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Tre cose che ho imparato al summit mondiale dei giovani leader

Information Designer nominata Young Global Leader 2012 dal World Economic Forum per la passione nel disseminare il concetto di acqua virtuale. Dopo la laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano ho frequentato un Master in Disegno Industriale. Nel 2005 mi sono trasferita a Londra e ho completato un Master in Communication Design alla Central St Martins specializzandomi in Information Design. Il mio quartier generale è Oslo dove collaboro con il Knowledge Centre per migliorare la comunicazione di informazione scientifica a dottori e pazienti. Sono Associate Lecturer alla Central St Martins di Londra. Adoro insegnare.

Lo scorso 14 aprile alle ore 17 arrivavo all’aeroporto di Oslo e tutto era teoricamente pronto per partire alla volta del Summit degli Young Global Leader 2012 a Puerto Vallarta, Messico. Alle 17:15 scoprivo che la transazione di acquisto del mio volo non era andata a buon fine per qualche misterioso motivo e realizzavo che, per altrettanto misterioso motivo, non avevo ricevuto nessuna notifica. Al banco del check-in continuavo a ripetere “non è possibile“.

Non ho smesso di guardare l’orologio per le due ore successive. Alle 17:18 cominciavo a pensare che avrei dovuto cercare una soluzione alternativa per raggiungere Puerto Vallarta. Alle 17:22 scoprivo che le rotte comode erano tutte fully booked! Alle 17:28 ero seduta ad un bar dell’aeroporto e grazie a computer e free WiFi cercavo un’alternativa su skyscanner. Alle 18:15 avevo una soluzione. Oslo, Londra, Washington, Los Angeles, Puerto Vallarta. “Bell’inizio” – mi sono detta. “Spero ne valga la pena” – ho pensato, con uno scetticismo che non risparmiava un millimetro cubo di me stessa. Ma ne è valsa la pena. Eccome.

E la ragione è questa: ascoltare le storie di persone che vogliono migliorare il mondo ci da energia e se desideriamo lottare per quello in cui crediamo, la condivisione aiuta ad essere più combattivi, a capire dove potremmo trovare il giusto consiglio, il giusto esempio, il tassello mancante.

Durante i sei giorni di Summit in Messico ho pensato spesso a CheFuturo! e all’importanza di creare una piattaforma per incrementare il dialogo, la critica costruttiva, l’evoluzione. Immaginate di essere invitati ad un evento che porta scrittori e lettori di CheFuturo! in uno stesso posto, un posto bellissimo in Italia, per discutere di sfide globali con cui noi e le future generazioni ci confronteremo. Immaginate quante storie da raccontare e da ascoltare. Quanti problemi da discutere. Quante idee. Quante proposte. E quante task force potremmo provare a creare decidendo di concentrarci su problemi urgenti, unendo le forze e pianificando le azioni.

Questo è stato il Summit. Un’occasione per confrontarsi con gli Young Global Leader provenienti da ogni parte del mondo, discutere di sfide globali e familiarizzare con una piattaforma che permetta di proporre nuovi progetti o di diventare parte attiva di iniziative già in fase di sviluppo. L’obiettivo è operare per il bene di una comunità, di un paese, del pianeta.

Prima lezione, la più importante. Senza l’Inglese, a quel Summit, non sarei stata quello che sono, perché non avrei avuto nessuno strumento per interagire. Lo so, è una cosa che ripetiamo con talmente tanta noia che sembra non avere più la giusta importanza. E invece ne deve avere. Alex Pentland, direttore dello Human Dynamics Lab e dell’Entrepreneurship Program al MIT, in un articolo pubblicato sull’Harvard Business Review descrive cosa rende un team vincente: è l’energia che, in quanto essere umani, siamo in grado di scambiare nella comunicazione face-to-face. Questa parte dell’interazione è fondamentale ed il linguaggio è uno strumento potente per comunicare ciò che vogliamo, nel giusto tono, con la giusta forza, precisione, efficacia.

