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60 anni fa moriva Maria Montessori: maestra di Google, Amazon e Wikipedia…

Sono un giornalista curioso. Che dopo 30 anni in redazione (Il Gazzettino, Il Giorno, agenzia internazionale Reuters) ha deciso di lasciare il posto fisso inseguendo lo spirito d'impresa di italiani di ieri e di oggi, raccontandolo con un progetto multimediale, interamente ideato, realizzato e sviluppato da solo. Partito con sei mesi trascorsi con famiglia a Silicon Valley, oggi Italiani di Frontiera ha uno sviluppo online (sito, video YouTube, pagine di Social Network) ed uno dal vivo con conferenze e seminari che sono storytelling multimediali di forte impatto. Con in cantiere un libro, uno spettacolo teatrale e un programma tv.

E se inseguendo il filo rosso dell’innovazione e del talento globale finissimo col riscoprirne le radici proprio in casa nostra? Sessant’anni fa, il 6 maggio 1952, si spegneva in Olanda Maria Montessori, straordinaria scienziata, pedagogista ed educatrice.

Instancabile, a 82 anni, dopo aver girato il mondo – dove forse è ancor oggi la figura femminile italiana più celebre – sognava di portare anche in Africa il suo progetto all’insegna dell’educazione creativa e libertaria che partito dallo studio dei bimbi con problemi psichici è diventato un progetto pedagogico per tutti i bambini.

Quanto ha influito questa idea di educazione “fuori dagli schemi” sul pensiero innovativo che sta ridisegnando il mondo? Nulla di meglio che crescere in un ambiente intellettuale fertile come Stanford, per creare qualcosa che ha cambiato la nostra vita, deve aver pensato Barbara Walters, star della TV Usa, quando chiese qualche anno fa agli inventori di Google quanto fosse stato importante per il loro successo esser figli di professori del celebre ateneo californiano.

Ma Sergei Brin e Larry Page risposero che più dell’università, per loro era stato determinante l’asilo. E cioè l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Lì avrebbero imparato a “non seguire regole e ordini, essere automotivati, domandarsi che succede nel mondo, fare le cose in modo un po’ diverso”. Un principio da loro espresso in questa intervista poi approfondito, ad esempio durante una conferenza.

La lista degli alunni illustri del metodo è lunga e comprende altre star della New Economy, come Jeff Bezos, vulcanico fondatore di Amazon. Jimmy Wales ideatore di Wikipedia e Will Wright, autore del videogame best sellerThe Sims”. Mentre le prime scuole Montessori negli Usa poterono contare su sostegno e finanziamenti di figure illuminate del calibro di Alexander Graham Bell e Thomas Edison. Abbastanza perchè in un blog del Wall Street Journal, Peter Sims arrivasse un anno fa a parlare di “Montessori Mafia” non in termini spregiativi, per riconoscere piuttosto l’esistenza di una elite intellettuale e imprenditoriale che forgiata ieri da quel metodo didattico sta plasmando oggi il nostro futuro.

Se n’è occupato nel suo blog per Forbes, Steve Denning, autorità internazionale nel campo della formazione e della conoscenza. Già direttore dell’omonimo dipartimento alla Banca Mondiale (e autore di un recente libro di successo, in italiano “Guida dei Leader per un management radicale: Re-inventare il posto di lavoro per il 21 Secolo”) con un lungo post arricchito da contributi, contrapponendo il modello Montessori, fucina di futuri leader, agli schemi tradizionali di un insegnamento troppo basato sulle risposte ai test, che dovrebbe invece rivedere gli stessi criteri di valutazione e puntare ad un obbiettivo principale: stimolare quell’apertura mentale che consenta il “Lifelong Learning”, continuare a imparare, una volta lasciati i banchi, per tutta la vita.

Un punto di vista in linea con quello di Ken Robinson, tra i maggiori esperti mondiali di educazione, autore di una strepitosa conferenza TED “Le scuole uccidono la creatività” (oltre 10 milioni di Views!) seguita poi da un’altra, “Provochiamo una rivoluzione nell’apprendimento”.

 Valorizzare il talento, dimenticare le formule ripetitive, insegnare ai ragazzi ad esser pronti all’errore, al fallimento, unico modo per affrontare il nuovo, in un mondo che cambia sempre più rapidamente.

