avesse venduto… Forse invece di 15 ne avrebbe presi 150 di milioni. Congratulazioni a Andrea, che si è praticamente comprato 4 anni di lavoro a tempo pieno a Facebook per un “salario” piuttosto buono.

    • dciacc

      ecco i primi critici dell’utlim’ora… vi aspettiamo con le vostre startup da one billion. Sono praticamente sicuro che farete di meglio ! (del resto sarebbe buono per il pil del nostro paese)

  • Tiziano

    Un’applicazione del genere mi lascia totalmente indifferente e non arrivo a capire come si possa impegnare la propria vita in una cosa del genere (a meno che il sogno dei soldi sia la guida).

    Comunque complimenti per la tenacia.

  • Riccardo Tasso

    Ciao,
    io sono stato un collega di studi di Andrea e non lo vedo da molto tempo. Comunque volevo segnalare un’inesattezza. Alberto Tretti è stato un nostro compagno di corso al Politecnico, quindi ben prima di Chicago.

  • http://www.plammi.com Federico M

    Mi sembra di leggere la storia di molte persone in gamba… della “startup scene” italiana
    e in parte la Storia di Plammi… un sogno costoso, incompleto, difficile, fatto di tanti No, che costa molti sacrifici e quasi infinanziabile…

    bravo Andrea!
    Federico (Verona!)

  • formware

    complimenti bella storia e congratulazioni ad Andrea.

  • http://metwit.com Michele Ruini

    Questa storia dimostra (e un po’ la cosa mi lascia perplesso) che ci puoi mettere tanta forza di volontà, tenacia e competenza (come quelle del team di Andrea) ma se i media non si innamorano della tua app è davvero dura avere una storia come quella di glancee.

    Il lavoro di PRaggio per farsi notare è davvero non banale. E sono convinto che il tutto sia nato dopo il macello che ha piantato Andrea nei commenti di TC

    Io ad esempio ne ho visti alcuni di articoli di altre startup simili alla nostra su pagine di techcrunch e similia. Ma non ho ancora trovato il coraggio di fare quello che ha fatto Andrea quando ha chiesto sostegno di ISS. Forse sbaglio…ma mi immagino quante altre startup siano nella mia stessa condizione e mi dico “posso trasformare gruppi di persone come ISS in avvocati contro i media per la mia startup? è giusto?”

    Però d’altra parte mi domando “Come diavolo faccio a parlare con questi giornalisti? che nel 90% dei casi non caga i tuoi tweet, non risponde alle mail che gli mandi? come faccio a farmi ascoltare da qualcuno che o perché se la tira o per altri motivi non ha tempo di innamorarsi del tuo lavoro?”

    insomma è un bel dilemma… e se qualcuno ha qualche idea sarei ben lieto di ascoltarla

    ciaoooz

  • paolo gowar

    Grande articolo Ste, molto utile far conoscere questa storia. Complimenti ad Andrea e tutto il team!

  • Luigi V.

    Grossi complimento ad Andrea e soci. Mi pizzica pero’ un po’ il naso quando altri (non certo loro) ne parlano come una startup di successo.

    La startup NON ha avuto successo, non e’ riuscita ad attirare utenti e a crescere e non e’ riuscita ad attrarre capitali. Qui si tratta di una talent acquisition da parte di Facebook che ha riconosciuto quanto i ragazzi siano in gamba tecnicamente.

    Quindi grande successo personale dei fondatori ma decisamente un fallimento dell’idea di business. Nulla di male, fortunatamente negli Stati Uniti i fallimenti vengono considerato importanti tanto quanto (se non di +!) dei successi.

    Ma diciamo le cose come stanno e smettiamo anche di chiamarla startup Italiana: ha 2 dei 3 fondatori Italiani ma l’Italia la startup non l’ha mai vista, per sua fortuna!

    • dciacc

      E vabbè. Sarò io che mi faccio attirare sempre dalle stesse trollate come questa quassù.
      Quante corbellerie nel tuo commento.
      Non capisci molto di startup visto che non sai nè a questo punto cosa significhi il ciclo vita di prodotto, nè quanto sia importante il valore di goodwill, nè quale sia la differenza tra una strategia di exit scritta e applicata.

