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L’incredibile, semplice, storia di Jobrapido: dalla Puglia a re del mondo

Musicista, surfer e venture capital. Nel 1999 fondo Vitaminic, il primo distributore discografico digitale in Europa. Ho vissuto in prima persona l'evoluzione dell'industria della musica dall'analogico al digitale. Nel 2006 lancio dPixel, la società di venture capital per le internet startup. Oggi sono anche board member del progetto Sardex, il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna.

Quando Vito Lomele parla del suo sito in pubblico sembra che ti stia descrivendo un’ovvietà, una cosa a cui tutti potevano pensare tanto era semplice. Ma in fondo, Vito, come tutte le persone dotate di grande intelligenza, è uno che cerca di fare le cose semplici, di andare dritto al punto. Però la verità è che nessuno ci aveva pensato. Lui non solo lo ha pensato ma lo ha pure realizzato.

“Cercare lavoro sul web è una rottura di scatole” parole sue. E l’idea è stata quella di limitare allo stretto indispensabile questa necessaria rottura. “Nel 2004, stavo cercando un nuovo lavoro e mi sono reso conto di come fosse difficile e complicato. Così mi sono detto: nessuno ha mai sviluppato un motore di ricerca per offerte di lavoro? Allora lo faccio io!

Cosa è Jobrapido? E’ un sito attraverso il quale milioni di persone possono trovare le offerte di lavoro di oltre quaranta nazioni di tutto il mondo. Jobrapido è semplice e pulito, come Google. Ti fà solo due domande: che lavoro cerchi? Dove lo cerchi? Fai click, ed ecco arrivare listate intere di annunci. Non hai trovato niente in Italia? Prova a cercare in Francia, in Inghilterra, in Kazakistan. Sotto casa o a mille chilometri di distanza, con Jobrapido un lavoro prima o poi lo trovi.

E se sul Web si ragiona sempre in termini di utenti, i 35 milioni mensili del sito di Lomele e il suo team testimoniano la dimensione del successo che in questi anni ha costruito. Oggi ha un solo competitor al mondo, che però è solo leader nel mercato casalingo: Indeed.com, che in America ha il triplo degli utenti di Jobrapido. Ma da sei anni i due siti crescono e si rincorrono come due linee parallele.

Vito Lomele, che adesso ha 40 anni, parte da Conversano in Puglia. Non è “figlio d’arte” (papà contabile e mamma insegnante). A 18 anni si trasferisce a Milano per fare il Politecnico. Al terzo anno di Università partecipa al programma Erasmus. Parte e rimane all’estero per dieci anni: prima in Svezia, poi a Berlino dove inizia a lavorare in una startup. Poi Londra e di nuovo in Germania, a Monaco dove entra nel team di Autoscout24 un sito di annunci di auto. Nel frattempo si sposa e con l’arrivo del primo figlio, Vito decide di rientrare in Italia.

Volevo che mio figlio nascesse e crescesse da Italiano” – racconta Vito – “per cui ho deciso di tornare. E’ stato uno shock culturale. Non riuscivo a trovare un lavoro che mi piacesse, passavo le serate a guardare e a rispondere ad annunci. Era frustrante, dispersivo e complicato. Finché ad un certo punto mi chiesi: ma perché non si può fare un qualcosa che renda tutto più semplice? E decisi di provare a realizzare io un motore di ricerca, diverso, per gli annunci di lavoro”.

L’idea, concettualmente semplice, consiste nel creare un unico sito sul quale un motore di ricerca dedicato raccoglie, unisce e ordina le offerte di lavoro di centinaia di siti specializzati su Internet. Vito lavora la sera dopo l’ufficio e nei weekend. Il primo server in cucina, collegato alla rete tramite una connessione ADSL. Nel frattempo, inizia a lavorare in un’altra startup (questa volta Italiana), My-TV, la YouTube ante-litteram fondata da Salvo Mizzi. Al tempo era gestita dal CEO da Giulio Valiante, altro startupper di lungo corso.