Ma è il momento di chiedersi: come mai un nome che all’estero è sinonimo di educazione d’eccellenza, che negli USA in particolare sembra oggi più che mai incubatore della nuova élite, in Italia per molti ancora è forse solo un volto comparso sulle banconote da mille lire (quanti sapevano chi era?) e il nome di una fiction televisiva interpretata da Paola Cortellesi?

Se il futuro va davvero affrontato liberandosi da schemi e stereotipi, allora Montessori offre uno spunto in più di riflessione.Perché i contenuti del suo insegnamento furono forgiati con un percorso intellettuale tanto coraggioso e rigorosamente controcorrente in patria da esser pagato in prima persona“, spiega Luciano Mazzetti, già docente universitario, presidente del Centro Internazionale Montessori.

Ha osato gettare lo sguardo nella biologia e nel sesso maschile, diceva. A riprova delle resistenze affrontate da studentessa di fine Ottocento all’Università”, ricorda Mazzetti. Montessori scontò in Italia le conseguenze dell’intervento durissimo fatto ad un raduno di pioniere del femminismo a Londra, rivendicando diritto di voto, di lavoro e dignità per le donne, non più solo madri, moglie sorelle. E quando cercò all’estero gli ispiratori per il suo lavoro con i bambini disabili, l’Accademia italiana reagì considerandolo un vero affronto.

Il suo rigore scientifico inoltre mal si conciliava con l’Idealismo dominante, mentre negli anni Trenta ruppe con Mussolini. Il Duce finì per farla spiare dall’Ovra, dopo averla blandita per un po’ ritenendola parte delle “tre M italiane esportabili” (Mussolini, Marconi, Montessori). Nel dopoguerra poi, il metodo Montessori era considerato contrapposto a quello dominante di stampo cattolico tradizionale, semmai vicino al Modernismo cattolico ed al Socialismo. Scomodissimo, almeno sino al Concilio Vaticano II, nello sconfessare il peccato originale e ritenere i bambini non solo innocenti ma persino figure messianiche, profetiche.

Per le sue idee trasgressive, in Italia Montessori è rimasta una esule del pensiero dai pensieri dominanti. A Roma per il centenario della prima Casa dei Bambini nel 2007, c’erano 1.150 stranieri, solo una sessantina di italiani quasi tutti addetti ai lavori”, dice ancora Mazzetti. Abituato, come gli è successo di recente in Qatar, a parlare di Montessori all’estero a platee ammirate – lì erano quasi tutti islamici – per poi tornare in Italia ed affrontare problemi di ogni genere.

Molte regioni, specie al Sud, ancora non hanno nemmeno una scuola montessoriana. Soltanto da poco, con una convenzione stipulata con l’ateneo di Bologna ed una in arrivo con la Bicocca a Milano, l’Università inizia ad aprirsi all’esperienza montessoriana, celebrata come d’avanguardia all’estero, considerata ingiustamente a lungo nel suo Paese antiquata.

Ma c’è stata pure una “peculiarità montessoriana” negativa, nella sua patria? A Francesca Amè, giornalista, blogger e mamma, alcune delle scuole montessoriane italiane visitate hanno lasciato l’impressione di ghetti dorati dove “tutto è fatto su misura per ogni bimbo, è poco favorito il lavoro di squadra… mentre insegnare a pensare fuori dagli schemi significa anche imparare a condividere, accettare dei limiti, dei divieti, persino delle imposizioni (ingegnandosi a superarle, se si è molto svegli)”.

Un eccesso di permissivismo che Paolo Mieli, in un commento al termine di un bellissimo speciale Rai di “Correva l’anno” dedicato alla Montessori (su YouTube in quattro parti: 1234) ha indicato quasi come retaggio sessantottino, in una confusione fra ruolo di discepolo e di educatore dannosa per l’ insegnamento. Ma se quel rompere gli schemi è considerato oggi fucina di innovazione in mezzo mondo, vien da pensare che forse sia l’Italia a mancare dei giusti contrappesi (responsabilità individuale, rispetto e senso civico) per non trasformare la trasgressione anti-autoritaria in abuso.

Certo, educare all’autonomia ed alla libertà assoluta è un percorso a rischio. Per Mazzetti, la risposta giusta resta quella che alcun bambini di una scuola montessoriana diedero a dei visitatori. “Noi non facciamo quel che vogliamo. Vogliamo quel che facciamo”.