Il programma del Summit cominciava ogni mattina alle 8 e si concludeva la sera verso le 19. Per quattro giorni. Non è stato una successione di discorsi celebrativi e di pacche sulla spalla, ma una chiamata per tutti gli Young Global Leader (YGL) a partecipare attivamente. Ognuno era libero di stabilire in che misura partecipare e sarebbe stato un peccato decidere di non farlo a causa dell’inglese. La vostra idea potrebbe essere l’idea del secolo, le vostre parole potrebbero cambiare la vita di qualcuno. Le idee e le parole non dette rimangono purtroppo invisibili. Il sistema scolastico ha una grande responsabilità, e dobbiamo fare in modo che cambi in meglio, ma appelliamoci anche al nostro buon senso: ci sono mille modi per migliorare. Un po’ alla volta. Anche se a scuola abbiamo imparato poco o nulla.

L’ultimo giorno del Summit ho parlato con Erik Charas, una delle persone più cariche di energia che ho incontrato negli ultimi anni. Erik, Young Global Leader, nominato anche Africa’s New Leader of the Next Generation, è ingegnere, attivista e fondatore del Journal @Verdade, una testata in Mozambico con più di 600mila lettori. È impegnato nel settore Media e Comunicazione, Trasporti, Edilizia con lo scopo di garantire accessibilità a chi ha basso reddito. Ci siamo soffermati a parlare di comunicazione e dell’importanza dell’inglese. Il nostro punto in comune è stato che la parola “globale” ha senso nella misura in cui possiamo vivere quella globalità, non virtualmente ma praticamente.

 Un paese che non riesce a comunicare con il resto del mondo resta isolato. E quando parlo di “paese” intendo una moltitudine di individui, di ogni età, che possono costruire nuove conversazioni, ogni giorno, con altri individui che sono dall’altra parte del pianeta.

Quello scambio è stato prezioso. All’indomani della mia nomina mandavo una email a Janet Gunter, una cara amica ex aid-worker che per anni ha lavorato su progetti in Brasile, Portogallo, Timor Est. Una di quelle persone combattive che colpiscono per integrità e rigore, e con un grande sorriso. Mi scriveva: “the only way to bring change, sometimes, is to work within institutions“. Forse qualche anno fa non avrei capito queste parole. Seconda lezione: “Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, ma dai nostri figli“, loro sono i leader di domani. Ma leader non ci si improvvisa.

Una delle cose che ho sentito con più frequenza durante la mia adolescenza è stata: “non entrare mai in politica, la politica è una brutta bestia”. Non c’è frase più azzeccata per alimentare l’assenza di cambiamento in un paese, per instillare l’idea che sia logico formare ingegneri, avvocati, cuochi, artisti, architetti, designer, programmatori, dottori ma si consideri impossibile formare i futuri governanti del pianeta. Al Summit ci è stato spiegato che durante i cinque anni in carica ogni YGL ha la possibilità di frequentare un intenso corso in Responsible Leadership alla Kennedy School of Government presso l’Università di Harvard. Ho incontrato Young Global Leader giovanissimi che ricoprono cariche politiche, che hanno studiato duramente per quel fine e lottano contro la corruzione, lottano per garantire accesso a risorse vitali.

Chhavi Rajawat è il sindaco di un antico villaggio in India, Soda, a 60 km dalla città di Japur. È una donna dolcissima, elegante e forte come un leone, alla guida di 10mila anime con l’obiettivo di garantire accesso ad acqua potabile, protezione delle foreste, sistema sanitario dignitoso, educazione, elettricità, costruzione di nuove infrastrutture e dialogo tra gli abitanti di Soda ed il resto del paese. E scrive di sé: “Sono una ragazza che viene da un piccolo villaggio e che ha avuto l’opportunità di studiare in alcune tra le migliori scuole del paese. Sono solo tornata a casa per lavorare con e al servizio della mia gente“.