Intanto il traffico su Jobrapido comincia a crescere al punto che un bel giorno Vito decide di licenziarsi e fondare la sua startup. Jobrapido nasce quindi ufficialmente nel 2006.

La sfida tecnologica di Jobrapido è duplice. Da un lato le tecnologie che trovano annunci, li “capiscono”, li indicizzano e li rendono ricercabili. La sfida in questo senso riguarda le tecnologie di ricerca e di semantica, specializzate e ultra-verticalizzate specificamente per gli annunci di lavoro. Da un altro lato, un lavoro estenuante, certosino e assolutamente costante di miglioramento dell’interfaccia utente e della cosiddetta user experience (UX). Un lavoro guidato da una continua analisi dei dati di traffico degli utenti e da migliaia di test di prodotto. Ci sono un paio di centinaio di competitor di Jobrapido nel mondo e probabilmente oltre all’eccellenza tecnologica il vero ingrediente segreto del successo dell’azienda è stato proprio quello della UX, fatta di continui miglioramenti nell’usabilità del servizio e quindi nella fedeltà degli utenti.

Da un punto di vista economico invece, all’inizio è dura: servono rapidi ricavi per cui, armato di cuffie, Vito affianca il lavoro dello sviluppo software a quello commerciale di teleselling, per cercare di vendere annunci e spazi sul suo sito ad aziende in caccia di persone e specialisti di recruiting.

Poi, man mano che si cresce, diventa chiaro che se vuoi costruire un’azienda servono più persone, e quindi serie risorse finanziarie ed un minimo di scala. Vito le va a cercare e le trova: 200mila euro investiti da alcuni amici veterani del Web, tra cui l’ex capo, Giulio Valiante. Pochi soldi ma sufficienti per assumere i primi stagisti (che poi faranno una super carriera nell’azienda), rafforzare il team di sviluppo e raggiungere i primi clienti. Al primo investimento si aggiungono subito dopo 150mila euro investiti da una delle superstar di Internet in Europa: Oliver Samwer.

In realtà Jobrapido bruciò cassa per 70mila euro il primo anno” – racconta Vito – “ma il secondo anno andò in pareggio e poi sempre in profitto da allora. Avremmo potuto risparmiarci quei soldi”. E quelle quote che oggi, dopo cinque anni, hanno assunto un valore stratosferico.

In breve è la sola pubblicità su Google che basta a pagare gli stipendi e coprire i costi di gestione. Perché Jobrapido è quasi sempre nei primi tre posti in termini di utilizzo all’interno della categoria. Dopo cinque anni di profitto lo scorso anno ha fatturato 24 milioni di euro, con un EBITDA margin di 6 milioni e 3 di profitti netti. Lo scorso anno tra imposte sui profitti e contributi ha pagato allo Stato Italiano quasi 5 milioni di euro di imposte.

Partita da uno scantinato in via Washington la sede attuale di Jobrapido è in una grande struttura nel centro di Milano, con settanta collaboratori tra ingegneri, grafici, sistemisti, commerciali, biz dev, esperti di business intelligence, di semantica e di database. Un concentrato di autentico talento software Internet. Un concentrato italiano.

E quando Vito entra in ufficio è come se apparisse San Gennaro, tanta è la devozione dei suoi dipendenti che, concretamente, lo aiutano e lo supportano. Si respira vera aria di startup in Jobrapido. Le idee sono condivise rapide, i team collaborano, tutti condividono il senso della sfida e sono motivati dal costruire qualcosa di grande. Ma non c’è tanta aria da Silicon Valley, con le sue sale per i massaggi, il free food, i biliardini e i tavoli da ping pong. In Jobrapido si lavora. Seriamente e con impegno. Questo è lo stile della casa e del fondatore. Ma del resto lui sa farsi voler bene dal suo team, che a tratti quasi lo protegge e fa scudo intorno a lui.

