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Come ho appena detto al mio smartphone, il futuro non è più fantascienza

Sono un "Technology evangelist" e non smetto mai di raccontare al mondo perché le aziende e le persone devono credere nella forza della Rete. Dopo un passato da surfer mi sono dedicato alle ICT, lavorando spalla a spalla con I.NET, il primo internet service provider italiano. Oggi sono Chief Innovation Officer presso NTT DATA ITALIA. Se Internet ha preso piede in Italia è anche un po' colpa mia.

Da ragazzo mi nutrivo di libri di fantascienza pieni di eroi, pirati spaziali ed avventurieri che compivano imprese straordinarie. La caratteristica comune a tutti era quella di essere assistiti da computer dotati di intelligenza e discernimento. A volte, addirittura, di intuito.

E’ stato allora che ho cominciato a chiedermi se delle interazioni del genere tra uomini e macchine si sarebbero potute mai realizzate nel corso della mia vita. Così, ho cominciato a studiare con passione tutto quello che riguardava le intelligenze artificiali. La passione e la curiosità si sono trasformate in una professione e, negli anni ’80, mi sono ritrovato a lavorare con delle piattaforme per la realizzazione di “Sistemi Esperti”. Ovvero, dei costrutti software che prendevano decisioni utilizzando regole contenute in una base di conoscenza. Tutto nella speranza di arrivare, un domani, a costruire sistemi in grado di aumentare la propria comprensione del mondo e creare nuove regole in modo autonomo.

Purtroppo, queste applicazioni non sono state sviluppate come meritavano per tutta una serie di motivi: non ultimo, la scarsa disponibilità di aziende pronte a credere in queste tecnologie e ad investirvi. Io mi sono orientato verso lo sviluppo di applicazioni di interesse più immediato per il mercato, ma non ho mai abbandonato i miei sogni di ragazzo.

Oggi, dopo circa un quarto di secolo, sono felice di vedere che, almeno in parte, stanno succedendo delle cose decisamente interessanti. La telefonia cellulare è passata in un tempo molto breve dalla comunicazione vocale su rete fissa ad un sistema planetario di comunicazione dati su rete mobile.

  Ormai molti utenti, soprattutto nel nord del mondo, hanno accesso a reti cellulari con prestazioni superiori a quelle disponibili sul proprio posto di lavoro.

Il flusso di informazioni che raggiunge continuamente il nostro telefono cellulare sempre più “smart” non ha precedenti nella storia dell’umanità. Il telefono non è più il terminale di una rete di telecomunicazione, è la nostra protesi elettronica. Una estensione di noi stessi dalla quale non ci allontaniamo mai più di venti centimetri nell’arco della giornata.

Ecco perché Siri di Apple è diventato immediatamente un fenomeno di costume appena dopo il lancio di mercato. Ma c’è di più. Perché rappresenta anche una tecnologia rivoluzionaria venuta finalmente alla luce dopo anni e anni di ricerca sull’intelligenza artificiale e il riconoscimento del linguaggio naturale.

Siri ha colpito molto i media e il grande pubblico. È stato protagonista di numerose strisce del popolarissimo fumetto Dilbert e di una divertente puntata della sitcomBig Bang Theory” della CBS. Ma è anche diventato il soggetto preferito di una infinità di messaggi su Twitter e di post nei blog di tutto il mondo. O di mitiche parodie su YouTube.

Dal mio punto di vista Siri, oltre ad essere stato un grande risultato per la Apple e Steve Jobs, ha avuto il merito fondamentale di fare assimilare in maniera definitiva al grande pubblico la realtà degli Assistenti Virtuali Personali (AVP). Qualcosa è cambiato per sempre nel nostro modo di vedere gli smartphone. Gli sviluppatori hanno progettato Siri in maniera decisamente brillante, rendendolo molto più di uno strumento ottuso. Lo hanno dotato di una personalità che trasmette all’utente la sensazione di conversare con un essere umano.

Ti piaccio Siri? Quante calorie ci sono in una pizza? Ricordami che domani è il mio anniversario! Personalmente, non ho alcun dubbio sul fatto che Apple continuerà ad investire nello sviluppo di Siri per fare da traino a future applicazioni nel campo degli Assistenti Virtuali Personali (AVP). Immagino anche che a breve Apple dovrà decidere se mettere a disposizione della comunità degli sviluppatori una interfaccia programmatica per accedere al motore di Siri. Una scelta del genere liberererebbe moltissime energie creative.

