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Il whistleblower, ex analista della Cia, sta lavorando a un dispositivo per rendere i nostri telefoni a prova di intercettazioni. Anche da spenti

È protagonista di decine di libri, ha ispirato tre film e una statua di bronzo a grandezza naturale. Ha diverse fanpage su Facebook, è seguito da 2 milioni di follower su Twitter e non passa giorno che non si parli di lui. È giovane, romantico e liberal: Edward Snowden è diventato un’icona della democrazia al tempo di Internet. Famoso suo malgrado, nonostante un carattere schivo e riservato, per avere diffuso le prove della più grande operazione di sorveglianza di massa della storia moderna, il cosidetto Datagate, il giovane hacker, prima consulente di Cia ed Nsa, continua a stupire. Per capire il motivo di tanta popolarità però è bene ricordare che il Datagate, o Nsagate, da lui denunciato, è il nome giornalistico dato alla diffusione da parte di Snowden delle prove che la National Security Agency (NSA) americana, travalicando i suo compiti, tiene sotto controllo mezzo mondo, e in maniera indiscriminata, grazie a dei programmi elettronici che al contrario di Google sono capaci di raccogliere tutte le informazioni che non pubblichiamo volontariamente sul web: cioè email personali, telefonate e relazioni digitali che pensavamo private. Eppure, a dispetto dello scenario orwelliano di cui è stato testimone come analista della Nsa e nonostante [...]
Arturo
Di Corinto

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