Da tempo non scrive quasi più codice ma passa tutto il suo tempo con il suo team a reclutare talenti, fare selezioni di personale, razionalizzare il workflow e la pipeline di sviluppo, lanciare nuovi mercati, lavorare a grandi deal. Insomma a gestire tecnicamente e finanziariamente una società in pieno sviluppo che oggi fattura diversi milioni di euro a trimestre, autofinanziandosi, come ha fatto sempre. E continua ad essere in espansione in Italia ma soprattutto all’estero, dove è concentrato l’80% del focus aziendale.

Ma la notizia è quella di questa settimana: Jobrapido è infatti appena passata di mano, acquisita da Evenbase del gruppo Daily Mail and General Trust. Con Jobrapido diventa la quinta azienda nel mercato dell’online recruitment al mondo, aggiungendo un pezzo strategico al proprio business, con un reach realmente globale. Un’operazione che valorizza la società con una stima non inferiore a 60 milioni di euro. 30 milioni subito in contanti per liquidare i soci finanziatori di Vito ed il resto valorizzato con un ‘earn out’. Uno schema in cui il prezzo finale sarà determinato dalla performance effettiva nel tempo della società. Dopo l’acquisizione di Giocodigitale da BWIN, una delle operazioni più importanti nella Internet economy Italiana post bolla e un altro asset digitale Italiano rilevante finito in un gruppo estero.

Lomele ce la racconta così:La mattina dopo aver chiuso l’operazione ho convocato una mega-riunione plenaria con tutti i dipendenti. Ho spiegato tutta l’operazione. Abbiamo parlato con loro per sei mesi dopo aver avuto approcci da diverse aziende, sia nel campo editoriale che in altri settori. Alla fine abbiamo scelto di andare con DMGT, dove si respira una cultura che è molto simile alla nostra. La mia interfaccia, quello che sarà il mio capo è uno startupper come me e anni fa aveva venduto la sua azienda Jobsite al gruppo. Abbiamo trovato subito una forte condivisione di obiettivi e di visione.

È una grande opportunità di crescita per noi e ci consente di competere su una scala completamente diversa. Nulla cambierà per le nostre persone, anzi quest’anno dovremo incrementare il team di almeno una ventina di persone e terremo tutto in Italia. A loro conviene, visto che a questi costi del lavoro noi sviluppatori Italiani siamo competitivi anche con gli Indiani. C’era tensione in ufficio e una raffica di domande ma poi, come sempre, mi hanno capito e seguito in questa nuova avventura.

Adesso voglio far crescere in modo significativo Jobrapido. Oggi siamo nell’Alexa Top 400. E vogliamo arrivare alla Top100! Poi non lo so, forse gli Stati Uniti a provare a giocarcela con Indeed. Oppure un incubatore in Italia o un’altra startup. Si vedrà. Spero solo una cosa, che i ragazzi possano ispirarsi al nostro esempio, credere in se stessi e provarci. A tutti loro vorrei dare un consiglio importante: partite subito con una vision globale. Altrimenti il gioco non varrà mai abbastanza la candela e non riuscirete veramente a competere sul lungo termine”.

E lui, Vito? E’ una persona splendida, nella sua semplicità, senza la spocchia del grande businessman. Il suo sogno? “Io seduto alle Hawai e un computer che fa tutto!” Un altro concetto semplice ed efficace. Come Jobrapido.

Milano, 20 aprile 2012
GIANLUCA DETTORI

  • http://www.affar.info affar.info

    se in Italia ci fossero più fondi per chi ha buoni progetti ci sarebbero molte più startups come questa

    • http://www.lunamargherita.com luna

      tutti da CheBanca!

    • Manuele

      Non credo che hai capito il messaggio dell’articolo. In italia ci vogliono persone del fare e non fondi. Per lo meno quando si parla di web. Quando è partito lui ci ha messo dentro tanto lavoro e un server in casa da 500€. Ora non ci vuole neanche quello grazie al cloud. Ci vuole solo la voglia di lavorare.

      • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

        Questo è sbagliato. I fondi sono necessari e in Italia è carente l’ecosistema attorno alle startup.

        Che poi il supporto degli incubatori si ha sia nel management (affiancamento di persone esperte come Sheryl Sandberg per Facebook), supporto legale e via dicendo.

        E’ vero un sito si fa con 0 euro se te lo sviluppi da solo, ma da lì ad avviare un business è un’altra cosa.

        E le realtà che girano su AWS (Amazon Web Service) o altri servizi cloud e che vedono ogni giorno moltiplicarsi gli utenti in grande numero sono per forza supportati da finanziatori. Le bollette al crescere diventano salatissime, altro che 500 euro, e di fatto queste realtà crescono in passivo aspettando di trovare un modo per monetizzare o, come è possibile nel mercato super-attivo della silicon valley, andando a bussare ai grossi player per farsi comprare e scaricare il problema su di loro.

        Dire che non servono fondi per fare una startup, che manca la volontà di creare è scorretto anche perché l’Italia è uno dei paesi con il più alto tasso di self-employement fra gli industrializzati, che vuol dire che ci mettiamo spessissimo a lavorare in proprio.

        L’ecosistema è ancora debole.

        • dciacc

          Era vero ciò che scrivevi fino ad un anno fa.

          Quest’anno sono andato da più Venture Capitals italiani che tabaccai.

          Mi aggiungo a Manuele, bisogna lavorare e aggiungo, alzare il culo dalla sedia !

      • http://www.affar.info affar.info

        balle

        è la solita storiella del garage americano dove nasce la nuova mega azienda con mille dollari

        non so quanto hanno speso i due Steve per realizzare il primo Apple I ma so che poi un giorno nel loro garage passò uno che staccò un assegno da 100,000 dollari

        e la stessa pezzatura di check fu fornita ai due googliani da Sequoia Venture prima ancora di fondare l’azienda

        anche nel caso descritto qui i i presunti 500 euro di capitale per la startup servono solo a mitizzare il tizio ed a denigrare tutti quelli che non hanno fondato una startup simile con la paghetta dei genitori

        per arrivare a questo bisogna spendere ben più in hardware, software, tempo, libri, università, adsl, ecc.

        altrimenti potremmo dire che Messi è diventato il supercampione del momento e guadagna milioni di euro da quando è entrato in un negozio ed ha comprato un paio di scarpette da calcio da 100 euro … 😐

        • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

          Già, poi non tutti i modelli di business hanno bassi investimenti iniziali… Anzi è molto più comune il contrario.

          • http://www.affar.info affar.info

            diciamo pure che business con bassi investimenti iniziali non ne esistono affatto

      • http://www.intraprendendo.com alessandro F.
  • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

    Startup una volta 😉

    Oramai è un’impresa fatta e finita eheh

  • http://www.ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Vendere la propria creatura di grande successo per farla crescere a livello mondiale, questo fa di te un grande imprenditore. Veramente bravo.

  • http://laltrastanza.com Edoardo

    il sito funziona veramente bene!
    ma sull’interfaccia e l’User Experience c’è ancora da lavorare!!!

  • Federico Fratta

    Lodevole storia e bellissimo pezzo scritto con tanto entusiasmo da qualcuno che ci crede davvero…purtroppo questi sono fenomeni estremamente rari perchè le idee semplici e geniali hanno sicuramente più possibilità di essere realizzate in terreni fertili come gli USA dove la liquidità investibile è spaventosamente più elevata e anche concessa più facilmente.

    Prova ne sia che vi sono molti casi di startup “interessanti” ma non finanziate che esplodono o raccolgono capitali all’estero (Mashape, Mobnotes, Cibando, YooDeal, Timbuktu, …) mentre in Italia non erano risultate sostenibili con interventi di peso.

    Qualcuno si ricorda dell’articolo su TC Europe su Cibando?

