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David Osimo: “8 strumenti gratuiti per migliorare la politica”

CheFuturo! invita a bordo le persone che hanno grandi storie da raccontare. Qui trovate i contributi di uomini e donne che stanno cambiando il mondo con la forza delle idee.

Quali sono gli strumenti migliori per incentivare la partecipazione pubblica alla vita dello stato? Esistono nuove piattaforme online che permettono di dare grande spazio alle idee delle persone: ce le racconta David Osimo, già scientific officer presso la Commissione europea e co-founder di Tech4i2.

In questi giorni di discussioni su politica ed antipolitica, il dibattito di venerdì 18 a Forum PA su policy-making 2.0 ha riguardato cambiamenti più profondi ed interessanti su come incentivare la partecipazione pubblica. Oggi infatti assistiamo ad una esplosione di applicazioni innovative che puntano a stimolare l’intelligenza collettiva e la collaborazione di migliaia di persone alla gestione della cosa pubblica.

Ad esempio, è diventato ormai quasi normale rivolgersi alla creatività dei cittadini attraverso strumenti di brainstorming aperto online come ideascale.com. Basta pensare alla recente iniziativa organizzata nel quadro dell’Agenda digitale italiana: in pochi giorni, 2000 persone hanno proposto e discusso 300 idee. Il tutto attraverso un software già pronto ed attivabile in pochi minuti a costi molto limitati.

Ma come si fa ad analizzare migliaia di contributi? Ideascale utilizza il crowdsourcing e seleziona le proposte in base ai voti degli utenti ma sfortunatamente sembra non funzionare molto bene: le idee che raccolgono più consensi spesso non sono le migliori, ma le più “facili”. In effetti esistono servizi più sofisticati: OpinionSpace, usato da Hillary Clinton per discutere di politica estera online, classifica e visualizza le opinioni di migliaia di persone rispetto non solo al consenso, ma alla loro qualità.

Discoverytext ed altri software di opinion-mining sono invece usati dal governo americano per analizzare le centinaia di migliaia di commenti alle proposte di regolamenti postate sul sito regulations.gov. Il fatto importante è che non si tratta di “outsourcing di responsabilità” da parte del governo, che mantiene il potere decisionale e attinge piuttosto ad un numero maggiore di buone idee. Non è neppure democrazia diretta: si tratta di un processo di apertura nei confronti dell’intelligenza collettiva allo scopo di migliorare le politiche.

Certo, può essere facile collaborare alla discussione e definizione delle politiche, ma alla fine il vero scoglio riguarda l’implementazione delle proposte. Anche qui le tecnologie ci danno una mano, sempre nell’ottica che la soluzione a problemi socio-economici debba necessariamente essere collaborativa. A questo proposito, il governo americano ha creato una piattaforma di crowdsourcing, challenge.gov, in cui tutte le agenzie pubbliche lanciano delle “sfide” e mettono in palio premi per chi riesce a vincerle. Oggi, per esempio, sulla piattaforma c’è un challenge su strumenti di analisi delle cartelle cliniche digitali che mette in palio 150mila dollari.

Forum PA ha ospitato anche Simon Schneider di Innocentive, una piattaforma che consente di organizzare competizioni simili alla precedente. Infine, per chiudere il ciclo delle politiche, non mancano soluzioni innovative per effettuare la valutazione delle idee. Attraverso la visualizzazione di open data, applicazioni come farmsubsidy consentono di mostrare chiaramente l’impatto dei finanziamenti europei all’agricoltura.

Le opportunità offerte dalla politica collaborativa sono grandi, ma come ci ha ricordato Tom Steinberg, fondatore della open government startup MySociety.org, non è facile coglierle. In particolare, non è affatto scontato ottenere una partecipazione massiva all’elaborazione delle politiche. È necessario partire da bisogni concreti, come fa fixmystreet.com, che permette ai cittadini di segnalare problemi concreti nella propria strada. Su questa partecipazione di base si può costruire una partecipazione di qualità attraverso piccoli passi ed incentivi.

Per incoraggiare questa progressiva partecipazione è necessaria anche un’attenzione ossessiva al design ed all’usabilità delle piattaforme. Le applicazioni devono essere intuitive, facili da usare, ed accattivanti. Devono sfruttare la dimensione del gioco, come ha fatto in Italia la piattaforma di giochi urbani CriticalCity.org. La Commissione europea ha colto l’importanza di queste opportunità e ha lanciato un programma di ricerca supportato dal progetto Crossover e da una attiva discussione nel gruppo di Linkedin Policy-making 2.0.

Se la politica che vediamo in televisione si rivela spesso pesante e superficiale, il policy-making 2.0 offre la possibilità di combinare leggerezza e profondità.

Roma, 20 maggio 2012
DAVID OSIMO

  • http://www.affar.info affar.info

    non è così semplice

  • dignity grabbing

    La domanda e’ come metterle in pratica visto le condizioni in cui versa il paese dove i bisogni per la maggior parte della popolazione sono tornati a quelli della piramide di Maslov, ovvero necessita primarie come mangiare?
    Io sosterro’ queste iniziative perché agevoleranno il cambiamento e il rinnovamento di cui abbiamo un gran bisogno adesso.

  • http://ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Ma le avete viste le pubblicità degli operatori telefonici sull’utilizzo della banda larga? Come potete pensare che la gente comune, perdonatemi il termine, ne prenda sul serio l’utilizzo. Come fai a convincere un sessantenne che con lo stesso strumento si possono scaricare le canzoni di Amici e rendere pubblici i dati della PA. Provate da soli a chiedergli:
    A cosa serve internet?
    Ho cercato di dare una mia visione riguardo lo scarso successo dell’OpenData in Italia al seguente indirizzo http://tinyurl.com/6pgbhvc

  • adriano

    La”partecipazione massiva” si ha solo se può avere “potere decisionale”.Altrimenti tutto ha il sapore inutile del sondaggio.Se sulle grandi questioni irrisolte non ci sarà la possibilità di intervento diretto, tutto rimane una sterile elaborazione intellettuale.Finchè la “democrazia diretta” viene scambiata per populismo,non ci possono essere sviluppi positivi.Chi ha il potere reale non pensa certo di delegarlo ad altri.Fino a quando gli “altri” saranno disposti a sopportarlo.

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