      Continua a giocare e lascia lavorare gli italiani che cercano tra mille difficoltà di portare in alto la bandiera italiana nei luoghi reali del potere capitalista dell’informazione.

      Adesso non è neanche italiano, siamo al manuale del troll… ;)

      • Luigi V.

        e io invece “mi faccio sempre attirare” da attacchi ad hominem scritti da gente che non usa neanche il proprio nome.

        Non vedo come si possa considerare da troll il mio commento. Invece di attaccarmi personalmente e di sparare accuse generiche (non sai questo, non sai quello), perche’ non commenti una ad una le mie affermazioni e spieghi perche’ non le condividi? Non scrivo “perche’ sono sbagliate” dato che solo i ragazzi di Glancee potrebbero permettersi di dire una cosa del genere. Tutti gli altri – tu ed io compresi – siamo fuori e possiamo solo dare la mia opinione.

        • dciacc

          Scusa ma leggere che la startup non ha avuto successo è già la prima corbelleria.

          Liberissimo di scrivere ciò che vuoi, ma ti prego prima di sparare quasi a zero studia.
          Oggi la strategia di exit è uno dei primi punti da presentare a un VC, il ragazzo ce l’ha fatta con il sito numero 2 al mondo e a track record questo significa successo a caratteri cubitali. Almeno che i soldi oggi non siano più il metro del successo di una startup, forse da noi lo sono ancora il sudore e numeri… Smettiamola di contare e cominciamo a riempire i conti correnti, sono solo quelli che interessano a un VC e sono quelli il vero obiettivo di fare startup e diventare indipendenti.

        • dciacc

          Scusa ma leggere che la startup non ha avuto successo è già la prima corbelleria.

          Liberissimo di scrivere ciò che vuoi, ma ti prego prima di sparare quasi a zero studia.
          Oggi la strategia di exit è uno dei primi punti da presentare a un VC, il ragazzo ce l’ha fatta con il sito numero 2 al mondo e a track record questo significa successo a caratteri cubitali. Almeno che i soldi oggi non siano più il metro del successo di una startup, forse da noi lo sono ancora il sudore e numeri… Smettiamola di contare e cominciamo a riempire i conti correnti, sono solo quelli che interessano a un VC e sono quelli il vero obiettivo di fare startup e diventare indipendenti.

  • http://www.atooma.com Joygunz

    Come diceva sopra @michele ruini e’ impressionante come il ruolo stra-principale in tutta questa storia non sia del prodotto ma del tech editor. Mi piacerebbe capire come avevano pensato (se avevano pensato) di spendere soldi in mktg e promotions dopo aver visto che la tech press non li cag***.
    E poi vorrei sapere, gli investitori dicevano Thanks but no thanks…perche’? Con quali motivazioni? Sono dettagli, ma non lo sono ;)

  • http://www.siliconvalleystudytour.com Paolo Marenco

    Parlo del crucial point: i like ottenuti su ISS. Ricordo bene, quando Andrea li chiese c’era stato appena prima su ISS un flame contro Techcrunch, la qualità degli articoli ( e di una giornalista…) , ecc…mi stupii un pò pensando, “ma non faceva schifo? ora è così importante…” In realtà ISS ha operato verso Andrea con sano realismo e spirito di lobby ( Startupper italici…) prescindendo dalle valutazioni appena espresse in altro post….della serie” se funziona, diamogli una mano” Andrea ha avuto ragione, ISS ha aiutato, Techcrunch è servito….e poi dicono che in Italia non si fa squadra!! Bravi ragazzi ( tutti anche quelli di ISS..;-)

    • http://metwit.com Michele Ruini

      Hee si… hai usato la parola giusta Lobbysmo!

      Mi mette un po’ a disagio che uno debba fare lobbismo con i media per farsi conoscere e far acquistare valore alla sua startup

      Specialmente quando la cosa c’è il rischio che diventi sistematica…

      Penso che Andrea non sia l’unica startup italiana che ha competitors inglesi e si dannano l’anima per farsi anche solo rispondere ad un tweet da parte di editor di blog che molto spesso hanno la puzza sotto il naso.