    E’ chiaro che un pitch senza un prototipo/alfa abbia meno possibilità di riscuotere interesse ma rendiamoci anche conto che se in una startup il capitale umano è composto da almeno 2 persone (se non 3) e se il tempo prima di ottenere un supporto liquido -quando capita- è mediamente di 12-36 mesi (vedi caso Fubles), l’investimento richiesto al team imprenditoriale è una forbice di 80-150.000 Euro l’anno solo per le risorse umane (ricordiamo che il costo del lavoro è circa il 2.7 il netto percepito).

    Questo significa essere nelle condizioni di potervi rinunciare, ossia di poter investire e questo non è sempre possibile benchè l’idea magari sia valida.

    • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

      Dici questo: http://techcrunch.com/2011/12/30/shock-horror-berlin-vc-invests-in-italian-startup-is-this-the-start-of-something-2/

      Ora che lo rivedo, mi ricordo di averlo letto a suo tempo 😉

      “Italian VC investors (I mean the ones based in Italy) are, in general, famously useless at identifying high growth businesses in their own country so it will be interesting to watch outside investors looking to pick up good deals in the country. Mobile, in particular, looks like a good bet given the Italian penchant for the platform.”

      Non sono stati carini con noi… Ma non credo abbiano tutti i torti dato il nostro scarso dinamismo.

      • Federico Fratta

        Esattamente quello. :)

        Sicuramente i finanziatori italiani hanno delle resistenze maggiori rispetto ai colleghi esteri; ad esempio, non penso che in Italia un’app tipo Instagram sarebbe stata facilmente finanziata.

        La colpa ovviamente non è di chi investe né di chi crea, ma è ascrivibile al sistema Italia: questo però non deve essere una scusa per l’immobilismo, ma un incentivo a darsi da fare, tutti.

  • adriano

    Bella storia.Mi piace.Meno il finale.Il sogno finisce quando si vende.Preferivo che fossimo noi a comprare ma non si può avere tutto dalla vita.

  • http://dgil.uz dgiluz

    Avrei un sacco di commenti ma in generale penso che:
    a) non è vero che bisogna essere in silicon valley per fare grandi aziende, Jobrapido opera in 44 nazioni da Milano.
    b) il venture capital Italiano non è quello UK, ma non siamo quei pezzenti che descrive Techcrunch. Lo dico con cognizione di causa avendo anche io visto deal come Cibando che abbiamo scelto di non fare deliberatamente
    c) è facile parlare di VC da Londra un pò meno da Milano
    La questione sarebbe lunga e appassionata, per cui mi fermo qui

    • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

      Su TechCrunch il politicamente corretto non è di casa, è scontato che esagerino.

      Poi discutere sulle startup può essere perverso, chi chiude la porta viene canzonato da chi finanza. Ma solo nel lungo periodo si vedono i risultati e non tutte le idee sono necessariamente buone.

      Tu sei un “addetto ai lavori”, mi piacerebbe leggere la questione lunga e appassionata 😉

      • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

        Finanzia, non finanza LOL

        Errore di battitura, perdonate.

    • Federico Fratta

      a) Certamente, altrimenti non avrebbe senso il movimento che si sta sviluppando. Però è un discorso di magnitudo: poichè il finanziato è circa 1% delle idee che passano ai VC è facile che molte idee meritevoli non trovino fondi e si spengano pur avendo del potenziale.
      Quindi l’humus US non è essenziale ma ovviamente agevola non poco specie per coloro che sono considerati interessanti ma che vengono scartati dai seed.

      b) Secondo me il VC in Italia è semplicemente “indietro” ma non per questo meno interessante/professionale/utile.

      c) Il problema è direttamente connesso all’organizzazione statale oppure è semplicemente il circolante?