Ho incontrato Fred Swaniker fondatore dell’African Leadership Academy: dal Sud Africa, una scuola che ha l’obiettivo di formare e supportare i futuri governanti del paese attraverso un programma molto intenso in leadership, entrepreneurship and African Studies.

Ho partecipato ad un workshop sull’arte del parlare in pubblico guidato da Lisa Witter: è partita da una analisi accurata di un discorso di Barack Obama, della sua voce, delle pause, delle movenze, dell’organizzazione dei contenuti e dell’importanza di saper comunicare con chiarezza proponendo delle storie che possano informare ed ispirare il pubblico. Ci ha trascinato nella creazione di un brevissimo discorso che ognuno ha condiviso con gli altri partecipanti. Esercizio frenetico, impegnativo e stimolante. Alla fine del workshop ho annotato le parole di Lisa: “Essere leader significa lottare per innescare cambiamento positivo per la società intera, non per un gruppo privilegiato“. Suona bene. Ma credo sia anche una verità – per me più scomoda del dire che non cambierà mai nulla, che tutto è perduto – perché mi fa sbattere il muso contro l’opportunità di potermi impegnare per vedere quello che vorrei vedere. Nel mio paese. E sento questa responsabilità.

Al nostro arrivo in Messico, il primo incontro ha avuto l’obiettivo di fare incontrare gli YGL eletti nel 2012 e discutere sui principi guida della community, l’importanza di intraprendere sfide in aree e discipline anche lontane dalla nostra area di interesse collaborando con altri YGL. Eravamo circa 200, da 59 diversi paesi ed abbiamo assistito ad una serie di presentazioni. Una storia mi ha colpito più di tutte. Kohey Takashima, è uno dei fondatori di un’ iniziativa che ha il nome di Beyond Tomorrow, task force creata nel 2011 dai YGL in Giappone per supportare le vittime del terremoto, per sostenere quei giovani che hanno perso tutto, facendo in modo che non perdano la speranza. L’obiettivo è offrire borse di studio che consentano loro di frequentare scuole ed università, in Giappone e all’estero, al fine di realizzare i propri sogni, con la speranza di diventare i leader di domani.

E nelle sue parole c’era energia, ottimismo, umiltà, niente pietismo o compassione. Molta empatia. Nelle sue immagini ho visto piccoli gruppi di studenti che invece che mollare la scuola sono riusciti ad andare avanti, nonostante non avessero più nulla. E Kohei ha sottolineato l’importanza del tempo che hanno fisicamente dedicato a questi ragazzi, l’importanza del dimostrare che qualcuno contava su di loro. Se anche avessero potuto salvare un solo destino, sarebbe stato abbastanza. E qui la terza lezione: “non è importante quanto è piccolo ciò che realizziamo. Se può migliorare anche solo la vita di un singolo individuo, vale la pena di essere perseguito con tenacia.”

 Da quel giorno mi ripeto spesso quelle parole. E sono sempre più convinta che per cambiare il mondo non si debba andare troppo lontano, spesso le opportunità sono dietro l’angolo.

Ho cercato quelle occasioni, anche durante il Summit, e mercoledì 18 aprile ho preso parte al Dignity Day, il giorno della dignità, che ci ha portato in tre scuole medie locali. Il progetto è iniziato nel 2006 grazie all’impegno del Principe di Norvegia Haakon, del filosofo Pekka Himanem e di John H. Bryant, fondatore di Operation Hope. Il progetto che è già attivo in USA, Mongolia, Messico, Finlandia, Norvegia, Sud Africa e si prefigge la missione di entrare nelle scuole e aprire un dialogo con i ragazzi su cosa voglia dire dignità, tutto attraverso le loro storie, attraverso la loro interazione. L’idea di base è che rafforzare la dignità degli altri è una delle missioni chiave di una buona leadership. E ognuno di noi può farlo ogni giorno. La giornata è stata emozionante, una bomba di energia. Abbiamo lavorato con circa cento studenti, a tratti divisi in piccoli gruppi. Io, il principe Haakon e Benedict Carandang abbiamo facilitato una classe di venti alunni, ho ascoltato e raccontato. Una bellissima esperienza documentata in questo articolo scritto da Louis Dominguez.