  • cristabella

    Bravo Andrea ma scusate l’osservazione:
    “Ora Andrea è milionario, ma per creare e portare sul mercato quello di cui era appassionato ha vissuto per anni in povertà rifiutando offerte di lavoro da Google ed altri giganti a 180mila dollari l’anno, sacrificando tutto quello che aveva per i suoi co-fondatori e per la sua passione. ”

    I 40 mila dollari di investimento iniziale come li ha ottenuti? Ma soprattutto con che soldi è andato all’inzio in America? Se non si ha il supporto di nessuno è difficile anche solo partire…

    in ogni caso giusto premiare i giovani, la passione, le eccellenze ma mi viene da citare la canzone… “uno su mille ce la fa”… :-s

  • molto interessante

    Veramente interessante… un giovane tenace. Ce ne fossero tanti così, ma soprattutto investitori capaci di rischiare. Ho un progetto interessante ideato nel 2005, ho cercato investitori, ma sempre con i piedi di piombo, sapendo che avrebbero potuto rubarmi l’idea (si sa che nulla è brevettabile), mi sono affidato agli amici e conoscenti e chiaramente nessuno che vuole rischiare. Ora mi trovo con questo progetto nel cassetto, senza sapere a chi proporlo. Forse dovrei rischiare di andare in aziende come google, yahoo (Italia) e provare a proporlo li? Nella speranza che non mi rubino l’idea?

  • http://www.tvitaliaweb.tv Juan Carlos Montero Tudose

    Bella storia. Ispirazione, tenacia e fede nel proprio sogno. Bravo!

  • Emanuela

    Grazie Stefano!Un post come questo da una parte mi rinfranca, perchè dimostra che i sacrifici e il duro lavoro viene ripagato, ma d’altra parte sono molto triste, perchè Andrea è dovuto andare negli USA per portare avanti il proprio progetto, e trovo ingiusto che il nostro Paese ti “obblighi” a dover andare all’estero per avere terra fertile per le proprie idee.
    A parte questo, grandissimo onore al merito, ma quando leggo queste storie mi vengono sempre tantissime domande sulla parte pratica della cosa, del tipo: come avranno fatto a ottenere i permessi di soggiorno per rimanere negli USA quando vivevano in povertà?
    Gli USA sono un Paese che può dare delle possibilità ma dove il denaro è veramente il “Dio denaro” e questo l’ho vissuto su una mia esperienza personale. Probabilmente leggendo questo post viene la voglia di pensare a un’idea e inseguirla per realizzarla, ma poi i conti con la realtà (soprattutto economica) sono ben diversi, e la tua idea è costretta a rimanere nel cassetto in attesa di “tempi migliori”.

    • marisa

      piacerebbe anche a me sapere come andare in america senza supporto economico o supporto di parenti che garantiscano per te!

      • Massimo

        Fulbright BEST

      • paolo

        Io ci sono andato molti anni fa con una borsa di studio dopo la laurea, senza appoggi e senza capitali. Poi ci sono rimasto perché lì da cosa nasce cosa, se hai voglia ed energia.

  • Stefano Caccavari @caccavaris

    grazie! è proprio un modello come dici tu

  • http://www.voodoolab.it PierPaolo

    Bellissimo articolo, complimenti Stefano.
    Sono storie che danno speranza e forza.

  • Paolo

    Non state li tutti a sperare ragazzi, succede a pochi e non a voi.
    Dovete essere avanti..

  • http://thegirlwiththesuitcase.blogspot.com The Girl with the Suitcase

    Grazie Stefano per averci raccontato questa storia. E’ proprio vero, uan storia inizia molto prima che si accendano i riflettori. Nasce al buio, in uno sgabuzzino, e poi cresce e cresce arriva la luce, meritata.
    Bella storia, e tu l’hai raccontata così bene che non mi sono fermata neanche un attimo.

  • http://www.bizcomit.it Roberto

    Bellissima storia, nulla arriva senza sacrificio.
    Grande Andrea, You Hustled! ::)

  • http://www.seopalermo.com Marco Salvo

    Wow Che bello leggere post del genere! Una storia che ha dell’incredibile!

    Immagino tutti quelli che hanno voltato le spalle buahahahahhahahah

  • billeski

    bello leggere storie a lieto fine di qualcuno che ce la fa. convinzione, intelligenza, capacità, perseveranza, e anche un po’ di fortuna. chissà quanti invece non ce la fanno…

  • marianoambrosio

    …davvero un post d’autore!!! Trasuda di “phatos”, “energia” e “competente ammirazione”!!! Congrats Stefano…ma soprattutto congrats Andrea!!!