      • http://www.affar.info affar.info

        “il finanziato è circa 1% delle idee che passano ai VC”

        no, in Italia le startups finanziate dai VC sono poco più dell’uno per MILLE delle proposte che ricevono

        in altre parole, i VC italiani sono solo dei “collezionisti di business plans” (leggasi “IDEE” spesso di elevato valore, le VOSTRE idee!) il cui utilizzo successivo è del tutto sconosciuto …

        • Federico Fratta

          Ero rimasto a 6-8 idee finanziate su 600-800 ricevute; se e’ così, la situazione e’ ancor meno rosea.

  • http://dgil.uz dgiluz

    Tutti questi miti che negli USA è più facile essere finanziati sono da sfatare. Posto che il VC non è l’unico modo (ovviamente) di finanziare una startup e stabilito che non tutte le startup sono finanziabili da un VC. Il ratio dell’1% vale anche per i fondi della Silicon Valley, solo che ce ne sono alcune centinaia di fondi, a differenza dell’Italia dove ce ne sono 5-6 di. Però in Silicon Valley c’è una competizione spaventosa per quei soldi (un ordine di grandezza superiore all’Italia) e inoltre anche se uno ha la migliore idea del mondo ma non è nei giri ‘giusti’ difficilmente verrà finanziato da un VC americano. Tant’è che per essere finanziati bisogno fisicamente spostarsi lì. Ovviamente non tutte le startup riescono a fare bootstrapping come ha fatto Vito ed alcune senza l’investimento iniziale di un VC non possono veramente partire e quindi capire se quello che fanno è effettivamente un bel business oppure no. Ma oggi è molto più facile partire con pochi soldi rispetto a dieci anni fa e fare subito ricavi: le tecnologie costano niente, il mercato è enorme e se ti sai muovere bene (come Vito) riesci a costruire una grande azienda anche dall’Italia. Investimenti come Viamente e Iubenda, ad esempio partono esattamente da questo ragionamento. Questa retorica della startup = bello e venture = bello in automatico non la reggo più. Alcuni VC sono degli incapaci e alcune startup hanno semplicemente dei progetti poco interessanti, poco innovativi e con poche chance di scalare veramente per diventare dei grandi business. Qui conta una sola cosa (sia per le startup che per il VC), ovvero il track record. Quindi prima di giudicare e comparare occorre considerare che queste competenze e queste storie in Silicon Valley si sono stratificate da 40 anni. E ci sono investitori per una ventina di miliardi di euro. Qui in Italia non ci sono investitori e spesso chi fa startup non capisce questo. Un VC passa metà del proprio tempo a fare fundraising, per avere i fondi da investire in startup e se questi soldi sono così difficilmente accessibili o non ci sono questo cambia completamente il profilo di rischio del suo business e di conseguenza le strategie di investimento.

    • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

      Non mi sembra che nessuno abbia detto che sia facile. Qui si sta confondendo il singolo contro la statostica. L’america è più dinamica dell’italia? Chiunque dica di no è disonesto intellettualmente. Un singolo può trovare un terreno più morbido negli states? Non sono in grado di rispondere ma dipenderà molto dalle soluzioni che la startup vuole proporre. Dalla concorrenza nel settore e via dicendo.

      Insomma sono due livelli di valutazione diversa che non bisogna confondere. Per il singolo startupper vale il secondo e non è scontato che la california sia il posto migliore, ci sono tante hot location oggi. Però per la crescita competitiva del nostro paese e la ripresa dalla crisi ci vuole il primo. E come si evince dalle tue parolo c’è ancora tantissimo da fare.

      Anzi il fatto che il VC americano abbia 40 anni di esperienza è esattamente la conferma di ciò che si stava dicendo: l’Italia.

      Sul costo, se consideriamo soluzioni consumer di massa, con il cloud non devi più comprare l’infrastruttura e risparmi, resta il fatto che se non monettizi contestualmente con la crescita dell’utenza hai bisogno di tanto denaro.

      Ma mica esistono solo startup che fanno roba sul web o app tipo Angry Birds.. Se sviluppi soluzioni storage allo stato solido per big data non è la stessa cosa. Tanto per fare un esempio.