Presto, qualunque applicazione che voglia definirsi di alto livello dovrà offrire un’interfaccia di interazione vocale che consenta di ordinare azioni complesse con poche parole. I consumatori saranno sorpresi, delusi o addirittura frustrati se non dovessero disporre di queste funzionalità. La tecnologia degli AVP abbraccia un campo di applicazioni che si estende molto oltre gli smartphone. Di questi sistemi di comunicazione tra uomini e macchine si avvantaggeranno le televisioni connesse, le console da gioco, i sistemi domotici e le automobili.

Tutto questo succederà molto prima di quanto possiamo immaginare. Viviamo già in una era post-PC dove stanno scomparendo gli odiosi intermediari tra noi e le macchine. In particolare mi riferisco all’orribile tastiera e all’odioso mouse. Un processo di liberazione per cui dobbiamo essere debitori agli smartphone e, soprattutto, ai media tablet.

Il futuro degli assistenti virtuali personali è un mondo libero da inutili periferiche, dove gli strumenti di interazione sono la voce, i gesti, al massimo il tocco. Inoltre, saranno possibili scambi di battute decisamente più approfonditi e soddisfacenti di quanto non lo siano oggi. Sostituire le vetuste periferiche con la voce in modo da comunicare verbalmente con i computer è un sogno antico: ci sono voluti più di trenta anni per raggiungere la robustezza e le prestazioni necessarie per rendere i sistemi vocali una applicazione pratica adatta al mercato di massa. Lo sviluppo di software sofisticati come Siri richiede grandi sforzi ai developer. Dopo tutto, non si tratta di applicazioni di riconoscimento per vocabolari limitati come, ad esempio, quelle utilizzate dai call center.

Ad un assistente virtuale personale non è richiesto solo il riconoscimento vocale, ma anche la comprensione del linguaggio naturale, il contesto e, in ultima analisi, il ragionamento. Credo di non sbagliare affermando che in futuro sarà possibile sperimentare interazioni più soddisfacenti di quelle odierne. Così come sarà possibile affidare al proprio assistente compiti sempre più complessi, come progettare una vacanza, eseguire acquisti o gestire relazioni di affari.

 La prossima generazione di AVP sarà anche in grado di aderire al contesto della conversazione per lunghi periodi di tempo, ragionare con chiarezza sui contenuti della discussione, fornire risposte alle vostre domande, eseguire compiti e migliorare le proprie performance imparando direttamente da voi.

L’esperienza sarà molto più personalizzata di quanto non avvenga oggi e avrà una maggiore profondità. Inoltre il vostro AVP sarà anche sempre più proattivo, scoprendo autonomamente cose che potrebbero interessarvi ed iniziando con voi conversazioni sulle proprie scoperte. Provo ad immaginare con voi come si potrebbe svolgere una conversazione tra una persona reale di nome Paola ed un assistente virtuale di nome Marco. L’obiettivo di Paola è organizzare un fine settimana:

Paola: “Marco, vorrei passare il prossimo fine settimana a Londra”.
Marco: “Fantastico! Vuoi volare con la compagnia A come hai fatto l’ultima volta?”.
Paola: “Beh, mi piacerebbe, ma non voglio spendere più di 100 euro”.
Marco: “Ok, eccoti alcune possibili soluzioni di viaggio, ordinate a seconda del prezzo”.
Paola: “Mi sembra interessante l’offerta della compagnia B a 80 euro. È il miglior prezzo che hai trovato?”.
Marco: “Ho visto un paio di offerte attorno ai 60 euro da altre compagnie, ma la loro politica sui bagagli è molto restrittiva. E a te piace lo shopping!”.
Paola: “Ok, andiamo con la compagnia B”.
Marco: “Perfetto, prenoto una stanza nell’albergo della volta scorsa?”.
Paola: “Sì, per favore, ma ricordati che voglio una stanza per non fumatori”.
Marco: “Fatto, ho salvato nella tua agenda il biglietto aereo ed il voucher dell’albergo”.

La parte importante di questa conversazione è che è naturale, reale ed utile. Paola ottiene da Marco ciò che vuole, grazie al fatto che Marco conosce la sua storia di viaggiatrice e ha familiarità con le sue preferenze. Paola è soddisfatta e Marco incrementa la sua conoscenza, fatto che gli sarà utile in futuro per assistere Paola in maniera ancora più accurata. E, naturalmente, più accurata e personalizzata diventerà l’ assistenza fornita da Marco, più Paola si affiderà ad esso.