Sono arrivata al Summit con una marea di dubbi su come avrei potuto contribuire, su cosa avrei detto, sull’essere o non essere all’altezza. Dal primo momento è stato chiaro che i miei dubbi erano gli stessi di molti altri Young Global Leader. Sono stata fortunata ad avere un eccellente compagno di viaggio durante questa avventura, Tom Halsør – come me information designer – con il quale ho condiviso perplessità, entusiasmo, dubbi, workshop, presentazioni e incontri.

Questa condivisione mi ha aiutato a scavare e capire che di fronte a me ho un’opportunità: posso usarla come voglio e come posso, ma è un’opportunità che darà i suoi frutti nella misura in cui cercherò di coinvolgere e di essere coinvolta nella comunità degli YGL. Una delle task force create nel 2011, Thirst4Water, potrebbe essere un ottimo inizio per offrire tutta l’esperienza che ho accumulato durante lo studio dell’acqua virtuale e dell’impronta idrica. Ma adesso è troppo presto per decidere, sto ancora digerendo tutto quello che ho visto e sentito e credo mi serviranno un paio di settimane.

Ad ogni modo, credo che la missione sia dare tutto ciò che posso dare al mio paese.

Città del Messico, 29 aprile 2012
ANGELA MORELLI

17 risposte a “Tre cose che ho imparato al summit mondiale dei giovani leader”

  1. cara amica, un cuore come il tuo non dovrebbe mai avere dubbi, leggerti mi riempe di energia, grazie per condividere!

  2. Paolo Legato scrive:

    Grazie Angela. Mi sono commosso leggendoti. Che tutto il meglio si avveri. Che le forze non ti manchino. Che le tue parole siano d’ispirazione per molti. Che la gioia guidi i tuoi gesti di leader, anche quando l’oscurità e l’immobilità sembrano inscalfibili. Spalle larghe e gambi forti, per te chiedo. Buon lavoro e buona vita.

  3. Luca Di Domenico scrive:

    vorrei fosse corretta la didascalia in alto a destra.:
    Information ENERGETIC Designer

    Leggerti dà sempre la carica e una bella dose di entusiasmo per un FUTURO diverso, ma soprattutto scritto da NOI!

    Luca

  4. mary scrive:

    ..quanta carica danno queste semplici parole… e pensare che proprio l’altro giorno ho affermato che le rivoluzioni si fanno con carta e penna. In Puglia vengo additata spesso come idealista, perché combatto per un’Italia migliore, mentre i miei amici scappano all’estero. Io credo in quel che dici, ma so anche che il fardello che porti e porterai sarà molto pesante, lo so, perché quel fardello lo portiamo tutti noi! ti auguro un infinito in bocca al lupo e grazie aver condiviso con noi la tua storia..

  5. Andrea Pauri scrive:

    Complimenti Angela, ho visto il tuo speech al TEDxOslo e sono rimasto colpito dalla tua determinazione e chiarezza espositiva. Leggo questo articolo e rimango sorpreso dal tuo coinvolgimento emotivo, morale e anche politico circa l’assumerti la responsabilità di “Essere leader … per innescare cambiamento positivo per la società intera, non per un gruppo privilegiato… Nel mio paese”. Davanti all’assunzione di un compito cosi nobile e importante mi sento in dovere di scriverti. Mi rivolgo a te in funzione del ruolo speciale che stai ricoprendo come Young Global Leader italiana e per proporti una sfida in un’area lontana dalla tua area di interesse in queste due settimane in cui stai valutando come usare al meglio questa opportunità. Insomma ti butto li i miei 2 cent. Un leader globale non può ignorare il meccanismo attraverso il quale viene emessa in circolazione la moneta. Lo conosci? Hai notato che tutti gli Stati al mondo sono indebitati? Lo sai che attualmente sono le banche private (attraverso le banche centrali e non solo) a emettere dal nulla il denaro indebitando gli stati e i cittadini? Lo sai di chi è la proprietà dell’Euro all’atto dell’emissione? Lo sai (ad esempio) che i partecipanti della Banca d’Italia sono al 95% banche private? Queste e molte altre domande inerenti questo delicato argomento credo debbano porsi i leader di oggi in un mondo dove il tasso di interesse sul debito pubblico influenza cosi violentemente le politiche e le decisioni dei nostri governanti. Cosa ne pensi? Andrea Pauri