    P.S. Sono queste le cose che uno si aspetta tu scriva…e non altre!

  • domenico

    storia splendida … ma come si fa a farsi apprezzare senza soldi??? nella storia si parla di investitori .. soldi che avevano da parte ecc ecc .. io ho idee splendide ma ogni volta mi scontro contro il dio denaro … senza soldi non posso fare ricerca e sono stanco di vedere gente anno dopo anno che esce fuori con mie idee vechie e fa soldi .. ci vorrebbe qualcosa tipo una fondazione dove ti permattano di esprimerti .. non voglio diventare milionario ma almeno vivere dignitosamente .. cosa che oggi in italia mi viene difficile … comuqneu sono contento per voi

  • Massimo

    Che bella storia. Commovente. Anche quella dei 40k risparmiati facendo la fame in giro per gli States. Il sogno americano. Che si avvera. Grazie a 142 likes di ISS. Meraviglioso.

  • Pasquy

    Passione per tecnologia , amici e visione del Futuro : cosa manca ?
    Sacrificio c’e stato , lavoro pure , i soldi alla fine…sono arrivati .
    Cosa vuoi di più dalla vita?
    Cosa manca …?
    Notte

  • Federico Fratta

    Post accattivante e discorsivo.

    Personalmente ritengo che si tratti di una storia di “talento” che ha avuto la fortuna e la caparbietà di farsi notare.

    Non vedo un business autosostenibile senza una magnitudo di rilievo (alla 4sq per intenderci) e probabilmente così devono aver pensato sia i VC nostrani che McClure (che non è infallibile ma se effettivamente ha rifiutato di finanziare l’idea avrà fatto un qualche ragionamento).

    Quindi non osserverei affatto in quanto accaduto un evento rilevante per il panorama delle startup “produttive” tanto più che facendo due conti ci sono voluti:

    - expertise e vision brillanti (che sono un costo)
    - tempo di sviluppo (almeno 2 anni?)
    - capitale iniziale (chi dice 20k chi 40k…finanziati da chi?)
    - possibilità pregresse (di rinunciare a fonti di reddito e/o di essere finanziati da qualcuno, per poco che sia, per andare all’estero)

    e considerando che un exit del genere non era pianificabile/sperabile a priori, è andata davvero bene.

    Un pò come per Instagram (dov’era il revenue model?), che però dalla sua aveva investimenti importanti che hanno sostenuto il CPA e giustificato gran parte del successo dell’idea.

    Insomma, mi è sembrato un fulmine a ciel sereno: bellissimo spettacolo eh, ma quanti se ne vedono?

  • Xanadu

    Sono sempre storie gradevoli ed appaganti da raccontare e sentirsi raccontare.

    E’ utile che articoli come questi ci riportino un po’ con i piedi per terra, rispetto alla semplificazione estrema che vorrebbe che con poco o niente il Web ci può portare dal garage a vivere in una villa a strapiombo sul mare.

    Tuttavia, anche nell’articolo c’è ancora un velo di “mitomania” o, se volete, una lettura fiabesca della vicenda. Insomma, non si rifiuta un lavoro da 15.000 $ al mese da Google mentre si vive -si fa per dire- in 5 mq e si stanno perdendo tutte le speranze con la propria startup… immagino magari, che ci siano altri motivi molto più importanti o personali non citati. Non credo nemmeno -per quanto lo apprezzi- che il gruppo Italian Startup Scene sia stato l’ago della bilancia in tutta questa vicenda e fondamentale per questo processo di acquisizione.

    In ultima analisi credo che se l’articolo ha l’obiettivo di riportarci tutti con i piedi per terra allora sarebbe più onesto farlo raccontando come sono andate veramente le cose, senza temere che una dose di innata fortuna porti necessariamente demeriti all’idea ed agli ideatori, senza dare quindi un’ulteriore (ri)lettura parziale della realtà.