Milano, 6 maggio 2012
ROBERTO BONZIO

  • http://www.ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Ho 41 anni, ho frequentato la Scuola Montessori di Perugia dal 1974 al 1981, materna compresa, oggi mio figlio che di anni ne ha 8, frequenta la stessa scuola.
    È difficile spiegare l’ostilità che oggi come allora, ma molto di più allora, ho sempre percepito da chi, ci riteneva snob, come minimo. La verità è che se le insegnanti sono ben preparate, io avevo come direttrice la Signorina Paolini, che era stata formata direttamente da Maria Montessori, il bambino riceve un insegnamento e soprattutto un metodo chiaro e collaudato per risolvere i problemi. Io e la maggior parte dei miei ex compagni, siamo ancora amici, ci frequentiamo, a volte ci chiamiamo per lavoro, siamo diventati tante cose, ma rimarremo sempre “bambini Montessori”.

  • http://www.agersocialslow.wordpress.com Stefano

    Abito nel paese in cui è nata la Montessori, c’è la sua casa, la biblioteca, una Fondazione e certe iniziative. Ma la parola snob è quella che mi ha colpito dal precedente commento perchè la sento pure oggi.
    2 istituti comprensivi che poco si comprendono e che , per quello che so, hanno netta differenziazione nel ciclo elementare- materno ma poi, avendo gli stessi insegnanti per i 3/4 si fa fatica a capire il senso di differenziazione.
    Gli emigrati, i minori difficili son tutti nella scuola non montessoriana (istituto comprensivo?) e non so se questo rispecchia il valore sociale oltre che pedagogico della mia concittadina. Comunque grazie per il ricordo!

  • http://www.affar.info affar.info

    ottimo ma eccessivamente retorico omaggio ad un personaggio sicuramente illustre

    mi permetto infatti di dissentire sull’affermazione che il pensare “fuori dagli schemi” dipenda dalla scuola o addirittura dall’asilo

    come l’intelligenza, l’intuito e la creatività, anche il “pensare fuori dagli schemi” è soprattutto un fatto innato

    personalmente, credo di “non seguire regole e ordini, essere automotivati, domandarsi che succede nel mondo, fare le cose in modo un po’ diverso” (anche se spesso è controproducente) da sempre, senza essere mai stato all’asilo :)

  • Pingback: “60 anni fa moriva Maria Montessori: maestra di Google, Amazon e Wikipedia…” « ipsseoatic

  • http://ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Caro Stefano, la scuola Montessori non è preclusa a nessuno, se i minori difficili e gli immigrati non la frequentano è per scelta o per scarsa informazione, per lo meno questo accade a Perugia. Non vorrei essere frainteso, non sono io che devo dire che il metodo Montessori è migliore, si tratta di una valida alternativa d’insegnamento e vorrei che fosse appunto una libera scelta per tutti.

  • Antonella Ragugini

    Ho frequentato la scuola elementare di Perugia che e’ anche il Centro Internazionale Montessori, negli anni 1975-1980. E’ stata un’esperienza bellissima che ha creato delle ottime basi per il mio futuro, attuale presente. Mi ha fatto molto piacere leggere l’articolo su Maria Montessori.

  • http://Www.giovannire.blogspot.com Giovanni Re

    Ció che succede nei primi anni dell’asilo è impattante per il resto della vita. Avrei voluto mandare le mie figlie ad una scuola Montessori ma non avendone vicine e non potendo sapere cosa e come insegna l’insegnante che avrà il compito di introdurre i figli al mondo sociale della scuola, in due casi abbiamo integrato insegnamenti tipici della scuola Montessori a casa.
    Oggi vanno a pane e TED, portano idee al gruppo di amici. E la cosa più bella è che una delle tre sta studiando scienze dell’educazione e indovinate cosa vorrà fare appena riceverà il titolo per poter aprire un asilo.

  • marcello

    @affar.info: quanti bambini, pur avendo “innato” il pensiero laterale, non riescono ad esprimerlo, concretamente, perché costretti in schemi rigidi di pensiero? Purtroppo, come si evince dall`articolo il metodo funziona se la società è pronta!

