• http://www.dotcoma.it Massimo

    Complimenti: sono più le parole in inglese (o simil-inglese) o in italiano?

    Poi: perché i “contenuti multimediali” (era da un decennio che non leggevo questa espressione: immagino siano i video) sul pc e non in mobilità? Perché gli approfondimenti sui tablet? Misteri.

  • http://www.chefuturo.it/author/francesco-piccinini/ Francesco

    Chiedo venia per l’abuso d’inglese. Per quanto riguarda i contenuti multimediali lo dicevo perché in mobilità è complicato guardare con tranquillità un video, tant’è che sono in pochi a guardare i video da telefonino.

    • http://www.miorstudio.it Denis

      anche perchè la banda…3G, edge, uspa vanno veloci e sono stabili come mia nonna in carriola…come si dice dalle mie parti. :-)

  • Giovanni Caligo

    A proposito di RCS e della loro (stupida) politica, vorrei commentare il caso dei link da Twitter.
    A cosa serve mettere il link ad un articolo comparso sul sito del Corriere della Sera visto che, se stai seguendo Twitter da smartphone (come la maggior parte delle persone – mi sembra), quella informazione non è raggiungibile?
    Chi lo fa dovrebbe smettere perché indispone solamente chi cerca l’informazione.

    Che senso ha (RCS) lasciar accedere ai contenuti del sito se ti trovi di fronte ad un PC e pretendere invece un pagamento se hai in mano uno smartphone?
    A me sembra una politica demenziale.
    Può darsi che sia semplicemente un mio deficit di comprensione delle strategie…

    Ma anche Repubblica è su quella strada. Solo che viene lincata meno sui Twitter…

  • marco

    Visione tecnologica e parcellizata, che non considera il ruolo di tutti gli altri mezzi di comunicazione e, cosa più grave, gli aspetti economici sia legati ai costi che ai ricavi.
    Considerare paradigmatico per certi aspetti per i giornali italiani un mensile in lingua inglese è una forzatura di 3 ordini di grandezza. Tale è la differenza di target e di numero di pezzi pubblicati.
    Mancano metriche per gli aspetti che piacciono e ce ne sono di sbagliate a sostegno della propria tesi (qr code sono inutilizzati, i numeri sui tablet, gli orari di picco di utilizzo dei vari tipi di dispositivi).

  • http://www.affar.info affar.info

    perché i giornali e gli smartphone sono due cose diverse e quasi inconciliabili

    mettere un quotidiano in una piccola finestra da pochi pollici sarà sempre una forzatura

    è come vedere una grande stanza dal buco della serrratura

    poi un giorno arriverà la ePaper per realizzare quotidiani elettronici alla Minority Report e (forse) tutto cambierà (ma, temo, non le eBalle che scrivono i giornalisti)

  • http://www.chefuturo.it/author/francesco-piccinini/ Francesco

    @marco mi permetto di dire che i dati sono esatti. Poi sul paragone eng/ita ovviamente i due mercati sono differenti ma mi permetta di dire che un voice reader funzionerebbe anche sui giornali italiani

  • adriano

    Privilegio l’informazione sul web perchè posso privarla della coloritura dell’opinione.Per quanto autorevoli possono essere,non mi interessano le interpretazioni ma i contenuti della notizia.Sono stanco di avere l’impressione che altri pensino per me e si ritengano investiti della missione di tradurre gli avvenimenti per spiegarmeli.Ritengo di avere l’attrezzatura necessaria per farlo da solo.L’errore che anche in politica si fa è non rendersi conto dell’esigenza di partecipare in prima persona,non per delega.Gli aspetti tecnologici contano marginalmente.Apriamo le stanze dei giornali on line al contributo dei cittadini e forse coloro che sono disposti a pagare per farlo aumenteranno.

  • http://www.ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Io ritengo che la fruizione dell’informazione divisa per media a seconda della tipologia sia molto sensata e proprio per questo motivo mi concentrerei sul lato economico. Ritengo una testata debba vendere in un solo colpo tutto il lavoro della propria redazione, indipendentemente dal mezzo utilizzato dal lettore per fruirne, così ad esempio potrei comprare il quotidiano cartaceo, che mi dia accesso a tutti i contenuti multimediali, magari sbloccandoli con un semplice codice stampato (QR, numerico,….), o viceversa acquistare la versione elettronica che mi dia diritto, qualora lo volessi, ad avere anche quella cartacea, oltre a quella web, a quella audio……

  • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

    Il futuro dell’editoria è un argomento molto interessante…

    Le strategie di Repubblica e Corriere sono così “poco aperte” alla nuova clientela per un motivo molto semplice: fra IVA del Lussemburgo (iTunes) e stecca di Apple (30%) il giornale di carta costa meno.

    Quindi i quotidiani vogliono evitare come l’inferno di acquisire nuovi clienti via iTunes. Il loro obiettivo è di darti pacchetti cartacei + mobile a prezzi competitivi, da acquistare fuori App così da non dover dare nulla alla casa di Cupertino.

    Allo stesso tempo questo consente una transizione graduale verso il futuro, di avere l’app e cominciare ad avere una clientela online senza sacrificare le revenues. Non è un granché, concordo, ma fin quando Edicola Italiana non si concretizza ha un senso. Non per il consumatore.

    Sulla questione App Mobile ci sarebbe tanto da dire. La leggibilità in genere non compete alla semplice navigazione + modalità Reader dell’iPhone, che formatta il testo bypassando il CSS del sito in una struttura molto più user friendly. Leggo tantissimi articoli con il mio device e con il bottone Reader me la cavo bene. La struttura dei siti di informazione mobile è immensamente più chiara (ordine verticale, sequenziale, suddivisione per categorie) delle pagine web complete. Saranno più brutte le prime, ma sono più utili. Un sito come quello del NYT crea una confusione pazzesca.

    Sul tablet si ha molta più margine di manovra sul come organizzare le informazioni.

    In ogni caso il layout di un quotidiano non può essere modificato troppo dalla copia cartacea altrimenti non è possibile far valere le copie mobile vendute per conseguire ricavi pubblicitari. Il business dell’informazione è una macchina complessa e riorganizzare un intero quotidiano in modalità tablet-friendly vuol dire che nessuna concessionaria riconoscerà la copia venduta. Lascio la parola a chi ne sa più di me, ma ho potuto partecipare ad un incontro con Quintarelli sull’argomento e la questione è chiara: la copia mobile deve essere uguale a quella cartacea altrimenti niente dindi.

    Per cui fra tante belle parole mi sembra che gli editori nostrani abbiano le mani legate. Con la pubblicità si fa poco, a vendere su iTunes perdi denaro e l’italiano concede un mercato potenziale di 180.000.000 di persone con quello inglese che è 10 volte tanto.

    Per quanto bravi possano essere i vari gruppi e nonostante tutti gli spunti proposti nell’articolo siano validissimi (sicuramente c’è bisogno di più modernità), credo che la dimensione complessiva dei ricavi della stampa italia sia destinata a diminuire fino a trovare un punto di equilibrio più in basso di quanto non sia adesso (e ora si va avanti a stagista… non dimentichiamo poi che più gli italiani diventano colti e più è facile rivolgersi all’estero come The Economist, NYT, WSJ e via dicendo). Vedremo cosa succederà poi, se i giornali verranno finanziati da sponsor (come chefuturo) e/o magari dai lettori stessi con una diffusione di modelli a donazioni. La sfida è interessante e sono proprio curioso di vedere come evolverà il mercato.

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