    • http://www.buongiorno.com Luca Rota

      Ho avuto la stessa impressione: in particolare, la vicenda di Italian Startup Scene ha fatto ridere non poco in US: ho diversi amici che abitano lì che hanno sentito della vicenda e hanno liquidato Andrea con un solo commento: “whiner” (uno che piagnucola).

      L’intera questione del chiedere degli upvote per ottenere attenzione è, a mio parere, una caduta di stile da ragazzini, e il fatto che qui sia celebrata in questo modo me la spiego solo con la coincidenza che Stefano sia il venerabile fondatore del gruppo.

      E’ una lezione che non vorrei passasse. Già gli startupper italiani sono poco maturi rispetto al resto del mondo, questo non farà che peggiorare la situazione.

      A tal proposito, mi pare che Stefano (che pur stimo moltissimo) celebri se stesso, appena poco meno di quanto celebri Andrea, ma è un atteggiamento che paga, evidentemente.

  • Yuri

    Interessante, ma quali sono il business model e la value proposition di Glancee? Ancora non riesco a digerire bene l’acquisto di Instagram x un miliardo di dollari e l’inesistente business model di Twitter.
    Piu che creare valore aggiunto questi business sembrano fatti per attirare investitori…
    Aspettando il nuovo deep IT dopo le .com….

    • Federico Fratta

      Esattamente; o meglio verrebbe da chiedersi come si possa prendere a modello un evento del genere (perchè questa “sembra” la tendenza) quando ogni poi ogni newco in cerca di fondi sembra destinata a non ottenerli – almeno nel nostro ecosistema – senza metriche opportune e/o proiezioni sensate in termini di profittabilità.

  • Alessio Sangalli

    Vabbe’ ma se non aveva soldi basta che affittava in East Bay ed ogni mattina in 25 minuti era sulla Peninsula dai VC. Perche’ starsene a S. Francisco?

  • Mara

    diamo il valore e il peso alle parole” definire stato di povertà” la vita di questo giovane
    mi sembra eccessivo e anacronistico se uno è povero non possiede nulla, neppure un misero pc .Qualcuno mi spieghi!!

  • dciacc

    Mah, spero che l’autore dell’articolo non si metta a leggere le molte trollate dei rosiconi del lavoro.

    Esistono due tipi di persone, quelle che fanno e quelle che parlano.
    Credo non ci sia bisogno di spiegare chi in questo articolo HA FATTO e chi perde il tempo sulle tastiere a scrivere.
    Se nella vita guadagnerete e vi meriterete solo 1/10 di quello che ha fatto Andrea potrete considerarvi fortunati.
    Merito 100% del buon Vaccari a costruirsi letteralmente da solo un app di successo non basata sui numeri, ma su una ricerca che in prospettiva interessa al gigante. Sulle social discovery app si giocano i prossimi 10 anni di R&D sui social network, complimenti a Facebook per ragionare ancora una volta in anticipo sui concorrenti investendo in progetti di successo. Quando poi vi chiedete perchè da noi tutto ciò non succederebbe mai rileggetevi i vostri commenti, la risposta siete voi altro che politici ;)

    Forza Andrea, complimenti ti aspettiamo sulla copertina del prossimo Wired ! ;)

    • Federico Fratta

      C’è chi, anzichè limitarsi a scrivere, ovviamente “crea” ma non è detto abbia il medesimo successo.

      Realizzare un prodotto/servizio con il solo fine di avere una exit importante (senza una strategia di autosostenibilità), se permetti, equivale a puntare un numero sulla roulette.

      Quanto incide la fortuna dunque?

      Perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai non sia stato preventivamente considerato da altri investitori…o no?

      • dciacc

        Mi rendo conto che potrò sconvolgerti un mondo, ma tutti i venture capitals chiedono quale sia la tua strategia di exit a partire da tre a cinque anni.

        Quindi fare una exit corposa è la misura del successo di una startup.
        Tutto il resto, a meno che non sia capitalizzato in borsa, difficilmente rende nel breve periodo. Non è stato finanziato perchè hanno sbagliato, mica sono Dio i venture capitals. Può darsi anche che il ragazzotto sia stato poco flessibile nelle sue richieste, ma ha fatto bene.

        • Federico Fratta

          Ironia fuori luogo.

          Fino a prova contraria la strategia di exit è quella del VC (solitamente a 36 mesi) e non dell’imprenditore.