  • Daniele

    Il problema secondo il mio personale punto di vista non si trova nel valutare attendibile migliore o peggiore il metodo “montessori”. La vera tristezza sta nel fatto che non si vuole intraprendere nell’ambito della pubblica istruzione una discussione sensata sull”aggiornamento dei metodi didattici e formativi che caratterizzano l’educazione pubblica nei diversi livelli di formazione. La domanda che nasce spontanea dopo aver letto un articolo del genere e’ perche gli organi competenti ( ministeri e enti vari) non hanno mai pensato di considerare la formazione pubblica come canale per la sperimentazione di nuovi e innovativi pecorsi formativi? Lo snobismo evidenziato in alcune risposte deriva da questo e cioe ‘ dal fatto che l’innovazione nell’ambito formativo non e’ mai stata praticata e chissa se lo sara mai…

    • http://www.francescaame.com Francesca

      perfettamente d’accordo, Daniele.
      Senza considerare che è assurdo che in Italia, le scuole Montessori siano private (abbastanza costose). Ecco a cosa mi riferivo quando parlavo di ‘ghetti dorati’ mentre alcuni aspetti del metodo, ad esempio l’attenzione alla creatività e anche alla musica, dovrebbero essere ‘saccheggiati’ a piene mani dalla nostra scuola pubblica, davvero indietro anni luce.

  • adriano

    Stimolante.Cercherò di migliorare la mia ignoranza informandomi sul metodo e su chi lo ideò.Confesso di saperne poco e dopo aver letto l’articolo un pò me ne vergogno.Sono così poche le persone di livello di cui vantarsi in questo paese che ignorare l’esistenza dello sparuto manipolo è colpa grave.Mi ha colpito la risposta sull’asilo che mi trova concorde.Anch’io l’educazione fondante l’ho avuta da alcuni maestri che mi insegnarono a comprendere i problemi.Più che l’inutile armamentario nozionistico ,questo insegnamento è stato nella vita più importante e determinante:essere in grado di interpretare il nuovo con la ragione..

  • giovanna

    Ciao, io sono cresciuta in una scuola che ha sperimentato per primo il tempo pieno e ha scelto lo sviluppo del pensiero critico e creativo al nozionismo. Ancora oggi constato vantaggi e svantaggi, ogni metodo promuove un clima e un’attitudine, l’importante che ci sia un metodo e quando e’ vissuto con coerenza si rimane vicini. Oggi manca questo mentre si esalta la valutazione, errore madornale, la scuola la valutera’ l’alunno che l’ha frequentata, l’importante e che abbia operato con metodo e in gruppo. Oggi mancano le compresenze e tutto il resto verra’ male: punto. Favore personale: citate due articoli che non ho trovato tradotti in italiano su ted potete comunicarlo ai traduttori? Giovanna

  • Ilaria

    Io penso che per educare alla libertà bisogna essere uomini e donne liberi da pregiudizi di ogni tipo, cosa che molto spesso è difficile trovare in Italia…

  • http://www.ipaziaevviva.com manuela

    Un articolo bello e interessante che ha senz’altro il merito di aver restituito attualità a un metodo ingiustamente considerato “vecchio”. Mi ricordo che quando decisi di iscrivere mio figlio a una scuola montessoriana, un’amica (laureata e dirigente) esclamò: «Ma così diventa scemo!». La fama della “leggerezza” del Metodo Montessori, forse dovuta al fatto che alla sua nascita riguardò bambini disagiati, e la supposta anarchia di cui fa accenno Mieli, sono il frutto, non solo della scarsa conoscenza del Metodo, ma di una denigrazione a cui è stata sottoposta la persona stessa di Maria, come donna e come scienziata. Una denigrazione che, evidentemente, ha dato i suoi frutti. E resto perplessa anche da quanto detto da Francesca Amè: per quella che è la mia esperienza diretta e quotidiana posso dire che il lavoro di squadra, la creazione del gruppo di lavoro, non solo non viene ostacolata, ma è il cuore del Lavoro Montessoriano, soprattutto nella sua parte libera in cui il bambino o la bambina sono invitati ad auto-organizzare lo spazio-tempo insieme ad altri compagni e compagne per eseguire il lavoro che hanno scelto. L’insegnante, che in questo caso ha un ruolo di guida, ha il compito di favorire questo scambio che, vi assicuro avendolo osservato in diretta, è quanto mai sorprendente. Io stessa rimasi stupita a vedere bambini di sei sette anni organizzare il loro materiale, portare a termine il lavoro che si erano scelti, e infini riporre tutto nel posto dedicato. E questo in modo assolutamente autonomo. Se, per Francesca Amé, questi sono ghetti dorati, mi piacerebbe che in questo Paese ogni bambino\a ne avesse uno, e avesse la possibilità di prendere possesso dei suoi talenti e trovare la propria forsa autonoma senza regole calate dall’alto, senza lezioni frontali e insufficienze numeriche (ma si può dare 5 a bambini di sei anni che stanno imparando a scrivere!!). Questo sì, è un mondo a misura di bambino, ma francamente, in questo non ci trovo nulla di male: la scuola è per i bambini e non per gli adulti. Quegli adulti che troppo spesso oggi rovesciano in essa una competitività malata o una genitorialità narcisistica togliendo ai loro stessi figli la risorsa più grande: la loro fame di scoprire il mondo.