    • Angela Morelli scrive:

      Carissimo Andrea grazie dei 2 cent! Concordo, un leader non può ignorare ciò di cui parli. Al summit il programma era fitto, la scelta vasta. Una delle iniziative Learn Money è in linea con l’importanza di capire da dove vengono i soldi che usiamo come singoli e come paese, con tutte le problematiche legate al national debt e alla crisi finanziaria. Ti ringrazio, perchè le tue domande si collocano in un quadro che è necessario avere chiaro, quelle risposte non fanno parte di un mondo a cui non apparteniamo; è fondamentale sapere per scegliere, cambiare e agire credo. Grazie!

  6. ZAk scrive:

    Non dobbiamo mollare. Mai ! È una responsabilità forte verso i ns. figli. Da anni siamo governati da persone che cercano il bene di pochi e non di tutta la collettività. È un cambio generazionale che DEVE essere messo in atto congiunto al cambio di mentalità e questo possono farlo solo dei giovano leader!

  7. valentina scrive:

    brava Angela, continua cosi’!
    strano come a volte si trovino le affinita’ piu’ intime con persone fisicamente molto lontane da noi. e strano come delle storie a noi vicine si venga a sapere solo tramite un mezzo cosi’ allargato. Sarebbe bello trasformare quest’arma a doppio taglio nella nostra forza, per andare avanti e cambiare e migliorare noi stessi, il contesto immediato che ci circonda e la sfera piu’ allargata che ci ospita!
    spero di riuscire una prossima volta molto prossima a condividere un inspiring face-to-face! un forte abbraccio

    • Angela Morelli scrive:

      grazie Valentina. tu e Gabriella siete state e siete enorme fonte di ispirazione per me. se incontrarsi (face-to-face e non) non può succedere per caso, facciamo in modo che succeda, presto. mi piacerebbe condividere il vostro lavoro di progettazione partecipata a Lecce, Santa Rosa in Posa, con tutti i lettori di Chefuturo. Ho incontrato Cameron Sinclair al Forum dei Giovani Leader – Architecture for Humanity – e il suo motto persistente ‘Building Change from the Ground Up’ mi ha fatto pensare a voi, al vostro progetto e a tanti simili, invisibili, in Italia. Quindi, primo incontro tra non molto :-).

  8. Miranda scrive:

    Grazie del Bellissimo Messaggio l’ho letto con le mie bambine di 10 e 7 anni, sono rimaste affascinate anche loro…Buona Energia Grazie…

  9. iliana scrive:

    proud of u!!!!

  10. Marco Baccanti scrive:

    Ero anch’io al World Economic Forum a Puerto Vallarta, nei due giorni di summit tra manager e imprenditori del settore privato, capi di stato e responsabili di NGO. Per me e’ stata la terza esperienza, e confermo il grande valore del coinvolgimento delle tre componenti della societa’ sui temi cruciali del momento.
    Sottoscrivo l’idea di riproporre a livello nazionale una analoga occasione di condivisione in stile multi-stakeholder, anche a livello italiano.
    Complimenti per la chiarezza del post, peccato che non ci siamo incontrati (d’altronde, su mille delegati, gli italiani erano solo quattro…).

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