      E quando ci sono tante porte aperte c’è tanta concorrenza come hai detto tu stesso sul VC americano.

      • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

        Dove c’è scritto Italia.volevo dire Italia è indietro..

      • dciacc

        Scusa Davide, ma il motivo di fare un confronto USA Italia qual’è ?

        Ma secondo te quante nazioni del mondo potrebbero reggere questo confronto in praticamente qualsiasi campo ?

        Che il business sia di casa in america per prodotti di contenuti e tecnologia è naturale.
        Non c’è competizione tra paesi ma competizione tra persone, come diceva Gianluca, non è facile lavorare con investitori americani perchè bisogna non solo avere un progettino ma anche un track record dignitoso per staccare l’assegno.

        Non è più come una volta.
        Ma a parte questo nella vita per fare ciò che vuoi fare devi essere la persona giusta nel posto giusto. Sicuramente non la persona che si concentra a segnalare cosa non funziona nel proprio paese.
        Quella si chiama politica.

        Prendersela con i VC poi anche è un argomento di poco conto visto che in Italia ci sono ed investono in ciò che riescono a misurare, per calcolare i ritorni di investimento.

        Detto questo se una persona ha un progetto che vale l’investitore se lo cerca nel suo paese e nel mondo, non esistono alibi.

        Non ci lamentiamo, facciamo.
        Con linkedin sono entrato in contatto con investitori arabi, un amico, Italiano che vive a londra ci sta già trattando.

        Non servono investitori servono progetti vincenti, trovare l’investitore è uno degli ultimi problemi da farsi.

  • Federico Fratta

    Condivido fino ad un certo punto; al momento è un dato di fatto che alcune realtà italiane siano state finanziate all’estero.
    Se non ricordo male in uno dei tuoi tweet si faceva presente al “rammarico” di esserti fatto sfuggire delle realtà interessanti.

    Sia ben chiaro, è ovvio che il VC debba scegliere per limitatezza di risorse, ma questo significa che può esistere una percentuale di attività che debba considerare seriamente la strada estera.

    Il mercato è molto più accessibile di un tempo, ma se fai le cose “in regola”, una startup te la sogni: la tecnologia costa poco ed è scalabile, ma le risorse umane?
    Molte realtà (finanziate dopo 12-24 mesi di lavoro), hanno dovuto investire quei mesi ed evidentemente potevano farlo per condizioni pregresse: quindi fare impresa -parlando di buone idee- non è ancora accessibile a tutti, fintanto che il costo del lavoro rimanga così elevato.
    Ho omesso volutamente sistemi stile oDesk perchè poco idonei per la produzione di un progetto innovativo.

    Ma la domanda vera, che mi pongo da tempo, è per quale motivo non si riesca a ridisegnare i fondi statali (perchè i soldi ci sono) sopprimendo quei “ridicoli” interventi in conto capitale (a fondo perduto o a tasso agevolato) delle varie camcom in funzione di fondi pilotati da professionisti di lungo corso in grado di promuovere un nuovo ambiente in cui il neo imprenditore e la sua idea, purchè selezionati da un team di esperti, possano avere il capitale di rischio che necessitano.

    • http://www.hymntofuture.com Davide Costantini

      Che l’italia non abbia mai saputo indirizzare gli investimenti in settori critici attraverso la politca industriale è noto. Troppo legame fra grossi gruppi e politica, si finisce per fare contentini a tutti e non far incazzare nessuno.

      Situazione tristemente documentata..

    • dciacc

      La domanda che ti chiedi è abbastanza lunga 😉 Il mio parere è che fare VC non è roba da stato ma roba da privato.

      Difficilissimo avere a che fare ed appoggiarsi con uno stato assistenzialista che spende cifre sbagliate anche sui suoi stessi progetti per finanziare poi da come scrivi a “contatto diretto” un giovane con un progetto nuovo.