    • http://www.francescaame.com Francesca

      quando parlo di ghetti dorati mi riferisco al fatto che sono scuole private, non a tutti accessibili. Ciò detto, è indubbio che la scuola pubblica italiana ha molta strada da fare per far crescere i talenti dei nostri bambini, per educarli a una cultura fuori dagli schemi, attenta non solo all’indottrinamento.

      • V.

        Confermo, nella quasi totalità delle scuole presenti a Milano si tratta di situazioni fortunate per persone se non abbienti, perlomeno non in difficoltà economiche. Esiste una sola sezione pubblica, a sorteggio!
        Le rette medie annuali delle scuole d’infanzia e primarie vanno dai 3000 ai 4000/5000 euro. Forse con un figlio/a si può fare ma con più diventerebbe oneroso. Il buono scuola vale solo per le elementari e copre a malapena un parte della prima rata…
        Insomma ancora una occasione sprecata da parte delle Stato italiano. :-(

  • Pingback: Maria Montessori, ‘mamma’ della cultura digitale? — Visto d'Amé

  • http://www.manafactory.it Fraq

    Ho frequentato materna e elementari alla Montessori di Santa Maria Goretti, a Roma. In tutti questi anni, in ogni esperienza emotiva e professionale, non ho mai smesso di ringraziare per quegli insegnamenti. Ma il regalo più grande sono stati gli amici. Quattro dei miei più cari compagni di vita li ho conosciuti all’asilo e ritrovati costantemente nelle fasi cruciali di questi 38 anni. Ed é bello leggere i vostri commenti, oltre che questo articolo.

  • http://www.manafactory.it Fraq

    Avevo appena premuto Invio e mi é venuta in mente la mitica Signorina Pini. L’ho cercata e ho trovato questo articolo di ottobre: http://www.lorenzograssi.it/montessori/pdf/2011pinimessaggero.pdf

    Mi sono commossa, chissà se qualche lettore se la ricorda. Ha 90 anni e, mi pare, uno spirito eccezionale. Detto ciò, a me faceva tantissima paura 😀

  • Paola

    Sono combattuta da una scelta per i miei 2 figli: vorrei tanto iscriverli ad una scuola Montessori (che conosco), seppur con sacrifici economici, perchè sono convinta prepari ad affrontare la vita con autonomia, consapevolezza, senso critico, creatività e valori che oggi si stanno perdendo in una società che ci vuole globalizzati e sempre più uniformati… Il mio problema è che non riesco a convincere mio marito che continua a sminuire il metodo e a dirmi che non posso farcela a portare i bambini ad una scuola distante 15 km da casa tutti i giorni. Io sento che ce la posso fare, se lui ci crede insieme a me! Sono molto combattuta!!!!! Vorrei tanto fare questo passo….è il mio cuore che mi guida

  • maria rosaria lucarelli

    L’articolo è molto interessante, ma evidenzia che nella maggior parte dei Paesi in cui il Metodo è diffuso rappresenta una Scuola per le élite.
    Nella sua città natale il Metodo è stato spesso elemento di conflitti tra insegnanti e genitori montessoriani e non, determinando un sostanziale svilimento della funzione educativa della scuola ed anche opacità nella costruzione di un progetto culturale su Maria Montessori, protagonista della storia del ‘900, che avrebbe potuto rappresentare in maniera significativa Chiaravalle nel mondo.

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