Un fattore critico di questo tipo di interazioni riguarderà naturalmente la sicurezza e la salvaguardia della privacy vista l’enorme quantità di dati personali che gli assistenti virtuali dovranno a gestire. Il percorso verso un software come quello che ho descritto prima è sicuramente ancora lungo ma probabilmente lo vedrò realizzarsi nel corso della mia vita. Sembra davvero che il futuro che ho immaginato da ragazzo possa divenire realta. Arriverà un momento in cui gli esseri umani saranno accompagnati nella vita di tutti i giorni da sistemi intelligenti di facilissimo utilizzo e sempre disponibili.

Ed io sarò uno di quegli esseri umani.

Milano, 14 aprile 2012
MARCO ZAMPERINI

11 risposte a “Come ho appena detto al mio smartphone, il futuro non è più fantascienza”

  1. Andrea scrive:

    Chissà come farà Paola quando avrà bisogno di marco e la batteria sarà scarica ;-).
    A parte la battuta bisogna sempre ricordarsi che le nuove tecniche hanno spesso dei punti deboli come ad esempio quello della privacy a cui la massa degli utilizzatori di facebook sembra rinunciare con molta leggerezza, senza rendersi conto dl potenziale che regala a sistemi intelligenti per la gestione e il controllo dei consumers.

  2. virgilio scrive:

    Concordo sul futuro non più futuribile 🙂 , avevo i tuoi stessi sogni da ragazzo e molti si sono avverati..almeno quelli tecnologici !
    Personalmente sono rimasto sbalordito da Kinect, il sensore di Microsoft che ti consente di interagire con i gesti : è semplicemente eccezionale ed apre prospettive molto interessanti in tanti campi.

  3. Stefano scrive:

    Sei grande prof! E ci fai sognare sempre di più; ho 24 anni e non vedo l’ora di unirmi al gruppo e avere un fico AVP ;))

  4. Mr Jimma scrive:

    🙂 La Fantascienza ha sempre indovinato tutto…ma spero non lo faccia in tutto…vedi skynet e terminator…:D ciao.

  5. Marcello scrive:

    Bell’articolo! mi fa venire in mente una domanda : Quanto è lontano siri da passare il test di turing?
    (o il test : spiegalo a tua mamma come funziona)

  6. OntologyProfessor scrive:

    “È che il miglior prezzo che hai trovato?” Il giorno in cui i computer capiranno i tuoi anacoluti, FunkyProf, saremo veramente a una svolta! 🙂
    Congrats, un abbraccio.

  7. Alberto scrive:

    È vero, i racconti di fantascienza stanno diventando realtà. Ma dove ci fermeremo? Riusciremo a creare dei cyborg uguali a noi in tutto? Creeremo delle macchine così intelligenti da rischiare che alla fine prendano il sopravvento? E se queste macchine lavoreranno al posto degli uomini, come vivranno gli uomini? Ovviamente è una scherzosa provocazione. Ma il parallelo con la narrativa e il cinema di fantascienza dovrebbe essere preso nella sua interezza, considerando anche il pericolo di una deriva tecnologica.

  8. adriano scrive:

    I limiti dello sviluppo sono nell’inutilità della sua crescita.

  9. affar.info scrive:

    bene, vorrà dire che il VERO futuro sarà ancor più fantascientifico di quanto possiamo immaginare oggi

  10. Siri rappresenta un’innovazione di grande potenziale che ha importanti risvolti economici specialmente per Google. Quando Siri sarà una tecnologia più diffusa si creerà lo spazio per Apple di scavalcare le ricerche di BigG che generano tramite gli annunci AdWords 26 miliardi di ricavi. Uno scenario che preoccupa la casa che lavora oramai da anni ad una soluzione concorrente. La prima forma più rudimentale di assistente vocale, meno “naturale” Google l’ha presentata prima della Mela.

    L’utilità ed il potenziale economico di Siri diminuisce se non verrà concesso l’utilizzo delle API ai developer, cosa che Apple ha già in programma di fare seppur molto limitatamente. Per ora Siri consente di cambiare canzone su iTunes ma non di abbassare il volume per cui ne ha ancora di strada da fare per essere una vera e propria periferica di input alla Stat Trek. Il cammino però è segnato.

    Segnalo l’articolo di Arstechnica riguardante l’apertura delle API di Siri:

    http://arstechnica.com/apple/news/2011/11/ios-51-beta-offers-developers-limited-siri-integration.ars

  11. Matteo Piselli scrive:

    Il rischio secondo me non sarà di essere sopraffatti dalle macchine, ma di utilizzarle non più come mezzo, ma come fine, potremmo arrivare a dialogare solo con e attraverso le macchine, come i Solariani di Asimov, che lei certamente conosce.

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