      La strada giusta è contattare chi lo fa per business, solo il mercato ha bisogno per sopravvivere e per guadagnare di progetti nuovi.

  • Antonio

    Ma quali fondi…. ma ancora non è chiaro che se so magnati tutto!!! Altro che fondi per le aziende.
    Ma se non aiutano con i fondi a costruire una casetta in più neanche la dove c’è un territorio devastato da una calamità naturale figuriamoci se investono sulle startup forse neanche sanno cosa sono visto che nessun giovane su 100 ha un occupazione statale.

    • Federico Fratta

      Questo non è vero, i fondi ci sono e i bandi vengono indetti, solo che sono strutturati su una “politica industriale” un pò troppo anacronistica.

  • http://www.smartup.biz Massimo Sgrelli

    Una storia bellissima e con un finale incredibile. 60 ML (minimo) di valutazione sono un punto di arrivo incredibile … non stupito ed euforico. Bene ora Vito avrà parecchio da fare per i prossimi anni che sicuramente lo vedranno impegnato a far crescere la sua creatura, per portarla ad un livello ancora superiore. Ma nel frattempo i 30 ML cash che l’acquirente ha pagato al momento della chiusura dell’operazione sono un qualcosa che può diventare molto più importante di quanto non crediamo. La speranza è che Vito ed i suoi soci rimettano in circolo parte di quei soldi investendo in startup italiane, senza attendere che il periodo di lock-up sia concluso.

  • Paolo

    Certo che se i vostri annunci di lavoro fossero anche veri!..
    Non prendete in giro la gente come noi che ha veramente bisogno..
    Con annunci finti di lavoro avete fatto i soldi??? Siete ridicoli e noi non tiriamo a fine mese..

  • Giusydente

    …ammirazione…stay hungry stay foolish…il tutto condito con semplicità ,talento e ambizione …go!!!!

  • pina63

    l’intraprendenza e la volontà sono grandi qualità le persone semplici e senza spocchia facciano proseliti

  • http://twitter.com/dontsaythecat dontsaythecat

    per me niente è più inutile di Job Rapido

    i lavori offerti spesso sono sempre gli stessi e tanta tanta tanta

    pubblicità

  • liuk

    seguo Jobrapido fin dagli albori. Effettivamente all’inizio era comodo ed innovativo, poi purtroppo si è fatto vincere dalla venialità ed ha iniziato a riempirsi di pubblicità, rendendo la qualità delle ricerche sempre più scadenti. Ad un certo punto, penso per generare “visite” e “click” ha iniziato a non mandare più la descrizione dei job per email, ma solo link, risultando molto più scomodo di tutti i concorrenti. L’indicizzazione di siti poco rilevanti, immagino sempre a scopi pubblicitari, e la rimozione di database importanti (vedi monster) ha sancito l’inizio del crollo. Dopo tanti anni di onorata “carriera” mi sono infine disiscritto, a malincuore.

  • SANDRINE

    Ciao amici
    Incredibile, che ma vero, ho appena ricevuto un prestito che ho chiesto per il signor LOUIS, una settimana fa. Ho
    visitato un sito di annuncio di prestito tra privati seri in tutto il
    Mondo e ho sperimentato un grande gentiluomo di nome LOUIS FERNADERZ di
    Francese di nazionalità che aiuta le persone facendo loro prestiti e me
    A prestito da 250000 € per l’acquisto di una casa mi
    Rimborsato più di 30 anni con un interesse molto basso sulla sua parte o 2%
    L ‘ anno.
    Necessità di credito personale, la tua banca rifiuta
    Si concede il prestito, che sei ovunque parlare con lui e si
    Stringere soddisfatto ma attenzione a voi che non piace a rimborsare il
    Prestiti. Ecco il suo email:[email protected]

  • fernadez loui

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    Bonjour les amis

    Incroyable, mais VRAI, je viens de recevoir un pret que j’ai demandé chez Mr LOUIS il y a une semaine. Moi j’ai

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