          L’imprenditore ha la facoltà di uscire dalla sua creatura se si profila un’opportunità interessante, ma a meno che non sia seriale, non è affatto detto che debba pianificarla.

          Al contrario il VC punta proprio a moltiplicare la resa dell’investimento (da un minimo di 3x).

          Pertanto sostenere che “la misura di successo di una startup sta in una exit corposa” è quantomeno azzardato.

          Interessante il sostenere che non sia stato finanziato dai VC perchè i suddetti (-tutti-) abbiano sbagliato, non è che FORSE l’app di per se stessa non avrebbe mai potuto scalare senza liquidità IMPORTANTE (alla Instagram per intenderci) e che in realtà a FB interessasse la tecnologia e l’expertise forse a più buon mercato di, chessò, Highlight?

          • dciacc

            La tua prima affermazione può essere condivisibile oppure no, dipende. La exit strategy è sempre nella testa di un VC ed è coerente che sia nella testa (non il primo pensiero ovviamente), anche di uno Startupper.

            Il valore di una startup digitale, oggi, non può essere valutato dal suo rendimento annuo attuale, ma da valutazioni nel tempo e proiezioni.

            Credo che Fb si sarebbe potuta comprare HL con uno starnuto, io uso entrambe le app e hanno un approccio molto diverso con l’utente. L’app di Andrea ha una UX valida, con altrettante intuizioni valide, è la stessa politica di Apple, che quando trova smanettoni che fanno prodotti validi compra tutto e li ingloba. Anche Nokia fa così, ma non è una semplice talent acquisition, bensì project acquisition. Un timbro di qualità sul tutto e non c’è che esserne fieri.

            Concordo per scalare avrebbe avuto bisogno di notevoli investimenti.

  • http://problynot.com/ Pablo Docimo

    Una storia meravigliosa!
    questi sono i giovani italiani lasciati scappar via, storie da oltreoceano. Se solo si investisse in innovazione e ricerca anche qui, dove scienza e creatività sono nate e vissute per secoli….vorrei tanto una “brain hill” tutta made in Italy.

  • annabarbara

    ho pensato che questi articoli sono come le favole, così da ieri ho iniziato a raccontarle ai miei figli come storie prima di andare a dormire… che piacere!!!

  • Pingback: Sogno o incubo? | Probablynot

  • Max

    No, il “crucial point” sono i 40mila bigliettoni che sono stati inizialmente investiti dai fondatori. Non il prodotto e non il tech editor. Non sono in tanti ad avere in tasca 40mila bigliettoni.

    • dciacc

      ti dirò, quelle cifre sono molto facili da avere. Dimentichiamoci del mondo di cui facevamo parte una volta e imparate la parola “angel investor”. Praticamente qualsiasi idea che non sia una cazzata può raggiungere quella cifra se presentata alla gente giusta. E la gente giusta vuole essere contattata.

  • Hpatoio

    Be, “soglia della povertà” te lo potevi risparmiare … non fosse altro per chi veramente non ci arriva.

  • Pingback: Incontro con Alberto Tretti, Glancee. Giovedì 10 Maggio, ore 12. | Avanzi. Sostenibilità Per Azioni.

  • http://msn.com alessandro

    uauuuuuuuuuuu che bello leggere una vittoria di pura giovinezza yeaaaaa sono felice per te e i tuoi sostenitori che dire cavalca l’onda finche puoi e quando essa ti portera in riva sar il tuo momento di alzare la testa in alto e dire grazie dio per aver scelto me ogniuno la sua missione fanne tesoro di questi doni e rendi una mano achi l’onda non puo cavalcarla perche vive ormai in terre aride ma non per questo finiti sono la nostra prova di sopravivenza umana e di puro spirito anche se la realta in tanti luoghi del mondo e crudele tutto cio deve avere un senso mi auguro che quel che ho letto ti renda forte nell aiutare chi quella forza la usa per sopravivere. alessandro oliviero. dio perdona loro quando si dimenticheranno di me e perdona me quando mi dimentichero di loro ghandi.

