Mi chiamo Claudio Bedino e all’inizio di quest’anno ho fondato Starteed. È una piattaforma di crowdfunding che introduce un elemento innovativo nel panorama del finanziamento dal basso: infatti, offre un ritorno economico a chi supporta le idee e contribuisce alla loro realizzazione. Il tutto senza distribuire capitale azionario, bensì condividendo le revenue delle vendite con la community in base all’influenza che ogni utente ha avuto sul singolo progetto.
Starteed non poteva scegliere momento migliore per affacciarsi sul mercato. La scorsa settimana la statunitense Massolution ha rilasciato un report globale sull’andamento dell’industria del crowdfunding che ha evidenziato numeri importanti: un milione di progetti finanziati con un totale di 1,4 miliardi di dollari nel 2011 e, secondo le stime, destinati a raddoppiare nel 2012 con un aumento del 91% rispetto alle cifre di poco più di due anni fa. Nella stessa settimana, Kickstarter, uno dei primi siti di crowdfunding al mondo, ha superato la soglia dei 10 milioni di dollari raccolti per consentire la produzione dell’ormai celebre Pebble.
Con la nostra piattaforma combiniamo il crowdfunding con il crowdsourcing e la co-creation, applicando l’etica dal basso che permea il mondo di oggi, o perlomeno quello online. Così, Starteed porta a termine il ciclo del seed offrendo anche una soluzione a uno dei più grossi limiti delle piattaforme di crowdfunding odierne: un revenue model sostenibile. Ecco come: a conclusione del processo di maturazione delle idee e del round di finanziamento, la piattaforma si trasforma in un servizio di social e-commerce.
Le idee maturate in prodotti e servizi possono essere vendute sulla piattaforma stessa o attraverso una serie di retail partners. Una percentuale del ricavato delle vendite tornerà in mano agli investitori stessi in base alla loro personal influence, e potranno utilizzarla per gli acquisti su Starteed o presso i altri partner commerciali.
In questo modo, il crowdfunding incentiva di più i sostenitori rispetto alle formule classiche reward-based e risulta meno articolato delle piattaforme equity based. Un vantaggio non da poco se si considera il panorama legale europeo ancora molto incerto. Rappresenta inoltre un’opportunità per investitori e ideatori che da noi trovano un ecosistema per sviluppare idee e progetti. Per i creativi con molte idee e pochi mezzi rappresenta anche un buon luogo dove dare visibilità al proprio progetto, ma non solo: qui potranno attingere all’esperienza collettiva della community, migliorare e rifinire l’idea grazie ai suggerimenti, trovare i fondi per realizzarla e, infine, venderla. Per gli investitori, rappresenta una garanzia di successo e consenso sul mercato, una “convalida sociale” a cui nessuna market research può tener testa.
L’idea, infatti, non viene solamente testata, ma viene implementata grazie ad una comunità che partecipa, si appassiona e offre fedeltà e sostegno spontaneo ad un seed che essa stessa ha contribuito a coltivare e crescere. Ed è facile vedere dove può arrivare l’eco di un’idea co-realizzata: il potenziale della viralità sul Web è già enorme di per sé, ma qui c’è addirittura una viralità sostenibile, basata su esperienza e sentimenti di fiducia che non si estinguono come una moda passeggera.
L’Italia sarà anche arrivata un po’ in ritardo sulla scena del crowdfunding, ma abbiamo saputo giocare egregiamente la nostra carta. Come? Ascoltando il settore prima di passare all’azione, rifinendo e migliorando i modelli precedenti e mirando a finanziare le persone, non solo i semplici prodotti.
Torino, 15 maggio 2012
CLAUDIO BEDINO