  • Alessandro Marzini

    Sono in California fino al 22 Maggio, posso fare un salto a San Francisco (sono a Fremont) a vedere se c’è qualche opportunità di lavoro da voi? :)
    Sono disposto a lavorare anche gratis pur di stare a contatto con gente vibrante come voi

  • http://massimoarrigoni.com Massimo Arrigoni

    Grazie Stefano. Bellissimo il modo in cui hai raccontato la storia di Andrea e il suo team. E soprattutto e’ davvero bello vedere la crescita di questo “momentum” imprenditoriale dell’high-tech italiano. Avanti tutta.

  • Ariel

    Non c’è niente di bello o di brutto. Semplicemente le persone capaci hanno opportunità in un paese meritocratico, una cosa difficile in Italia dove persino le aziende private sono piene di nepotismo, tanto è vero che questo termine penso che esista solo in Italia.

  • http://problynot.com/ Pablo Docimo

    In realtà nulla di strabiliante, una tecnologia acquisita e certamente non innovativa. Vedremo se l’applicazione di questa sarà o meno utile e quindi “vendibile” o se si tratta, meritatamente, soltanto l’ingresso di Andrea nel team R&D di Facebook.
    Ma il punto è un altro ed è la differenza tra la realizzazione di un sogno e l’incubo di accorgersi alla fine di essere soltanto un giovane milionario senza futuro. Sempre che poi l’idea meravigliosa non si infranga sul muro della finanza speculativa e del mercato, in quel caso neanche milionari ma soltanto senza futuro.
    Do un’occhiata al sito, che non esiste in realtà come non esiste ancora la possibilità per un utente di avvalersi dei servizi Glancee, e mi colpisce vedere come nelle polaroid che iconizzano l’apologia del “Young Win Win Team” ci siano tra gli “advisors” dei signori che proprio di primo pelo non sembrano. Mr. Thomas E. Gaynor ad esemio, associato di Square Sanders, una delle più grandi “Legal Firms” del mondo, è un signore che la sa lunga su “public and private company mergers and acquisitions, recapitalizations, corporate governance, venture debt and equity financings, LLC and corporate organizations, joint ventures and domestic/offshore investment fund formations”. O ancora Mr. Marco Buchbinder, un italiano mago della finanza e business angel di levatura internazionale già Global Head of EMC’s GTM Equity Investments, anch’egli non già un ragazzino di primo pelo. Uno spunto di riflessione sul dove siamo ma soprattutto sul dove vogliamo andare. L’impresa, quella “building-up”, quella che costruisce contenuti, prodotti e servizi utili (cioè utilizzati) e tangibili e la finanza, o meglio il Venture Capital che specula su posizionamenti, marchi e trends.
    La prima che si preoccupa del futuro e la seconda che vede a breve, brevissimo termine.
    Nessun moralismo, ben inteso, i VC sono il sale della ricerca e senza di loro poche sarebbero le start-up che riuscirebbero a vedere una seconda alba. Ma le differenze esistono e, spesso, sono sostanziali.
    Una cosa è infatti lavorare ad un progetto di impresa, ad un’idea innovativa, a concepire e costruire qualcosa di utile e “usabile” e che prima non c’era, altra cosa è pianificare un percorso di pura speculazione finanziaria.
    Mi sono permesso di parlarne qui http://problynot.com/sogno-o-incubo/

  • Saverio Bucciantini

    Stupendo articolo Stefano.

    E sulla storia di Andrea ci vedrei bene un bel film!!!!

  • gmes

    E’ la prima volta che leggo queste pagine. Concordo in parte con quanto è stato scritto ma ho una diversa visione di Andrea (che peraltro non conosco personalmente); sarà forse per la circostanza di cui sto per parlare.
    Andrea Vaccari ha lavorato con Carlo Ratti al SenseableCityLab del MIT di Boston. Avendo avuto diversi contatti con Ratti, che conosco personamente, e con altri del suo gruppo – per studio e lavoro – ho chiesto ad Andrea di entrare tra i suoi collegamenti di LinkedIn (Carlo Ratti ed altri del suo gruppo del MIT già c’erano).
    In attesa della sua risposta ho scoperto Glancee (che al momento in cui avevo scritto l’invito ancora non conoscevo); l’app sembrava carina nonostante presentasse alcuni punti di debolezza, l’ho installata anch’io sul mio tablet.
    Poi Andrea ha rifiutato il mio unico invito senza darmi spiegazioni. Non solo: deve avermi pure messo tra gli “spammatori” di LinkedIn perché ho avuto qualche difficoltà con gli inviti che ho scritto successivamente! Non soltanto era la prima volta che ciò mi capitava (e da lui proprio non me lo sarei aspettato) ma tutte le mie richieste su LinkedIn erano sempre state accettate. Preciso che ho meno di novanta contatti tra lavoro e studio, tutte persone che conosco direttamente, e sono tante, oltre, ovviamente, le molte che mi hanno invitato nella loro rete di contatti e che in genere accetto (esiste anche il rifiuto garbato). Ci sono rimasta così male che non ho più aggiornato Glancee sul tablet. E sì che c’erano diversi aggiornamenti da fare…

    • Alessandro

      Che ragazzo “educato”. Mi spiace. Meglio perderlo che trovarlo. ;)
      Ridici su! :)

  • http://myface.it Filippo

    Si appunto, infatti non esiste ancora nulla in merito. Nulla di visibile quantomeno. Mentre esiste già da tempo myface.it Faccio notare che probabilmente si tratta solo di un caso ma myface.it stava proponendo già da un po’ di riunire persone in base ai propri interessi. Poi è stato postato (in messaggio privato e qui metto un punto interrogativo sulla sicurezza dei messaggi che nessuno, in teoria, dovrebbe leggere) su Facebook ad amici del realizzatore del sito con l’immagine dell’idea con lancio per questa proposta e pochi giorni dopo facebook guarda caso ha acquistato l’app che fino a quel momento era stata snobbata. Ripeto sarà un caso. Ma suona molto strano. Ci sono i log e le immagini di tutti i messaggi inviati ai vari amici a testimonianza di quanto sto dicendo. Che ne pensate?

  • marko

    tanto per cambiare, chi avrebbe mai investito qui in italia? nessuno! ecco perchè stiamo andando allo sfascio su ogni fronte possibile!

  • Italo

    Per favore basta con la solita storia della startup nata dal nulla.. senza soldi.. coi debiti.. in una stanza di 5mq!
    Aprire anche un buco di ufficio con una linea telefonica e dedicarsi ad un progetto full time richiede fior di quattrini!! Commercialista.. tasse.. bollette.. spostamenti.. pubblicità.. e poi agli investitori che dici che vivi in un buco dove lavori e dormi così si inteneriscono e ti danno i soldi? La vita non è una favola della Disney! Io ci ho provato a realizzare una startup (www.raulik.com) lavorando di sera e di notte con degli amici/colleghi e un piccolo investitore ma non è andata bene perchè dopo un’anno di lavoro e due fiere erano già finiti i fondi e nonostante il boom di accessi ci siam dovuti fermare!
    Nonostante ciò non ci siamo arresi e stiamo cercando di tirare su dei nuovi progetti, le idee ci sono ma il problema resta sempre il denaro, perciò sono convinto che non si può lavorare fulltime su un progetto senza avere alle spalle un’investitore che ti paga lo stipendio e ti permette di vivere, già perchè anche i soci di una startup hanno un mutuo/affitto da pagare e la spesa per riempiere il frigo a meno che non sono dei barboni che sviluppano sotto i ponti fregando connessioni wifi.
    E poi uno che rifiuta un lavoro da Google non è tanto normale.. se stai nella miseria e ti offrono tutti quei soldi li prendi e in parte li reinvesti sul tuo progetto, questo mi fa pensare che gran parte delle storielle che leggo servono solo a far breccia nel cuore degli utenti e rendere queste persone dei “soggetti” da sceneggiatura.
    Dalle mie parte si dice “I soldi fanno soldi e i pidocchi fanno pidocchi”!

    • Federico Fratta

      Non so se sia stato il caso specifico della storia riportata, ma generalmente hai centrato il punto.

      Una startup tecnologica con un team di 2 persone full time richiede un investimento annuale di almeno 50.000 Euro l’anno.

      Chi afferma che sia possibile fare qualcosa con meno, gradirei lo documentasse per punti.

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  • http://www.alessandroclemente.com Alessandro

    Complimenti Andrea, “tanto di cappello”!

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  • j3n4

    La solita storia… una buona idea, investimento misero, determinazione…. ma per favoooore!